La Riforma monetaria di Aureliano, venne attuata attorno al 274 allo scopo di risolvere il periodo di crisi del III secolo, denominato dell'anarchia militare, iniziato con la fine della dinastia dei Severi (nel 235), che aveva comportato pesanti conseguenze economiche e sociali. Tale riforma portò ad una revisione del sistema monetale imperiale romano. L'occasione di questa riforma fu data ad Aureliano dalla rivolta, repressa nel sangue, di Felicissimo e dei monetarii di Roma del 271.Aurelio Vittore, XXXV, 6; Historia Augusta, Aurelianus, XXXVIII, 2-4.Adriano Savio, Monete romane, p. 198.Ermanno A. Arslan, La moneta a Milano in età costantiniana: una città al centro dell'Impero e una zecca chiusa, Milano 2012, p. 34.
Contesto storico
Con la fine della dinastia dei Severi, il disastroso periodo dell'anarchia militare, nell'ambito della crisi del III secolo, portò l'Impero romano ad una progressiva decadenza ed agonia a livello di produzione agricola e di traffici commerciali, insieme ad un costante calo demografico, dovuto alle continue guerre civili, lungo i confini settentrionali ed orientali, oltre a carestie ed epidemie.
La vittoria di Claudio il Gotico contro i Goti nella battaglia di Naisso del 268 caratterizzò, però, una significativa svolta dall'inizio della crisi. Con lui, ma soprattutto con il suo successore Aureliano (270-275) tornarono sotto il dominio degli "Imperatori legittimi", sia l'impero delle Gallie sia il regno di Palmira, che si erano staccati dalla parte centrale durante il Principato di Gallieno: l'impero romano era nuovamente riunito.Giuseppe Corradi, Gli imperatori romani, p. 62.Mazzarino, 568. Vi è da aggiungere che il prezzo da pagare per la sopravvivenza e la riunificazione dell'Impero fu molto alto, anche in termini territoriali. Già sotto Gallieno (nel 260), vennero abbandonati in modo definitivo i cosiddetti Agri decumates,Southern, p. 212-213. oltre ai territori della provincia delle Tre Dacie proprio sotto Aureliano (attorno al 271).Southern, p. 226.
Le continue scorrerie da parte dei barbari nei vent'anni successivi alla fine della dinastia dei Severi avevano messo in ginocchio l'economia ed il commercio dell'Impero romano. Numerose fattorie e raccolti erano stati distrutti, se non dai barbari, da bande di briganti e dalle armate romane alla ricerca di sostentamento, durante le campagne militari combattute sia contro i nemici esterni, sia contro quelli interni (usurpatori alla porpora imperiale). La scarsità di cibo generava, inoltre, una domanda superiore all'offerta di derrate alimentari, con evidenti conseguenze inflazionistiche sui beni di prima necessità.Anche del 700-900% (
A tutto ciò si aggiungeva un costante reclutamento forzato di militari, a danno della manovalanza impiegata nelle campagne agricole, con conseguente abbandono di numerose fattorie e vaste aree di campi da coltivare. Questa impellente richiesta di soldati, a sua volta, aveva generato una implicita corsa al rialzo del prezzo per ottenere la porpora imperiale. Ogni nuovo imperatore o usurpatore era costretto, pertanto, ad offrire al proprio esercito crescenti donativi e paghe sempre più remunerative, pagate attraverso crescenti e nuove emissioni di moneta, con grave danno per l'aerarium imperiale,E. Horst, Costantino il grande, Milano 1987, p. 25. spesso costretto a coprire queste spese straordinarie con la confisca di enormi patrimoni di cittadini privati, vittime in questi anni di proscrizioni "di parte".Alaric Watson, Aurelian and the Third Century, p. 11-13.
Vi è da aggiungere che queste nuove emissioni generarono una costante riduzione del metallo effettivamente presente nelle monete in modo progressivo, pur conservando queste ultime identico valore teorico. Ciò ebbe, però, l'effetto prevedibile di causare un'inflazione galoppante (iperinflazione) causata da decenni di svalutazione della moneta, iniziata fin dagli imperatori della dinastia dei Severi, che per far fronte alle necessità militari avevano ampliato l'esercito di un quarto e raddoppiata la paga base.Il bilancio militare all'inizio del III secolo era salito a 3 miliardi di sesterzi, pari al 75% della spesa pubblica, che a sua volta contava per il 20% del Pil. (). Le spese militari costituivano poi il 75% circa del bilancio totale statale, in quanto poca era la spesa "sociale", mentre tutto il resto era utilizzato in progetti di prestigiose costruzioni a Roma e nelle province; a ciò si aggiungeva un sussidio in grano per coloro che risultavano disoccupati, oltre ad aiuti al proletariato di Roma (congiaria) e sussidi alle famiglie italiche (simile ai moderni assegni familiari) per incoraggiarle a generare più figli.Duncan-Jones (1994), p. 35.
Principali novità della riforma
Aureliano cercò di frenare la svalutazione della moneta agendo principalmente su due leve: e sull'organizzazione delle zecche, che si erano affiancate a quella principale di Roma. Si trattava di una serie ridotta di zecche imperiali, create durante il periodo della crisi del III secolo e collocate soprattutto in posizioni strategiche:Ermanno A. Arslan, La moneta a Milano in età costantiniana: una città al centro dell'Impero e una zecca chiusa, Milano 2012, p. 35. da quella di Antiochia (dal 240?),Pat Southern, The Roman Empire: from Severus to Constantine, p. 70. a quella di Colonia Agrippinensium (dal 257),RIC, Gallienus, V 49; MIR 36, 874l; RSC 1062. Cizico (da Valeriano-Gallieno),Adriano Savio, Monete romane, p. 201.Gli storici concordano sulla fondazione di una zecca nel 257, ma si dividono tra chi l'identifica con la zecca di Cizico e chi la colloca ad Efeso (Lukas de Blois, The policy of the emperor Gallienus, BRILL, 1976, ISBN 9789004045088, p. 93).RIC V 675; MIR 36, 1555Cc; RSC 1331. Lugdunum (dal 257),RIC V 18; MIR 36, 872n; RSC 308. RIC V 58; MIR 36, 882l; RSC 1309. Siscia (dal 260), Serdica, Tripolis, Ticinum (mentre la vicina zecca di Mediolanum, aperta dal 257 venne chiusaMaila Chiaravalle, La produzione delle zecche di Milano e di Ticinum, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.47.) e Viminacium (dal 239).
Se da una parte favorì il potenziamento di zecche provinciali imperiali, in modo che potessero operare in modo continuativo, non saltuario come accadeva prima, dall'altra parte ridusse i volumi della zecca di Roma, che impiegava un numero di addetti ormai imponente e difficile da gestire sul piano sociale, chiudendone ben 7 officine su 12, tra quelle preposte alla coniazione di moneta di mistura. Le zecche imperiali non vanno, però, confuse con quelle provinciali e/o coloniali (= prodotte dalle antiche colonie romane), che battevano moneta circolante solo su piccole frazioni dei territori imperiali e che, con la riforma, furono abolite (ad eccezione della zecca d'Alessandria d'Egitto). Si trattava di centinaia di piccole zecche locali, presenti soprattutto nelle province orientali, che emettevano monete di bronzo.
Ciò portò inevitabilmente ad un aumento considerevole della massa monetaria messa in circolazione, ma anche ad un miglior controllo sulle emissioni, marcando le stesse con le iniziali della zecca ed, in alcuni casi, anche di quelle dell'officina. Si procedette, infine, a cancellare dalle nuove monete di bronzo la vecchia scritta "S C", non avendo più ragione di essere.
Monete e pesi
Per prima cosa Aureliano operò sull'aureo, che era passato nel tempo da un peso teorico di 1/40 di libbra (epoca di Cesare) a 1/45 (sotto Nerone, con una svalutazione dell'11%) per raggiungere sotto Caracalla un peso di 1/50 di libbra (6,54 g). Nel corso poi di tutto il III secolo la svalutazione era continuata fino ad Aureliano. Nel 274, quest'ultimo riportò il peso dell'aureo ad 1/50 di libbra, come si può vedere nella tabella qui sotto e come risulta anche da alcune emissioni monetali che riportano sul retro "IL", tradotta da alcuni numismatici in "(ex) una (libra auri) quinquaginta (aurei)".RIC V 17 e 18.
Peso teorico degli Aurei: da Cesare alla riforma di Aureliano (274) Aureo Cesare Augusto(post 2 a.C.) Nerone(post 64) Domiziano(82A.Savio, Monete romane, p. 331.) Domiziano(85) Traiano Settimio Severo Caracalla(ante 215) Caracalla(post 215) Aureliano(ante 274) Aureliano(post 274)Peso teorico:in libbre(=327,168 grammi)1/401/421/45(1/42.2)(1/43.3)(1/44.8)(1/45.4)(1/43.9)1/501/601/50Peso teorico:in grammi8,179 g7,790 g7,270 g7,750 g7,550 g7,300 g7,200 g7,450 g6,543 g5,453 g6,543 g
Oro: gli aurei nella riforma di Aureliano (274)ImmagineValoreDrittoRovescioDatazionePeso; diametroCatalogazioneaureoIMP C L DOM AVRELIANVS P F AVG, testa laureata e busto con corazza verso destra, indossa unaegis (armatura di Minerva);V-IRTVS AVG, Marte avanza verso destra, tiene una lancia in avanti ed un trofeo sopra la spalla sinistra; ai piedi un prigioniero legato seduto verso destra.271/27221 mm, 4,70 g, 6h; Zecca di Mediolanum (Milano), terza emissione;Cfr. RIC V 15 (Roma) e 182 (Siscia); MIR 47, 127p0 (8) = Calicó 4050 (questa moneta); cf. BN 424-435; cf. Cohen 269.aureoIMP C M CL TACITVS AVG, testa laureata e busto con corazza e drappeggio verso destra di Marco Claudio Tacito, successore di Aureliano;P M TB P VI COS II P P, Marte avanza verso destra, tiene una lancia in avanti ed un trofeo sopra la spalla sinistra; in esergo un punto.275-2766,56 g; Zecca di Tripolis-Tripoli (Libano);Cfr. Estiot, "Aurélian et Tacite: Monnaies d'or et faux modernes," BSFN 9 (1990), fig. 4 (stesso stampo sul rovescio).N.B.: Qui sopra alcuni esempi.
Aureliano, una volta risolto il problema della moneta in oro, affrontò il grave problema del costante svilimento dell'antoniniano, e quindi dell'argento, introducendo una nuova moneta,Zosimo, Storia nuova, I, 61.3. chiamato Aurelianus secondo quanto ci racconta la Historia Augusta,Historia Augusta, Aurelianus, XXVIII, 4, 5. che aveva un peso medio attorno a 1/84 di libbra (= 3,89 grammi, inizialmente portato a 4,21 grammi) ed un titolo del 4-5% di argento, oggi comunemente chiamato aurelianiano o radiato grande.A.Savio, Monete romane, p. 199. Questa nuova moneta riportava sul dritto il busto dell'Imperatore con la testa radiata o quello dell'augusta con il crescente lunare, in esergo la sigla "XXI", che alcuni studiosi moderni hanno interpretato come "vigesima (pars) unius (nummi)", vale a dire la percentuale di argento contenuta nella moneta (1:20 pari al 5%).V.Cubelli, Aureliano imperatore: la rivolta dei monetieri e la cosiddetta riforma monetari, Firenze 1992, p. 85.Gian Guido Belloni, La moneta romana, p.264. La funzione di questa moneta secondo Zosimo sarebbe quella di sostituire le monete false per tranquillizzare e difendere il pubblico che la utilizzava per i pagamenti.Zosimo, Storia nuova, I, 61.3.
Introdusse, poi, una seconda moneta, che aveva un peso medio attorno a 1/126 di libbra (= 2,60 grammi) ed un titolo del 2,5% di argento. Questa seconda moneta riportava sul dritto il busto dell'Imperatore con la corona d'alloro, sul rovescio la sigla "VSV", che alcuni studiosi moderni hanno interpretato come "usu(alis)", vale a dire usus publicus, ovvero il denarius communis, rappresentando probabilmente sia una riesumazione del denario, sia il modo per sostituire l'antoniniano, completamente cancellato dalla riforma.A.Savio, Monete romane, p. 200. Altri studiosi interpretano la scritta, più semplicemente, come "Vota soluta quinquennalia".Gian Guido Belloni, La moneta romana, p.265.