Rocca di Mezzo (La Rocca in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di L'Aquila in Abruzzo, appartenente alla Comunità montana Sirentina e sede del Parco naturale regionale Sirente-Velino, stazione climatica estiva e centro turistico di sport invernali (in particolare sci di fondo, sci escursionismo e sci alpinismo), situata in posizione centrale sull'Altopiano delle Rocche (al di sotto del versante sud-orientale di Monte Rotondo), a breve distanza dagli impianti sciistici di Campo Felice e Ovindoli. Frequentata specialmente dagli abitanti di Roma, nel periodo estivo risente di un aumento esponenziale dei suoi abitanti. Anche in passato era frequentata specialmente dall'alta borghesia e dalla nobiltà della Capitale.
Geografia fisica Territorio Il territorio comunale si estende tra le dorsali del Monte Velino a ovest e del Monte Sirente a nord est, occupando un'area di circa 90 km² e presentando dislivelli notevoli, che vanno dai 925 ai 2243 di Punta Trento. Fanno parte del territorio del comune di Rocca di Mezzo anche i suggestivi Piani di Pezza (con tutte le cime circostanti, tra cui Monte Rotondo) e parte di Monte Sirente.
Geologia Dal punto di vista geomorfologico e geologico, la porzione di altopiano compreso nel territorio comunale (con un'altitudine media di 1270/1280 m) è caratterizzata da fenomeni carsici di notevole interesse, fra cui doline, inghiottitoi e grotte.
Nel cosiddetto "inghiottitoio di Terranera" le acque si disperdono per poi riaffiorare,a circa 3 chilometri di distanza nelle Grotte di Stiffe, nel territorio del comune di San Demetrio ne' Vestini, circa 600 metri più in basso. Erroneamente accostato al piccolo lago di Pozzo Caldaio, l'inghiottitoio di Terranera è in realtà un insieme di più inghiottitoi e doline che si trova in un'area piuttosto ampia della pianura (localmente detta "Le Prata") situata nel tratto compreso tra i borghi di Terranera e Rocca di Cambio, nella parte più bassa di questo altopiano. Alcuni di questi inghiottitoi raccolgono l'acqua per tutto l'anno, altri soltanto nei periodi di maggiori precipitazioni acquose o in concomitanza con lo scioglimento delle nevi in primavera.
Anche nella pianura tra Rocca di Mezzo e la frazione di Rovere sono presenti ulteriori inghiottitoi alcuni dei quali con doline di dimensioni di gran lunga superiori rispetto a quelle situate tra Terranera e Rocca di Cambio. Si trovano alle pendici del Monte Sirente e non è stato ancora appurato se l'acqua che defluisce attraverso queste fessure arrivi anch'essa alle Grotte di Stiffe oppure no, ma a causa della notevole distanza tra le due aree dei gruppi di inghiottitoi (circa 5 chilometri) è probabile che quelli sotto il Sirente prendano un'altra strada sotterranea, il cui punto di uscita è al momento ancora sconosciuto.
Idrografia Di fatto, tutta l'acqua derivante dalle precipitazioni atmosferiche e dalle tantissime sorgenti e torrenti presenti nel comune converge inevitabilmente verso gli inghiottitoi dell'Altopiano delle Rocche, proseguendo il suo corso esclusivamente sottoterra. Altro elemento geografico particolarmente singolare del territorio è che nel comune è presente uno spartiacque tra i due versanti appenninici: la parte meridionale del comune, la cui "linea" spartiacque passa tra Rocca di Mezzo e Rovere, raccoglie le precipitazioni che defluiscono in ultimo verso il mar Tirreno, mentre l'acqua ricadente nella parte settentrionale del territorio (dove si trovano gli inghiottitoi) sfociano invece nel mar Adriatico.
Clima
Il clima della zona è quello tipico delle zone montane di media/alta montagna. L'inverno è rigido e nevoso a seconda dell'annata, con il manto nevoso che nelle annate con più precipitazioni permane da novembre ad aprile a seconda anche dell'esposizione dei luoghi rispetto alla radiazione solare. 0La chiusura montuosa ad ovest dell'altopiano e l'apertura verso est lo rende particolarmente soggetto alle irruzioni di masse d'aria fredda dai Balcani, sia pure con nevicate non particolarmente abbondanti, data la schermatura del Gran Sasso a Nord Est. La neve compare più facilmente e in maniera più abbondante con perturbazioni provenienti da ovest.
L'autunno è la stagione più piovosa seguita dalla primavera; l'estate è la stagione secca con l'altitudine che mitiga le ondate di calore, motivo per cui la località è meta prediletta dai residenti della vicina città di Roma. I suggestivi Piani di Pezza, luogo di notevole bellezza naturale situati a poca distanza dal centro abitato, sono noti anche per le bassissime temperature invernali che spesso vengono lì registrate. In particolare, il 15 febbraio 2012 è stata rilevata la temperatura record di -37,4 gradi centigradi, la più bassa in assoluto mai registrata in tutto l'Appennino e tra le più basse d'Italia e dell'Europa occidentale. Il dato assume un significato ancora più rilevante considerando la latitudine e la quota relativamente basse.
Origini del nome Il nome deriva dalla presenza in epoca medievale di una rocca, tutt'oggi visibile nella parte alta del paese e attorno al quale si è sviluppato il paese, la quale rispetto alle altre rocche presenti nell'altipiano occupava una posizione abbastanza centrale nell'altipiano stesso, a metà strada tra la valle dell'Aterno ed Avezzano
Storia
Storia antica Le vicende storiche legate all'Altopiano delle Rocche, e a Rocca di Mezzo in particolare, hanno spesso avuto un legame con le avverse condizioni climatiche della zona. Il lungo periodo di innevamento invernale, le asperità naturali, la scarsità di comunicazioni, hanno provocato un isolamento duraturo, riducendo i contatti con i territori circostanti. I primi insediamenti umani della zona risalgono all'età paleolitica, come testimonia il ritrovamento nei Piani di Pezza e in Val d'Arano di stazzi utilizzati da pastori, provenienti dal Fucino e dalla Valle dell'Aterno.
In epoca preromana la porzione di altopiano integrato nel contemporaneo territorio comunale di Rocca di Mezzo apparteneva alla popolazione italica degli equi. Il territorio della contemporanea frazione di Rovere, segnava il confine nell'area di passaggio dei vestini con i marsi tra il Fucino e la conca aquilana. L'appartenenza in epoca medievale al territorio della Marsica è chiaramente legata all'inclusione nella contea di Celano durata dalla fine del XIII secolo fino al 1462 circa. Durante l'occupazione romana, l'altopiano diventò un'importante zona strategica, in quanto situato tra i due grandi assi viari dell'Abruzzo: la Tiburtina Valeria, che da Roma giungeva fino a Ostia Aterni (la contemporanea Pescara), e la Claudia Nova, costruita dall'imperatore Claudio, che da Amiternum conduceva fino a Popoli.
Storia medievale
Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, il territorio rocchigiano e l'intero Abruzzo seguirono le vicende del resto d'Italia e fecero parte prima del Regno di Odoacre, poi di quello di Teodorico e dei suoi successori (fine del V secolo e prima metà del VI) e infine, a seguito della riconquista giustinianea, dell'Impero romano d'Oriente (attorno alla metà del VI secolo). Conquistato dai longobardi, il territorio dell'attuale comune di Rocca di Mezzo fece parte per circa cinquecento anni del Ducato di Spoleto.
È proprio sul finire di questo lungo periodo che si fa risalire la fondazione del paese (attorno all'anno 1000), cui parteciparono, secondo la tradizione, quattro comunità dedite alla pastorizia e all'agricoltura: S. Bartolomeo all'Anatella, S. Marco all'Intera, S. Damaso a Valle Caldora, S. Savino sotto il monte Cedico (attuale monte Rotondo). Tali comunità di pastori si sarebbero riunite intorno al colle di San Calvario, creando col tempo un borgo fortificato, simile a quelli che sarebbero sorti, in epoca successiva, a Rocca di Cambio, Ovindoli e San Potito. Il più antico documento in cui appare il nome di Rocca di Mezzo è tuttavia di un paio di secoli posteriore ed è un atto del 1237, mediante il quale «…notar Berardo di Roccadimezzo roga instrumento col quale Ertania di detta Rocca, figlia di Michele, e Simone suo figlio… fecero perpetua rinuncia… di qualunque petizione, lite, azione…»Cit. da Regesto Antinoriano, a cura di Salvatore Piacentino, presso Deputazione di Storia Patria degli Abruzzi, 1977, p. 62. La fonte è tratta da: .. La presenza di un notaio a Rocca di Mezzo o comunque originario del luogo, presupponeva l'esistenza, durante il Regno di Federico II, di un centro abitato già pienamente sviluppato e relativamente importante.
Passato al Regno normanno (fine dell'XI secolo), poi a quello svevo-normanno di Sicilia retto da Federico II, Rocca di Mezzo divenne, nel Duecento, un feudo ambito, per la ricchezza dei suoi armenti e per la particolare posizione di cui godeva, al confine tra il territorio aquilano e quello di Celano. Nel 1222 Rocca di Mezzo era infeudato a Bernardo di Ocre, il quale fu costretto a cederlo ai Celano. Tornò alla corona durante il regno di Corrado IV, figlio di Federico II, che dopo soli quattro anni lo riconsegnò ai Celano che mantennero il dominio su Rocca di Mezzo fino alla loro estinzione nel 1462. Il paese di Rocca di Mezzo appartenente da ora alla contea di Celano passò con questo dapprima sotto il dominio angioino alla fine del XIII secolo, e a partire dalla metà del Quattrocento a quello aragonese, instaurato da Alfonso il Magnanimo.
Agli inizi del XV secolo Rocca di Mezzo era ancora parte della contea di Celano e risultava essere uno dei castelli più popolosi dell'Abruzzo interno e dell'aquilano in generale, contando un migliaio di abitanti, seguito da Paganica, Pizzoli e Lucoli.. Nel luglio del 1423 fu investito da Braccio da Montone, che era penetrato in Abruzzo con l'intenzione di conquistare L'Aquila. Dopo nove mesi di assedio il paese capitolò (maggio 1424) e fu saccheggiato e in parte distrutto dai bracceschi. La morte del condottiero, avvenuta ai primi di giugno del 1424 e la ritirata del suo esercito dall'Aquilano, permise alla popolazione, che era stata precedentemente dispersa, di tornare a Rocca di Mezzo ed iniziare l'opera di ricostruzione. Successivamente il paese fu da subito oggetto di ricostruzione grazie al forte interessamento del cardinale Agnifili, arcivescovo dell'Aquila e persona originaria di Rocca di Mezzo. Grazie a lui Rocca di Mezzo subisce una vera e propria ricostruzione urbanistica, che la spinge ad allargarsi rispetto alla precedente area di occupazione, anche per effetto della forte crescita demografica in atto nel XV secolo. Tale sistemazione urbanistica viene favorita anche dai conti di Celano a cui il paese ancora apparteneva, portando questo a cambiare pelle. Così facendo nel corso degli anni 1430 - 1450 Rocca di Mezzo diventa una delle più importanti aree di produzione della lana, divenendo così un'area commerciale molto ricca e ambita.
Tuttavia a causa del terremoto dell'Aquila del 1461 il paese subisce nuovi importanti danneggiamenti, che spingono i roccheggiani e la loro illuminata guida, il cardinale Agnifili, a riparare presto i danni del terremoto, completando così la nuova sistemazione urbanistica, avviata con la ricostruzione degli anni 1430. Tra il 1460 e il 1480 circa il paese si distacca dalla contea di Celano per tornare ad essere parte integrante della contea aquilana e vediamo così che Rocca di Mezzo grazie ai molteplici cambiamenti dell'ultimo periodo, è secondo la rilevazione 1488 un paese densamente popolato da 285 famiglie, per un totale di circa 1.500 abitanti. e soprattutto un castello assai ricco.
Storia moderna e contemporanea