Il ghetto di Łódź (o ghetto di Litzmannstadt), con oltre abitanti, è stato per grandezza il secondo tra i ghetti nazisti istituiti dal Terzo Reich in Polonia, dopo quello di Varsavia. Situato nella città di Łódź ed inizialmente inteso come un campo solo temporaneo di raccolta per ebrei, il ghetto venne trasformato in un importante centro industriale a basso costo di manodopera per la Germania nazista ed in special modo per l'esercito tedesco. La popolazione del ghetto fu progressivamente ridotta dalle disumane condizioni di vita e di lavoro e dall'invio di decine e decine di migliaia di bambini e anziani nei campi di sterminio. A causa dell'elevata produttività il ghetto riuscì tuttavia a sopravvivere fino all'agosto 1944 quando la popolazione rimasta ( persone) venne deportata e uccisa ad Auschwitz. Fu l'ultimo ghetto polacco ad essere liquidato. Solo poche migliaia furono i sopravvissuti.
A differenza di altri ghetti nazisti, esiste un'abbondante documentazione relativa al ghetto di Łódź, inclusa una cronaca dettagliata semi-ufficiale redatta giorno per giorno dal 12 gennaio 1941 al 30 luglio 1944 a cura del Consiglio ebraico del Ghetto, oltre a diari di testimoni come quello di Dawid Sierakowiak e a migliaia di fotografie del ghetto scattate clandestinamente dai fotografi Henryk Ross e Mendel Grossman.
Fondazione del ghetto Le forze tedesche di occupazione entrarono a Łódź il 9 settembre 1939, festosamente accolte dalla popolazione di origine tedesca. La città contava allora abitanti dei quali circa un terzo () erano ebrei. Łódź, rinominata dai tedeschi Litzmannstadt «dal nome del generale Karl von Litzmann, un sostenitore di Hitler e comandante dell'esercito tedesco durante la cosiddetta battaglia di Lodz nel 1914», venne direttamente annessa al Reichsgau Wartheland entrando così a far parte della Grande Germania. Come parte del Reich la città avrebbe dovuto essere sottoposta ad un rapido processo di "arianizzazione": la popolazione di origine ebraica doveva essere espulsa verso il Governatorato Generale mentre quella polacca doveva essere drasticamente ridotta e trasformata in manodopera schiava al servizio dell'industria tedesca.
Con l'arrivo delle truppe tedesche, più di ebrei lasciarono Łódź per rifugiarsi in altre città o nei territori occupati dell'Unione Sovietica. Ne rimanevano comunque in città più di .
Le grandi sinagoghe monumentali della città furono le prime ad essere distrutte già nel novembre 1939. La prima menzione per la fondazione di un ghetto apparve in un ordine del nuovo governatore nazista Friedrich Übelhör datato 10 dicembre 1939 che parlava della creazione di una zona di raccolta temporanea per gli ebrei locali al fine di semplificare le operazioni di deportazione. Entro il 1º ottobre 1940 la deportazione avrebbe dovuto essere completata e la città avrebbe dovuto essere dichiarata Judenrein (libera da ebrei).. I progetti per una rapida degiudaizzazione della città si rivelarono però ben presto impraticabili, per i problemi pratici e logistici che la rilocazione di un numero così ampio di persone avrebbe comportato.
La fondazione del ghetto fu preceduta da una serie di misure anti-ebraiche (ed in parte anche anti-polacche), attraverso le quali gli ebrei vennero spogliati dei loro beni e obbligati ad indossare la stella di Davide su di un bracciale giallo che permetteva una loro semplice identificazione. Durante l'invasione molti ebrei, specialmente della classe politica ed intellettuale, erano fuggiti verso il Governatorato Generale o ancora più ad est, verso le zone della Polonia occupate dall'Unione Sovietica. L'8 febbraio 1940 fu dato ordine agli ebrei di risiedere solo in alcune specifiche vie nella città vecchia di Łódź e dell'adiacente quartiere di Baluty, aree che successivamente divennero i limiti del ghetto. Un pogrom istigato dalle forze di occupazione avvenuto il 1º marzo, durante il quale circa 350 ebrei vennero uccisi, velocizzò il reinsediamento nelle zone "concesse" nella speranza di un miglior trattamento. Nei due mesi successivi attorno al ghetto venne eretta una barriera di travi di legno e filo spinato in maniera da isolarlo completamente dal resto della città. Il 1º maggio 1940 gli ebrei vennero ufficialmente rinchiusi nel ghetto.
Demografia
Secondo i dati ufficiali del censimento effettuato il 12 giugno 1940, il ghetto contava inizialmente persone: ai residenti a Łódź si erano aggiunti ebrei dai villaggi della provincia.
Nei mesi e negli anni successivi la popolazione del ghetto crebbe ulteriormente in conseguenza dell'arrivo di circa altre persone. Si trattava in primo luogo di ebrei deportate tra il 17 ottobre e il 4 novembre 1941 dall'Europa centrale: da Germania, Austria, Lussemburgo, e dal Protettorato di Boemia e Moravia, principalmente dal campo di concentramento di Theresienstadt.
Tra il 5 e il 9 novembre 1941, arrivarono a Łódź rom dal confine austro-ungherese, di cui bambini. Ai rom fu riservata una speciale sezione all'interno del ghetto.
Tra il 7 dicembre 1941 e il 28 agosto 1942 giunsero altri ebrei dai tanti piccoli ghetti della regione che furono progressivamente smantellati.
Infine, dal dicembre 1942 entrò in funzione anche il campo di concentramento per bambini polacchi di Łódź (il cosiddetto Kinder-KZ Litzmannstadt o campo di via Przemysłowa) che raccolse bambini polacchi non-ebrei, tra gli 8 e i 16 anni, orfani o i cui genitori erano in prigione, oppure abbandonati, o arrestati per piccoli crimini. Vi transiteranno alcune migliaia di bambini. Saranno internati anche altre categorie di prigionieri come Testimoni di Geova, Prigionieri di Guerra (anche Italiani), ecc.
Furono dunque oltre le persone che risiedettero all'interno dei confini del ghetto di Łódź durante gli anni della sua esistenza.
Condizioni di vita
Le condizioni di vita nel ghetto erano durissime. Per assicurarsi che non fosse possibile nessun contatto tra la popolazione ebrea e quella polacca i tedeschi adibirono al servizio di ronda attorno al ghetto due speciali unità di polizia. Ogni ebreo trovato all'esterno del ghetto poteva, per legge, essere ucciso a vista. Il 10 maggio 1940 vennero emanati ulteriori ordini tesi ad interrompere ogni forma di commercio tra ebrei e non-ebrei con severissime pene in caso di trasgressione.
Negli altri ghetti in Polonia un'economia sotterranea basata sul contrabbando di alimenti e merci ebbe modo di fiorire rendendo meno duro l'isolamento del ghetto con il mondo esterno; a Łódź, a causa dei severi controlli, questo fu virtualmente impossibile e gli ebrei dovettero basarsi per la loro sussistenza esclusivamente sulle autorità tedesche dalle quali dipendevano per cibo, medicine e per tutti i rifornimenti essenziali. Per inasprire ulteriormente la situazione l'unica moneta legale del ghetto era uno speciale "buono" per il ghetto e non aveva, quindi, corso legale nel resto della città. Trovandosi in condizioni disperate, gli ebrei affamati cambiarono i loro ultimi valori con questo "buono", velocizzando così il processo di spoliazione totale dei loro beni.
Le malattie erano un altro grave problema con il quale gli abitanti del ghetto dovettero quotidianamente confrontarsi. I rifornimenti di medicinali erano ampiamente insufficienti ed il ghetto decisamente sovrappopolato. L'intera popolazione era racchiusa in una superficie di appena 4 chilometri quadrati di cui solo 2,4 di abitazioni e quindi abitabili. Inoltre le scorte di combustibile per riscaldamento erano minime e gli abitanti si videro costretti a bruciare di tutto per sopravvivere ai freddi inverni polacchi. Le statistiche ufficiali compilate dallo Judenrat sono impressionanti, mostrano che oltre ebrei morirono di stenti nel ghetto (per fame, freddo, malattie, maltrattamenti ed esecuzioni sommarie): nel 1940, nel 1941, nel 1942, nel 1943, e nel 1944. Ad essi si aggiungono 719 rom e 136 bambini polacchi, che perirono nei campi annessi al ghetto ebraico.
Chaim Rumkowski ed il Consiglio ebraico
Per organizzare la popolazione locale fu stabilito anche all'interno del ghetto di Łódź un Judenrat (consiglio ebraico) e un reparto di polizia ebraica con il compito di eseguire gli ordini delle autorità tedesche e vigilare su eventuali fughe. Il Judenälteste, presidente del Judenrat, Mordechai Chaim Rumkowski è ancora oggi considerato una delle figure più controverse dell'Olocausto a causa del suo comportamento verso i suoi stessi correligionari. Soprannominato beffardamente "re Chaim" dagli ebreiChaim Rumkowski, durante il suo "regno" nel ghetto di Łódź, coniò anche monete e stampò francobolli con la sua effigie, e lo storico ebreo Emmanuel Ringelblum annotò nel suo diario come egli "si considerasse un Dio in terra". V. , egli ottenne dalle autorità tedesche un potere mai concesso prima ad un ebreo. Le autorità lo autorizzarono a "prendere ogni necessaria misura" per mantenere l'ordine all'interno del ghetto.
Anche se formalmente subordinato all'ufficiale tedesco Hans Biebow, Rumkowski esercitò un assoluto potere dittatoriale all'interno del ghetto e lo trasformò in un enorme complesso industriale al servizio della Germania. Convinto che la produttività ebraica avrebbe salvato le loro vite impose alla popolazione 12 ore di lavoro giornaliero in terribili condizioni producendo divise, oggetti in legno, carpenteria e materiale elettrico per la Wehrmacht tedesca. Entro il 1943 oltre il 95% della popolazione adulta era impiegato all'interno di 117 laboratori ed industrie, che come si vantò Rumkowski con il sindaco di Łódź erano "una vera miniera d'oro". In effetti a causa dell'estrema produttività il ghetto di Łódź sopravvisse più a lungo di ogni altro ghetto in Polonia.
Sotto il dominio di Rumkowski si stabilì un minimo di eguaglianza tra tutte le persone che risiedevano nel ghetto. Il cibo era distribuito in egual misura a tutti e, in maniera spesso sotterranea, proseguirono attività educative e culturali. Nonostante questo, le condizioni del ghetto rimasero molto dure e la popolazione era totalmente dipendente dalle autorità tedesche per i rifornimenti. L'insoddisfazione nei confronti di Rumkowski portò ad una serie di scioperi nelle fabbriche che venivano contrastati con l'intervento della polizia ebraica del ghetto, anche se in almeno un caso Rumkowski chiamò in aiuto la polizia tedesca. Gli scioperi venivano normalmente puniti con l'ulteriore riduzione delle razioni di cibo.
Le deportazioni
Il 20 dicembre 1941 le autorità tedesche ordinarono a Rumkowski di selezionare abitanti per la deportazione scelti dallo Judenrat, attraverso una speciale commissione, tra i criminali, i "lavativi" e coloro che avevano lucrato sui nuovi arrivati del ghetto. La destinazione era per tutti il campo di sterminio di Chełmno, il primo ad essere creato nel contesto dell'Operazione Reinhard, dove i deportati furono uccisi con esalazioni di monossido di carbonio all'interno di speciali autocarri (le camere a gas non erano ancora state costruite). Il campo rom (i cui abitanti, decimati dalle malattie, si erano ridotti a circa persone) fu il primo ad essere liquidato tra il 5 e il 12 gennaio 1942. Tra il 16 e il 19 gennaio 1942 fu la volta di un primo contingente di ebrei. Altre massicce deportazioni seguirono nel febbraio-aprile 1942 ( persone) e nel maggio dello stesso anno ( persone). Tutti i deportati subirono la stessa sorte nel campo di sterminio di Chełmno.