Lassalto allAvanti! fu un fatto verificatosi a Milano il 15 aprile 1919: l'attacco alla redazione del quotidiano socialista Avanti! da parte di esponenti nazionalisti, futuristi, arditi e fascisti.

L'avvenimento, da inquadrarsi nel violento clima del biennio rosso in Italia, rappresentò la fase culminante di una giornata di scontri tra, da una parte, manifestanti socialisti e anarchici, e, dall'altra, contromanifestanti nazionalisti, Arditi, futuristi ed esponenti dei neocostituiti Fasci italiani di combattimento; questi ultimi, con tale azione di tipo squadrista, ottennero per la prima volta visibilità a livello nazionaleGiordano Bruno Guerri, Fascisti, Le Scie Mondadori, Milano, 1995, pag. 70.

La manifestazione nazionalista di Roma del 10 aprile 1919 Il 10 aprile 1919 a Roma fu proclamato dai socialisti uno sciopero generale con rivendicazioni genericamente politicheRoberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag 366: "Proclamato per generiche ragioni politiche" per protestare contro la Conferenza di pace di ParigiNicola Tranfaglia, Il fascismo e le guerre mondiali, UTET, 2011, pag.88. A Roma ne nacque un corteo non autorizzato che fu sciolto con cariche di cavalleria..

In serata fu indetta una contromanifestazione dall'Associazione Nazionalista. Come notò Gaetano Salvemini, l'ora d'inizio fu abilmente scelta in modo da ottenere l'adesione alla manifestazione degli impiegati ministeriali danneggiati dallo sciopero dei mezzi pubbliciRoberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pagg. 366-367: "La contromanifestazione era stata fissata a Piazza Colonna per le ore 18, «proprio l'ora - come sottolinea Salvemini - in cui gli impiegati dei ministeri uscivano dagli uffici e non trovavano tram per andare a casa»".. Seguì un imponente corteo inneggiante al Re e all'Esercito, che dopo aver portato in trionfo i reduci e i mutilati, fu ricevuto dal ministro della Guerra generale Enrico CavigliaRoberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag 367. Secondo Roberto Vivarelli, la dimostrazione antisocialista di Roma ispirò ai nazionalisti milanesi, pochi giorni dopo, la decisione di indire un'analoga contromanifestazione a Milano.

Le manifestazioni a Milano Più violente furono le manifestazioni che si svolsero a Milano tra il 13 ed il 15 aprile 1919. Un comizio indetto per il 13 dai socialisti in via GariglianoOggi piazza Tito Minniti . fu sciolto anticipatamente dalla polizia con la forza. I manifestanti reagirono con lanci di pietre e impugnando bastoni. Un commissario di P.S. ordinò di sparare: l'operaio Giovanni Gregotti, militare in licenza, fu colpito da un proiettile alla testa e rimase ucciso; altri manifestanti rimasero feritiMimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922, Mondadori, Milano 2003, p. 279..

Il Partito Socialista indisse per protesta uno sciopero generale per il 15 aprile con un comizio da tenere all'Arena, con "carattere di dignitosa protesta contro i sistemi della polizia", come dichiarato da una nota del partito. La nuova manifestazione, come rilevò poi nella sua inchiesta l'ispettore generale di P.S. Giovanni Gasti, fu vista da parecchie cerchie "come un atto di sfida e di intimidazione"citazione riportata in Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag. 369 e convinse associazioni patriottiche e circoli nazionalisti a indire "una solenne manifestazione che doveva rassicurare la cittadinanza sulla forza e coesione dei partiti d'ordine ed ammonire i socialisti a non ritenersi padroni della città".

Venuti a conoscenza dell'intenzione dei nazionalisti di sfilare in corteo nel centro di Milano, i socialisti avanzarono eguale richiesta aggiungendo che "se i nazionalisti avessero fatto una solenne manifestazione politica, essi avrebbero contrapposto altra dello stesso carattere, rovesciando le masse al centro della città"Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag. 370. Il prefetto, preoccupato, convinse Pesenti, presidente della Lega Antibolscevica, a rinviare la manifestazione a data da destinarsi e i socialisti assicurarono che il comizio si sarebbe svolto in tranquillità. I principali oratori furono Claudio Treves e Luigi Repossi e tutta la manifestazione si svolse senza incidenti e anzi la folla impedì a un oratore anarchico di intervenirecfr. Gli "Arditi" devastano lAvanti! di Milano, relazione interna del PSI riportata in Enzo Biagi, Storia del fascismo, Vol. 2, Sadea-Della Volpe Editori, Firenze, stampa Milano, 1964, pag. 53. Al termine gli oratori invitarono il pubblico a recarsi a casa pacificamente, ma, come temuto, alcune centinaia di intervenuti riunitisi in corteoNicola Tranfaglia, Il fascismo e le guerre mondiali, UTET, Torino, 2011, pag. 89, innalzando simboli rivoluzionari e ostentando randelliRoberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag. 370: "Tuttavia, alcune centinaia di scioperanti, ostentando simboli rivoluzionari e armati di improvvisati randelli, si raccolsero in due gruppi avviandosi verso il centro...", si diressero verso il centro; secondo Mimmo Franzinelli, il corteo era formato prevalentemente da anarchici e si dirigeva verso piazza del Duomo...

L'assalto

Nel frattempo un gruppetto di arditi e futuristi guidati dai sansepolcristi Ferruccio Vecchi e Filippo Tommaso MarinettiRoberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag. 371, nonostante l'annullamento della prevista manifestazione nazionalista, si radunarono alla spicciolata in piazza del Duomo e da qui raggiunsero piazza Cavour dove si erano radunati già circa duecento nazionalisti, quasi tutti reduci e studenti. Si formò quindi un corteo che da piazza Cavour cominciò a muoversi verso piazza del Duomo. Trovandosi a che fare con un corteo nazionalista e uno socialista, entrambi non autorizzati, che si muovevano per il centro della città, la polizia si adoperò per ostacolarli in modo che non giungessero a contatto. Il corteo nazionalista fu spezzato in due e solo una minima parte giunse in piazza del Duomo dove assistette al comizio di Alceste de Ambris e del liberale Candiani, mentre del corteo socialista, anch'esso rotto in due, solo la testa giunse vicinissimo al Duomo, in via MercantiRoberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pagg. 371-372.

Le forze dell'ordine predisposero nuovi cordoni, ma i due gruppi avversari li oltrepassarono venendo a contatto e dando il via a scontri facilmente vinti dai nazionalistiNicola Tranfaglia, Il fascismo e le guerre mondiali, UTET, 2011, pag. 89: "Malgrado l'intervento di carabinieri e truppe dell'esercito che accorsero sui luoghi dello scontro, le opposte parti si affrontarono ed ebbero facilmente la meglio gli arditi e i nazionalisti", il cui nerbo era costituito da allievi ufficiali dell'esercito provenienti dal Politecnico capeggiati dal tenente Mario Chiesa; i nazionalisti, che erano armati, dispersero gli avversari a colpi di pistola. Negli scontri vennero uccisi tre operai: la giovane socialista diciannovenne Teresa Galli, il diciottenne Pietro Bogni e e il sedicenne Giuseppe Luccioni, tutti raggiunti da colpi di arma da fuoco al capo, una trentina furono i feriti.Gli "Arditi" devastano lAvanti! di Milano, relazione interna del PSI riportata in Enzo Biagi, Storia del Fascismo vol. 1, Edizione Sadea-Della Volpe, 1964, pp. 53 e 54.. Messi in questo modo in fuga gli avversari, i nazionalisti proseguirono la carica, travolgendo i manifestanti che si erano fermati in via Dante, inseguendoli fino al castello SforzescoRoberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag. 372.

Ricomposto il corteo, i manifestanti, guidati da Chiesa, Marinetti e Vecchi si diressero verso la sede dellAvanti! in via san Damiano, che era anch'essa circondata da un cordone di circa cento militari. Le forze dell'ordine resistettero alla pressione dei manifestanti, finché un colpo di pistola, quasi certamente esploso dalle finestre dellAvanti!: ""Redattori e tipografi erano barricati nell'edificio; uno dei difensori esplose una rivoltellata che, invece di colpire gli assedianti, perforò l'elmetto di un soldato, uccidendolo sul colpo".Secondo l'inchiesta Gasti, citata in Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag. 372: "Su tale circostanza - che cioè il colpo sia partito dalle finestre dellAvanti! - , sono concordi le molte testimonianze raccolte e si ha fondato motivo di ritenere che l'autorità giudiziaria sia giunta ad identica conclusione nella sua istruttoria, che peraltro è tuttora segreta". Osserva ancora Vivarelli, loc. cit., pag. 373: "Tuttavia il Corriere della Sera del 19 aprile 1919, scriveva invece che l'istruttoria sull'assalto al quotidiano socialista escludeva che colpi di rivoltella fossero stati sparati dalla stessa sede dellAvanti!" colpì a morte Martino Speroni, uno dei militari impegnati nel cordone di sicurezza. A quel punto i militari cedettero il passo agli arditi: "La forza pubblica si fece da parte e il palazzo fu espugnato" e in parte ne furono travolti. Gli squadristi, guidati dal capitano degli Arditi Ferruccio Vecchi., assaltarono l'edificio, i cui occupanti si diedero alla fuga dopo aver tentato una breve resistenza a colpi di rivoltellaSecondo La Stampa del 16 aprile 1919, p. 4, uno degli assalitori, riuscito a raggiungere un balcone, sarebbe stato respinto cadendo in un naviglio. Secondo Mimmo Franzinelli (che tuttavia non cita alcuna fonte di questa notizia) nell'assalto sarebbero stati uccisi "tre socialisti", Pietro Bogni, Giuseppe Lucioni e Ambrogio Franchina. Invece, secondo una relazione interna del PSI immediatamente successiva ai fatti, Bogni era un borghese ucciso negli scontri di via Dante e Lucioni un soldato ucciso in circostanze non chiare. Secondo lo squadrista e futurista Edmondo Daquanno, infatti, durante l'assalto allAvanti! gli occupanti dell'edificio erano tutti fuggiti da un'uscita distante da via San Damiano, e gli arditi devastarono l'edificio vuotoEdmondo Daquanno, Vecchia Guardia, ed. anastatica, Ciclostile, 2016, p. 46.

La sede dellAvanti! venne devastata, gli arditi distrussero i macchinari e incendiarono i locali. Dopo aver asportato l'insegna di legno del giornaleRoberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag. 373 e ritmando "L'Avanti! non è più", i manifestanti ritornarono in piazza del Duomo e la colonna si sciolse.

Alcuni cimeli frutto del saccheggio della redazione del quotidiano socialista furono lo stesso giorno portati in dono a Mussolini presso la sede de "Il Popolo d'Italia"..

Alla città fu imposto lo stato d'assedio. La dirigenza socialista raccomandò di mantenere la calma e di evitare altri incidenti. Le forze dell'ordine sciolsero con la forza alcune manifestazioni spontanee di protesta, e arrestarono in piazzale Loreto settantacinque operai che non avevano rispettato il divieto di riunione. Lo sciopero proclamato dal Partito Socialista si concluse il 16 aprile.

LAvanti! lanciò una sottoscrizione pubblica, che meno di tre settimane dopo permise al giornale di tornare a essere pubblicato con mezzi improvvisati (mentre la nuova sede del giornale fu poi inaugurata il 1º maggio 1920., con una grande manifestazione popolare).

Secondo il prefetto di Milano, elementi dell'estremismo socialista in quei giorni progettarono l'omicidio di Mussolini..

Intervistato pochi giorni dopo da Il Giornale d'Italia, Mussolini attribuì l'iniziativa dell'azione squadristica agli arditi e ai futuristi, ma se ne assunse comunque, a nome dei fascisti, la responsabilità morale: