I greci di Messina (Έλληνες της Μεσσήνας in greco), o greco-siculiCfr. delibera della giunta comunale di Messina n. 339 del 27/04/2012 avente come oggetto: «Progetto "Mazì" finalizzato al mantenimento identità linguistica della comunità minoritaria greco-sicula sul terr. com. L.N. 482 del 15.12.99 a tutela delle minoranze linguistiche. Approv. progetto, della scheda identificativa, dell'autocerti. e delle schede relative al quadro economico». Organizzata dall'Ass. Comunità ellenica dello Stretto, istituita nel 2003., sono una comunità linguistica presente nel territorio di Messina, comune italiano capoluogo di provincia in Sicilia. Nel 2012 Messina è stata riconosciuta come "comune di minoranza greca" (Δήμος Ελληνικής Μειονότητας) . Nonostante siano stati sollevati dei dubbi sull'autoctonia dell'attuale comunità greca di Messina, essendo essa composta in massima parte da due nuclei formativi: gli ellenofoni originari della Grecia e gli ellenofoni della Calabria meridionale, il terzo nucleo formativo, cioè quello dei greci locali, non è mai venuto meno; si tratta, infatti, di quello storicamente più antico, cioè quello rappresentato dalle poche famiglie sopravvissute all’evento del cataclisma del 1908, come i Pallios (Παλλιός), i Kondaxìs (Κονταξής), gli Stathopoulos (Σταθόπουλος) e i Trombetta. Del resto nella storiografia messinese è ben chiara la distinzione tra Greci paesani (locali) e levantini (provenienti dall'oriente greco). L'ultimo documento scritto da un greco paesano è il codice Mess. Graecus 31, fondo nuovo, del 1771, vergato dal protopapa Giuseppe Vinci.

La continuità dell'elemento greco è testimoniata anche dal persistere di tradizioni di lunga data, come il taglio della Vassilopita, l'anniversario della guerra d'indipendenza greca e la festa religiosa dell'Annunciazione, già festeggiata nei secoli precedenti, allorché veniva portata in processione per le vie della città l'icona di Maria Odigitria. Infine, anche se il neogreco o il romaico sono stati reintrodotti in età molto recente, in città non sono mai spariti scongiuri e formule con evidenti relitti di sostrato dell'idioma ellenico precedentemente parlato in loco.

In città è parlato sia il neogreco dagli immigrati della Grecia sia il grecanico (romaico calabrese) dai calabresi più anziani provenienti dalla Bovesia e residenti a Messina per motivi di studio o di lavoro.

Storia Generalità La presenza greca a Messina ha attraversato i secoli senza soluzione di continuità e non è venuta meno neppure col terremoto del 1908. La città di Messina ha visto nel suo territorio e nella sua storia, complessa ed articolata, la grecità locale e quella levantina camminare insieme e condividere gli eventi di alcune epoche; le sorti sono state diverse, perché la grecità locale si è in buona parte estinta intorno alla prima metà del Seicento, non senza lasciare tracce significati e non senza importanti relazioni con quella levantina, le cui prime tracce risalgono al 1430 circa, dunque un po' prima degli albanofoni di Sicilia e Calabria.

Età antica

Da Zancle a Messana La presenza di greci nel territorio messinese è ininterrotta a partire dalla metà dell'VIII secolo a.C., periodo in cui venne fondata la città di Zancle, talvolta ritenuta la più antica colonia ellenica di Sicilia.

Studi moderni ipotizzano che la fondazione di Zancle sia avvenuta intorno al 730 a.C., nello stesso periodo in cui venne fondata Naxos, anch'essa sulla costa ionica della Sicilia..

Età medievale

Periodo bizantino

Fonti storiche greche medievali attestano una massiccia immigrazione a partire dal VII secolo da parte di greci spartani, detti Lacedemoni, da cui deriverebbe il coronimo Val Demone che fino al XVIII secolo designò il territorio dell'attuale provincia di MessinaLe ipotesi sulle origini del nome, tuttavia, sono varie; vedi anche la voce Val Demone, sezione "Etimologia"..

L'elemento greco si rafforzò ancor più proprio durante il periodo bizantino, quando nella Sicilia orientale vennero fondati numerosi ricchi monasteri, in cui continuò a fiorire la letteratura religiosa in lingua greca..

Periodo islamico La presenza greca a Messina e nel territorio circostante sopravvisse alla grande invasione islamica dell'isola: le ultime città a cadere in mano ai musulmani furono Taormina e Rometta.

La cuspide messinese costituì il cuore della grecità siciliana, come dimostrano anche i toponimi e i cognomi d'origine greca presenti nella città peloritana e in provincia.

Età moderna La diaspora greco-bizantina La caduta di Costantinopoli contribuì notevolmente alla diaspora dei greci (ovvero gli orientali a-latini) in tutta l'Europa cristiana, in particolare verso quei centri dell'Italia in cui, grazie al consenso del Papa, i 'greci' avrebbero potuto disporre di privilegi di casamenti e chiese: le principali comunità diasporiche furono quelle di Barletta, Livorno, Messina, Napoli, Roma e Venezia..

Questo fenomeno provocò una vera e propria fuga di cervelli dai territori dell'ex impero bizantino verso l'Italia e il resto d'Europa: alla fine del XV secolo fu istituita a Messina la cattedra di lingua greca, diretta dal filologo e umanista Costantino Lascaris, maestro di personalità come Pietro Bembo, Angelo Gabriele, Urbano Bolzanio, Francesco Maurolico e Ippolita Maria Sforza, a cui dedicò la sua Grammatica, il primo libro interamente in greco stampato in Occidente.

Anche il XVI secolo fu caratterizzato da continui flussi migratori dalla Grecia: tra il 1533 e il 1534 vi fu un notevole flusso migratorio da parte di abitanti di Korōnī, cittadina greca del Peloponneso finita in mano agli invasori ottomani: «Οἱ κάτοικοι τῆς Κορώνης ἠναγκάσθησαν νὰ ἐγκαταλείψουν τὴν πατρίδα τους τὸ 1533 καὶ να φθάσουν στὴ Μεσσήνη πανωλόβλητοι, πειναλέοι, σκελετοὶ κι'ἀληθινὰ σκιάχτρα. Καὶ ὅμως οἱ Ἕλληνες αυτοὶ δὲν παρέλειψαν νὰ πάρουν μαζί τους τὰ ὀστᾶ τῶν πατέρων τους καὶ τὶς ἅγιές των εἰκόνες [Gli abitanti di Corone furono costretti ad abbandonare la loro patria nel 1533 e a raggiungere Messina distrutti, affamati, debolissimi e veramente spaventosi. Eppure questi greci non rinunciarono a portare seco le ossa dei loro padri e le loro icone sacre]».; l'accrescere della comunità greca e la politica di protezione spagnola e pontificia fecero sì che venisse concessa la chiesa di Santa Maria degli InnocentiO "dei Santi Innocenti". a un sacerdote greco.

Il luogo di culto venne dedicato a san Nicola di Mira, di cui venne posta un'icona all'interno della chiesa, per tal motivo ribattezzata "chiesa di San Nicola dei Greci"; all'icona del santo furono affiancate quelle della Madonna Odigitria e molte altre portate durante la fuga dalla Morea.

LUniversitas Graecorum Nello stesso periodo fu istituita una φρατρία (phratria) per gestire la chiesa di rito greco e la locale Universitas Graecorum, costituita probabilmente nel 1535 e garantita dal re di Spagna e dal Papa: la città dello Stretto divenne una sicura meta per migliaia orientali di rito greco che, lasciando la propria patria in seguito all'invasione ottomana, migravano in Italia nei territori del regno d'Aragona, e quindi anche in Sicilia..

In ambito religioso, i seguaci del rito greco a Messina vivevano nel pieno godimento di privilegi civili e religiosi, seppure i vescovi romani locali fossero perplessi per l'ospitalità concessa agli "scismatici".

Età contemporanea I greci e l'unità d'Italia

Re Giorgio I a Messina

Nell'ottobre 1863, giungendo da Tolosa nel corso di una crociera, fece visita alla città di Messina il diciottenne Giorgio I, nuovo re di Grecia.

Il sovrano trascorse un intero pomeriggio nella città dello Stretto, passeggiando, scortato, tra i luoghi cittadini più ragguardevoli; da lì, in seguito, riprese la navigazione per il Pireo.

Segnalò il settimanale messinese Don Marzio che

Nell'occasione, il poeta Felice Bisazza realizzò un componimento dedicato al giovane sovrano greco, intitolato A Giorgio I re di Ellene. I Greci.

La legge sulle chiese "greche"

Con la legge del Regno d'Italia n. 3942 del 13 luglio 1877 furono sanciti i diritti delle chiese di rito greco di Messina. Quest'ultima era in stretta relazione con la comunità greco-cattolica di Napoli e partecipava attivamente alla vita sociale, civile e culturale della città: in via Garibaldi vi era il Caffè Greco, con la propria insegna in caratteri greci, e un sindaco, Mauromati, era di famiglia greca. Con regio decreto del 20 dicembre 1877 venne trasferita agli ortodossi anche la chiesa dei Santi Pietro e Paolo dei Greci a Napoli a cui la legge si riferiva.Enciclopedia Treccani, XIX volume, pag. 921, voce "Italia", sezione "Culti". La legge fu emanata dopo che i tribunali avevano assegnato la proprietà della chiesa napoletana ai greco-cattolici.

Il terremoto del 1908

Il terremoto del 28 dicembre 1908 fece scomparire quasi del tutto la comunità di rito greco-bizantino: alla sciagura sopravvissero alcune famiglie ancora presenti in città, come i Pallios (Παλλιός), i Kondaxìs (Κονταξής) e gli Stathopoulos (Σταθόπουλος).

Dagli anni '70 a Messina si sono trasferiti studenti dallo Stato greco che, successivamente, restarono definitivamente nella città siciliana.

L'arcivescovo di Messina mantiene ancora il titolo di archimandrita del Santissimo Salvatore, il cui nome deriva dall'omonimo cenobio del monachesimo italo-greco in Sicilia, un tempo sito sulla penisola di San Raineri.

Il 4 agosto 2012 è stata inaugurata un'edicoletta votiva nel luogo dove sorgeva la chiesa greco-cattolica di San Nicola detta "dei Greci", distrutta dal terremoto del 1908; nell'occasione sono state commemorate le figure di due preti messinesi, uno cattolico e l'altro ortodosso, vittime del terremoto e successivamente seppelliti in una fossa comune.

Il tempietto è in architettura bizantina ed è corredato da una didascalia trilingue.

Società Evoluzione demografica

Religione Nel 2012 è stata concessa al rito greco-cattolico la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, nuova sede della Parrocchia di Santa Maria del Graffeo.

Nel 1418 vi erano in città 50 chiese di rito greco-cattolico (rette da soli 9 preti)Vincenzo Schirò, ultimo sacerdote greco-cattolico albanese, 1908, morto nel terremoto nella sua chiesa. e fino al 1783 ve ne erano ancora almeno 20, escludendo dal novero quelle presenti nei casali.

L'arcivescovo di Messina mantiene ancora il titolo di archimandrita, il cui nome deriva dall'omonimo cenobio del monachesimo italo-greco in Sicilia.

La bolla apostolica di papa Innocenzo VIII del 1484 cita i seguenti 28 edifici religiosi di rito greco a Messina:

S. Maria del Grafeo S. Pietro alla Zecca S. Giorgio S. Domenica S. Nicolò di Galterio S. Anastasio S. Agata S. Giovanni Tutti i Santi S. Ippolito S. Maria degli Scolari o del Dromo S. Bartolomeo S. Pelagia S. Basilio S. Pancrazio S. Nicolò la Montagna S. Marina S. Silvestro S. Teodoro S. Pantaleone SS. Trinità SS. Costantino e Elena SS. Quaranta Martiri S. Maria di Goffredo chiamata l'Agonia nel quartiere della Grecìa S. Stefano in Campo Santo (extra moenia) S. Lucia in Terranova delle Moselle (extra moenia) S. Martino (extra moenia) S. Biagio Martire (extra moenia)

Il primo patrono della città fu San Nicola di Mira, successivamente sostituito dai Normanni con la Madonna della Lettera: il culto del santo, tuttavia, è ampiamente diffuso in tutto il territorio della Val Demone.

Confraternite: San Nicola Santa Marina Disciplinati

Tradizioni e folclore

Antichi rituali e proverbi di chiara matrice greca risuonano ancora all'interno della città di Messina, permeata di grecità anche in ambito folcloristico.

Si narra, ad esempio, che nella tradizionale pesca al pesce spada, che da aprile a ottobre attraversa lo stretto di Messina, il momento di silenzio durante il quale il lanciatore scaglia l'arpione per catturare la preda è preceduto da un susseguirsi di urla in un dialetto contaminato da antiche parole di discendenza greca, come manosso, stinghela, manano e mancato.