Biografia La famiglia di Osteria, di origine meridionale, era molto povera e trasferitasi a Genova abitava in salita Angeli 27.. Il padre lavorava nel porto come battelliere e aveva avuto sei figli di cui Luca era il secondo. Rimasto orfano di guerra in seguito alla morte del padre, caduto della Grande Guerra, giovanissimo fu assunto come garzone. Nel 1926, richiamato per il servizio militare, fu destinato alla Marina a un Corso per Sottufficiali ad Anzio dove conobbe l'ammiraglio Costanzo Ciano per il quale svolse alcuni incarichi riservati. Ciano, rimasto impressionato dall'abilità del giovane lo inviò da Ernesto Gulì, capo dell'"Ufficio informazioni della presidenza del Consiglio" il 28 settembre 1928..

L'infiltrazione nel Partito comunista d'Italia clandestino Osteria, secondo la propria testimonianza, entrò in servizio ufficialmente il 10 ottobre 1928http://beniculturali.ilc.cnr.it:8080/Isis/servlet/Isis?Conf=/usr/local/IsisGas/InsmliConf/Insmli.sys6t.file&[email protected]&Opt=search&Field0="=A00/01119/00/00/00000/000/000 ". Da quel momento Osteria agì come agente segreto e spia, presso la questura di Genova svolgendo missioni principalmente all'estero, soprattutto in Francia e Svizzera infiltrandosi nel Partito comunista d'Italia.

La missione a Marsiglia La prima missione affidatagli fu quella d'infiltrarsi nel "Club international des Marins" di Marsiglia, associazione controllata dal partito comunista francese.. A Marsiglia vi erano state alcune aggressioni nei confronti di fascisti italiani e si sospettava che gli organizzatori vi fossero in stretto contatto. Inoltre l'ambasciata italiana a Parigi aveva segnalato come imminenti delle azioni di sabotaggio contro i mercantili italiani nel porto. Raggiunta Marsiglia a bordo di una nave partita da Genova, Osteria prese alloggio in una locanda presso il porto, dove condivise la stanza con un altro marittimo. Fu la sua fortuna, poiché il compagno di camera era un comunista greco il quale lo introdusse nel Club marittimo.. Rapidamente conobbe Pietro Colotto (Lerici, 1892), trasferitosi in Francia da più di un anno e leader dei comunisti italiani a Marsiglia. Anni prima Colotto in Italia aveva fondato la "Branca Marinara Comunista". Osteria fu reclutato da Colotto, che lo incaricò di consegnare una lettera e dei soldi alla moglie a La Spezia. Il secondo incarico affidatogli fu di prendere contatto con i vecchi esponenti della "Branca Marinara Comunista" che si trovavano a Genova. Le rivelazioni di costoro si dimostrarono importanti, appurato che non esistevano contatti seri tra coloro che erano restati in Italia e i fuoriusciti, Osteria venne a conoscenza di alcune cellule esistenti a Savona e a Torino. Tutte le informazioni venivano ovviamente inviate a Gulì nella sede romana. Fu la prima volta che un tentativo d'infiltrazione ottenne importanti successi dopo il fallimento di alcuni anni prima con Amerigo Dumini e Gulì, soddisfatto del proprio agente, gli fissò uno stipendio di 36.000 lire annue, che era per l'epoca molto.. Il questore di Genova Pietro Bruno, per facilitare i compiti di Osteria, decise di convocare il direttore della compagnia navale della Ferrando e Massone e di imporgli l'assunzione come mozzo sulla nave "Cesare".. Con la medesima nave Osteria fece più volte la spola tra Genova e Marsiglia.

Rientrato dalla seconda missione Osteria fu di fatto considerato iscritto al Partito Comunista d'Italia e la sede centrale del PCI a Parigi si convinse, pur dopo aver inviato Gino Giovetti per fare le opportune verifiche, di aver aperto un efficiente canale con l'Italia.. Osteria fu inviato per la terza volta in Italia per portare soldi ai militanti e al suo rientro in Marsiglia gli fu proposto da Giovetti di prendere parte al 1º congresso antifascista, che si sarebbe tenuto a Berlino. Il dirigente comunista Palmiro Togliatti era desideroso di inviare alla riunione un operaio dei "Lavoratori del Mare" di Genova e la scelta cadde proprio su Osteria, da poco entrato nel Servizio informazioni militare italiano La partecipazione al congresso comunista Il 27 febbraio Osteria giunse a Berlino per il congresso e qui ebbe così l'opportunità di entrare in contatto con alcuni dei massimi leader comunisti europei come Bela Kun, Henri Barbusse e Josip Broz Tito.. Ritornato a Parigi da Togliatti, gli riferì con dovizia di particolari le proprie impressioni. Togliatti fu così convinto della fede comunista del giovane Osteria che lo volle incontrare di persona in un locale parigino presso la Gare de Paris Lyon dove gli consegnò diversi documenti segreti da portare al PCI clandestino di Genova, autenticandoli con la propria firma "Ercoli". Osteria riprese quindi i propri viaggi tra Genova e Marsiglia ogni circa dieci giorni sempre bordo della nave Cesare. facendo la spola tra i comunisti genovesi e i fuoriusciti a Marsiglia.

Nel frattempo la direzione comunista clandestina incominciò a vagheggiare la creazione di un Centro in Italia e si ipotizzò la Liguria, forse grazie al contatto con Osteria che operava principalmente a Genova. Per sondare la situazione, dalla Svizzera furono inviati tre funzionari comunisti tra cui Gino Giovetti. Osteria, dopo essersi incontrato con i tre, avvertì telefonicamente Gulì che era stato deciso un nuovo incontro ma della telefonata venne a conoscenza anche il capo della polizia Arturo Bocchini che emise l'ordine di arresto. Nonostante i tentativi di Osteria di bloccare l'operazione che col tempo avrebbe portato all'arresto di elementi di maggior spicco, il questore, ricevuto l'ordine, non poté rifiutarsi e la copertura di Osteria fu bruciata.. Le proteste di Gulì contro Bocchini furono veementi e dovette intervenire anche Leandro Arpinati per risolvere la situazione. Si tentò ugualmente di mandare avanti l'operazione e di tentare nuovamente di infiltrare Osteria e un nuovo agente, ma giunto in Francia, Osteria si rese subito conto che la sua copertura, pur non essendo saltata, era traballante e che l'altro agente non era all'altezza del compito. Numerose furono le domande che gli furono poste circa gli arresti di Genova e numerosi anche i trabocchetti finché, sentendosi scoperto da Parigi, rientrò a Marsiglia. Venne qui raggiunto da un inviato comunista con cui ebbe un colloquio da cui comprese che il suo compagno era stato scoperto e che aveva confessato. Pertanto dopo essere stato portato in un luogo isolato sulla corniche, riuscì a sottrarsi alla custodia e a salire su un tram di passaggio..

I documenti così ottenuti furono poi deposti alla questura di Genova e permisero di disarticolare il Partito comunista genovese con una cinquantina di arresti e ad aggiornare il Casellario Politico Centrale di Roma. Su l'Unità clandestina pubblicata a Parigi Osteria fu individuato come "infiltrato" a partire dal gennaio 1930, con tanto di foto e di didascalia: "Luca Osteria detto Ugo è un truffatore ed una spia. Si presenta come marinaio appartenente alla organizzazione comunista di Genova. Abita in questa città, in via Lagaccio 37/1. Frequenta porti stranieri: Marsiglia, Barcellona, ecc. Si offre per portare materiale e soldi in Italia".

Rientrato a Roma, fu presentato a Guido Leto, che era destinato a divenire il capo dell'OVRA. L'altro agente che era stato scoperto fu liberato dai comunisti ma poco tempo dopo morì a Torino in seguito a esaurimento nervoso..

La missione a Sydney

Il 6 gennaio 1929 a Osteria fu affidato un nuovo incarico a Sydney, dove avrebbe dovuto sequestrare Andrea Pagnotti, un ex membro delle squadre d'azione, forse implicato nel delitto Matteotti, il quale, dopo essere transitato nella Legione straniera francese, era approdato ai circoli anarchici australiani.. All'interno di questi circoli era stata più volte sentita affermare l'intenzione di rientrare in Italia per organizzare un attentato contro Mussolini. Sotto copertura, Osteria s'imbarcò sulla nave Moncalieri che faceva rotta per l'Australia e l'unico che conosceva la sua reale attività era il capitano Gotelli, in modo da poter essere libero di scendere dalla nave qualora ne avesse avuto bisogno.. Giunto a Sydney rintracciò rapidamente Pagnotti, che gestiva un bar nei pressi del porto, e ne entrò in confidenza donandogli sigari toscani. Quando la nave ripartì per la seconda tappa australiana a Brisbane, Osteria finse di aver perso la nave e d'accordo con il capitano Gotelli fece approntare nella stiva una cella da realizzarsi entro il ritorno a Sydney. Il 20 marzo la Moncalieri fece ritorno a Sydney; con la scusa di prendere degli altri sigari toscani Osteria fece salire Pagnotti sulla nave e convintolo a scendere nella stiva lo fece rinchiudere nella cella che era stata approntata precedentemente. Il Pagnotti fu consegnato alle autorità italiane a Messina mentre giunto a Genova, Osteria scoprì che nel frattempo la sua copertura in Francia era definitivamente saltata in seguito alla pubblicazione dei suoi dati sul quotidiano comunista L'Unità..

La promozione a prefetto di Gulì e il suo trasferimento alla prefettura di Padova lasciò sguarnito l'"Ufficio informazioni" che si sciolse di fatto e tutti gli elementi si dispersero tra la Divisione Polizia Politica costituita per volere di Arturo Bocchini. e gli Uffici Politici Investigativi della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Osteria rimase a disposizione della Pubblica Sicurezza, rifiutandosi di entrarvi ufficialmente nei ranghi..

In seguito s'infiltrò anche tra le linee di Giustizia e Libertà

L'operazione "Terzo Fronte" Nel 1939, alle prime avvisaglie dello scoppio della guerra, il SIM aveva incominciato a studiare alcuni piani segreti da attuare contro la Gran Bretagna. Osteria, che dirigeva all'epoca una sezione speciale denominata "Ufficio Missioni Estere", da un'esperienza analoga ipotizzò la creazione di una organizzazione antifascista fasulla denominata "Terzo Fronte", da mettere in contatto con i servizi segreti britannici. La proposta incontrò il benestare del capo divisione Affari Riservati Guido Leto che la inoltrò ai superiori. Il vantaggio stava nel fornire ai servizi segreti britannici un'organizzazione antifascista già strutturata, evitando quindi che ne fosse creata un'altra all'effettivo servizio britannico e che al contempo fornisse all'avversario informazioni pilotate.

Un emissario di Osteria a Marsiglia avvicinò l'ex deputato socialista Filippo Amedeo convincendolo a entrare nell'organizzazione "Terzo fronte"Franco Fucci, La beffa del Terzo Fronte, su Storia illustrata n° 281 dell'aprile 1981, p. 116. Amedeo, realmente convinto di avere a che fare con un'organizzazione antifascista, indicò nel direttore del giornale svizzero Libera stampa, Piero Pellegrini, il ponte con i servizi segreti britannici.

Pellegrini, in buona fede, incominciò a collaborare attivamente con la nuova rete e organizzò due servizi di collegamento avvalendosi della collaborazione di alcuni elementi fidati che dalla Svizzera facevano confluire le informazioni direttamente in un negozio di Chiasso.

Per circa un anno "Terzo Fronte" si limitò esclusivamente ad attività meramente politica in modo da crearsi una certa credibilità davanti agli inglesi e in questo periodo raccolse l'adesione di molti antifascisti espatriati tra cui Ignazio Silone.

I tigrotti Dopo circa un anno di attività "Terzo fronte", con l'intento di prevenire ogni possibile richiesta britannica, decise di dotarsi di un braccio armato denominato "I tigrotti".

Tramite il canale a suo tempo aperto con la Svizzera "i tigrotti" incominciarono a inviare agli inglesi notizie rielaborate. Secondo lo stesso Osteria, fino al 1943, tranne casi nella Regia Marina, gli inglesi non riuscirono ad abbozzare reti autonome in Italia e un tentativo attuato in Sicilia venne rapidamente disarticolato dal tenente colonnello dei carabinieri Candeloro Di Leo.