Cannibal Holocaust è un film italiano del 1980 diretto da Ruggero Deodato.
È uno dei più famosi e controversi film del genere cannibal, molto in voga in quegli anni. Alla sua uscita generò subito grandi polemiche, per le uccisioni di animali rappresentate sullo schermo (autentiche) e per l'impressionante realismo delle sue scene. Venne per questo additato come snuff movie e fu intentata una causa contro il regista. Il film rafforzò la fama di Deodato come autore estremo, dopo il precedente Ultimo mondo cannibale, e gli valse l'appellativo di Monsieur Cannibal, datogli dai francesi.
Nonostante le controversie, Cannibal Holocaust è considerato da molti un'interessante e cruda analisi della società contemporanea, nonché un lucido atto d'accusa contro i mass media, diversi anni prima di Assassini nati - Natural Born Killers. Già dalle prime sequenze, Deodato fa capire quali siano nella sua visione i veri selvaggi (mentre un reporter alla TV parla delle tribù cannibali, le immagini mostrano scene di vita in una città moderna quale New York).
È stato il primo vero film horror a sfruttare la tecnica del "found footage", ovvero l'utilizzo di alcune scene filmate attraverso una cinepresa amatoriale che segue i protagonisti nel loro viaggio.
Il film è stato trasmesso in televisione su Italia 7, a fine anni novanta, in una versione tagliata, a causa del divieto per i minori di 18 anni. È stato proiettato alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 2004, nell'ambito della rassegna Italian Kings of the B's.
Trama Amazzonia. Un servizio televisivo informa che quattro giovani reporter famosi per i loro servizi estremi, Jack Anders, Shanda Tomaso, Mark Williams e Alan Yates, erano stati incaricati da una emittente televisiva di girare un documentario sulle tribù che praticano il cannibalismo nella regione brasiliana, ma non danno più loro notizie da due mesi. Il professor Harold Monroe viene incaricato di effettuare le ricerche e, mentre raggiunge la località, dà ordine di far partire subito una spedizione di soccorso.
Il professore inizia quindi la sua ricerca, facendosi accompagnare dalla guida Chaco, dal giovane indio Miguel e da un yacumo catturato. Nella foresta i quattro incontrano serpenti, giaguari, caimani e sanguisughe; trovano anche il cadavere scarnificato di un uomo, amico di Chaco, che era stato incaricato di scortare i quattro reporter, nonché il gigantesco guscio squarciato di una tartaruga. La guida costringe il prigioniero a fare uso di cocaina, per calmarlo, mentre Miguel squarta un coati e lo arrostisce per pranzo. A un certo punto, mentre sono nascosti tra le piante, assistono allo stupro e omicidio rituale di una giovane donna nativa, punita per adulterio. Chaco dice loro di "sedersi e godersi lo spettacolo" e non permette a Monroe di intervenire. Dopo ciò, il gruppo raggiunge infine un villaggio yacumo dove riescono a farsi accogliere restituendo alla popolazione il prigioniero e regalando loro un coltello a scatto; il capo tribù gesticola indicando capanne bruciate e resti umani, facendo capire al gruppo che i quattro reporter hanno causato qualcosa di terribile. La spedizione continua il suo cammino e giunge a un altro villaggio, abitato dagli indios cannibali shamatari al punto di battersi con i yanomamö. Il gruppo interviene e scaccia i shamatari, e i yanomamö lo porta al loro villaggio, dove trova i corpi ridotti a scheletri dei reporter ed il materiale da loro girato. I yanomamö sono più pacifici del previsto, mostrandosi nei confronti degli stranieri timidi e diffidenti, tuttavia il professore riesce a conquistare la loro fiducia regalando alla tribù un walkman ed il gruppo viene invitato amichevolmente ad un pranzo cannibale. Il gruppo non ottiene il permesso di seppellire i resti ma riesce ad impossessarsi della pellicola filmata.
Tornato a New York, Monroe viene contattato da un ente televisivo per strutturare un documentario sulla spedizione finita male dei giovani reporter ed il professore comincia a visionare il materiale che avevano girato. Nella prima parte del filmato i quattro scherzano e chiacchierano in serenità tra di loro, ma con il proseguire del video l'ossessione di voler filmare scene sensazionalistiche diventa sempre più morbosa ed il gruppo inizia ad avere comportamenti sempre più brutali: trascinano fuori dal fiume una tartaruga Arrau e la sventrano completamente, tra il disgusto e l'eccitazione, per poi cibarsene, uccidono a colpi di machete un'enorme tarantola ed amputano una gamba alla loro guida morsa da un serpente, causandone la morte per dissanguamento. I quattro trovano quindi un gruppo di yacumo e per farsi condurre al loro villaggio Jack spara alla gamba di uno di loro, seguendo il ferito con calma; appena arrivati i reporter decidono di inscenare un conflitto tra tribù e per farlo radunano gli abitanti in una capanna e le danno fuoco, bruciando vivi alcuni yacumo. Mentre riprendono la scena, sostengono che siano stati altri indigeni a commettere il fatto. Si passa quindi a una scena di sesso tra Alan e Shanda, un accoppiamento quasi selvaggio che si svolge sotto gli occhi di un silenzioso gruppo di yacumo sconvolti e spaventati.
A questo punto Monroe non intende proseguire oltre ed intima ai direttori dell'ente televisivo di sospendere tutto, vista l'oscena crudezza del materiale filmato. La produzione non vuole però rinunciare al progetto ed insiste a voler divulgare il girato; allora Monroe li costringe a visionare insieme a lui la sconvolgente parte finale della pellicola. Le immagini mostrano una donna yacumo incinta, colpevole di adulterio, che viene costretta a partorire da un gruppo di individui del suo clan, il neonato viene sepolto nel fango e lei viene lapidata. Jack, Mark e Alan inseguono poi una giovanissima yanomamö e la stuprano sotto gli occhi sconvolti di Shanda, che cerca invano di farli smettere. Dato che un indigeno ha assistito alla scena, la ragazza viene impalata dal suo stesso clan. I reporter inscenano un finto ritrovamento del cadavere, commentando il fatto e sottolineando il comportamento barbaro degli abitanti del luogo, come se ignorassero il motivo del terribile gesto. Le scene finali mostrano la morte in diretta dei giovani reporter, accerchiati dal gruppo di yanomamö, che vendicano in questo modo tutte le atrocità subite dai quattro. Jack, ferito gravemente da una lancia, viene finito da Mark con un colpo di fucile e il suo cadavere viene preso dagli indigeni, che prima lo evirano e poi lo fanno completamente a pezzi, intanto che Alan grida alla telecamera: «Continua a girare tutto!». Shanda viene assalita e portata via, mentre l'obiettivo mostra un vasto numero di indigeni che le strappano i vestiti di dosso, la violentano e infine la uccidono a colpi di clava, per poi decapitarla e portare la sua testa in trionfo. Alan muore poi davanti alla telecamera soverchiato dai cannibali e nell'ultima ripresa Mark, dopo un tentativo di fuga, viene raggiunto e ucciso.
I dirigenti della rete televisiva, disgustati oltre ogni limite, rinunciano a mostrare i filmati dei reporter e ordinano la loro immediata distruzione. Il professor Monroe esce lentamente dagli studi, mentre perplesso si domanda chi siano i veri cannibali.
Produzione Il film è diviso in due parti: The Last Road to Hell, che riguarda le ricerche del professor Monroe, è stata girata in 35 mm, mentre The Green Inferno, che riguarda i quattro reporter, è stata girata in 16 mm, con la pellicola graffiata e un uso costante della macchina a mano, per dare la sensazione del vero filmato non professionale.
Deodato ha affermato: «Ci misi una cura maniacale in quel film perché tutto fosse perfetto, ho strisciato addirittura la pellicola per rendere il tutto più veritiero». Regia
Il film fu proposto a Deodato da alcuni produttori tedeschi, che gli chiesero di realizzare un film simile a Ultimo mondo cannibale, la pellicola di grande successo diretta dal regista nel 1977. Deodato scelse come produttore Franco Palaggi, che produsse tra gli altri Per un pugno di dollari di Sergio Leone. Il budget era pari a 180 milioni di lire dell'epoca.
Palaggi voleva girare a Cartagena, nelle location del film Queimada, diretto da Gillo Pontecorvo, ma Deodato non era d'accordo, in quanto non vi ritrovava l'atmosfera della giungla. All'aeroporto incontrò un documentarista che gli parlò di Leticia, una piccola città della Colombia, al confine con Perù e Brasile, raggiungibile o per via fluviale, lungo il Rio delle Amazzoni, o per via aerea. Deodato e Palaggi partirono e decisero così di girare lì per quattro settimane, in condizioni climatiche quasi impossibili. La troupe si spostava insieme a delle guide locali, che fendevano le strade con i machete.Making of esclusivo inedito da 40 minuti, disponibile sul DVD della Mondo Home Entertainment.
Il regista ha rivelato: «Leticia è un posto incredibile. Da lì passa tutta la droga del mondo, ma non ho avuto nessun problema con i narcotrafficanti».
Cast Il film è stato girato in lingua inglese e in presa diretta, per ricercare il maggior realismo possibile (Deodato avrebbe voluto farlo uscire nelle sale italiane non doppiato).
Le quote di partecipazione del cast però prevedevano che almeno la metà degli attori fossero italiani, quindi il regista si rivolse all'Actors Studio, dove trovò due giovani attori italiani alle prime esperienze che parlavano l'inglese: Francesca Ciardi, ragazza romana dei Parioli, e Luca Barbareschi. Di coloro che parteciparono al film però pochi hanno accettato di parlarne negli anni successivi.
Per gli attori americani invece la scelta cadde su Robert Kerman, che aveva già lavorato con Deodato in Concorde Affaire '79. In seguito il regista scoprì che Kerman era un attore di film porno, rimanendo molto sorpreso da questa notizia. Va anche considerato che all'epoca gli attori statunitensi di film pornografici avevano non di rado una più che discreta capacità interpretativa. Gli altri due reporter sono interpretati da Gabriel Yorke e Perry Pirkanen, che dopo Cannibal Holocaust non fecero molti altri film. Tra i dirigenti della BDC che alla fine rifiutano di mostrare i filmati c'è anche Paolo Paoloni, noto soprattutto per aver interpretato il "Megadirettore Galattico" nella saga di Fantozzi.
Secondo alcune fonti la scena della punizione dell'adultera sarebbe stata interpretata dalla costumista colombiana Lucia Costantini, poiché tutte le altre ragazze indigene si rifiutarono. In seguito, Deodato ha però smentito la notizia.
Deodato appare in un cameo all'inizio del film: è seduto in un parco davanti alla Columbia University a New York. La Ciardi era molto presa dalla parte e per questo fu vittima di scherzi pesanti da parte della troupe: le fu anche fatto trovare un teschio di dimensioni umane sepolto sotto il fango, cosa che le provocò una crisi isterica. Nella scena di sesso la Ciardi si ribellò alle indicazioni di Deodato, e disse a Gabriel Yorke di non farsi manipolare dal regista: per questa scena Deodato disse quindi ai due di fare quello che volevano con calma. La scena comunque è simulata.
Tutti gli indios erano abitanti del posto debitamente acconciati. Il loro capo, Tunche, si faceva capire a gesti e collaborava bene alla realizzazione del film, imitando il regista, tanto che Deodato gli diede più di un ruolo, anche se ha poi affermato che più di una volta l'indigeno si ubriacava con la Chuchuasa, un liquore locale: «C'è proprio una scena in cui lui è al villaggio e parla con i suoi uomini. In un "campo" è sobrio, mentre nel "controcampo" è completamente sbronzo». La ragazza incinta che nel film viene lapidata cinque giorni dopo la fine delle riprese diede alla luce il bambino.
Lo scenografo Massimo Antonello Geleng ha dichiarato che gli indios erano molto educati e gentili, e che una volta alla fine di una scena attesero che la troupe salisse su una barca per poi salire loro stessi.
Riprese