Lassedio di Gamala costituì l'ultimo episodio del primo anno di guerra (67) delle campagne militari di Vespasiano contro i Giudei che si erano ribellati al potere romano nella provincia della Giudea, nel corso della prima guerra giudaica.
Contesto storico
Nel 66, Nerone, venuto a conoscenza della sconfitta subita in Giudea dal suo legatus Augusti pro praetore di Siria, Gaio Cestio Gallo, colto da grande angoscia e timore,Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 1.1. trovò che il solo Vespasiano (il futuro imperatore romano) sarebbe stato all'altezza del compito, e quindi capace di condurre una guerra tanto importante in modo vittorioso.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 1.2.
E così Vespasiano fu incaricato della conduzione della guerra in Giudea,Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXIII, 22.1a. che minacciava di espandersi a tutto l'Oriente. Vespasiano, come prima disposizione, inviò il figlio Tito ad Alessandria d'Egitto, per rilevare la legio XV Apollinaris, mentre egli stesso attraversava l'Ellesponto, raggiungendo la Siria via terra, dove concentrò le forze romane e numerosi contingenti ausiliari di re clienti.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 1.3.
Qui Vespasiano rafforzava l'esercito siriaco (legio X Fretensis), aggiungendo due legioniSvetonio, Vita di Vespasiano 4. (la legio V Macedonica e la legio XV Apollinaris, giunta dall'Egitto), otto ali di cavalleria e dieci coorti ausiliarie, mentre attendeva l'arrivo del figlio Tito, nominato suo vice (legatus legionis della legio XV Apollinaris).
Con l'inizio del nuovo anno (67), Vespasiano si decise ad invadere la Galilea personalmente, partendo da Tolemaide.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 6.2. Vespasiano conquistò al primo assalto la città di Gabara, che era rimasta priva di uomini validi per la sua difesa.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 7.1. Poco dopo decise di assaltare la città-fortezza giudea di Iotapata che dopo una strenua resistenza di 47 giorni cadde: i morti furono ed i sopravvissuti , compreso il comandante della piazzaforte, Giuseppe ben Mattia.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 7.3-36. Nel giugno del 67 la Legio V Macedonica fu inviata sul monte Garizim per reprimere una ribellione di Samaritani, mentre il legato di Vespasiano Marco Ulpio Traiano conquistò Iafa, uccidendo difensori.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 7.31-32.
Il quarto giorno del mese di Panemo (l'attuale mese di giugno), Vespasiano giunse con l'esercito a Tolemaide e poi da qui a Cesarea marittima, una delle più grandi città della Giudea, dove gli abitanti accolsero l'esercito romano con grandi manifestazioni di giubilo. Vespasiano mise a svernare a Cesarea le legioni V Macedonica e X Fretensis, mentre la XV Apollinaris la inviò a Scythopolis per non gravare con tutto l'esercito su Cesarea.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 9.1. Verso settembre i Romani furono costretti a continuare la campagna militare occupando la città pirata di Ioppe.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 9.2-3. Vespasiano, infine, per impedire che i pirati tornassero in zona nuovamente, costruì un accampamento sull'acropoli sistemandovi alcuni reparti di cavalleria ed un limitato numero di fanti. Affidò, quindi, a questo contingente militare il compito di vigilare sulla zona e portare devastazione nel territorio circostante a Ioppe, distruggendo tutti i villaggi e le cittadine attorno ogni giorno.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 9.4. Vespasiano proseguì la campagna militare ponendo l'accampamento fra Tiberiade e Tarichee, fortificandolo più del previsto, in previsione del futuro assedio. Gran parte della massa dei rivoltosi si era raccolta a Tarichee facendo affidamento sulle fortificazioni della città e sul vicino lago di Gennesar.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 10.1. In breve tempo Tarichee venne conquistata da Tito, che inseguì e distrusse i difensori fuggiti su zattere nel Mar di Galilea.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 10.2-6. Intanto Vespasiano, che aveva occupato Tiberiade, si occupò di vendere schiavi fatti dalla città di Tarichee. Inviò poi a Nerone seimila schiavi, perché tagliassero un canale nell'Istmo di Corinto.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 10.10.
Casus belli
I Galilei che ancora restavano ribelli al potere romano, dopo l'espugnazione di Iotapata e della disfatta di Tarichee accettarono la sottomissione al comandante romano, il quale dispose di occuparne tutte le fortezze. Solo le città di Giscala e le forze che avevano occupato il monte Tabor rimasero ribelli. Con loro si schierò anche la città di Gamala, situata dalla parte opposta del lago rispetto a Tarichee e che apparteneva al territorio assegnato ad Agrippa, come pure allo stesso appartenevano le città di Sogane e Seleucia (presso il lago Semeconitide), entrambe città della Gaulantide.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 1.1.
Assedio
E se gli abitanti di Sogane e Seleucia, Agrippa era riuscito a convincerli a venire a patti fin dall'inizio della rivolta, Gamala non si era mai sottomessa, confidando, ancor più di Iotapata, nelle sue difese naturali.
Le case, che erano costruite sui ripidi pendii, erano disposte in modo ravvicinato e una sopra l'altra. La parte che si affacciava a mezzogiorno e si elevava ad un'altezza smisurata, costituiva la rocca della città, sotto cui un dirupo privo di mura, si elevava su un profondissimo e scosceso burrone. Un solo muro lungo 350 metri era stato costruito all'estremità orientale della città, bloccando gli spazi presenti fra le case. All'interno poi delle mura vi era anche una fonte.
La città, oltre alle difese naturali che la rendevano di fatto imprendibile, era stata dotata da Giuseppe di una cinta di mura e rafforzata con gallerie e trincee. Gli abitanti, grazie alla posizione della città ed alla conformazione del luogo ove sorgeva, erano più sicuri di quelli di Iotapata, sebbene disponessero di un numero nettamente inferiore di armati. Grazie alla sua posizione, la città aveva dato rifugio a molti abitanti della zona ed aveva resistito, in precedenza, per sette mesi alle truppe inviate da Agrippa ad assediarla.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 1.2.
Vespasiano si mise, quindi, in marcia da Ammathus, dove era accampato, di fronte a Tiberiade, e giunse a Gamala. Non potendo disporre di un blocco totale intorno all'intera città, a causa della conformazione del terreno, pose dei posti di controllo nei luoghi strategici e occupò il monte sovrastante la città. Dopo che le legioni ebbero disposto e fortificato i loro accampamenti, Vespasiano dispose la costruzione di terrapieni alle spalle della città. Il terrapieno orientale, ove sorgeva la torre più alta della città, venne preso in consegna dalla legio XV Apollinaris, mentre la legio V Macedonica si occupava della parte al centro della città; inoltre la legio X Fretensis riempiva le trincee e i burroni.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 1.3. Intanto il re Agrippa tentò di intavolare una qualche trattativa per ottenere la resa della cittadina, ma venne ferito da un fromboliere al gomito destro. Il re fu subito portato in salvo, mentre i Romani, sdegnati per l'accaduto, iniziarono le operazioni d'assedio.
I Romani cominciarono ad innalzare in modo assai rapido i terrapieni, grazie al gran numero di armati disponibili ed alla loro perizia. Accostarono, subito dopo, le macchine d'assedio. All'interno della città i due comandanti, Carete e Giuseppe, disposero i loro uomini pronti al combattimento, sebbene fossero impauriti, ritenendo di non essere in grado di resistere a lungo alla forza devastante della macchina da guerra romana, anche a causa dell'insufficienza dell'acqua e delle altre provviste.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 1.4. Inizialmente riuscirono a respingere gli assalti romani, ma quando cominciarono ad essere colpiti da catapulte e baliste, si ritirarono all'interno della città. A questo punto i Romani, avvicinati in tre differenti punti gli arieti, riuscirono ad abbattere le mura ed a riversarsi all'interno della città con grandi squilli di tromba, clangore d'armi ed alte urla. Essi piombarono sui difensori della città, i quali riuscirono a resistere alle prime ondate romane, impedendo loro di avanzare. Poi però, cedettero al nemico più numeroso che sbucava da ogni parte. Allora si ritirarono verso la parte alta della città, ma quando, mentre i nemici li incalzavano, si voltarono e cominciarono a sospingere i Romani verso il basso, riuscirono a spingerli in spazi angusti e ne fecero strage. I Romani, stretti tra i compagni più a valle ed il nemico che li continuava a pressare, cercarono un varco saltando sui tetti delle case cittadine che erano a livello delle strade, che non sopportando il loro peso, cominciarono a crollare una dietro l'altra, a catena.
I Romani furono così obbligati a ritirarsi sotto gli occhi vigili di Vespasiano, che si era portato in prima linea a fianco dei suoi uomini, incurante del pericolo.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 1.5. Durante questo scontro persero la vita moltissimi Romani, fra cui il decurione Ebuzio, uomo di grandissimo valore che si era distinto nel corso di numerose azioni militari precedenti. Giuseppe Flavio racconta di un episodio di valore che vide protagonista il centurione Gallo, il quale, ormai rimasto tagliato fuori dalle linee romane insieme a dieci uomini durante la confusione della mischia, ma nascostosi in una casa, sentendo i discorsi fatti dagli abitanti mentre cenavano riguardo ai piani stabiliti per l'attacco da condurre contro i Romani, durante la notte li sorprese, uccidendo più nemici possibile per poi far ritorno all'accampamento romano, come un eroe. E mentre queste cose accadevano a Gamala, Tito era stato inviato in precedenza da Gaio Licinio Muciano, governatore della Siria.
Vespasiano, vedendo che l'esercito era demoralizzato perché non era abituato alle sconfitte, oltre a vergognarsi per aver abbandonato il proprio comandante, da solo in mezzo ai pericoli, decise che era il caso di rianimarlo, evitando ogni genere di rimprovero, riguardo a quanto appena successo alla sua persona. Esortò tutti a sopportare una disfatta che riguardava tutti quanti, riflettendo sul fatto che mai si ottiene una vittoria senza perdite e su quanto sia incerta la fortuna. E così dopo tante vittorie conseguite contro i Giudei, poteva capitare una sconfitta. E se da un lato, troppi successi non dovevano generare facili entusiasmi ed esaltazioni, allo stesso modo sarebbe stato sbagliato abbattersi per una sola sconfitta. Vespasiano aggiunse:Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 1.6.