Per arte scitica s'intende l'espressione artistica dei popoli cumulativamente conosciuti come Sciti, cioè parlanti le lingue scitiche, costituita principalmente da oggetti decorativi, come gioielli, prodotti dalle tribù nomadi dell'area storica nota come Scizia, oggi divisa tra Asia centrale, parti dell'Europa orientale a est della Vistola e parti dell'Asia meridionale, con i margini orientali della regione solo vagamente definiti dagli Antichi Greci. L'identità dei popoli nomadi delle steppe è spesso incerta e il termine "scita" dovrebbe spesso essere preso in modo approssimativo. L'arte dei nomadi a est del territorio centrale degli Sciti mostra strette somiglianze e differenze e vengono spesso usati termini come "Mondo scito-siberiano". Altri popoli nomadi eurasiatici riconosciuti dagli scrittori antichi, in particolare Erodoto, includono i Massageti, i Sarmati e i Saci/Saka, questi ultimi di origine indo-iranica, mentre le antiche fonti cinesi parlano di Xiongnu o Hsiung-nu. Gli archeologi moderni riconoscono, tra l'altro, le culture di Pazyryk, Tagar e Aldy-Bel, con la più a est di tutte, la successiva cultura Ordos un po' a ovest di Pechino.... L'arte di questi popoli è conosciuta collettivamente come Arte delle steppe.
Nel caso degli Sciti, l'arte caratteristica fu prodotta in un periodo che va dal VII al III secolo a.C., dopodiché gli Sciti furono gradualmente spostati dalla maggior parte del loro territorio dai Sarmati e ricchi depositi tombali cessano tra le restanti popolazioni scite sul Mar Nero. Durante questo periodo molti Sciti divennero sedentari e coinvolti nel commercio con i popoli vicini come i Greci. Nel periodo precedente, l'arte scitica comprendeva figure animali stilizzate modellate molto vigorosamente, mostrate singolarmente o in combattimento, che ebbero un'influenza duratura e molto ampia su altre culture eurasiatiche fino alla Cina e ai Celti europei. Quando gli Sciti entrarono in contatto con i greci all'estremità occidentale della loro area, le loro opere d'arte influirono sull'arte greca e ne furono influenzate; anche molti pezzi sono stati realizzati da artigiani greci per i clienti sciti. Sebbene l'oreficeria fu un'importante manifestazione dell'arte greca antica, molto poco ne è sopravvissuto nel mondo greco e i reperti provenienti dalle sepolture scitiche rappresentano il più grande gruppo di pezzi oggi a nostra disposizione. La commistione delle due culture in termini di artisti, forme, stili e storia degli oggetti pone interrogativi complessi.. Molti storici dell'arte ritengono che gli stili greco e scita fossero troppo distanti perché le opere in uno stile ibrido potessero soddisfare pienamente le distinte utenze.. Anche altre influenze delle civiltà urbanizzate come quelle della Persia e della Cina e le culture montane del Caucaso hanno influenzato l'arte dei nomadi..
La Cultura di Pazyryk della Siberia, affine alla cultura scita, produsse un'arte simile ma ispirata da modelli cinesi laddove gli Sciti si contaminarono con Greci e Persiani. Negli ultimi anni, gli archeologi hanno trovato reperti preziosi in vari luoghi della zona.
L'arte scitica, in particolare l'oreficeria, è molto apprezzata nelle collezioni museali. Molti dei manufatti più preziosi si trovano nel Ermitage di San Pietroburgo. Più in generale, in tutto l'Occidente gli Sciti e la loro arte sono divenuti famosi grazie a una serie di mostre itineranti in prestito da musei ucraini e russi negli Anni '90 e 2000.
Contesto culturale Gli Sciti (; , anche ; persiano Saka) furono una popolazione nomade indoeuropea di ceppo iranico attestata nella steppa eurasiatica dal XIX secolo a.C. al IV secolo dell'Era cristiana. Gli antichi greci li consideravano mitologicamente figli di Eracle ed Echidna, o di Zeus e Boristene.
Le relazioni tra i popoli residenti in questa vastità di regioni non sono oggi chiare e il termine "Sciti" è stato utilizzato in senso a volte ampio a volte specialistico. Gli archeologi moderni parlano di "Sciti" quali esponenti della "Cultura scito-siberiana" senza implicazioni etnico-linguistiche,. tanto che il termine "scitico" finisce per "descrivere una fase di diffusione del nomadismo montato, caratterizzato dalla presenza di specifiche armi, finimenti e un'arte basata su placche metalliche zoomorfe". Il territorio più occidentale toccato dal fenomeno nell'Età del ferro è quello che gli antichi greci chiamarono "Scizia", circoscrivendo così l'uso del termine "Sciti" a identificativo di coloro che abitavano quell'area ove erano parlate le lingue scitiche.
Gli Sciti furono tra i primi a padroneggiare l'impiego bellico della cavalleria: allevavano mandrie di cavalli e armenti, vivevano in tende montate su carri e combattevano armati d'arco e frecce dalle loro selle.. Svilupparono una ricca cultura caratterizzata da opulente sepolture, raffinata metallurgia e un brillante stile artistico. Nel VIII secolo a.C. razziarono (pare) l'impero cinese della dinastia Zhou e, poco dopo, si spostarono a ovest, raggiungendo la steppa pontico-caspica dalla quale espulsero i Cimmeri. All'apice del loro potere, gli Sciti dominavano la totalità delle steppe eurasiatiche,.. dai Carpazi a ovest fino alla Cina centrale (Cultura di Ordos) e alla Siberia meridionale (Cultura di Tagar) a est,. creando quello che è stato definito il primo impero nomade dell'Asia centrale, sebbene si trattasse di una compagine che ben poco aveva di "statale"..
Secondo lo storico greco Erodoto, gli Sciti chiamavano sé stessi "Scoloti",. nome derivato da quello di uno dei loro re, tale Skules. Di conseguenza, gli Sciti chiamavano se stessi "Skula".. Erodoto sostiene inoltre che i Persiani chiamassero gli Sciti "Saka".. in Attraverso lo studio di nove iscrizioni persiane, Oswald Szemerényi ha riscontrato che in due di queste gli Sciti occidentali erano chiamati dai Persiani Sakā tyaiy paradraya e Saka paradraiya. in una, gli Sciti orientali sono chiamati Sakā haumavargā e tigraxaudā.. In un'altra iscrizione, è utilizzato il termine "Saka" sempre in riferimento agli Sciti orientali. oppure Sakaibiš.. Assiri ed Ebrei trassero il nome aškuza/iškuza tramite gli Sciti stessi dopo l'invasione del Medioriente, da cui deriverebbe il nome originario Skuza, pressoché identico al greco Σκὺθης, mutuato dal prototipo iraniano *Skuδa-, il cui significato originario non era "cacciatore di scalpi" o "pastore".. Questo nome si formò dalla radice *skeud-, "gettare, tirare", traslata anche nelle lingue germaniche (lingua inglese: shoot); il suo significato sarebbe pertanto "arciere", come del resto confermato dalle fonti storiche che fanno dell'abilità con l'arco un tratto fondamentale degli Sciti..
Caratteri generali L'arte scitica è, insieme a quella iberica e a quella celtica, una delle tre civiltà artistiche non classiche che si possono riconoscere nell'antica Europa continentale: l'arte iberica non superò mai lo stadio barbarico e, dopo aver assorbito elementi fenici e greci, si esaurì nell'arte provinciale di età romana non travalicando mai i confini ispanici; l'arte celtica ebbe invece da subito un'importanza storica europea, inserendosi poi nell'arte delle province romane e nella c.d. "arte barbarica" nordico-germanica, costituendo quindi il primo grande contributo barbarico all'arte europea; l'arte scitica ebbe invece un'enorme area di diffusione, toccando a oriente l'arte cinese e quella celtica ad occidente, giungendo, nell'Alto Medioevo, ad influire sull'arte nordico-germanica dell'Età delle migrazioni, i.e. la predetta "arte barbarica".
Merito degli Sciti fu l'elaborazione del c.d. "Stile animalistico" eurasiatico, una categoria artistico-storica a sé contro la quale la sola arte greca rimase impenetrabile, ma la loro arte fu sempre "periferica" rispetto all'Europa. La giusta comprensione dell'originalità e dell'alto valore estetico dell'arte scitica arrivò però non prima del XX secolo, essendo stata, sino ad allora, considerata come un ramo barbarico dell'arte del mondo antico, una misera imitazione di modelli stranieri..
L'arte degli Sciti era realistica e sinuosa.. Più che elaborare una vera e propria arte, realizzarono uno stile, appunto noto come stile animalistico.. Un'arte popolare, priva di opere monumentali ma capace di collegare l'Ucraina pre-slava al Mondo Antico, influenzando la crescita delle successive arti europee.. Si esprimeva principalmente in minuziose decorazioni di qualsiasi oggetto, anche di quelli d'uso più comune, con forme chiare e armoniche..Seppure differenziata da qualche localismo determinato dalle diverse posizioni geografiche che permettono di distinguere gli Sciti dell'area attorno al Mar Nero da quelli orientali l'arte scitica è sostanzialmente unitaria nei temi e nelle forme. Così, influenze cinesi contaminarono maggiormente gli artisti sciti a ridosso del territorio dell'Altaj, mentre Persiani e Greci dettero un impulso specifico agli Sciti delle steppe occidentali, senza però mai sfaldare l'unitarietà della cultura scita.. La permanenza secolare degli Sciti in Medioriente ne influenzò notevolmente l'arte che, contaminata dal gusto orientale, accomunò alla tipica impronta artistica nomade, fatta d'oggetti in osso, legno e corno, un largo uso di ricercati oggetti in oro, in cui spiccano mescolati elementi assiri, urartei, medi, babilonesi e proto-iranici.
Gli elementi caratteristici della produzione artistica degli Sciti sono prevalentemente soggetti animali, in particolare raffigurazioni che vanno dal c.d. "animale contorsionista", alle scene di caccia, a violenti scontri tra bestie reali o immaginarie, composte da parti di differenti animali, alla raffigurazione del c.d. "galoppo volante":. la rappresentazione della figura distesa, di profilo, dell'animale in movimento, oggi considerato dagli storici l'apice della sintesi artistica scita che cercava con una sola immagine di raffigurare diversi momenti del movimento.. Frequente è il symplegma (intreccio) tra gli animali. Non di rado le scene di movimento raffigurano scontri tra le più diverse tipologie di bestie, soprattutto nell'Altaj,. talvolta con una predilezione, da parte dell'artista, per il predatore che ha la meglio sulla preda. Pietro Citati sostenne la tesi che questi continui mescolamenti d'animali, spesso anche in un solo essere fantastico, sottendevano a una filosofia della metamorfosi propria della cultura scita.L'interpretazione riferita da riprende la tesi di . L'elaborazione di bestie immaginarie mediante la combinazione di più elementi animali testimonia, più che un horror vacui, l'intuizione della diversità e versatilità della natura, secondo un gusto forse di derivazione ittita,. sebbene le raffigurazioni animali avessero già avuto un proprio sviluppo nel Caucaso ancor prima che apparissero gli Sciti o si formasse un'unità artistico-culturale con l'Armenia, l'Anatolia, la Mesopotamia settentrionale e parte della Persia..
Tra i motivi singoli più caratteristici degli Sciti c'è senz'altro il cervo, antico elemento d'adorazione dei popoli siberiani ma probabilmente del tutto privo di significati religiosi per loro, sebbene sia possibile che fosse ritenuto animale psicopompo, come testimonierebbero le maschere cornute per cavallo ritrovate nelle sepolture di Pazyryk.. Viceversa, il cavallo non era tra gli animali più rappresentati, nonostante fosse un elemento fondamentale nella vita quotidiana di questi popoli nomadi..Altro elemento importante dell'arte scitica furono le corna, la cui funzione simbolica e rituale per diversi popoli preistorici è ben nota, soprattutto nell'area orientale della pianura eurasiatica. Tra gli Sciti mantennero tale significato simbolico e divennero uno stilema classico nella loro arte..