I grandi miti greci a fumetti è una collana di fumetti ideata da Luciano De Crescenzo uscita nel 1995, distribuita dagli editori De Agostini e Arnoldo Mondadori, composta da 24 piccoli libri, ciascuno dei quali contenente un mito e nella confezione una VHS con il commento di De Crescenzo. I disegni sono opera di autori della Scuola romana dei fumetti.
In ogni storia lo scrittore napoletano è intento a chiacchierare con degli interlocutori e da ciò scaturisce l'idea del mito che De Crescenzo vuole raccontare.
I volumi Il mito di Orfeo
Orfeo è un giovane e bel ragazzo che ha l'arte di incantare qualsiasi cosa, perfino senza vita come le pietre o le montagne, con la dolce musica della sua lira.Egli è famoso in tutta la Grecia e presto le pretendenti non tarderanno a farsi avanti per sposarlo. Ma Orfeo tra le tante fanciulle sceglie la soave e mite Euridice che però muore subito dopo le nozze a causa del morso velenoso di un serpente. L'anima della sventurata vola nell'Oltretomba, la casa dell'oscuro Ade e Orfeo è disperato. Tuttavia decide di scendere negli Inferi per riprendersi la sua amata sposa e con il suo canto riesce ad addolcire sia il nocchiero Caronte che il cane a tre teste Cerbero, il guardiano dell'inferno messo da Ade.
Quando Orfeo si presenta da Ade e la sposa Persefone, i due sovrani rimangono stupiti e abbagliati dalle doti del mortale e così il dio decide di premiare il cantore restituendogli l'anima della sposa a patto che questi le si rivolga solo dopo usciti dagli oscuri meandri dell'Oltretomba. Orfeo obbedisce e il fantasma di Euridice lo segue, ma la tentazione è troppo forte e lo sposo si gira per vedere un'ultima volta la sua cara amata. Senza più voglia di vivere Orfeo si aggira disperato per le vie della sua città, rifiutando la mano di qualunque ragazza, allora le donne infuriate decidono di tendergli un agguato e di ucciderlo, per poi decapitarlo.
Il mito di Narciso
Narciso è un giovane di straordinaria bellezza nato da una ninfa e dal fiume Cefiso. La madre, essendo ancora egli un infante, interrogò l'indovino Tiresia, chiedendogli quanto avrebbe vissuto il ragazzo e l'uomo ripose che sarebbe vissuto fino a quando non si sarebbe visto in volto. La ninfa fa di tutto per impedirlo, ma il ragazzo, essendo anche scorbutico e amante solo delle sue prodezze, un giorno si scontra prima con la dea Eco e poi si vede riflesso in uno specchio d'acqua. Subito Narciso s'innamora del suo ritratto alla follia. Essendo il suo amore condannato ed impossibile da realizzare, Narciso si trafigge disperato.
La favola di Amore e Psiche
La dea Venere scatena violenze su una città greca per la bellezza straordinaria di una fanciulla di nome Psiche. I cittadini allora decidono di sacrificarla per ingraziarsi la divinità ma di notte, mentre la ragazza aspetta la sua sorte piangente su un'altura, scende dal cielo il dio Amore (ovvero "Eros") per salvarla, innamorato della sua immacolata bellezza. Questi porta la ragazza nel suo splendido palazzo d'oro e passa intere notti d'amore intenso con Psiche, raccomandandole però di non guardarlo mai in faccia altrimenti lei sarebbe tornata alle sue misere condizioni.
Psiche promette ciò al suo amante, ma una sera, vinta dalla curiosità si avvicina con una candela al volto di Amore e inavvertitamente fa cadere una goccia di cera fusa sulla sua spalla. Il dio si sveglia e vola via per sempre. Psiche ora è veramente nei guai perché ritorna magicamente sulla Terra e per di più scopre che le sue sorelle stanno tramando contro di lei per andare a letto con Amore. Solo un aiuto divino può salvare Psiche e alla fine sarà proprio Venere, la dea che tanto voleva vederla morta, ad aiutarla, facendole superare quattro dure prove per riavere per sé il suo Amore.
Il Simposio
Nel volume appare Luciano De Crescenzo che si appresta a tornare nel suo appartamento. Nel salone quando egli entra in casa pare che ci sia stata un'orgia selvaggia e lo stesso De Crescenzo è alquanto stupito. Rovistando tra i rifiuti e le cianfrusaglie, lo scrittore scorge il Simposio di Platone sotto una scarpa rossa; così decide di raccontare brevemente il dialogo filosofico. Nel dialogo Socrate partecipa a un banchetto serale (appunto il simposio) condotto dal poeta Agatone. Gli invitati oltre al filosofo sono Fedro, Eurissimaco, Aristofane, Pausania, Aristodemo (che racconta poi la vicenda all'amico Apollodoro) e infine l'imbucato Alcibiade.
Nel simposio greco si osservavano severe regole: bisognava lavarsi le mani, mangiare in abbondanza, risciacquarsi le mani, bere a sazietà vino mischiato a miele e poi conversare con gli amici. Nella sala erano ammessi solo uomini (le donne dovevano dormire nel gineceo) che, se volevano, potevano giacere nel triclinio di un loro compagno. A quei tempi nel V secolo e nel IV secolo a.C. l'omosessualità in Grecia era tutt'altro che condannata, anzi era proprio ben accetta e ritenuta virtuosa; infatti veniva praticata da molti giovani. Una coppia omosessuale era composta da un erastes, cioè uno che ama, ovvero un adulto e di un eromenos, un giovanotto tra i tredici e i diciassette anni. Il rapporto amoroso tra i due serviva non per vivere nella lussuria e nel gozzoviglio, ma per scambiarsi reciprocamente puri sentimenti e sapienza, l'uno conoscendo a fondo l'altro.
Tornando al dialogo, Socrate giunge solo verso la fine del banchetto, dato che durante il viaggio si era fermato a meditare e gli amici, dopo aver mangiato e bevuto, decidono di parlare dell'Amore (Eros). Eurissimaco propone l'argomento e Fedro inizia a esprimere i suoi pareri. Per lui l'Amore è il più antico di tutti gli Dei, come dice Esiodo e che ogni cosa che è bella, ed è amata, equivale al bene. Il secondo a parlare è Pausania, egli afferma che esistono due tipi di Amore, collegati alla dea Afrodite. In base all'etica di comportamento di un amante e di un amato si stabilisce il genere di dea. Esiste Afrodite Urania, simbolo del sentimento, e Afrodite Pandemia, rappresentante della lussuria e dell'amore volgare. Il terzo a prendere la parola è Eurissimaco, perché Aristofane ha la tosse; secondo lui esistono vari tipi di amore, il più benefico e speciale è quello collegato alla medicina e alla salute, essendo Eurissimaco un medico.
Ma Aristofane lo interrompe per dire la sua: in un tempo remoto sulla terra esistevano esseri detti "Androgini" possedenti quattro braccia, quattro gambe, due teste, quattro occhi eccetera, molto superbi e sfrontati. Per questo Zeus li ha puniti dividendoli in due. Dalla spaccatura sono nati gli uomini e le donne e insieme a loro il desiderio d'amore di unirsi l'uno con l'altra. L'ultimo a parlare è Socrate: secondo lui Amore è il risultato dell'unione amorosa degli dei Espediente e Povertà, il primo furbo e imbroglione, l'altra misera e malconcia. Quindi Amore sarebbe un dio povero e imbroglione che andrebbe insidiando le menti dei giovani e delle ragazze e compiendo tutti i mali possibili.
Dopo una contestazione da parte degli invitati nella sala fa irruzione Alcibiade ubriaco chiedendo di unirsi al simposio. Questi si va a sedere nel triclinio di Agatone, frapponendosi fra lui e Socrate, il suo amante e si mette a discorrere con gli altri. Poi, provato dal desiderio di amore e rispetto per il compagno, comincia a esprimere i suoi pensieri riguardo al filosofo. Alcibiade si era innamorato di Socrate sin da quando lo aveva sentito usare per la prima volta la sua "dialettica" e ha tentato tutto pur di essere ricambiato da lui, riuscendoci alla fine, ma in parte.
Apollo e Dafne
La fidanzata di Apollo per eccellenza era Dafne, una ninfa che però non ricambiava il suo amore. Sebbene Apollo la inseguiva nei boschi manifestandole le intenzioni più miti e pacifiche, lei correva sempre invocando l'aiuto degli dei affinché la salvassero. Così accadde che Dafne fu tramutata in albero coi rami d'alloro: materiale col quale venivano incoronati i grandi poeti classici.
La creazione del mondo Per De Crescenzo nella mitologia greca ci sarebbero tre diverse fasi e storie sulla nascita degli Dei: Il mito pelasgico Il mito orfico Il mito olimpico
Il mito Pelasgico In principio nel mondo vi era il Caos, in seguito dal suo vortice è uscita la prima dea: Eurinome, bellissima nel fisico e grande danzatrice. Infatti ella, volteggiando sopra la superficie marina, creò un vortice: Borea che si trasformò poi in Ofione un serpente marino che possedette Eurinome, facendole partorire l'Uovo Universale dal quale nacquero la Terra, il Sole, la Luna e il cielo. Urano, padre di Crono e nonno di Zeus.
Il mito orfico Qui i padroni del mondo primordiale erano la Notte e le Ali Nere, genitori di Eros, uscito dall'Uovo Universale. Questi, rispetto al dolce fanciullo dio che conosciamo era orribile a vedersi: un essere umano con ali dorate e quattro teste. Una di bue, una di leone, una di serpente e l'ultima di caprone. Anche Eros amava le Ali Nere e con lei passò tante notti di amplessi amorosi, generando infine Urano che li spodestò.
Il mito olimpico
Dal Caos nacque la Madre Terra (Gea) che partorì Urano. Questi, sebbene suo figlio, l'amava alla follia e dalla loro unione sono nati i giganti Centimani, i Ciclopi e i Titani, tutti confinati appena nati da Urano nel Tartaro per paura di essere deposto. Tuttavia Gea per vendicarsi affidò all'ultimo nato: Crono il compito di togliere di mezzo il padre mediante l'evirazione. Dalle gocce di sangue nacquero le Erinni e il membro si tramutò nella dea Afrodite. Con il regno di Crono ci furono cinque età diverse, prima di arrivare a quella che noi oggi conosciamo: quella dell'uomo. Ci furono l'Età dell'Oro, l'Età dell'Argento, l'Età del Bronzo, l'Età degli Eroi e per ultima quella già citata.
La guerra dei Giganti
Crono è il padrone del Cielo e facendo l'amore con la sposa Rea, dà alla luce gli dei più famosi: Zeus, Demetra, Ade, Era (futura moglie di Zeus) e Poseidone. Ma il timore di essere deposto serpeggiava anche nell'animo di Crono che se li mangiò tutti appena nati, tranne Zeus, nascosto dalla madre con una pietra. Divenuto grande e capace di combattere, il dio giunse sull'Olimpo costringendo il padre a vomitare fuori tutti i suoi fratelli e sorelle, per poi mandarlo in esilio. Ciò scatena una tremenda battaglia tra gli dei (e i loro figli tra i quali Apollo ed Eracle) contro i giganti Centimani e i Titani, usciti fuori dal Tartaro. I vari scontri sono cruentissimi e vinti tutti da Zeus e la sua schiera.
Rimane solo un ultimo mostro da sconfiggere: Tifone. Questi è il frutto degli abominevoli pensieri di Gea la quale lo ha concepito proprio dalla sua testa, (come Zeus con la figlia Atena) creandolo grande quanto la Terra con draghi e serpenti fuoriuscenti dal suo corpo. All'inizio della battaglia Zeus ha a peggio e viene privato dei tendini delle braccia e della gambe, quindi rinchiuso in una torre. Tuttavia dopo molti anni un eroe di nome Cadmo giunge da quelle parti e pensa di salvare il Padre degli Dei con la sua arte della musica, facendo addormentare Tifone, per poi rubargli i tendini nascosti. Allora Zeus, appena riacquistate le forze riempie il mostro di fulmini, terremoti, temporali e saette, facendogli precipitare addosso un enorme masso che poi si trasformerà nel Monte Etna.
Gli Dei dell'Olimpo
Nel volume De Crescenzo analizza l'aspetto, il carattere, i pregi e i difetti dei dodici principali dei dell'Olimpo. Questi sono Zeus, Era, Apollo, Atena, Ade, Poseidone, Efesto, Dioniso, Afrodite, Ermes, Demetra e Ares.
Efesto