Litt è noto specialmente per aver sviluppato a partire dal suo confronto con le teorie di Wilhelm Dilthey, Georg Simmel ed Ernst Cassirer un approccio autonomo alla filosofia della cultura e all'antropologia filosofica, giungendo ad una visione dialettica del rapporto tra individuo e società, uomo e mondo, ragione e vita. Al tempo stesso ha applicato tale concezione in pedagogia sostenendone la corrente umanistica o, più esattamente, scientifico-spirituale, derivante a sua volta dalla pedagogia riformata degli inizi del XX sec.
Dopo Litt, tramite il suo allievo Wolfgang Klafki, la pedagogia scientifico-spirituale avrà ancora un ruolo nella discussione relativa alla riforma dell'istruzione svoltasi a cavallo degli anni '60. In politica Litt sostenne la Repubblica di Weimar e, come Rettore dell'Università di Lipsia, si oppose al Nazionalsocialismo, ragion per cui fu allontanato dall'insegnamento e nel 1937 posto in pensione anticipata. Nonostante ciò egli continuò a pubblicare studi critici contrari all'ideologia dominante. Dopo la guerra, nonostante il suo convinto antinazismo, si oppose anche all'ideologia comunista e stalinista sostenuta dalla SED (il Partito Socialista Unificato di Germania al potere nella Repubblica Democratica Tedesca), allontanandosi definitivamente da Lipsia e trasferendosi a Bonn, dove fondò l'Istituto per le Scienze Pedagogiche.
Vita Figlio di un insegnante liceale, Ferdinand, e pronipote del regista teatrale ed attore Hermann Litt, tra il 1890 ed il 1898 frequenta il Liceo classico di Düsseldorf, proseguendo quindi gli studi all'Università di Bonn in didattica della storia, della filosofia e della filologia classica nei Licei (Lehramtsstudium); per un semestre si reca anche a Berlino. È membro a Bonn dell'Associazione coreutica Makaria, a Berlino delle società corali (Liedertafel) comprese nella Confederazione coreutica di Sondershausen (Sondershäuser Verband)Come risulta dall'iscrizione nel registro degli 'Anziani' dell'associazione: Verband Alter SVer: Anschriftenbuch. Mitgliederverzeichnis sämtlicher Alten Herren, Frankenthal 1953, p. 69.. Nel 1904 ottiene il dottorato di ricerca in filologia classica con una dissertazione scritta in latino, dedicandosi quindi all'insegnamento della storia e delle lettere classiche nei Licei, dapprima a Bonn ed in seguito al ‘Friedrich-Wilhelm-Gymnasium‘ a Colonia. Dopo quattro anni d'insegnamento lavora per un semestre come dirigente al Ministero della Cultura prussiano.
Litt inizia a dedicarsi a tempo pieno a temi filosofici e pedagogici in seguito al trauma della Grande Guerra. Già nel 1919 gli è assegnato un incarico all'Università di Bonn come professore straordinario di pedagogia. Nella sua prima opera di rilievo, Individuum und Gemeinschaft (Individuo e comunità) espone un primo abbozzo della sua filosofia della società e della cultura, divenendo in seguito membro della cosiddetta scuola di Lipsia per la filosofia sociale, assieme ad Ernst Troeltsch, Ernst Cassirer e Georg Simmel, ma anche a Hans Freyer, Hans Driesch, Arnold Gehlen, e Helmut Schelsky. Nel 1920 succede ad Eduard Spranger (nel frattempo trasferitosi a Berlino) alla cattedra di filosofia e pedagogia presso l'Università di Lipsia, dove continuerà ad insegnare fino al 1937, divenendone anche Rettore tra il 1931 ed il 1932.
Nell'opera del 1927, Führen oder Wachsenlassen (Dirigere o lasciar crescere), precisa le sue posizioni in ambito pedagogico: la sua opposizione ad ideologie irrazionali, organicistiche e autoritarie, nonché il suo richiamo ad una maggiore attenzione verso le esigenze formative dell'adolescente e ad una più aperta concezione pedagogica, lo conducono a opporsi subito al crescente movimento nazista. Nel discorso d'inaugurazione del suo Rettorato, tenuto a Lipsia nel 1931, si pronuncia a favore di un'Università libera e indipendente dalle intromissioni della politica.
La dittatura nazista segna per Litt la conclusione del suo primo periodo creativo (dal 1919 al 1937), non però la fine della sua opposizione al regime, che a sua volta lo sottopone a numerose vessazioni. Nell'ottobre del 1932 Litt promuove con altri professori universitari una dichiarazione congiunta di condanna al movimento nazionalsocialistaHeide Bremer, Theodor Litts Haltung zum Nationalsozialismus. Unter besonderer Berücksichtigung seiner Vorlesung von 1933 bis 1937, Bad Heilbrunn 2005, p. 76., benché sia in seguito citato tra i firmatari della dichiarazione d'appoggio «ad Adolf Hitler e allo Stato nazionalsocialista», presentata dai professori universitari tedeschi l'11 novembre 1933 (Bekenntniss der Professoren an den deutschen Universitäten und Hochschulen zu Adolf Hitler und dem nationalsozialistischen Staat)Ernst Klee, Das Personenlexikon zum Dritten Reich. Wer war was vor und nach 1945, seconda ed. aggiornata, Fischer, Frankfurt am Main 2005, ISBN 978-3-596-16048-8, p. 375. – Tale presunta dichiarazione di appoggio si lascia d'altra parte difficilmente conciliare con le seguenti affermazioni di Litt: «Rispondendo ad una richiesta indirizzatagli da un circolo di allievi, che gli chiedevano se non avesse sottovalutato nella sua filosofia i contenuti etnico-nazionali (völkisch) ed il significato della componente biologica nella cultura, Litt aggiunse una nota personale affermando: "[...] allora dovrei anch'io pormi sotto la croce uncinata, dovrei dunque anch'io stirare la destra in aria e spergiurando ed implorando gridare: 'cari amici, anch'io sono con voi, anch'io sono nazionale'? ma nessuno vede quanto disonore si cela dietro a questi gesti? nessuno comprende come si pretenda da me qualcosa di eticamente inconcepibile? e che cosa si pretende? si pretende incondizionata sottomissione al programma di partito: a tutti i punti del programma! Questo per me è impossibile, non posso semplicemente farlo!" [...].» (citaz. tratta da: Peter Gutjahr-Löser, "Ist Theodor Litt im November 1933 zu Hakenkreuze gekrochen?", in «Theodor-Litt-Jahrbuch», 7, 2010, p. 256).. In ogni caso, a causa delle sempre più numerose manifestazioni di studenti ed attivisti nazisti contrari alle sue lezioni, si giunge persino alla chiusura temporanea dell'Università di Lipsia nel 1934. Nel 1936 deve anche interrompere un ciclo di conferenze a Vienna a causa del divieto d'insegnamento inflittogli in quell'anno dalle autorità naziste. Tornato a Lipsia richiede il pensionamento anticipato, che gli viene accordato l'anno seguente.
Nonostante il clima intimidatorio, Litt non teme di dare alle stampe nel 1938 un piccolo volume, Der deutsche Geist und das Christentum (‘Lo spirito tedesco ed il cristianesimo’), in cui attacca le tesi antisemite e anticristiane contenute nell'opera di Alfred Rosenberg, ideologo del regime, Der Mythus des 20. Jahrhunderts ('Il mito del XX secolo'). Il volumetto di Litt acquista immediata e ampia risonanza in molti circoli cristiani, e la prima edizione è presto esaurita. Litt tuttavia è sorpreso dalla presa di distanza di molti suoi ex colleghi, ed in primo luogo di Eduard Spranger e Wilhelm Flitner che, per non rischiare di perdere la cattedra, giungono a rinnegare le posizioni che fino a poco tempo prima avevano condiviso con Litt. L'unico che non gli fa mancare il suo appoggio, venendo per questo anch'egli allontanato dall'insegnamento nel 1937, è Herman Nohl. Nel 1944, dopo la sua espulsione dall'Accademia di Sassonia, Litt si ritira del tutto a vita privata.
La seconda fase creativa di Litt inizia subito dopo la fine della guerra, nel 1945. Su consiglio di Ernst Cassirer gli viene affidato il progetto di riforma statutaria dell'università di Lipsia; tuttavia, dopo una conferenza sul Significato della teoria pedagogica per la formazione professionale dell'insegnante (Die Bedeutung der pädagogischen Theorie für die Ausbildung des Lehrers), tenuta nel 1946 nella zona di Berlino occupata dai Russi, entra in conflitto con il Partito Socialista Unificato di Germania (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands, SED), la forza politica egemone della futura DDR. Questo lo spinge a trasferirsi a Bonn, dove accetta la cattedra di filosofia e pedagogia all'Università. A Bonn, Litt fonda e dirige fino alla morte il locale Istituto per le Scienze Pedagogiche (Institut für Erziehungswissenschaften). Le sue numerose lezioni e conferenze hanno ben presto grande risonanza, come le sue opere. Tra le altre si ricordano: ‘L'autocritica nella civiltà moderna' (Die Selbstkritik in der modernen Kultur), ‘Etica e pedagogia politica (Politische Ethik und Pädagogik), L'autoeducazione politica del popolo tedesco' (Die politische Selbsterziehung des deutschen Volkes), quest'ultima apparsa in occasione dell'inizio delle pubblicazioni del ‘Centro federale per la formazione politica’ (Bundeszentrale für die politische Bildung). Nel 1962 appare l'ultimo scritto di Litt, Freiheit und Lebensordnung (Libertà e ordine vitale), in cui torna nuovamente ad occuparsi delle forme di potere totalitarie e delle loro teorie politiche.
Muore il 16 luglio 1962 a Bonn.
Posizione filosofica La dialettica come modalità di pensiero Il pensiero filosofico di Litt è profondamente segnato dal confronto con il pensiero e le opere di Immanuel Kant e Johann Gottfried von Herder, da una parte, e con il sistema hegeliano, dall'altra. Alla pari di Eduard Spranger, Herman Nohl, Wilhelm Flitner e Erich Weniger, Litt è annoverato tra i sostenitori della pedagogia scientifico-spirituale (geisteswissenschaftliche Pädagogik). Egli stesso designò la sua posizione come "pedagogia culturale" (Kulturpädagogik), riallacciandosi alle posizioni di Ernst Troeltsch, il quale, da una concezione complessiva, impregnata di elementi storicistici, dell'ambito culturale, aveva creduto di poter delineare i fini della pedagogia a partire dallo sviluppo dialettico della tradizione culturale ("spirituale"), in un'opera continua di livellamento e superamento di contraddizioni e conflitti d'interesse e per il potere. Se alla formazione della visione del mondo di Litt non furono estranee le sollecitazioni derivanti dalla lettura degli scritti di Georg Simmel, Wilhelm Dilthey ed Edmund Husserl, fu però il libro di Jonas Cohn, Theorie der Dialektik (Teoria della dialettica), a spingerlo ad analizzare le problematiche pedagogiche con metodo dialettico. Per Litt tuttavia la dialettica non s'identifica in un mero esercizio elenctico di tesi tra loro contrapposte, ma in una più essenziale antinomia tra individuo e comunità, vita e ragione, tra spirito soggettivo, inteso come persona, e spirito oggettivo come formazione spirituale oggettivante.
Mediante il suo pensiero dialettico Litt mirò a superare le visioni monodimensionali dell'esistenza, nonché il loro credito "scientifico" e, in un contesto più generale, onnicomprensivo. Il risultato fu l'elaborazione di una filosofia della cultura improntata ad una più ampia visione del rapporto tra vita e conoscenza (Individuum und Gemeinschaft, Individuo e comunità è del 1919), che a sua volta costituì la base per lo sviluppo di un più vasto studio di antropologia filosofica (Mensch und Welt, Uomo e mondo). Egli cercò in questo modo, mediante la visione d'assieme delle idee chiave, di ricomporre in totalità ordinata il conflitto fondamentale tra conoscenza e vita. All'approccio didattico di Litt si riallacciarono tutti coloro che vollero sostenere il ruolo chiave della formazione umanistica ("scientifico-spirituale") anche dinanzi allo sviluppo della tecnica, delle scienze naturali e del mondo del lavoro: ad esso si rifecero in particolare la scienza pedagogica ‘liberopensante’ (freidenkend) di Wolfgang Klafki, e le linee guida della riforma dell'istruzione in Germania negli anni '60 (Accordo di Amburgo del 1964). Anche la teoria sociologica di Talcott Parson è stata influenzata dal pensiero pedagogico di LittK.Wuchterl, Bausteine zu einer Geschichte der Philosophie des 20. Jahrhunderts, Bern et al. 1995, pp. 253 sgg..
La storia come situazione culturale complessiva