Biografia Le notizie sulla vita dell’artista sono scarse e ricavate da documentazione notarile e parrocchiale. Figlio di magistro Nicolò da Pordenone, apparteneva a una famiglia di artigiani calderai, da cui il soprannome Calderari. Ebbe due figlie, Elisabetta ed Eleonora (detta anche Dionora), documentate nella parrocchia pordenonese di San Marco nella seconda metà del XVI secolo.
Sulla base delle date di matrimonio delle figlie (avanti il 1566 per Elisabetta e 1569 per Dionora), oltre che da considerazioni legate alla cronologia delle opere a lui assegnate (v. infra), la nascita dell’artista va collocata più verosimilmente negli anni 1510–1515, posticipando la data proposta dalla storiografia più antica, che lo voleva nato «alla fine del Quattrocento o entro il 1500».E. Francescutti, Zaffoni Giovanni Maria detto il Calderari, in Nuovo Liruti. Dizionario biografico dei friulani, Udine, Forum, 2009, pp. 2613–2615; E. Marin, Il pittore e il prete. Note d’archivio sugli affreschi del Calderari conservati nell’antica pieve di Montereale, in Montreâl. C Congrès, Udine, Società Filologica Friulana, 2023, p. 356.
La data di morte, tradizionalmente collocata poco dopo il 1563, è stata precisata grazie alla scoperta di un documento dell’Archivio Storico Diocesano di Concordia-Pordenone (27 febbraio 1558), che definisce le figlie «heredes quondam magistri Ioannis Marie Zaffoni pictoris». L’ultimo pagamento noto a suo nome risale al 17 marzo 1557: lo Zaffoni morì quindi tra queste due date.Marin 2023, pp. 355–365.
Formazione e stile Non esistono dati documentari sulla sua formazione, ma la critica riconosce la sua appartenenza alla scuola di Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone e all’ambiente della destra Tagliamento. È probabile un legame con la bottega di Pomponio Amalteo, di cui recepisce impianti e soluzioni compositive.
Le sue opere si distinguono per: composizioni dense e animate, talora impostate secondo un gusto di horror vacui; accentuata monumentalità delle figure; utilizzo di architetture rinascimentali a forte impatto scenografico; vivacità narrativa e attenzione ai dettagli minuti.
Opere Il catalogo delle opere oggi attribuito con sicurezza allo Zaffoni copre un arco temporale ristretto, dal 1540 circa al 1557.
1540–1545: affreschi nella chiesa della Santissima Trinità (con esclusione delle cappelle laterali) raffiguranti Storie del Vecchio testamento e Annunciazione, Pordenone. 1547: Istituzione dell’Eucarestia, pala d'altare già nel duomo di Pordenone, oggi nel Museo diocesano. 1554–1557: affreschi della Cappella Mantica con Storie della Vergine, duomo di San Marco a Pordenone. 1556 circa: Sant'Eligio patrono dei maniscalchi, pala d'altare già nella chiesa di S. Antonio da Padova di Pordenone (distrutta) ora in collezione privata. 1557 circa: ciclo con Storie di Maria e vari santi e sante nella pieve di Santa Maria (oggi San Rocco al cimitero), Montereale Valcellina. 1557 circa: Assunzione di Maria, pala già sull’altare maggiore ed ora in controfacciata nella stessa pieve. Tra le altre opere attribuite si segnala l’affresco esterno della lunetta dell’ingresso della ex chiesa di S. Francesco di Pordenone con la Sacra Famiglia e san Francesco.
La controversia con la comunità di Montereale Il 27 febbraio 1558 le figlie del pittore citarono i camerari della pieve di Montereale per ottenere 100 ducati, residuo del pagamento dovuto per la pictura et adaptione chori e per parte della pala. La disputa si protrasse fino al 1570, quando Pomponio Amalteo fu incaricato come arbitro e stimò il valore complessivo dei lavori in 186 ducati.
Figura centrale nella realizzazione del ciclo di Montereale fu il pievano pre’ Giovanni Leonardo Losco (Grizzo 1514 circa - Valvasone 1587), rettore della pieve tra il 1550 e il 1561. Grazie al rinvenimento di documenti d’archivio è oggi possibile identificarlo con certezza nel sacerdote raffigurato a mezza figura sotto la scena dello Sposalizio della Vergine. La sua presenza nel ciclo, insieme al ruolo avuto nella gestione economica della commessa e nel successivo contenzioso con gli eredi del pittore, indica un probabile coinvolgimento diretto anche nella definizione del programma iconografico. Il Losco, sacerdote di buona formazione e figura di rilievo nella comunità locale, fu verosimilmente tra i promotori dell’intervento pittorico, che seguì da vicino fino alla morte dello Zaffoni nel 1557–1558. Anche dopo la sua partenza per Valvasone (1561), egli rappresentò inoltre gli interessi della pieve nella lunga vertenza che oppose gli eredi del pittore ai camerari della chiesa.Marin 2023, pp. 359–361.
Fortuna critica La figura dello Zaffoni è stata a lungo oscurata dalla forte personalità del Pordenone. Una prima rivalutazione si deve a Italo Furlan, cui seguirono gli studi di Paolo Goi ed Anna Romano.
Con la voce di Elisabetta Francescutti nel Dizionario biografico dei friulani. Nuovo Liruti (2009) il catalogo dell’artista è stato ridefinito e depurato da numerose attribuzioni incerte.
Le ricerche archivistiche più recenti, condotte da Eugenio Marin (2023), hanno modificato in maniera sostanziale il quadro biografico e cronologico: retrodatazione della morte (1557–1558); anticipazione dell’intero ciclo di Montereale al 1557; identificazione sicura del pievano raffigurato nell’affresco (pre’ Giovanni Leonardo Losco).
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Note
Bibliografia E. Francescutti, Zaffoni Giovanni Maria detto il Calderari, in Nuovo Liruti. Dizionario biografico dei friulani, Udine, Forum, 2009, pp. 2613–2615. E. Marin, Il pittore e il prete. Note d’archivio sugli affreschi del Calderari conservati nell’antica pieve di Montereale, in Montreâl. C Congrès, Udine, Società Filologica Friulana, 2023, pp. 355–365. A. Romano, Giovanni Maria Zaffoni detto il Calderari, Pordenone, Euro 92, 2012. P. Goi, Antica Pieve di Montereale, Montereale Valcellina, 2002. I. Furlan, Il Calderari nel quarto centenario della morte, «Il Noncello», 1963. V. Joppi, Contributo quarto ed ultimo alla storia dell’arte del Friuli…, Venezia, 1894.
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