La storia del giornalismo italiano assume un ruolo importante nella storia del giornalismo e in quella d'Italia.

Il primo sviluppo dei fogli d'informazione fra '500 e '600

In tutti gli stati italiani, l'esercizio della stampa non era libero. Lo Stato imponeva un controllo attraverso la limitazione dell'autorizzazione a stampare. Infatti il sovrano decideva, a suo piacimento, quale tipografia poteva stampare un'opera. Tale specifica licenza era chiamata “privilegio di stampa”Giuliano Vigini, Glossario di biblioteconomia e scienza dell'informazione, Milano 1985, pag. 83.. Ogni opera nuova, inoltre, doveva essere vagliata prima della pubblicazione. Era quindi impossibile stampare notizie in proprio, sia le buone nuove, sia le notizie che mettessero in cattiva luce il sovrano.

Per aggirare il regime autorizzatorio nacque il costume di scrivere fogli avvisi manoscritti non firmati. Si trattava di fogli d'informazione sotto forma di lettere. Le prime città in cui apparvero gli Avvisi furono Roma e Venezia. Erano composti generalmente da quattro fogli non rilegati, scritti sia sul recto che sul verso. I fogli avvisi romani diffondevano le informazioni che da ogni parte del mondo giungevano nel principale centro della cristianità; inoltre riportavano le notizie più aggiornate dal Centro Italia e dal Mezzogiorno; sui fogli avvisi veneziani si pubblicavano abbondanti notizie dai principati tedeschi (Venezia era la città italiana che aveva più relazioni con i Paesi di lingua tedesca e slava) e dai Paesi levantini.

L'esempio di Roma e di Venezia si propagò rapidamente nelle altre principali città d'Italia, specialmente a Genova e a Milano. Genova era una capitale commerciale e, alla fine del Cinquecento, gli avvisi erano dei tipici fogli commerciali: contenevano gli orari degli arrivi e delle partenze delle navi, notizie sul traffico ed i prezzi delle merci. Non mancavano di riferire le mosse dei pirati barbareschi che dalle loro basi di Algeri e Tunisi attaccavano le coste dell'Italia e di altri Paesi. Gli avvisi milanesi riferivano soprattutto dei fatti della corte di Spagna in Lombardia (Milano fu un possedimento spagnolo dal 1559 al 1706), nonché della vicina Svizzera e delle Fiandre.

In tutte le città italiane gli Avvisi si diffusero con grande velocità. I fogli, quasi tutti a periodicità settimanale, si spedivano di sabato, giorno in cui i corrieri postali partivano da Roma, Venezia, Genova e Milano. Venivano spesso allegati ai dispacci diplomatici o ai carteggi privati. Le vendite consentirono ai loro anonimi estensori di realizzare buoni guadagniAndrew Pettegree, L'invenzione delle notizie. Come il mondo arrivò a conoscersi, 2015, traduzione di Luigi Giacone, Giulio Einaudi, Torino, ISBN 978 88 06 22349 6. Nella Repubblica di Venezia i fogli avvisi erano venduti a 2 soldi. Dal momento che la moneta veneta da due soldi si chiamava gaxeta, i fogli avvisi assunsero il nome di tale moneta, italianizzato poi in gazzetta.

XVII secolo Venezia era la città italiana che registrava la più ampia produzione di fogli di notizie, diffusi via posta in molte altre città italiane ed europee. Su di essi sorvegliava con attenzione il governo della Repubblica, che lasciava comunque una certa libertà d'espressione.

Verso la metà del secolo le autorità pubbliche decisero di autorizzare l'uscita di fogli di notizie (o gazzette) a stampa. Nacquero così i primi periodici distribuiti a cadenze regolari. Si trattava di pubblicazioni per lo più di piccolo formato, a due o quattro pagine, che uscivano una o due volte al mese. Il più antico nacque in Toscana: nel 1636 il Granduca Ferdinando II concesse a Lorenzo Landi e Amatore Massi il privilegio di stampare una gazzetta a Firenze. Seguì Milano l'anno seguente. Il foglio di notizie milanese visse più di cent'anni (1637-1740)Diciannove sono consultabili online.. Ma non si tratta del più longevo di tutti quelli nati nel Seicento. Nella vicina Mantova nacque una gazzetta 1664, che viene tuttora pubblicata: è il periodico più longevo del mondo tra quelli attualmente in pubblicazione.

A Napoli, a quel tempo la più popolosa città italiana, il primo privilegio di stampa fu concesso il 28 maggio 1642 Di tale gazzetta non rimangono esemplari. Successivamente il privilegio statale fu concesso nel 1674 a Ludovico Cavallo. Nel decennio successivo la redazione era affidata a Domenico Antonio Parrino, mentre la stampa rimase stabilmente nelle mani della tipografia Cavallo. In seguito si avvicendarono diversi stampatori, tra cui Francesco Ricciardo nel 1735. La famiglia Flauto acquistò il privilegio nel 1755 e lo mantenne per vent’anni Di tale gazzetta sono consultabili online alcuni numeri del 1767..

Il primo giornale apparso a Torino fu I successi del mondo (1645-1669)I successi nel senso di "i fatti accaduti".. Voluto da Cristina di BorboneFu consorte di Vittorio Amedeo I di Savoia., il giornale fu fondato dall'abate Pierantonio Soncini o SociniDal 1658 lo continuò Carlo Gianelli. Due numeri del 1662 sono consultabili online.. A Genova la prima gazzetta apparve nel 1639. Il compilatore fu Michele Castelli. Nel 1642 le gazzette a stampa genovesi erano già due: alla prima, che aveva avuto il privilegio di stampa in quanto filo-spagnola, se ne aggiunse una seconda filo-francese. Entrambe portavano il nome di Genova sulla testataRoberto Beccaria, Giornali e periodici nella Repubblica Aristocratica, in D. Puncuh (a cura di), Storia della cultura ligure, Genova, 2005 pp.454-455. La prima fu soppressa nel 1646 a causa di un mutamento di alleanze della Repubblica, che si allontanò dalla Spagna. In quell'anno il direttore della gazzetta filo-francese, Luca Assarino, decise di dare un nome al proprio giornale, che fu ribattezzato «Il Sincero»Nel significato di “colui che diffonde notizie vere”.. Fu uno dei primi giornali in Italia a portare un titolo specificoIl primato assoluto della titolazione di una gazzetta spetta ai «Raguagli di Venetia », stampati sempre a Genova dal 7 gennaio 1645.. A Venezia si continuò a redigere gazzette manoscritte.

A Modena i primi avvisi a stampa apparvero nel 1643, per fornire informazioni sulla guerra della coalizione cui aderì Francesco I d'Este volta ad impedire l'occupazione del Ducato di Castro da parte dello Stato Pontificio. Nel 1650, durante la guerra in Lombardia, il duca concesse la facoltà di stampare Avvisi. Ma dopo la fine del conflitto il permesso fu revocato. La prima vera gazzetta apparve nel 1658, ma nello stesso anno Francesco I morì e non fu più continuata. Modena rimase pochi anni senza un proprio foglio di notizie. Infatti lo stampatore Demetrio Degni diede vita dal 1677 al 1700 a una gazzetta settimanale di quattro pagine (formato 22,5 x 14 cm), redatta da egli stessoGiancarlo Roversi (a cura di), Storia del giornalismo in Emilia-Romagna e a Pesaro, Grafis Edizioni, Casalecchio di Reno (BO), 1992, pp. 263-268. Quattro numeri sono consultabili online.. Nello Stato Pontificio nacquero la Gazzetta pubblica nel 1640Fu stampata da Gioacchino Bellini fino al 1648, anno in cui morì. Fu continuata per un anno dal fratello Giovanni. Dal 1649 fu stampata da Camillo Rosaleoni. e una gazzetta a Bologna nel 1642, poi Gazzetta di Bologna (1643-1787). Seguirono altre città: Rimini (1660), Macerata (1667), Ancona (1668), Foligno (1680), Todi (1684), Senigallia (1687) e Ferrara (1691).

Il formato tipico delle prime gazzette era di 21,5 cm di base per 32 cm di altezza (di poco maggiore rispetto al formato in ottavo usato per i libri); contenevano in media quattro pagine. La periodicità era settimanale, ma non esisteva una numerazione progressiva. Altre caratteristiche dei giornali dell'epoca erano l'assenza di una titolazione e la struttura a “raccoglitore” di semplici notizie. Gli articoli erano allineati uno sotto l'altro senza interlinee o spaziature tra le righe. La totale assenza di titoli e di rubriche conferivano un carattere di uniformità a tutte le pagine. Il prezzo di un foglio di notizie poteva variare da cinque a quindici soldi; quelli a stampa erano distribuiti a un prezzo inferiore rispetto a quelli manoscrittiMario Infelise, Prima dei giornali, Laterza, Roma-Bari, 2002, p. 101.. I giornali erano venduti nelle botteghe dei librai o da parte degli stampatori stessi. Gli acquirenti e i lettori delle gazzette erano soprattutto diplomatici, politici, funzionari, ecclesiastici e mercanti. Nella seconda metà del secolo apparvero i primi abbonamenti. Solo sul finire del Seicento i fogli di notizie divennero di 8 pagine e passarono da settimanali a bisettimanali.

La prima rivista culturale italiana fu il «Giornale de' Letterati» (il “letterato” all'epoca era lo studioso, il dotto), un trimestrale fondato a Roma nel 1668 dall'abate Francesco Nazzari, seguito nel 1671 da un'analoga pubblicazione a Venezia («Giornale veneto de' letterati», 1671-1690). I «Giornali de' letterati» si proponevano di orientare la cultura intellettuale recensendo le principali opere stampate in Italia. La formula del giornale per eruditi si diffuse anche a Parma, dove apparve nel 1686 il «Giornale de' Letterati», curato da padre Benedetto Bacchini. Chiuso nel 1690, rinacque a Modena, dove continuò fino al 1698. Fu fondato un «Giornale de' Letterati» anche a Ferrara (1688-89). Nel 1696 apparve a Venezia un nuovo periodico per eruditi, la «Galleria di Minerva» (1696-1717). Nello Stato pontificio troviamo a Forlì il «Genio de' letterati», fondato da Giuseppe Malatesta Garuffi nel 1705Giancarlo Roversi (a cura di), Storia del giornalismo in Emilia-Romagna e a Pesaro, Grafis Edizioni, Casalecchio di Reno (BO), 1992, pag. 229.. Nel 1710 nacque a Venezia il «Giornale de' letterati d'Italia». Tra tutti i periodici d'élite dell'epoca, divenne il modello da imitare e fu preso ad esempio da molte altre riviste.

XVIII secolo Nel XVIII secolo si cominciarono a stampare gazzette con periodicità fissa a Napoli, Bologna (fratelli Sassi, 1730), Foligno, Parma (Giuseppe Rosati) ed in altre città. Da questi periodici nacquero le Gazzette ufficiali dei diversi stati d'Italia. Le aree trainanti del giornalismo italiano furono la Repubblica di Venezia e la LombardiaEnrico Falqui, Giornalismo e letteratura, Mursia, Milano, 1969, p. 16.. Delle 803 pubblicazioni periodiche censite in Italia nel Settecento, tra giornali letterari e scientifici, gazzette e almanacchi, 240 - pari al 30% - uscivano nel territorio della Repubblica di Venezia, il 20% nel Ducato di Milano, 13% nello Stato Pontificio. Può essere utile fornire un quadro riassuntivo per ciascuno Stato della penisola.

Repubblica di Venezia Venezia, durante quasi tutto il XVIII secolo, fu il centro più attivo del giornalismo italiano. La Serenissima raggiunse un primato in tutti i tipi di periodici: dal letterario allo scientifico, dal foglio d'informazione a quello educativo-morale. Nel 1765 l'abate veneziano P. Chiari decise di fondare un giornale quotidiano, il Diario Veneto. Uscito il 1º gennaio 1765 in formato 25x19 cm, fu il primo quotidiano stampato a Venezia.Il quotidiano visse soltanto tre mesi. Le copie esistenti del Diario Veneto sono pochissime: manca perfino alla Biblioteca Marciana di Venezia.

Giornali fondati a Venezia dal 1710 al 1796