Lordinazione femminile all'ufficio ministeriale o sacerdotale è una pratica sempre più comune tra alcuni gruppi delle religioni maggiori del tempo presente, come lo era anche in diverse forme religiose del paganesimo dell'antichità, sebbene mai nelle religioni rifacentesi al monoteismo. In particolare l'episcopato femminile riguarda la possibilità di accesso (secondo le confessioni, per nomina o elezione) per le donne alla dignità di vescovo nelle religioni cristiane.

Esso rimane un argomento controverso in alcune confessioni cristiane dove l'imposizione dell'ordine sacro (il processo attraverso il quale una persona riceve la consacrazione ed è destinata direttamente da Dio all'amministrazione dei vari riti religiosi) è da quasi 2.000 anni, all'interno della civiltà occidentale, limitata solamente agli uomini.

In alcuni casi le donne sono state autorizzate a essere ordinate, ma non a tenere posizioni più alte all'interno della gerarchia ecclesiastica, come (fino al luglio del 2014) quella di vescovo della Chiesa d'Inghilterra. Laddove le legislazioni vietano la discriminazione sessuale nell'occupazione, vengono spesso fatte eccezioni per quanto riguarda il clero (ad esempio negli Stati Uniti d'America).

Il sacerdozio femminile viene ancor oggi tradizionalmente precluso sia dalla Chiesa cattolica romana sia dalla Chiesa ortodossa; mentre altre chiese cattoliche, indipendenti dal Vaticano, alcune chiese vetero cattoliche e alcune confessioni rifacentesi al protestantesimo hanno ammesso al rito dell'ordinazione sacerdotale le donne, con la conseguente possibilità della nomina o dell'elezione di donne come vescove. La possibilità di ordinare vescove donne è stato considerato come un "ostacolo" al dialogo nell'ecumenismo con la Chiesa di RomaGiacomo Galeazzi, Anglicani, l'«inevitabile approdo» all'episcopato rosa in Vatican Insider (lastampa.it) del 10 febbraio 2012 .

Antiche religioni pagane

Sumeri e Akkadi Tra i Sumeri e nell'impero di Akkad le donne potevano essere sacerdotesse di prima classe distinte da speciali abiti cerimoniali e mantenendo lo stesso status degli alti sacerdoti uomini; possedevano proprietà privata, potevano condurre affari e dare avvio alla cerimonia della ierogamia con i sacerdoti e i reSarah Dening (1996), The Mythology of Sex , Macmillan, . Ch.3.. Enḫeduanna (2285-2250 a.C.) fu una principessa akkadiana, la prima titolare a tutt'oggi conosciuta del titolo di sacerdotessa. Le "Ishtaritu" furono donne che occuparono della prostituzione sacra da svolgersi all'interno dei templi; specializzate nelle arti della danza, della musica e del canto servivano la Dea Ishtar. Puabi fu, oltre che una regina, anche una "Nin"-sacerdotessa akkadiana a Ur nel corso del XXVI secolo a.C. Nadītu servì come sacerdotessa nei templi di Inanna nell'antica città di Uruk; le sacerdotesse della dea venivano reclutate tra le famiglie più in vista del Paese e dovevano rimanere senza figli. Esse possedevano proprietà e potevano effettuare transazioni di beni. Nei testi epici sumeri, come Enmerkar e il signore di Aratta, le "Nu-Gin" erano sacerdotesse templari - e forse esperte in ostetricia - dedicate al servizio di Inanna, ma potrebbero essere anche un riferimento diretto alla dea stessaJeremy Black (1998), Reading Sumerian Poetry, Cambridge University Press, . pp 142. Reading Sumerian poetry (pg. 142). Le "Qadishtu", in lingua ebraica "Qedesha" (קדשה) o "Kedeshah" (derivante dalla radice Q-D-Š),Blue Letter Bible, Lexicon results for qĕdeshah (Strong's H2181) , incorporating Strong's Concordance (1890) and Gesenius's Lexicon (1857).Also transliterated qĕdeshah, qedeshah, qědēšā ,qedashah, kadeshah, kadesha, qedesha, kdesha. vengono menzionate nella Bibbia ebraica per il loro ruolo di sacre prostitute spesso associate alla dea Asherah.

Antico Egitto

Nella religione egizia la Divina Sposa di Amon era la sacerdotessa di più alto rango; questo titolo venne detenuto da una figlia del Sommo sacerdote del dio Amon, durante il regno del faraone donna Hatshepsut e mentre la capitale dell'antico Egitto si trovava a Tebe, intorno al 2160 a.C.

Più tardi quello di "Divina adoratrice di Amon" fu un titolo creato appositamente per la principale sacerdotessa di Amon. Durante il I millennio a.C., quando il titolare di quest'ufficio esercitava la più ampia influenza, la sua posizione era anche un'importante carica che facilitava il trasferimento del potere da un faraone all'altro; quando la principessa veniva "adottata" per occupare l'ufficio di titolare vacante. L'"Adoratrice Divina" governava su tutti i compiti i domini del tempio, venendo a controllare in tal modo una parte significativa dell'antica economia egizia. Antiche sacerdotesse egizie Neferhetepes - "Grande Sposa Reale" durante la IV dinastia egiziaDodson & Hilton, p.65; è la prima sacerdotessa attestata di Hathor. Karomama Meritmut - "Divina sposa di Amon" durante la XII dinastia. Neferura - figlia di Hatshepsut e di Thutmose II e "Grande Sposa di Amon"Tyldesley, Joyce. Chronicle of the Queens of Egypt. p.98 Thames & Hudson. 2006. . Hui - "Grande Sposa Reale" sotto il faraone Thutmose III (1479-1525 a.C.)Dodson & Hilton, p.138 Meritamen - figlia di Thutmose III e della sua Grande sposa reale Merira-HatshepsutDodson–Hilton, op.cit., pp.133-140. Iside - "Divine Sposa di Amon" (XX dinastia egizia). Gautseshen - profetessa di AmonDodson & Hilton, pp.200-201, 207-209 (XXI dinastia egizia). Maatkara Mutemhat - "Divina Sposa di Amon" durante la XXI dinastia HenuttawyDodson & Hilton, op. cit., pp. 205 - "Grande Sposa di Amon" durante la XXI dinastia. Henutmehyt - (1250 .C. circa). Tabekenamun - sacerdotessa di Hathor e di Neith a Dendera, figlia di uno dei faraoni di origine libicaR. Morkot: The Black Pharaohs, Egypt's Nubian Rulers, London 2000, pg 205 ISBN 0-948695-24-2.

Antica Grecia

Nella religione dell'antica Grecia alcuni importanti celebrazioni rituali, come le Tesmoforie, venivano guidate dalle donne; ma le sacerdotesse hanno svolto un ruolo significativo anche all'interno dei misteri eleusini. Le "Gerarai" erano sacerdotesse di Dioniso che presiedevano le feste e i vari rituali associati al dio. Un gruppo di sacerdotesse poteva anche mantenere il culto in un particolare luogo sacro, come accadeva con le Peleiadi (donne consacratesi a Zeus e alla Dea Madre Dione presso l'Oracolo di Dodona).

Le "Arrephoros" erano giovinette dai sette i dodici anni che facevano da accolito e lavoravano al servizio di Atena sull'Acropoli di Atene; venivano incaricate di condurre rituali specifici. Secondo quanto ne dice Pausania il Periegeta due Arrephoroi dovevano vivere per un anno sull'Acropoli e poi terminare il loro servizio con un rito misterico denominato Arreforie: portavano oggetti sconosciuti in una caverna sotterranea e li scambiavano con altri oggetti sconosciutiPausanias, 1.27.3..

In diversi siti le donne servivano come sacerdotesse l'Oracolo, il più famoso dei quali rimane quello di Delfi dedicato al dio Apollo. La sacerdotessa del tempio delfico era chiamata Pizia, accreditata in tutto il mondo greco-romano per le sue profezie le quali le davano un'importanza insolita in quella società dominata dal patriarcato. La "Sibilla Frigia" presiedeva un oracolo apollineo in Frigia.

Il discorso ispirato delle donne (per merito della divinità) veniva tuttavia interpretato da sacerdoti uomini. Una donna poteva essere una "mantica", portavoce umana della divinità attraverso la possessione, ma l'interpretazione profetica richiedeva conoscenze specialistiche le quali venivano considerate un processo razionale il quale era considerato adatto solo a un profeta uomo.

Antica Roma La parola della lingua latina sacerdos è grammaticalmente la stessa per entrambi i generi. Nella religione romana le sacerdotesse Vestali erano le responsabili della continuità sociale e della sicurezza statale dell'antica Roma, in quanto mantenevano vivo il fuoco sacro il quale non poteva mai spegnersi. Le Vestali erano un collegium di sei sacerdotesse devote alla Dea Vesta, la Signora del focolare (sia quello domestico della domus sia quello di Stato, al centro della religiosità comunitaria.

Libere dagli obblighi sociali di sposarsi e allevare figli le Vestali assumevano un voto di castità per potersi dedicare allo studio e a una corretta osservanza dei rituali statali, che rimanevano preclusi ai collegi sacerdotali maschili. Esse hanno mantenuto la loro autorità religiosa fino a quando l'imperatore romano cristiano Graziano (367-83) non fece confiscare tutti i loro beni; il suo successore Teodosio I poi fece chiudere definitivamente il tempio di Vesta.

I Romani avevano due tipi di figure sacerdotali ciascuna delle quali era tenuta congiuntamente da una coppia sposata, il rex sacrorum e la regina sacra e dal Flamine diale e dalla flaminica (altissima sacerdotessa di Giove); ciascuno aveva i suoi ruoli distinti e presiedeva ai sacrifici pubblici, la regina ogni primo giorno del mese (Calende) e la flaminica a ogni ciclo di "Nundinae" (l'equivalente romano di una settimana).

La natura altamente pubblica di questi sacrifici, come era il ruolo delle Vestali, indica che le attività religiose delle donne nell'antica Roma non venivano limitate esclusivamente alla sfera più eminentemente privata o domestica. Talmente essenziale era il completamento di genere per questi sacerdoti che, se la moglie moriva, il marito avrebbe dovuto rinunciare al proprio ufficio. Questo è vero per il flamine e con ogni probabilità anche per il rex.

Il titolo di sacerdos è stato spesso specificato in relazione a una divinità o a un tempio, come la sacerdotessa di Cerere, un ufficio mai detenuto dagli uomini. Le sacerdotesse hanno svolto un ruolo di primo piano all'interno dei santuari di Cerere e Proserpina, in tutti i territori che osservavano il cosiddetto "ritus graecus". Questa forma di culto si era diffusa a partire dalla Sicilia sotto l'influenza dell'antica Grecia; il culto aventino di Cerere a Roma era guidato invece da sacerdotiSpaeth, The Roman Goddess Ceres, pp. 4-5, 9, 20 (historical overview and Aventine priesthoods), 84 - 89 (functions of plebeian aediles), 104 - 106 (women as priestesses): citing among others Cicero, In Verres, 2.4.108; Valerius Maximus, 1.1.1; Plutarco, De Mulierum Virtutibus, 26.. Solamente le donne potevano però celebrare i riti della Bona Dea, per i quali vi erano sacerdotesse appositamente registrateHendrik H.J. Brouwer, Bona Dea: The Sources and a Description of the Cult (Brill, 1989), pp. 371, 377. Un titolo per una sacerdos della Bona Dea era damiatrix, presumibilmente da Damia, uno dei nomi di Demetra e associato anche con la Bona Dea..

Durante la repubblica romana la diversità religiosa è diventata sempre più una caratteristica della capitale. Molte fedi che non facevano parte della più antica religione statale romana hanno offerto ruoli di dirigenza sacerdotale alle donne, tra cui il culto importato dall'antico Egitto di Iside e quello della Grande Madre Cibele. Un epitaffio conserva il titolo di sacerdos maxima per una donna che ha mantenuto il ruolo sacerdotale più alto nel tempio della "Magna Mater", nei pressi del sito attuale della basilica di San Pietro. Si sono conservate anche iscrizioni (vedi Corpus Inscriptionum Latinarum) del periodo imperiale dedicate alle sacerdotesse di Giunone e delle donne divine appartenenti alla famiglia imperiale (vedi Culto imperiale).