La vita del legionario romano si rivolge a tutti gli aspetti fondamentali dell'esistenza del soldato romano. Essa muta nel corso dei secoli, vedendo il legionario dapprima, ancora in epoca monarchica e repubblicana, come civile inquadrato nei ranghi dell'esercito (la legione designava all'inizio della storia di Roma l'intero esercito), tenuto ad arruolarsi in difesa della propria comunità, e successivamente, durante il periodo imperiale, come vero e proprio soldato di professione (dedito al '"mestiere delle armi"), stipendiato dallo Stato e rifornito di tutto l'equipaggiamento necessario a svolgere il proprio compito, ancorché non fosse mai venuto meno il ricorso a massicce operazioni di richiamo forzato dei provinciali, poi sempre più frequenti fino alla caduta dell'impero.
Storia
All'inizio della storia di Roma e fino all'avvento della professionalizzazione dell'esercito, evento che coincide con la riforma mariana e augustea, il ruolo di soldato e di cittadino erano sovrapponibili. Anzi, fu il soldato di professione ad aver introdotto la categoria di civis in quanto anticamente ciascun cittadino era potenzialmente anche un soldato e le due figure apparivano sullo stesso piano.. Se prima di Augusto il compenso del soldato era legato all'andamento della campagna e al suo rischioso e spesso aleatorio bottino, dopo la grande riforma augustea diventa necessario attendere la fine di una lunga, e spesso irraggiungibile, militanza per conquistare una solida posizione economica.. Il soldato romano con Augusto viene inquadrato in una struttura complessa e rigorosa, viene "istituzionalizzato", venendo esclusa la possibilità dell'arricchimento in poche ma redditizie campagne.
La fine della coscrizione (del dilectus, che tornerà però nei periodi di emergenza) e l'avvento del volontariato muta completamente la vita del soldato. Quello che era un servizio di tutti per brevi periodi si trasformò in un servizio di pochi per un tempo molto prolungato. L'accesso alla carriera militare, oltretutto, non era aperto a chiunque, dal momento che era necessario rispondere a precisi requisiti fisici. La statura media del legionario era pari a 1,67 m , mentre andava tenuto conto dell'altezza della popolazione nelle regioni di reclutamento, essendo le unità barbare mediamente più alte delle reclute italiche o mediterranee.Vegezio, Epitoma rei militaris, V, 1. All'arruolamento i soldati possedevano un'età compresa tra i 20 e i 39 anni.
Il mestiere di soldato era molto faticoso, gli uomini erano sottoposti ad allenamenti, lavori e cicli di attività spesso molto rigorosi, dovendo anche prestare le proprie braccia in tempo di pace come manodopera. I soldati stessi, i castra costruiti con il loro sudor, costituirono l'avanguardia della civilizzazione (si pensi a città come Nimega, Colonia, Vienna, Magonza, Budapest, Belgrado), a partire dai villaggi legionari posti a ridosso degli accampamenti..
Al concetto del labor (lavoro) legionario spesso però era associato quello della voluptas (voluttà, bramosia), soprattutto nell'opinione dominante dei civili. La distanza tra vita civile e militare in generale nell'impero (a causa delle distanza degli accampamenti dalle zone urbanizzate almeno fino all'epoca dioclezianea), tranne il caso dell'Egitto dove non c'era una vera e propria frontiera, alimentò molti luoghi comuni intorno alla figura del soldato, visto spesso come un ingordo insaziabile.Petronio, Satyricon, 119, 31, 3 Dall'altro lato però il valore dell'uniforme e del cerimoniale, la sostanziale stabilità economica incentivavano giovani reclute, specialmente nelle zone di confine, a intraprendere la carriera militare..
Con la fase della regionalizzazione, ovvero con la formazione del legame tra le legioni ed aree specifiche dell'impero (le aree di confine, come quella danubiana, divennero quelle preferite del reclutamento), a seguito della rimozione del divieto di matrimonio in servizio sotto Settimio Severo, il soldato andò insediandosi stabilmente in quel territorio, in particolare nelle canabae, i quartieri civili che sorgevano accanto agli accampamenti militari. La provincia in cui si esercitava la militia (che di solito mutava a seguito di promozione), nella maggioranza dei casi, veniva preferita anche al paese d'origine (nel quale difficilmente si poteva fare ritorno) come sede prescelta della propria sistemazione, con la fine della ferma obbligatoria..
Il sermo militaris (il gergo militaresco) utilizzato dai soldati ricercava la forza espressiva, la concisione, le espressioni ironiche, era ricco di umorismi, di metafore e di immagini. Nell'impero bilingue, grecofono nella parte orientale e latinofono in quella occidentale, il latino rimaneva la lingua ufficiale dei militari, anche se meno diffuso in Oriente. Alcuni soldati erano preposti all'attività di scrittura, come i signiferi, anche se dagli studi paleografici effettuati su diversi supporti scrittori rinvenuti in alcuni siti (a Ossirinco, a Vindolanda, ad Ankara, ad Amburgo) è emerso che una percentuale significativa di soldati fosse in grado di scrivere in latino o di apporre la propria firma.. Centinaia tavolette di legno ritrovate a Vindolanda presso il Vallo di Adriano, riportanti documenti ufficiali circa l'attività del campo e vicende personali degli ufficiali e delle loro famiglie, hanno rivelato la capacità di scrittura delle donne, in particolare della moglie di un comandante, Claudia Severa, Alan Bowman and David Thomas, Vindolanda: the Latin writing tablets, Londra: Society for the Promotion of Roman Studies, 1983, pp. 256. e di numerosi altri soldati, specialmente ufficiali, ma anche uomini della truppa.Bryan Ward-Parkins, La caduta di Roma e la fine della civiltà, Roma-Bari, 2008, pp. 192-194. Una ricevuta di papiro ritrovata in Egitto, attestante un prelievo fiscale sul trasporto di 6 anfore di vino, suggerisce peraltro la pervasività dell'uso della scrittura nell'amministrazione civile, come in quella militare in epoca imperiale.
Arruolamento e cittadinanza
Il dilectus e il giuramento Una volta sottopostosi al richiamo nei ranghi (l'arruolamento, chiamato dilectus), superato l'esame della probatio, una sorta di valutazione dell'idoneità fisica del soggetto (in base alla quale si sceglieva se destinarlo a unità d'élite o di semplice supporto come le vessillazioni), il soldato veniva inserito nei ranghi e doveva prestare solenne giuramento (sacramentum). Questo, rinnovato ogni 1º gennaio (tenuto dall'intera legione perché venisse attestata la fiducia all'imperatore regnante, soprattutto nei momenti di instabilità legati alle lotte civili, come attesta Tacito nell'Agricola),Tacito, Vita di Agricola, 7, 5 veniva fatto anticamente all'indirizzo del comandante, poi con l'evoluzione nella forma dell'impero, in onore dell'imperatore, e successivamente con l'avvento del cristianesimo su Dio, Cristo e lo Spirito Santo (accanto alla maestà dell'imperatore, "che il genere umano deve amare e onorare subito dopo Dio").Vegezio, Epitoma rei militaris, II, 5 Dopo il giuramento il tiro, sottoposto a un certo periodo d'intensa preparazione, veniva dichiarato miles, segnato col marchio militare, una sorta di tatuaggio (che serviva a identificare i disertori), iniziando a percepire lo stipendium.
Le leve forzate e i volontari L'arruolamento dei soldati nella storia di Roma, prima fondato sulla coscrizione dei cittadini con precisi requisiti patrimoniali, fu di seguito aperto ai volontari, pur non venendo mai abolito il principio dell'obbligatorietà dei cittadini al servizio militare. Il governatore di provincia, di rango senatorio per l'arruolamento in Italia e nelle province senatorie, di rango equestre per quelle imperiali, di norma, si recava di città in città, pretendendo l'arruolamento di giovani speranzosi in una vita di ricchezze e di fama.. Con la svalutazione del ruolo del soldato durante la crisi del III secolo, la riduzione del salario, la fine della stagione delle grandi conquiste che pose termine alla possibilità di ricchi bottini, l'arruolamento si fece sempre più difficile e ci fu una sensibile riduzione del numero dei volontari.
Tranne in casi eccezionali (come nel 6 e nel 9 d.C. dopo la sconfitta di Varo), infatti, in cui venivano effettuate delle leve forzate, normalmente le legioni, rese da Augusto permanenti e rinnovabili parzialmente ogni anno anche a rischio di una dilatazione eccessiva dei tempi di mantenimento in servizio, si costituivano sulla base dell'adesione volontaria da parte dei tirones. Il sistema attuato da Augusto consentiva di evitare il ricorso alle massicce coscrizioni del periodo monarchico e repubblicano, quando i tirones, a partire dal II secolo a.C., erano smobilitati dopo 6 anni (prima ancora vigeva l'obbligo di 16 anni per i legionari e 10 per la cavalleria), con il rischio però di dover essere richiamati alle armi quando Roma ne aveva necessità. Tranne i pochi casi di emergenza in cui si fece ricorso al dilectus (alla leva obbligatoria), durante la prima età imperiale l'esercito poteva reggersi sull'apporto esclusivo dei volontari professionisti.
In epoca tarda si diffonderà nuovamente la coscrizione, probabilmente a causa delle sempre maggiori difficoltà di reclutamento incontrate dall'impero col passare dei secoli. Va detto però che il requisito della cittadinanza poneva evidenti problemi di restringimento del bacino di reclute. Tale vincolo si presentò come ostacolo già ai tempi di Augusto, come ricorda Plinio con riferimento soprattutto alla popolazione giovane.Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, VII, 149 Ad arruolarsi erano chiamati i castris (i figli di soldati), che potevano essere sostituiti da un vicarius, i laeti (i prigionieri romani rimpatriati), i foederati. L'arruolamento venne demandato ai proprietari di fondi, ai decurioni delle città (forma di reclutamento definita "protostasia"), i quali avevano l'obbligo, secondo un decreto del 361, di fornire le reclute arruolate fra i coloni (affittuari) e farle inquadrare in una determinata unità militare, con la pena di venire arsi al rogo se non avessero fornito gli uomini di cui disponevano (decreto imperiale del 379)..
Esisteva anche la possibilità della commutazione della fornitura di reclute in una tassa in natura (praebitio tironum) oppure versando l'equivalente in denaro (comparatio tironum): spesso i proprietari ricorrevano alla forma sostitutiva del versamento in denaro (aurum tironicum), evitando di privarsi della preziosa manodopera, ma di fatto limitando l'afflusso di reclute. La mancanza di coscritti fu sopperita sempre maggiormente dal ricorso alle truppe di gentiles (barbari), di forze foederate, o di laeti inquadrate in numeri all'interno dell'esercito imperiale. Sotto Valentiniano e Valente, nel 371, sarebbe stata introdotta infine la "prototipia" (praebitio), ovvero la possibilità che l'assolvimento all'obbligo all'arruolamento fosse mutato con quello di un curiale sostituto, che provvedeva ad assoldare reclute al di fuori del proprio capitulum (il reclutamento seguiva la ripartizione nelle zone di competenza fiscale del dato proprietario, sulla base della riforma dioclezianea della Iugatio-capitatio).
Il requisito di cittadinanza