Il Carlismo, nella storia della Spagna, è un movimento conservatore di stampo cattolico-tradizionalista che sorse per difendere il diritto al trono dei discendenti di Carlo Maria Isidoro di Borbone-Spagna, primo pretendente carlista al trono di Spagna. Il movimento svolse un ruolo determinante nella politica spagnola dal 1833 al 1976, e, nel corso del XIX secolo, diede vita a diversi conflitti denominati guerre carliste.
La storia del carlismo può essere divisa in tre fasi differenti: (1833-1876): la conquista del potere è tentata principalmente attraverso i mezzi militari; (1868-1936): il carlismo diviene un movimento politico tradizionalista; (1936-1976): i carlisti parteciparono, tramite la milizia Requeté, alla guerra civile spagnola dalla parte dei nazionalisti di Francisco Franco, ma dopo la vittoria il caudillo decise di sostenere gli alfonsisti e scelse Juan Carlos come suo successore.
Dopo il 1976 si può identificare solo una presenza carlista marginale nella scena politica iberica.
Antefatti Contrasti sulla legge dinastica Il 13 maggio 1713 Filippo V di Spagna riformò le regole di successione di Spagna attraverso un "Auto Acordado", a favore della Lex Salica (già applicata per esempio in Francia). Questa riforma aveva il principale effetto di limitare il diritto di successione ai soli figli maschi dei regnanti e aveva lo scopo di scongiurare il pericolo dell'ascesa degli Asburgo al trono di Spagna attraverso una linea dinastica femminile.
Nel 1789 Carlo IV di Spagna approvò un ritorno alla precedente normativa Siete Partidas, concedendo alle donne l'ascesa al trono in caso di assenza di pretendenti maschi. Nel 1808, Napoleone costrinse Carlo IV e il suo primogenito Ferdinando a rinunciare ai loro diritti al trono spagnolo. Carlo Maria, secondogenito, rifiutò di rinunciare ai diritti, perché li considerava dati per grazia di Dio. Tornato sul trono Ferdinando, non avendo discendenti maschi, il 31 marzo 1830 rese effettiva la contrastata riforma di successione. Il 10 ottobre dello stesso anno nacque la futura Isabella II di Spagna, incoronata il 29 settembre 1833. Così Carlo di Spagna, fratello di Ferdinando e destinato a diventare regnante secondo la Lex Salica, si dichiarò derubato del trono e si ritirò in Portogallo.
Il nascente Carlismo si confrontò non soltanto con la questione su chi dovesse sedersi legittimamente sul trono spagnolo, ma anche con i principi su cui la società spagnola di allora era basata. La questione concerneva se la Spagna dovesse rimanere cattolica, con il potere considerato di origine divina, oppure se dovesse abbracciare i valori dell'illuminismo, considerando il potere proveniente dal consorzio umano.
Paesaggio politico con la morte di Fernando VII (1833) Come molti paesi europei, in seguito all'occupazione napoleonica, la classe politica spagnola fu spaccata fra gli “assolutisti”, cioè i sostenitori dell'Ancien Régime, ed i liberali, influenzati dalle idee della rivoluzione francese e per questo chiamati afrancesados. Entrambi i partiti avevano combattuto parallelamente Napoleone nella Guerra d'indipendenza spagnola.
La lunga guerra inoltre lasciò in eredità una notevole conoscenza della tecnica militare della guerriglia e un esercito sovradimensionato per numero di ufficiali, soprattutto liberali. Il successo della rivolta, già percepito all'inizio del 1808, lasciò inoltre, seppur in modo inconscio, la diffusa opinione della validità del diritto di insurrezione, con effetti duraturi sulla politica della Spagna e dell'America latina per tutto il XIX secolo ed oltre.
Il regno di Fernando VII risultò incapace di stare sopra le divisioni politiche o di creare delle istituzioni stabili. Il cosiddetto Triennio liberale spagnolo (1820-1823), quando, dopo un pronunciamiento militare, i liberali reintegrarono la Costituzione del 1812 e il successivo Decennio nefasto spagnolo (1823-1833), dieci anni di potere assoluto del re, lasciarono amare memorie di persecuzione in entrambi gli schieramenti politici.
Intanto i due gruppi politici si erano divisi nei rami moderati e radicali. Il ramo radicale degli assolutisti (o realisti), conosciuto come Apostólicos, considerava l'erede presuntivo al trono, l'Infante Don Carlo Maria Isidoro di Borbone-Spagna, come il proprio leader naturale, poiché era profondamente devoto e, soprattutto dopo il 1820, profondamente anti-liberale.
Nel 1827 la Catalogna fu scossa dalla ribellione del Agreujats o Agraviados ("I danneggiati"), un movimento di ultra assolutisti che, per un certo tempo, controllarono gran parte della regione. L'Infante fu per la prima volta proclamato re, ma egli rifiutò ogni coinvolgimento.
Gli ultimi anni di re Fernando videro un riallineamento politico dovuto ai problemi intorno alla sua successione. Nel mese di ottobre del 1832 il re formò un governo moderato di realisti sotto Francisco Cea Bermúdez, che provò, quasi con successo, a porre a freno il partito Apostòlicos e, con un'amnistia, a guadagnare il sostegno dei liberali per i diritti di successione dell'Infanta Isabella e alla reggenza della regina Maria Cristina di Borbone-Due Sicilie. Non fosse altro che per sbarazzarsi politicamente di Don Carlos, i liberali accettarono la nuova Principessa delle Asturie. Inoltre, i primi anni del decennio furono influenzati dal fallimento della Restaurazione francese, che significò la fine del potere dei Borbone del ramo primogenito in Francia, e dalla guerra civile in Portogallo fra legittimisti e i liberali.
Nell'aprile 1833 Ferdinando chiamò il fratello a prestare un giuramento di fedeltà a Isabella come Principessa delle Asturie, titolo tradizionalmente dato all'erede al trono. In modo rispettoso ma fermo Carlo si rifiutò. Non aveva desiderio di salire al trono, ma era incrollabile nella convinzione di non poter rinunciare ai propri diritti, in quanto di origine divina.
Ferdinando VII morì il 29 settembre 1833. A Madrid sua moglie Cristina si proclamò reggente per la figlia Isabella, ma il 1º ottobre Carlo emise un manifesto dove annunciava la propria salita al trono come Carlo V di Spagna, informando al contempo i membri del governo di Cristina che li confermava nei loro incarichi e avvicinandosi al confine ispano-portoghese. Lì si scontrò con le forze leali a Cristina ed Isabella II che cercarono di arrestarlo. Iniziava così la prima guerra carlista.
Fattori economici e sociali A lato di questa evoluzione politica, gli anni precedenti le guerre carliste furono segnati da una crisi economica profonda in Spagna, messa in moto parzialmente dalla perdita delle province americane continentali e dalla bancarotta dello Stato. L'ultimo aumento della pressione fiscale infiammò il contesto sociale, favorendo la rivolta.
Determinate misure economiche proposte dai liberali (come la Desamortización, cioè il cambio di gestione, divisione e vendita dei terreni comunali e delle proprietà della Chiesa, iniziata nel 1821) stavano direttamente minacciando molti piccoli poderi, i cui proprietari potevano contare sulle terre comuni di pascolo, a poco o nessun costo, per dar da mangiare ai propri muli e buoi, e causò una povertà diffusa oltre alla chiusura di gran parte degli ospedali, scuole ed altre opere di carità gestite dalla chiesa.
Un fattore importante era il problema religioso. I liberali radicali (progresistas) dopo il 1820 divennero sempre più anticlericali, manifestando un odio speciale verso gli ordini religiosi e vennero così sospettati di essere agenti massonici. Questa politica li allontanò da gran parte del popolo spagnolo (principalmente profondamente cattolico), particolarmente nelle zone rurali.
Incidentalmente, l'unica istituzione abolita nel "Triennio liberale", che non fu poi ristabilita da Ferdinando VII, fu il Tribunale dell'Inquisizione Spagnola. Una delle richieste del partito assolutista era la sua reintroduzione.
Nell'esercizio del potere i liberali erano stati, abbastanza dottrinari ed in favore della centralizzazione ed uniformazione delle istituzioni politiche, danneggiando così quella sensibilità particolarista diffusa in molte parti della Spagna. Così allo scoppio della Prima Guerra, un elemento di scontro tutto sommato secondario, cioè l'anti-uniformismo esemplificato dalla difesa dei fueros, sarebbe col tempo divenuto una delle bandiere più importanti del Carlismo.
Le guerre carliste (1833–1876)
La Spagna fu dunque divisa in due opposte fazioni: da una parte i neonati Carlisti, sostenitori di Don Carlos che si autoproclamò re con il titolo di Carlo V, appoggiato dai monarchici legittimisti, dai cattolici tradizionalisti e soprattutto dai reazionari antiliberali; dall'altro lato troviamo gli Isabelinos, cioè i liberali, i massoni, i "cattolici" costituzionalisti e le frange più progressiste della società spagnola, che speravano di strappare a Maria Cristina di Borbone-Due Sicilie - divenuta reggente a causa della giovane età di sua figlia Isabella – alcune riforme in cambio del loro appoggio
Il periodo delle guerre carliste, in cui il movimento provò a raggiungere il potere principalmente attraverso la guerra, è sicuramente quello maggiormente significativo del movimento perché con le guerre - o la minaccia di esse – il carlismo fu al centro della storia politica spagnola e ne scaturirono gli elementi formativi poiché fu in questi anni che il mondo culturale e sociologico del carlismo, che sarebbe durato oltre un secolo, si è definito.
I momenti culminanti di questo periodo sono: Prima Guerra Carlista (1833–1840). Si concluse con la vittoria delle truppe legittimiste guidate da Baldomero Espartero con l'esercito carlista che fu costretto a ritirarsi in Francia. Il 4 luglio 1840 Espartero fu nominato reggente al trono per conto della minorenne Isabella. La disputa sul Matrimonio Reale (1845). Come mezzo per concludere la disputa dinastica, Jaime Balmes diede inizio ad una campagna di opinione per far sposare Isabella II con l'erede carlista, suo cugino Carlo Luigi di Borbone-Spagna, che, come pretendente, aveva assunto il titolo di conte di Montemolin: giunse quasi al successo, ma le controversie politiche impedirono l'unione. Seconda Guerra Carlista (1847-1849) che si tenne principalmente in Catalogna. La spedizione del 1860 e le sue conseguenze. Quell'anno il conte di Montemolín provò ad ottenere il potere attraverso un pronunciamento chiamato L'Ortegada. Sbarcò a Sant Carles de la Ràpita (Tarragona), ma fu ben presto catturato e costretto ad abdicare ai suoi diritti. Questo disastro, il suo comportamento dopo il suo rilascio ed il fatto che il membro più prossimo nella linea di successione era suo fratello Giovanni Carlo di Borbone-Spagna, liberale, portarono il Carlismo quasi alla scomparsa, impedita solo dalle azioni della Infanta Maria Teresa di Braganza, zia e matrigna dei due. Rivoluzione spagnola del 1868: Isabella II riuscì ad alienarsi quasi ogni componente politico della Spagna, fino ad essere mandata in esilio quell'anno da una rivoluzione di carattere liberale. A quel punto il Carlismo, sotto il suo nuovo sovrano Carlo VII, si trasformò nel punto di raccolta per molti cattolici e conservatori, trasformandosi nel principale gruppo di opposizione a destra ai successivi governi in Spagna. Dopo quattro anni di attività politica ed alcune esitazioni, venne tentata un'ultima volta l'opzione militare. Terza Guerra Carlista (1872-1876), con l'ascesa al trono di Spagna di Alfonso XII, figlio di Isabella II, che sconfisse l'esercito carlista.
Tutte e tre le guerre mostrano un modello comune di sviluppo: Una prima fase di attività di guerriglia, attraverso tutta la Spagna. Una seconda fase, in cui si crea una base territoriale e una divisione delle forze secondo lo schema degli eserciti regolari. La guerra del 1847 non superò questo punto. Una terza fase, in cui la base territoriale è consolidata tramite una guerra convenzionale e vengono create le prime strutture del nuovo Stato. Nessuna guerra carlista si è sviluppata oltre.