Le repubbliche boere (talvolta indicate anche come Stati boeri) erano repubbliche indipendenti e autogovernate, formatesi (soprattutto nella seconda metà del XIX secolo) dagli abitanti di lingua olandese della Colonia del Capo e dai loro discendenti. I fondatori - chiamati variamente Trekboer, Boeri e Voortrekker - si stabilirono principalmente nelle regioni centrali, settentrionali, nord-orientali e orientali dell'attuale Sudafrica. Due delle repubbliche boere ottennero il riconoscimento internazionale e la piena indipendenza: la Repubblica Sudafricana (in olandese: Zuid-Afrikaansche Republiek, ZAR; oppure Transvaal) e lo Stato Libero dell'Orange. Le repubbliche non prevedevano la separazione tra Chiesa e Stato, inizialmente consentendo solo la Chiesa Riformata Olandese, e in seguito anche altre chiese protestanti di tradizione calvinista (in particolare quella afrikaner). Le repubbliche cessarono di esistere dopo la Seconda Guerra Boera del 1899-1902, che portò all'annessione britannica e successivamente (nel 1910) all'incorporazione dei loro territori nell'Unione Sudafricana.

Origini I primi europei in Sudafrica La scoperta del Capo di Buona Speranza da parte di Bartolomeu Dias, avvenuta nel 1487, rappresentò per i portoghesi il coronamento delle speranze di trovare una via marittima verso le Indie. Dias riuscì a passare il Capo ma non si spinse a est oltre Port Elizabeth (morì poi presso il Capo mentre tornava verso il Portogallo); Vasco da Gama, pochi anni dopo, completò il tragitto giungendo fino alle Indie, in un viaggio che ridisegnò le mappe del mondo medioevali con effetti secondi solo a quelli della scoperta delle Americhe. Pur avendo doppiato il Capo, i portoghesi non costruirono insediamenti nella zona; data la pericolosità delle acque all'estremo sud del continente, preferirono utilizzare come scali l'isola di Sant'Elena e il Mozambico.

La colonia del Capo olandese

Furono invece gli olandesi a decidere di creare presso il Capo un punto d'approdo e di rifornimento per le navi della Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC). Il mercante Jan van Riebeeck creò il primo campo di rifornimento il 6 aprile 1652, a Table Bay, la vasta insenatura sull'Atlantico su cui si affaccia oggi Città del Capo. I coloni insediatisi sulla baia non avevano mire espansionistiche e riuscirono a stabilire rapporti di buon vicinato con le popolazioni locali khoisan. Vennero chiamati boeri, da "contadini". Gran parte dell'immigrazione di coloni dall'Europa ebbe luogo nel 1687, quando il governo olandese inviò nella zona un gruppo di Ugonotti rifugiatisi nei Paesi Bassi dalla Francia per sfuggire alla persecuzione religiosa. Le file degli afrikaner vennero inoltre ingrossate da nuovi coloni provenienti da altre regioni d'Europa come la Scandinavia e le isole britanniche. Si calcola inoltre che il 5-7% dei primi coloni fossero di origine non europea.

La Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC) concesse per la prima volta delle terre nel Sudafrica ai Vrijburger (Vryburger in afrikaans) nel 1657. I Vrijburger (letteralmente "borghesi liberi") erano principalmente dipendenti olandesi della VOC che venivano congedati dal servizio della compagnia nelle colonie d’oltremare olandesi e ai quali venivano concessi i diritti di cittadini liberi. L’introduzione dei Vrijburgers nella Colonia del Capo olandese è considerata l’inizio di un insediamento permanente di europei in Sudafrica. I Vrijburgers fondarono due colonie sul fiume Liesbeeck, nei pressi di Rondebosch, nel Capo Occidentale. In seguito a una procedura di richiesta formale, essi si organizzarono in due gruppi: il primo chiamò il proprio insediamento Harman’s Colony, mentre il secondo lo denominò Stephen’s Colony. Entro il 1670, la VOC decise di concedere ulteriori terre ai Vrijburgers per aumentare la produzione di grano a fini di autosufficienza, poiché il grano doveva essere importato. Con il passare del tempo, la popolazione dei Vrijburgers del Capo si articolò progressivamente in due correnti distinte, differenziate da status sociale, ricchezza, livello di istruzione, stile di vita e rapporto con il potere coloniale. Entrambe queste componenti facevano parte del più ampio gruppo degli Afrikaner, sebbene sviluppassero percorsi storici differenti:

Gli Olandesi del Capo (Cape Dutch in inglese; Kaapse Nederlanders in olandese) erano prevalentemente urbanizzati o stabilmente insediati nelle regioni agricole più prospere della Colonia del Capo. Essi mantennero legami più stretti con le istituzioni coloniali, conservarono più a lungo l’uso dell’olandese come lingua scritta e ufficiale e costituirono una parte relativamente istruita e benestante della popolazione afrikaner. Questo gruppo non partecipò in larga misura al Grande Trek né alla successiva fondazione delle repubbliche boere. I Boeri (Boer in inglese; Boeren in olandese), invece, erano agricoltori e allevatori rurali che si spinsero progressivamente verso la frontiera e, nel XIX secolo, diedero origine al movimento dei Voortrekker, lasciando la Colonia del Capo durante il Grande Trek per migrare verso nord. In condizioni di isolamento geografico e di continua mobilità, svilupparono una cultura fortemente autonoma, basata sull’autosufficienza, sul calvinismo riformato e su un rapporto spesso conflittuale con le autorità coloniali. Gli insediamenti fondati da questi gruppi costituirono il nucleo delle future repubbliche boere.

È importante sottolineare che tutti i Boeri erano Afrikaner, ma non tutti gli Afrikaner erano Boeri. Il termine Boero si riferisce infatti in senso storico specifico ai Voortrekker e ai loro discendenti che abbandonarono la Colonia del Capo nel XIX secolo; al contrario, Afrikaner è una categoria più ampia che include anche rimasti sotto amministrazione coloniale. Per distinguere gli Olandesi del Capo dai Boeri, nella storiografia britannica del XIX secolo venne spesso utilizzato il termine “contadini” (farmers), mentre l’espressione “olandesi del Capo” (Cape Dutch) indicava quella parte prospera, urbanizzata e istruita della popolazione afrikaner che non prese parte al Grande Trek né alla fondazione degli Stati boeri.

La colonia del Capo britannica

La Gran Bretagna occupò il Capo di Buona Speranza principalmente per motivi strategici legati alle guerre napoleoniche. Alla fine del XVIII secolo, i Paesi Bassi (al tempo sotto il Regno d'Olanda) erano sotto l’influenza della Francia napoleonica e Londra temeva che il Capo - punto chiave lungo la rotta marittima verso l’India e l’Asia - potesse cadere sotto controllo francese. Per proteggere i propri interessi commerciali e navali, la Gran Bretagna occupò militarmente la colonia nel 1795, la restituì brevemente agli olandesi nel 1803 e la rioccupò definitivamente nel 1806, trasformandola in una colonia britannica. Dopo la sconfitta di Napoleone, il Congresso di Vienna ridisegnò la mappa politica europea e confermò il ritorno dei territori olandesi sotto il controllo dei Paesi Bassi indipendenti. In questo contesto, il Trattato anglo-olandese del 1814 stabilì formalmente che il Capo di Buona Speranza sarebbe rimasto sotto sovranità britannica, garantendo a Londra il controllo strategico sulla rotta verso l’India, mentre agli olandesi furono ridate le colonie orientali in Indonesia.

Il Regno Unito subentrò quindi ai Paesi Bassi come potenza coloniale al Capo di Buona Speranza nel 1806, sostituendo la Colonia del Capo olandese con una propria colonia omonima. Successivamente, numerosi abitanti di lingua olandese si spostarono (trekked) verso l’interno: inizialmente in piccoli numeri, poi in gruppi anche di quasi cento persone e, dopo il 1834, in gruppi di centinaia. Le ragioni dell’abbandono della Colonia del Capo da parte dei Boeri furono molteplici; tra le prime vi furono le leggi linguistiche, infatti i britannici proclamarono l’inglese come unica lingua ufficiale della colonia e proibirono l’uso dell’olandese. Poiché la Bibbia, le chiese, le scuole e la cultura di molti coloni erano olandesi, ciò provocò forti tensioni. Nel 1834 la Gran Bretagna abolì la schiavitù e stanziò la somma di 1.200.000 sterline britanniche come risarcimento per gli schiavi dei coloni olandesi. Questi ultimi contestarono l’obbligo di dover presentare le richieste di risarcimento in Gran Bretagna e sostennero che il valore degli schiavi fosse di gran lunga superiore alla somma stanziata. Ciò aumentò ulteriormente il malcontento tra i coloni olandesi. 

Durante questo periodo, i migranti boeri furono chiamati Voortrekker. Tra gli anni 1830 e il 1840 si verificarono diversi movimenti migratori di massa. Il 22 gennaio 1837 Piet Retief indirizzò una lettera all’amministrazione coloniale britannica nella quale concluseHistory of the Emigrant Boers in South Africa, 2nd ed, G.M. Theal, London 1888.:

Le prime repubbliche

Repubblica di Swellendam

Nel 1795 il malcontento nei confronti della Compagnia olandese delle Indie orientali spinse i Vrijburgers di Swellendam alla rivolta. Il 17 giugno 1795 proclamarono la Repubblica di Swellendam e nominarono Hermanus Steyn Presidente della nuova entità politica.

In questo consteso, i Vrijburgers (in lingua inglese: Free Burghers) iniziarono a definirsi borghesi nazionali (nationale burgers), adottando un linguaggio politico ispirato alla Rivoluzione francese e rivendicando una forma di cittadinanza basata sulla sovranità della comunità locale piuttosto che sull’autorità coloniale della VOC. Tale ispirazione si manifestò principalmente nell’uso di un lessico repubblicano e nell’affermazione dell’autogoverno, senza tuttavia comportare una trasformazione sociale estesa o l’inclusione delle popolazioni non europee.

La Repubblica ebbe vita breve e cessò di esistere il 4 novembre 1795 quando il Capo fu occupato dal Regno di Gran Bretagna.

Repubblica del Graaff-Reinet

Nel 1795 anche i Vrijburgers del distretto di Graaff-Reinet si ribellarono all’autorità della Compagnia olandese delle Indie orientali (VOC), in un contesto di crescente malcontento per l’amministrazione coloniale, la pressione fiscale e l’insicurezza nelle zone di frontiera. Nel febbraio 1795 essi proclamarono la Repubblica di Graaff-Reinet, rifiutando l’autorità del landdrost nominato dalla Compagnia e istituendo un governo locale autonomo.

Come nel caso di Swellendam, i ribelli adottarono un linguaggio politico influenzato dalla Rivoluzione francese, definendosi borghesi nazionali (nationale burgers) e rivendicando il principio dell’autogoverno della comunità dei coloni europei liberi. L’esperienza repubblicana fu caratterizzata da una struttura politica limitata e da forti vincoli pratici, legati alla posizione di frontiera e ai conflitti con le popolazioni indigene.

In seguito all'invasione della Colonia del Capo nel 1795, i britannici presero possesso della regione, fatto che portò a una nuova rivolta nel 1799. Le insurrezioni furono represse nello stesso anno dalle truppe britannicheUna breve cronaca della guerra in Sudafrica, compilata dal Military Information Bureau, pubblicata su Scientia Militaria: South African Journal of Military Studies Vol 16 Nr 13, 1986.

Le Repubbliche maggiori

Repubblica Sudafricana (Transvaal)

La Repubblica Sudafricana (in olandese: Zuid-Afrikaansche Republiek, spesso abbreviata in ZAR e comunemente nota come Transvaal) fu uno stato indipendente boero situato nell'Africa meridionale, istituito dai Voortrekker nella regione a nord del fiume Vaal.

Origini e prime fondazioni