La casa a corte si configura nel Salento come tipo di abitazione contadina, caratterizzata dalla presenza di uno spazio scoperto, comune o privato, munito di accesso verso la strada e intorno al quale si dispongono una o più unità abitative. Con ripetersi della stessa tipologia si definiscono impianti urbani ricorrenti nel territorio salentino

In origine, la casa a corte nasce da un cosiddetto modulo base costituito generalmente da un unico vano a pianta rettangolare che sviluppava una superficie di circa , disposto centralmente all'interno di un lotto di ed accostato tutto su di un lato del lotto stesso in modo da ottenere un corridoio di collegamento tra la corte antistante l'abitazione e il retrostante ortivo.

Gli spazi esterni, prevalgono su quelli interni. L'ortale era fondamentale per la coltivazione di quanto necessario alla famiglia e per depositare il letame degli animali che veniva utilizzato come concime. Ma è il cortile l'elemento principale della casa, concepito come spazio plurifunzionale, utilizzato come luogo di lavoro, deposito e magazzino, ricovero per gli animali da lavoro e soprattutto spazio di socializzazione, d'intrattenimento e di gioco.

Successivamente la casa a corte diviene "plurifamiliare"; nascono accanto alla cellula primaria una o più cellule secondarie, determinando così le strutture di corte a L, dove il lato corto raramente supera i tre metri, mentre quello lungo può raggiungere i 6-7 metri. Ciò è dovuto alla divisione del nucleo famigliare originario, in virtù di un regime patriarcale, il primo figlio maschio sposato trovava sistemazione in una nuova cellula abitativa che poteva essere costruita a fianco a quella paterna, all'interno della corte o a spese del giardinetto retrostante.

Questa disposizione e struttura interna della casa era importante per il processo di socializzazione perché tutta la famiglia poteva convivere. Il padre e i nonni erano in continuo contatto con i figli e nipoti, passando il poco tempo libero, parlando e raccontando favole all'interno della corte per tramandare le tradizioni e gli aspetti della cultura popolare dell'epoca.

L'origine

Si afferma che l'origine della casa a corte risalga all'epoca classica, infatti nelle città greche dell'VII secolo a.C., si trova una tipologia edilizia espressa dalla capanna con recinto antistante, matrice forse, del tipo di casa a corte presente nella parte centrale del Salento.

È da notare che anche se le strutture sono simili hanno differenti funzioni. Entrambe presentano uno spazio scoperto con accesso alla strada ma la casa con recinto antistante è sempre un tipo di abitazione "unicellulare" che caratterizza la condizione economica di un contadino soggetto al pendolarismo e costretto al lavoro dei campi dell'alba al tramonto, mentre la casa a corte rappresentano l'evoluzione della capanna con cortile antistante perché originariamente erano costruzioni povere a cellula minima, successivamente si sviluppano divenendo "pluricellulari".

Sono molteplici i fattori che hanno determinato il sorgere di questa particolare tipologia edilizia comunemente chiamata casa a corte. È sicuramente un sistema abitativo scaturito sia da fattori climatici e fisici legati allo sfruttamento del suolo, sia dalle vicende storiche che in questa zona hanno lasciato segni profondi. Ma è difficile stabilire quale dei due fattori sia stato fondamentale per la nascita di questo tipo edilizio. È probabile che i due fattori si siano sommati e che il tipo di organizzazione familiare abbia determinato lo sviluppo di questa particolare abitazione.

L'origine della corte è legata alla famiglia patriarcale. Una famiglia allargata in cui, accanto al nucleo originario, che risiede nella cellula primaria, si affiancano le famiglie dei figli che abitano in cellule costruite successivamente. Infatti quando si pensa alla corte, si pensa alla disponibilità di un certo numero di braccia che si riuniscono dividendosi il lavoro, in vista di un comune interesse legato all'economia agricola della propria proprietà fondiaria.

La corte soddisfa anche un'esigenza di socializzazione. La classe contadina, infatti, nello spazio comune trova il modo di condividere buona parte delle attività domestiche e di sfuggire a quell'isolamento che è tipico del lavoro contadino. La corte diventa dunque uno spazio socializzante ed un punto di riferimento di famiglie dello stesso ceto sociale unite spesso da legami di consanguineità.

Le famiglie si riuniscono intorno ad un pozzo, stabilendo rapporti sociali che spesso venivano condizionati dall'uso di quella indispensabile risorsa naturale, l'acqua. La corte è il cuore della casa, il centro dove si radunavano i componenti della famiglia a discutere, a lavorare e a ritrovarsi.

Evoluzione Nei grossi centri, dove le condizioni economiche erano meno precarie, alla tipologia elementare della casa a corte con recinto antistante si è affiancata una tipologia più articolata che presenta distribuzioni di spazi più evoluti.

Nell'evoluzione della tipologia ‘casa a corte’ si ritrova che i vani abitativi risultano sempre rialzati rispetto al terreno e coperti da volta a botte, mentre i piani bassi sono adibiti a cantine, stalle, ripostigli e legnaie

L'ingresso allo spazio scoperto del cortile è preceduto da un vano carraio coperto denominato ‘sappuertu’ o ‘simportu’, abbastanza grande da contenere il carro agricolo, la mangiatoia per il cavallo, la pila per il bucato, il pozzo e la cisterna per attingere l'acqua. Il vano carraio consente agli abitanti della corte stessa, soprattutto alle donne, di riunirsi per conversare, cucire, socializzare, fare il bucato o trasformare i prodotti della campagna.

Ulteriore caratteristica del simpuertu è un ammezzato di tavole chiamato ‘ntaulatu, impostato al di sopra del portone d'ingresso, che serviva per riporre balle di paglia o di fieno, telai per l'essiccazione del tabacco e piccoli attrezzi agricoli.

Rispetto al tipo arcaico le corti si sono via via arricchite di un elemento nuovo: la scala che portava alle terrazze generalmente utilizzate per esporre i prodotti agricoli da essiccare (come fichi e pomodori) ma da cui ci si poteva anche affacciare sulla strada, giacché alle donne non era consentito scendere in strada.

La scala diventava l'elemento qualificante perché impostata su massicci archi a tutto sesto e articolata in diverse rampe creava effetti e motivi sorprendenti. Essa rappresentava un elemento architettonico da tramite tra la riservatezza della corte e la pubblica strada e non serviva soltanto per accedere alle terrazze o alle abitazioni ma a condurre anche un elemento architettonico tipico del Salento: il mignano.

Esso si presenta come un palco sospeso sul vano carraio della casa a corte, e per questo affacciato sia sulla pubblica strada che sulla corte stessa. Il mignano è impostato a poco più di 50 cm dall'arco del portone d'ingresso, non supera l'altezza di 1,50 metri e consiste di balconate sostenute spesso da mensole robuste decorate da cornici e da lesene che occupano generalmente tutto il prospetto sulla strada.

Il mignano consentiva alla donna di uscire momentaneamente dalla vita della corte per partecipare, discretamente e senza essere vista, alla vita della città; infatti questo elemento diviene un ulteriore punto di forza per la riservatezza della corte perché permette di vedere senza essere visti. Ci si affacciava soprattutto durante le processioni religiose, in occasione delle quali c'era l'usanza di appendere coperte e tovaglie, le più belle del corredo avuto in dote e si gettavano fiori al passaggio dei Santi e di autorità ecclesiastiche. Si giustifica così la presenza di questo elemento architettonico lungo quelle strade dove questi avvenimenti religiosi erano più frequenti.

L'origine di questo elemento architettonico risale all'epoca romana, il mignano ebbe sicuramente un impiego maggiore in seguito all'insediamento bizantino in questi territori. Inizialmente si presentava come un balcone essenziale e semplice ma con il propagarsi del barocco leccese venne decorato e arricchito con motivi a balaustra e con sinuose linee, fino a divenire un elegante balconata.

Tecniche costruttive e materiali I materiali di scarso valore e le tecniche costruttive utilizzate, abbastanza primitive hanno accelerato il degrado fisico della casa a corte e rendono difficile il suo ripristino e la sua manutenzione.

L'abitazione possiede un prospetto di una semplicità estrema, delimitato superiormente da un timpano che segue l'inclinazione del tetto a spioventi dove sono presenti i canali per il displuvio delle acque piovane, generalmente ricavati da blocchi parallelepipedi di pietra calcarea raccordati fra di loro per superare i diversi livelli dei tetti. L'acqua piovana poi veniva convogliata in enormi cisterne.

Le murature delle casa a corte erano 'a sacco', realizzate con due paramenti in pietra a spacco, distanti tra loro e racchiudenti un nucleo costituito da materiale inerte come schegge o scaglie di ridotta pezzatura unite dalla malta. In questo tipo di muratura sono presenti alcuni elementi lapidei disposti trasversalmente per connettere tra loro i due paramenti esterni e assicurare così una maggiore stabilità e compattezza della parete.

I prospetti di tutte le unità abitative, normalmente bianchi, si dispongono sullo spazio aperto della corte in modo unitario, e non denunciano affatto i confini delle entità famigliari. I muri bianchi trattati a calce accentuano i contrasti e riflettono la luce.

L'usanza di utilizzare la calce per imbiancare le pareti si giustifica soprattutto con necessità di disinfettare e rendere più igienico l'ambiente in cui si vive, proprio perché le condizioni igieniche lasciavano a desiderare, sembra che mancassero latrine pubbliche e si è incerti circa l'esistenza di latrine private, solo durante gli anni di sviluppo, furono create latrine esterne all'abitazione.

La calce veniva ricavata cuocendo le pietre, lasciandole raffreddare, venivano poi caricate su di un traino e trasportandole al cantiere. Una volta scaricato il contenuto in cantiere i manovali si occupavano dello spegnimento realizzando delle vasche chiamate "camini di cauce". Non appena la calce viva veniva a contatto con l'acqua dolce contenuta nelle pile, una violenta reazione chimica sprigionava così tanto calore da portare all'ebollizione istantanea l'acqua e al contempo le pietre diventavano gelatinose.

Se durante l'estinzione la calce assorbiva molta acqua veniva definita grassa ed era pregiata, in caso contrario veniva chiamata magra. Questa differenza veniva causata principalmente dalle impurità presenti nella pietra calcarea.

Quando l'acqua raggiungeva la quantità sufficiente per il completo spegnimento, l'impasto assumeva l'aspetto di una poltiglia lattiginosa che, lasciata raffreddare, si trasformava in una massa bianca, che prende il nome di grassello. Lo spegnimento si concludeva con una lunga stagionatura della massa in apposite vasche, procedimento molto importante, poiché il calcare nel Salento ha forti dosi di salinità.

Le differenti strutture murarie e coperture dei vani mettono in evidenza anche le diverse epoche in cui le cellule sono state costruite. Infatti i vani realizzati in epoche più recenti sono coperti a volta poggiata su massicci pilastri, mentre le cellule primarie presentano la tipica copertura ad embrici.

La copertura era costruita da un incannucciato sorretto da travicelli di legno e coperto da due spioventi, con tegole.