La campagna di Napoleone in Spagna ebbe luogo durante la guerra d'indipendenza spagnola dopo le gravi sconfitte subite dalle truppe francesi nell'estate 1808; Napoleone decise di intervenire personalmente con una parte della Grande Armata richiamata dalla Germania, e, dopo aver concentrato le sue truppe, organizzò dal 5 novembre 1808 una serie di abili manovre che, nonostante difficoltà di esecuzione ed alcuni errori dei suoi luogotenenti, disgregarono lo schieramento spagnolo e sbaragliarono i principali concentramenti nemici.

L'imperatore raggiunse e occupò rapidamente Madrid, restaurando il dominio francese nelle regioni centro-settentrionali della penisola iberica. Dopo queste vittorie Napoleone marciò contro il corpo di spedizione britannico che avanzava in aiuto degli spagnoli, e pur senza riuscire ad accerchiarlo a causa soprattutto delle difficoltà del clima e del terreno, lo costrinse a reimbarcarsi per la Gran Bretagna, dopo una disastrosa ritirata.

Tuttavia, l'imperatore il 17 gennaio 1809 dovette lasciare la Spagna e ritornare frettolosamente a Parigi a causa delle minacce di un attacco dell'Austria e delle notizie di intrighi politici in Francia; egli quindi, nonostante i rapidi successi, non poté completare la conquista e la sottomissione della penisola iberica e dovette lasciare grandi forze in Spagna che si sarebbero inutilmente logorate durante i successivi tre anni di guerra.

La guerra di Spagna

La sollevazione della Spagna e le sconfitte francesi Dopo la brutale iniziativa di Napoleone a Bayonne contro il sovrano spagnolo Carlo IV e il figlio Ferdinando,azione che aveva costretto all'abdicazione i due reali per favorire la costituzione di un regno fortemente asservito alla Francia con Giuseppe Bonaparte come re, la popolazione della Spagna, esasperata dall'occupazione francese e sollecitata alla rivolta dai nobili e dal clero, era insorta dalla fine di maggio contro gli invasori mettendo immediatamente in pericolo le truppe francesi disperse sul territorioG. Lefebvre, Napoleone, pp. 296-299.. Nonostante l'ottimismo di Napoleone che contava su una pronta sottomissione e su facili successi delle sue truppe, l'insurrezione si diffuse soprattutto in Aragona, Andalusia, Galizia e Asturie e scatenò una violenta guerriglia contro i soldati francesi caratterizzata da atrocità, torture e brutalità. Le truppe francesi dislocate nella penisola iberica ammontavano a oltre soldati ma erano costituite da coscritti inesperti, da reparti improvvisati e da contingenti stranieri, di qualità molto inferiore ai veterani della Grande Armata rimasti in Germania per occupare la Prussia e controllare l'AustriaG. Lefebvre, Napoleone, pp. 297-300..

L'imperatore non facilitò il compito dei suoi comandanti sul posto ordinando un'offensiva simultanea in tutte le direzioni per occupare le province insorte e schiacciare la ribellioneG. Lefebvre, Napoleone, p. 300.; il maresciallo Gioacchino Murat, comandante in capo dell'armata francese, era malato e dimostrò scarsa energia nel controllo delle operazioniG. Blond, Vivere e morire per Napoleone, vol. I, p. 210.. Inoltre le milizie organizzate dalle giunte insurrezionali erano rafforzate dal cospicuo esercito regolare spagnolo i cui raggruppamenti principali, in Andalusia e Galizia, furono in grado di contrastare l'offensiva francese. Inizialmente i francesi ottennero alcuni successi; il maresciallo Jeannot de Moncey marciò su Valencia, il generale Guillaume Philibert Duhesme assediò Gerona in Catalogna, il generale Pierre-Antoine Dupont invase l'Andalusia conquistando e saccheggiando CordovaG. Lefebvre, Napoleone, pp. 300-301.. Soprattutto la vittoria del maresciallo Jean Baptiste Bessières nella battaglia di Medina de Rioseco assicurò l'occupazione della Vecchia Castiglia e disgregò le truppe spagnole dei generali Joaquín Blake e Gregorio Cuesta; Napoleone fu rassicurato da questa vittoria e Giuseppe entrò a Madrid per organizzare la sua amministrazioneG. Blond, Vivere e morire per Napoleone, vol. I, pp. 214-215..

Nello spazio di pochi giorni la situazione mutò in modo disastroso per i francesi; il maresciallo Moncey e il generale Duhesme dovettero abbandonare le loro posizioni e ripiegare, e il generale Dupont fu accerchiato e costretto alla resa il 22 luglio 1808 con soldati dopo la battaglia di Bailén dall'esercito spagnolo del generale Francisco Javier CastañosG. Blond, Vivere e morire per Napoleone, vol. I, pp. 215-220.. Giuseppe e i suoi generali, scossi dalla drammatica sconfitta, abbandonarono subito Madrid e, nonostante le esortazioni di Napoleone da Parigi che richiedeva di mantenere il possesso di Burgos, ripiegarono direttamente dietro all'Ebro. Le forze francesi disponibili erano scese a soli soldati. Inoltre in Portogallo era sbarcato un corpo di spedizione britannico al comando del generale Arthur Wellesley che fu in grado di respingere gli attacchi del generale Jean-Andoche Junot nella battaglia di Vimeiro e di costringerlo a concludere il 30 agosto 1808 la convenzione di Sintra che prevedeva l'evacuazione di tutte le truppe francesi dal Portogallo e il loro ritorno in FranciaG. Lefebvre, Napoleone, pp. 302-303 e 309..

Fortunatamente per i francesi gli spagnoli non seppero sfruttare la favorevole situazione, le giunte erano in costante conflittualità ed agivano spesso in modo indipendente e non coordinato; non fu possibile nominare, per le forti rivalità tra i generali, un comandante in capo dell'esercito; Madrid fu raggiunta solo il 13 agosto dalle truppe provenienti da Valencia, mentre il generale Castaños arrivò solo il 23 agosto; non si riuscì a potenziare le forze con un reclutamento sistematico di coscritti, le armi e i mezzi erano carenti. Anche i portoghesi non riuscirono ad organizzare un esercito efficiente e la leva in massa, la ordenanza, era completamente disorganizzata e quasi senza armiG. Lefebvre, Napoleone, pp. 309-310.. Infine nel corpo di spedizione britannico sorsero polemiche a causa della convenzione di Sintra, giudicata dai politici in patria troppo favorevole ai francesiD. Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. II, pp. 746-747.; i generali Wellesley, Hew Dalrymple e Henry Burrard furono richiamati e il generale John Moore assunse il comando delle forze che furono incrementate a uomini, mentre era previsto lo sbarco in Galizia di un secondo corpo di uomini al comando del generale David Baird. Gli alleati persero molto tempo per questi problemi organizzativi e politici e di fatto diedero tempo ai francesi di riprendersi e a Napoleone di pianificare il suo intervento diretto.

Incontro di Erfurt e decisioni di Napoleone

La serie di sconfitte e il ripiegamento delle residue forze francesi sull'Ebro ebbero vasta risonanza in Europa; per la prima volta le truppe napoleoniche erano state sconfitte in campo aperto; la sollevazione popolare spagnola galvanizzò le correnti nazionaliste in Germania e entusiasmò anche la classe dirigente britannica; le forze reazionarie e clericali dell'Antico regime appoggiarono l'insurrezione spagnola contando di sfruttare il patriottismo del popolo per i loro interessi di restaurazione dei privilegi della casta e della chiesaG. Lefebvre, Napoleone, p. 303.. La situazione francese era ancor più grave per gli errori strategici commessi da Giuseppe, nonostante fosse stato affiancato il 22 agosto 1808 dal maresciallo Jean-Baptiste Jourdan come esperto militare; le deboli forze rimaste vennero così disperse tra la Biscaglia e l'Aragona. Napoleone ironizzò sarcasticamente sull'inettitudine dei suoi luogotenenti; l'imperatore divenne rapidamente consapevole della necessità di un suo intervento diretto in Spagna per risolvere la situazione militare, risollevare il prestigio francese e intimidire i suoi avversari in Europa con una nuova dimostrazione di potenzaG. Lefebvre, Napoleone, pp. 303 e 309..

Per ottenere rapidamente risultati decisivi Napoleone progettò un trasferimento in massa di buona parte della Grande Armata nella penisola iberica con una veloce marcia forzata dalla Germania; per mantenere la stabilità e la pace in caso di turbolenze in Prussia o di velleità bellicose in Austria l'imperatore riteneva di poter contare sulla solidarietà dello zar Alessandro con cui era stata conclusa una formale alleanza negli incontri di Tilsit. Per rinsaldare la coesione con lo zar e ottenere il suo appoggio e la sua collaborazione durante il tempo in cui la Grande Armata sarebbe stata impegnata in Spagna, Napoleone organizzò un incontro con Alessandro ad ErfurtG. Lefebvre, Napoleone, pp. 303 e 306-307.. I colloqui, iniziati il 27 settembre, si conclusero con risultati deludenti per Napoleone; lo zar non fu impressionato dall'apparato scenografico organizzato dall'imperatore per rallegrare i colloqui, e non si dimostrò molto recettivo alle richieste francesi. Napoleone annunciò che finalmente avrebbe evacuato la Prussia, ma Alessandro, cosciente della posizione di debolezza dell'imperatore, sfruttò la situazione per ottenere dei vantaggi. Inoltre egli fu favorito dall'atteggiamento equivoco di Charles de Talleyrand che dispensò consigli allo zar spingendolo a non assecondare le richieste di NapoleoneG. Lefebvre, Napoleone, pp. 307-308..

Alessandro rifiutò di indirizzare pesanti minacce all'Austria in caso di atteggiamento aggressivo durante l'assenza dell'esercito francese impegnato in Spagna, nonostante che Napoleone avesse consentito a lasciare i Principati danubiani alla Russia e avesse promesso di evacuare anche il Granducato di Varsavia. La convenzione conclusa il 12 ottobre stabiliva che lo zar avrebbe "consigliato" all'Austria di mantenere la pace e che i russi avrebbero tentato una mediazione tra Francia e Gran BretagnaG. Lefebvre, Napoleone, pp. 308-309.. Napoleone dovette accontentarsi di queste promesse, egli ritenne di aver guadagnato tempo sufficiente per risolvere il problema spagnolo e ritornare in primavera con le sue truppe. Lo stesso giorno della convenzione di Erfurt la Grande Armata venne riportata a ovest dell'Elba e ufficialmente sciolta; solo due corpi rimasero in Germania al comando del maresciallo Louis-Nicolas Davout sotto il nome di "Armata del Reno"; gli altri corpi erano già in marcia per la penisola ibericaG. Lefebvre, Napoleone, pp. 308..

Il trasferimento della Grande Armata dalla Germania attraverso la Francia e oltre i Pirenei fu effettuato con pieno successo e dimostrò ancora una volta la capacità organizzativa dell'apparato militare, coordinato dal capo di stato maggiore, maresciallo Louis Alexandre Berthier, e la resistenza e lo spirito delle truppeL. Mascilli Migliorini, Napoleone, p. 305.. Dopo un brevissimo preavviso e senza alcuna informazione precisa, a partire dal 3 agosto i soldati, indisciplinati, scettici ma altamente motivati come sempre, percorsero prima la Germania fino al Reno stipati nel massimo disagio su mediocri carrette o vetture requisite. Giunti in Francia i soldati furono instradati verso i Pirenei a piedi con pochi mezzi e scarso equipaggiamento. Le truppe della Grande Armata arrivarono in Spagna entro la prima settimana di novembre in condizioni materiali deplorevoli ma con il morale alto e decisi a battersi agli ordini dell'imperatoreG. Blond, Vivere e morire per Napoleone, vol. I, pp. 183-184 e 226..

Napoleone aveva lasciato Parigi il 28 ottobre; giunto a Bayonne il 3 novembre, si irritò fortemente per le manchevolezze dell'intendenza e per le carenze di equipaggiamenti per i suoi soldati; il 4 novembre incontrò il fratello Giuseppe e assunse il completo controllo delle esercito e dell'amministrazione; già in precedenza aveva sarcasticamente criticato il fratello per le sue intempestive disposizioni operative che erano state totalmente respinte anche dai marescialli arrivati sul posto. I soldati francesi della Grande Armata arrivati in Spagna compresero subito le caratteristiche di estrema violenza e brutalità di questa nuova guerraG. Blond, Vivere e morire per Napoleone, vol. I, pp. 224-227..