La Rocca di Arquata del Tronto è una fortezza medioevale eretta come caposaldo preposto al controllo del territorio, con funzioni tattiche e difensive. La possente struttura si eleva a 777 m slm M. Mauro, UBI POSIZIO IBI VICTORIA Il sito, le funzioni di Arx Arquatae, in La Rocca di Arquata del Tronto, op. cit., p. 19. sulla rupe della zona a nord del centro urbano di Arquata del Tronto, sede dell'omonimo comune della regione Marche, nel territorio della provincia di Ascoli Piceno.

Tipico esempio di architettura militare dell'Appennino umbro marchigiano del XIII secolo,A. Bucciarelli, Dossier arquatano, op. cit., p. 13. dall'aspetto compatto, isolata ed austera, è circondata da un verde parco solcato da sentieri e viottoli. La fortezza è stata di proprietà demaniale fino al 16 gennaio 1890 quando, per le sue precarie condizioni di conservazione, si è resa indispensabile la cessione, mediante un regolare atto di vendita, al Comune di Arquata. Il contratto di trasferimento della proprietà è stato in seguito riconosciuto da un Decreto del Ministero delle Finanze datato 2 maggio 1890.L. Girolami, La rocca di Arquata (Rocha Arquate) Cenni storici, in La Rocca di Arquata del Tronto, op. cit., p. 16.

La rocca è classificata Monumento nazionale d'Italia dall'anno 1902.

Geografia fisica Territorio

La fortificazione è stata edificata nell'area prossima al confine tra le regioni Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. Eleva le sue solide e robuste costruzioni turrite tra il corso del fiume Tronto e il fosso di Camartina, a sud del monte Vettore, in posizione dominante rispetto al nucleo abitato del paese. Vigila da secoli sul vasto panorama dell'alta valle del Tronto e su molte frazioni che rientrano nell'ambito di competenza dell'Amministrazione comunale. Strategicamente sovrasta la Strada Consolare Salaria, spina dorsale del territorio e del collegamento con Roma, snodo stradale che conduce anche alla città dell'Aquila, dopo aver oltrepassato il centro di Amatrice; raggiunge l'Umbria G. Fabiani, Ascoli nel Quattrocento, op. cit., p. 109. e si addentra anche verso alcune zone dell'entroterra marchigiano;N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 53. osserva importanti vie d'accesso che conducono al passo del Galluccio, percorsi che attraversano il paese di Montegallo; la strada che, superando i paesi di Capodacqua, Forca Canapine ed il passo di San Pellegrino, porta alla cittadina di Norcia; un sistema sentieristico che da Piedilama giunge a Comunanza, Petritoli ed arriva a Fermo; infine, controlla un lungo tratto dell'alveo del fiume Tronto, corso d'acqua che separa la catena dei Sibillini dai monti della Laga.N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 80.B. Carfagna, Rocche e castelli dell'ascolano, op. cit., p. 59.

Le torri di avvistamento sul territorio

Il complesso apparato difensivo della Rocca non era circoscritto alle sole strutture della fortezza, ma si articolava, si completava e si potenziava con la consistente presenza di numerose torri di avvistamento schierate sul territorio. Almeno fino alla conclusione del XVI secolo, queste costruzioni erano organismi edilizi vocati al controllo. Avevano funzioni militari volte ad ospitare guardie e sentinelle che dovevano osservare le aree di loro competenza e dare avviso alla fortezza di eventuali pericoli o di possibili attacchi e incursioni. Comunicare un allarme era una esigenza fondamentale per anticipare e contrastare il nemico.G. Lalli, Le Torri di avvistamento del sistema difensivo della Rocca, in La Rocca di Arquata del Tronto, op. cit., p. 49. La trasmissione del segnale poteva essere: «visiva» mediante l'uso della luce riflessa da specchi, di fumo di giorno o di fuoco nelle ore notturne; «sonora» con il suono di campane o, dopo il 1300, con l'impiego della detonazione di spari delle armi da fuoco; «scritta» tramite i messaggi portati dai piccioni allevati nelle torri di avvistamento.G. Lalli, Le Torri di avvistamento del sistema difensivo della Rocca, in La Rocca di Arquata del Tronto, op. cit., p. 51. Si trattava di torri fortificate o di case torri fabbricate seguendo un preciso ordine di configurazione architettonica. Ognuna di loro era dotata di: un pianterreno, spesso con copertura a volta, utilizzato come magazzino; un primo piano riservato all'alloggio degli uomini di guardia e un sottotetto usato come colombaia per avere sempre a disposizione un buon numero di volatili che potessero consegnare con rapidità i messaggi alla fortezza. Erano state edificate in siti isolati, rialzati e sicuri, lungo le strade che portavano alla Rocca. Alcune di queste torri erano riconoscibili fino a prima degli eventi sismici che hanno distrutto buona parte dei paesi dell'arquatano. Si trovavano a Borgo, Camartina, Faete, Pescara del Tronto, Piedilama, Pretare, Spelonga, Trisungo ed Arquata. Arquata - La più nota era la torre a base quadrata elevata sull'area della primitiva consistenza urbana del paese capoluogo, racchiusa all'interno della cinta muraria che circondava il centro abitato e ai nostri giorni conosciuta come la Torre civica. La sua collocazione la poneva come la più vicina alla diretta difesa della fortezza. Sebbene non si conosca il tempo esatto della sua costruzione, per le sue caratteristiche si può supporre e considerare coeva del mastio.G. Lalli, Le Torri di avvistamento del sistema difensivo della Rocca, in La Rocca di Arquata del Tronto, op. cit., p. 53. Borgo – Vi erano due torri di avvistamento. Una si trovava a valle del paese, era stata eretta da una pianta quadrangolare ed aveva vista diretta con la Rocca. La sua funzione era quella di controllare il traffico della Consolare Salaria lungo il tratto che correva parallelo al fiume Tronto in direzione est-ovest. Duramente lesionata dagli eventi sismici, è ricordata dallo storico Gabriele Lalli per aver conservato fino ai nostri giorni deboli testimonianze di opere pittoriche, di colore rosso, ascrivibili al periodo rinascimentale. Si intuivano sul bianco dell'intonaco del prospetto, esposto a nord, le figure di: un volatile, un leone, un vaso con un raspo d'uva, una brocca, una figura umana ed altri segni di difficile comprensione. L'altra era una casa-torre, visibile ed attigua all'odierno ponte. Col trascorrere del tempo e per i vari rimaneggiamenti è ormai priva della fisionomia architettonica originale. Al suo interno si conservavano deboli residui di pittura rinascimentale e la colombaia.G. Lalli, Le Torri di avvistamento del sistema difensivo della Rocca, in La Rocca di Arquata del Tronto, op. cit., p. 55. Un'altra torre di avvistamento era stata dislocata nelle adiacenze dell'attuale cimitero comunale di Arquata. La sua area di controllo si estendeva sul diverticolo della Consolare Salaria che s'internava verso nord, attraversava i paesi di Piedilama e Pretare, per raggiungere i valichi di Galluccio e Forca di Presta ricalcando il tracciato della Salaria Gallica che si snodava nel territorio. Trisungo - Nel centro abitato vi è una costruzione di una torre-dogana che ai nostri giorni mostra ancora peculiari caratteristiche di rinforzo e feritoie per la sorveglianza della Salaria e della strada che raggiungeva i paesi di Faete e Spelonga. Località Santa Gemma - Nel sito a monte di Pretare, vi sono ancora alcuni ruderi riconducibili ad antiche costruzioni militari di epoca medioevale, probabilmente risalenti al XV secolo.S. e D. Felli, op. cit., pag. 172. Dagli Statuti di Arquata del 1574 si apprende che in quell'area vi è stata una torre di guardia, con funzioni di avvistamento e di difesa, idonea a segnalare i pericoli che potevano arrivare da nord. Il fabbricato era custodito da un presidio militare armato. Nella stessa torre vi era anche la sede della «Dogana di Santa Gemma», preposta alla riscossione dei dazi da pagare per il passaggio di merci e animali. Gabriele Lalli, attingendo al testo degli Statuti, delinea i tratti della figura del Gabelliere descrivendolo come un pubblico ufficiale eletto dalla Magnifica Comunità d'Arquata, obbligato a riscuotere tributi e gabelle da coloro che transitavano verso le città di Norcia o Visso, trasportando merci o bestiame, passando sull'antica via che collegava il paese di Borgo con i valichi alle pendici del Vettore,G. Lalli, Ottocento arquatano. Storie, fatti e misfatti, op. cit., pag. 23. sovrapponibile al tratto della Salaria Germanica.S. e D. Felli, op. cit., pag. 154.Il testo normativo del 1574 si esprime così: «…il Gabelliero eletto, et deputato dalla Magnifica Comunità d'Arquata debbia, et sia obligato stare a riscotere le Gabella nell’Borgo d'Arquata, et un altro huomo a Santa Gemma, et che qualunque passarà con qual si voglia sorte di robba da pagare Gabella la debba pagare nelli luoghi ordinati, et de sopra nominati (…) coloro che (…) andassero verso Norcia, o Visso siano tenuti pagare la Gabella a Santa Gemma, et non pagando a Santa Gemma s’intenda fraudo, et colloro, che andassero verso la Marca siano tenuti pagare la Gabella alle Pretare, et non pagando il fraudo alla Fonte Vecchia delle Pretare».Statuti di Arquata del 1574, Libro delli Estraordinarii, Rubrica I Come risulta da un Rapporto del Picchetto, il sito manteneva attive le sue funzioni ancora nel mese di settembre dell'anno 1809.G. Lalli, Ottocento arquatano. Storie, fatti e misfatti, op. cit., pp. 22-25. L'insieme degli stabili che componevano il nucleo originario della dogana era stato elevato con l'impiego di robusti conci squadrati di pietra locale posti in opera con malta magra. L'elemento che maggiormente caratterizzava l'intero impianto era il manufatto della massiccia torre di guardia, a base quadrangolare, di circa 4 metri di lato e pareti spesse oltre 1 metro.S. e D. Felli, op. cit., pag. 97. Risultava perfettamente integrata nell'apparato del sistema difensivo di avvistamento della Rocca. Osservando quanto resta dell'innalzato si può intuire che fosse impostata su più livelli idonei ad ospitare la guarnigione e a conservare scorte alimentari. Per queste sue caratteristiche poteva essere definita una Torre-Dogana. Adiacenti alla torretta si allungavano altri stabili di cui restano i profili delle mura perimetrali che racchiudevano ambienti destinati all'accoglienza, all'alloggio e un'osteria per pellegrini, mercanti e viandanti che potevano anche effettuare il cambio dei cavalli. Questa costruzione, non avendo contatto visivo diretto con la Rocca, comunicava con la fortezza attraverso le torri intermedie. Località Valle Romana - Nell'area tra i paesi di Arquata e Vezzano vi era un'altra torre destinata alla sorveglianza della Salaria. Località Il Castelluccio - Nella zona fra i paesi di Colle e Spelonga, restano le vestigia di uno stanziamento turrito. Questa costruzione era posta a guardia sia della Salaria e sia del confine con il Regno di Napoli. È presumibile che si tratti di un piccolo agglomerato, composto da qualche caseggiato per uso abitativo, costruito prima del XV secolo e probabilmente riferibile all'epoca di elevazione della Rocca.

Storia

La storia e le vicende della Rocca sono strettamente legate e si fondono indissolubilmente con quelle di Arquata. Da sempre territorio di confine è stata spesso contesa, con aspre battaglie e lotte furibonde, tra le città di Ascoli Piceno e di Norcia. Quest'ultima soprattutto interessata a conquistare uno sbocco sul fiume Tronto L. Girolami, La Rocca di Arquata, art. cit., p. 43. e sulla via Salaria.

L'origine di questo insediamento militare e le sue prime citazioni risalgono all'XI e al XII secolo, epoche in cui era stata avviata la costruzione delle opere di fortificazione sul colle. L'autore Maurizio Mauro non esclude che il complesso possa essere stato elevato nello stesso luogo, probabilmente individuato dai Romani, in tempi antecedenti ed in cui possa essere esistita un’installazione difensiva ormai perduta.