Malombra è il primo romanzo scritto da Antonio Fogazzaro intrapreso nei primi anni del '70, terminato in bella copia autografa il 22 dicembre 1880 e pubblicato a Milano da Brigola nel 1881.

Specie a partire dalla seconda metà dello scorso secolo, gli studiosi dell'opera di Fogazzaro hanno dimostrato un'attenzione (e un'attrazione) particolare ai temi e allo stile di questo romanzo, non di rado evocandone la superiorità, rispetto alle sue altre espressioni narrative, compreso Piccolo Mondo Antico.

Il romanzo è ambientato nel 1864 in un luogo non ben precisato. L'autore lo indica con una semplice lettera puntata: R. Si sa che è sulle rive di un lago lombardo, identificabile con il piccolo lago del Segrino nei pressi di CanzoL'autore in una lettera ad un amico nel 1896 confessa: “Realmente il lago di Malombra è il piccolo Segrino fra Erba e Canzo, trasformato ad arbitrio di fantasia”., tra Como e Lecco. Il Palazzo è invece la villa Pliniana, sul Lago di Como, visitata da Fogazzaro e la cui tetra atmosfera ben si adattava al mondo decadente dello scrittore. Una parte del romanzo si svolge anche a Milano. Il romanzo è diviso in quattro parti, ciascuna composta di capitoli:

1ª parte: Cecilia (9 capitoli) 2ª parte: Il ventaglio rosso e nero (7 capitoli) 3ª parte: Un sogno di primavera (3 capitoli) 4ª parte: Malombra (8 capitoli).

I protagonisti sono Corrado Silla e Marina Crusnelli di Malombra. Nella prima parte sono presenti entrambi, nella seconda solo Marina, nella terza solo Corrado, nella quarta di nuovo entrambi.

Il carattere dei personaggi verrà puntualmente ripreso nei romanzi successivi: l'intellettuale idealista mortificato dall'inettitudine; l'aristocratica sensuale e psicotica; i personaggi minori dallo schietto umorismo di gusto provinciale che mitiga il drammatico svolgimento della storia.

Il libro fu ignorato dalla maggior parte delle riviste letterarie e criticato da Salvatore Farina e Enrico Panzacchi, ma lodato da Verga, che lo definí "una delle piú alte e delle piú artistiche concezioni romantiche che siano comparse ai nostri giorni in Italia"

. Anche Giuseppe Giacosa lo descrisse come "il piú bel libro che si sia pubblicato in Italia dopo I promessi sposi". Il Momigliano definí Malombra "una creazione magica e il tentativo meraviglioso di esprimere l'inesprimibile e la riuscita esperienza di tradurre le voci dell'inconscio" (Momigliano Attilio: Elzeviri - Antonio Fogazzaro pag.218 - Le Monnier Firenze 1945). Mario Soldati nel 1942 ne trasse l'omonimo film.

Trama I. Cecilia Corrado Silla, giovane e sconosciuto scrittore, autore di un romanzo sentimentale intitolato "Un sogno" pubblicato con lo pseudonimo di «Lorenzo», viene chiamato da Milano, dove vive, a R., un piccolo paese lacustre della montagna lombarda, dal conte Cesare d'Ormengo che, devoto alla memoria della madre del giovane e sapendolo in ristrettezze economiche, vuole offrirgli un impiego: si tratta di scrivere un trattato scientifico-letterario. Silla si presenta quindi a sera tarda nel Palazzo del nobiluomo che lo ha invitato tramite una lettera. Qui viene accolto dal suo segretario, Steinegge, dato che il conte suole coricarsi sempre non oltre le 22,00. Nella stanza assegnatagli Silla nota con stupore alcuni mobili ed oggetti appartenuti alla sua famiglia. Il giorno dopo il conte Cesare rivela al giovane la profonda amicizia che lo legava alla madre che non aveva più rivisto già da un anno prima che ella si sposasse, ma dalla quale aveva continuato negli anni a ricevere lettere il cui solo argomento era il figlio Corrado. Lo scrittore decide quindi di accettare l'incarico e rimanere nella dimora. Nella casa del conte, Corrado stringe amicizia con il segretario, un esule liberale tedesco che gode della protezione dell'Ormengo. In seguito conosce la marchesina Marina Crusnelli di Malombra, nipote di Cesare per parte di madre, rimasta orfana di entrambi i genitori e accolta dal conte nel suo tetro e sperduto Palazzo. Marina conduceva con i genitori a Parigi una vita di società spensierata e allegra e soffre per questo suo isolamento; ella vorrebbe viaggiare, ma il conte è contrario. Silla si invaghisce della marchesina, ma lei, nonostante provi gli stessi sentimenti nei suoi confronti, lo respinge mostrandosi fredda e pungente, pensando che il giovane sia il figlio illegittimo dello zio, che questo gliela voglia dare in sposa e che aspiri ai suoi beni. Marina, di una bellezza affascinante e misteriosa, a causa di alcuni oggetti ritrovati in uno stipo segreto crede di essere la reincarnazione di una sua antenata, la contessa Cecilia Varrega di Camogli, prima moglie del padre del Conte. Infatti le parole del manoscritto trovato tra gli oggetti esortavano chiunque le leggesse a credersi la nuova incarnazione di Cecilia e a compiere la vendetta su qualsiasi discendente. Nasce dunque in Marina l'idea di vendicare Cecilia che, a causa di un presunto tradimento d'amore con un giovane ufficiale, Renato, era stata segregata nel Palazzo dal marito fino a diventare pazza e a morirne. Marina ha rapporti conflittuali con il conte Cesare: egli, uomo burbero e introverso, non apprezza il talento della bella nipote e disprezza la musica e i poeti che ella adora.

Dopo la scoperta di quegli oggetti, la marchesina legge per caso il romanzo "Un sogno, racconto originale italiano di Lorenzo", il cui autore non è altri che Silla. La giovane decide così di scrivere una lettera a costui per chiedergli cosa pensasse della libertà e della plurimità delle esistenze. Silla le risponde, illudendosi di avere a che fare con una nobil donna dai saldi valori. Inizia così tra i due una corrispondenza epistolare, interrotta da Corrado con un'ultima lettera scritta proprio la notte del suo arrivo al Palazzo, a causa dello spirito pungente di lei. Dall'altra parte, Marina, che si firmava con il nome di Cecilia, rimane delusa dalle pretese dello scrittore che aspirava ad un legame filosofico sentimentale.

Nei giorni seguenti, durante una partita a scacchi tra Silla e Marina, questa gli dice di essere stata offesa da alcune parole contenute in una lettera ricevuta, parole che il giovane riconosce come sue. Corrado si rende conto cosí che la marchesina è la sua corrispondente Cecilia.

Intanto Marina lo offende pesantemente e pubblicamente e allora Silla, malgrado l'attrazione che sente per lei e l'amicizia con Steinegge, rinuncia al suo incarico presso il conte e decide di ritornare a Milano (la prima causa è il timore di avvicinarsi a Marina, da lei attratto irresistibilmente ma allo stesso tempo spaventato dalla sua personalità). Quella notte, prima di partire, il giovane incontra Marina sul lago, a bordo della sua lancia Saetta. Lei lo aggredisce pensando che sia venuto a spiarla, ma lui protesta la sua lealtà. Nel frattempo si scatena una tempesta e la luce di un lampo illumina lo sguardo della marchesina che esprime senza parole i suoi sentimenti per Corrado. Lo scrittore riesce a riportare Saetta al sicuro nella darsena. Marina inciampa scendendo dalla lancia e cade tra le braccia di Silla, che la stringe e le sussurra il nome di Cecilia. Poi il giovane si allontana, mentre Marina interpreta questo come l'avverarsi della profezia dell'antenata Cecilia e che Silla sia dunque l'antico amante Renato.

II. Il ventaglio rosso e nero Corrado non è più a R. e intanto arrivano da Venezia al Palazzo i parenti del conte, i cugini contessa Fosca Salvador e il figlio Nepo. Il cugino vorrebbe sposare la marchesina per ottenere le ricchezze del conte e risanare così le limitate finanze dei Salvador. Con loro è arrivata la dolce Edith, che ha avuto un passaggio in barca per raggiungere il Palazzo grazie alla contessa Salvador. Lei ha subito chiesto di Steinegge, e quando lo ha incontrato gli ha detto di avere notizie della figlia che lui è stato costretto a lasciare molti anni addietro in Germania. Poi gli ha rivelato di essere lei la figlia stessa. Tra i due Steinegge si è subito instaurato un bellissimo rapporto, ma Edith, molto religiosa, teme che il padre, non credente, non riceva la ricompensa divina dopo la morte e che, quindi, venga separato da lei. È dunque suo intento ricondurre Steinegge alla fede, ma senza costrizioni. È importante che il buon segretario di Cesare, nonostante la sua avversione per i preti, provi immediata simpatia per don Innocenzo, il parroco di R., che diventa grande amico suo e della figlia. Marina stima Edith che, pur consapevole del sentimento avverso (la marchesina disprezza Steinegge), sa che il segretario di suo zio ha accettato la proposta della figlia: trasferirsi a Milano, dove entrambi troverebbero un'occupazione presso connazionali e impartirebbero lezioni di lingua tedesca. A Milano vive anche Silla, cosí Marina chiede ad Edith di farle avere notizie di lui. Nel frattempo la contessa Salvador ha un colloquio con il conte, il quale le promette una dote per la nipote, ma solo se ella accetterà le nozze con il figlio Nepo. La contessa avverte il figlio dalla loggia del Palazzo con un segnale convenuto (il ventaglio rosso e nero) mentre questi si appresta ad una escursione all'orrido con Marina, che accetta con dolore e odio la proposta di matrimonio, affinché Edith possa riferire delle nozze a Corrado (in questo modo spera di arrivare all'amore dello scrittore e farlo tornare al Palazzo).

III. Un sogno di primavera Silla ed Edith si trovano a Milano. Il giovane è ora un allievo del suo caro amico Steinegge. Nasce in lui un'attrazione sentimentale per la figlia dell'insegnante, la quale, pur ricambiando questo sentimento per lo scrittore, si sente turbata e indecisa. Silla non sembra infastidito quando sente parlare del matrimonio di Marina (non sa che in realtà questo non si è ancora celebrato); crede di aver lentamente dimenticato la torbida passione che provava per la marchesina, gettandosi negli studi (sensualismo sublimato presente in tutte le opere di Fogazzaro). Il sentimento che ora nutre per Edith si basa principalmente sulla speranza di un legame tra due anime e non si riduca a cruda passione sensuale. Con la ragazza Silla riesce a manifestare i suoi principi e, quindi, il suo valore. Edith lo comprende benissimo, essendo un'anima a lui congeniale. Durante una conversazione, Corrado promette ad Edith una copia del libro Un sogno. La ragazza sembra entusiasta, ma quando lo scrittore le porta il racconto a casa, Steinegge lo accoglie amichevolmente, mentre la figlia pare non prestargli molta attenzione. Dunque Silla viene per la terza volta respinto, anche se con sofferenza: Edith lo ama, ma non vuole lasciare solo il padre, da cui dovrebbe allontanarsi accettando l'amore di Corrado. Questi intanto ricomincia a pensare a Marina, che gli risveglia i sensi e, con sua sorpresa, riceve un telegramma da lei, che lo richiama a R.: il conte è gravemente malato. Marina è la reale causa della apoplessia che ha colpito il conte Cesare, quando la nipote gli ha gridato di essere l'antenata Cecilia, tornata per vendicarsi.

IV. Malombra Il ritorno di Corrado alla villa accentua la follia di Marina, che crede di vedere in lui l'antico amante di Cecilia, l'ufficiale Renato. Quando i due si rivedono, Silla si dimostra appassionato e la marchesina gli dà appuntamento per la sera successiva. Intanto Edith e Steinegge ritornano a R. per far visita a don Innocenzo, presso cui padre e figlia rimarranno ospiti per qualche tempo. Il loro arrivo era già stato annunciato al prete da Edith, che con una lettera gli aveva detto di dovergli parlare. Ella gli svela il suo amore per Silla e la ragione del suo rifiuto. Confessa anche di temere che Corrado sia venuto a R. perché d'accordo con Marina e che il giovane compia azioni disoneste. Don Innocenzo allora le consiglia di scrivergli e rivelargli la ragione del suo gesto, affinché il giovane scrittore si risollevi.