Le Brigate Giustizia e Libertà furono delle formazioni partigiane costituite nell'ambito della Resistenza italiana, legate prevalentemente al Partito d'AzioneEnciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, Volume I, voce Brigate Giustizia e Libertà, pag. 375. ma aperte anche a combattenti degli altri partiti del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) o indipendenti, professanti un comune ideale laico e democratico. In azione, i componenti delle brigate indossavano al collo un fazzoletto verde di riconoscimento. Coordinate da un comando assunto da Ferruccio Parri, furono le formazioni partigiane più numerose dopo le Brigate Garibaldi, a guida comunista.
Al Congresso del Partito d'Azione del febbraio 1946 a Roma, Parri citò in 24.000 gli effettivi regolari delle brigate di montagna e in 11.000 quelli delle bande cittadine. In cifre relative, le Brigate GL contavano, grosso modo, il 20% della cifra assoluta degli uomini mobilitati nella Resistenza, contro il 50% attribuibile alle formazioni a guida comunistaAA.VV, Le formazioni GL nella resistenza. Documenti, Franco Angeli, Milano, 1985, pag. 395.. Le Brigate subirono complessivamente 4.500 vittimeAA.VV, Le formazioni GL nella resistenza, cit., pag. 17..
Filiazione storica e politica
Le Brigate Giustizia e Libertà presero il nome dall'omonimo movimento politico antifascista e repubblicano, d'ispirazione socialista liberale, fondato a Parigi ai primi di agosto del 1929Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, loc. cit., dagli esuli Carlo Rosselli, Francesco Fausto Nitti, Emilio Lussu, Alberto Tarchiani, Alberto Cianca, Raffaele Rossetti, Gioacchino Dolci ed altri.
Tra il 1930 e il 1931, Rosselli stipulò un accordo con il Partito Socialista Italiano e poi con la Concentrazione Antifascista, nel quale si riconobbe GL come il movimento unitario dell'azione rivoluzionaria in ItaliaSanti Fedele, I repubblicani in esilio nella lotta contro il fascismo (1926-1940), Le Monnier, Firenze, 1989, pagg. 58-59.. Ciò favorì la formazione di numerosi nuclei antifascisti legati a GL, a Milano, dove vivevano Ferruccio Parri, Riccardo Bauer, Vincenzo Calace e Umberto Ceva; a Bergamo, ma in collegamento con il gruppo milanese, con Ernesto Rossi; a Firenze, con Nello Traquandi; a Roma, con Francesco Fancello e Vincenzo Torraca; in Sardegna, con Dino Giacobbe, Cesare Pintus e Michele Saba.
Nell'agosto del 1936, Carlo Rosselli e Giustizia e Libertà sono i primi ad intervenire nella guerra civile spagnola in soccorso della Seconda repubblica contro i nazionalisti guidati dal generale Francisco Franco, costituendo, insieme ad esuli anarchici, la formazione di volontari Centuria Giustizia e Libertà, meglio conosciuta come Colonna Italiana o "Colonna Rosselli". Tuttavia, il 6 dicembre 1936, Carlo Rosselli rassegnò le dimissioni dal comando della formazione e ciò condusse all'uscita della componente minoritaria di Giustizia e Libertà e alla nascita del Battaglione Matteotti. Successivamente il Battaglione Matteotti confluì nella più ampia Brigata Garibaldi. Il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-l'Orne, poco dopo il suo rientro in Francia, Carlo Rosselli fu ucciso insieme al fratello Nello, da sicari di una formazione della destra francese filofascista.
Nell'aprile del 1944, Duccio Galimberti, in un documento intestato Formazioni Giustizia e Libertà, affermava che le stesse rivendicano la loro derivazione da quella colonna di Giustizia e Libertà che, fin dall'agosto 1936, prima fra tutte le formazioni internazionali, accorse in aiuto della Spagna repubblicana, sotto il comando di Carlo RosselliAA.VV, Le formazioni GL nella resistenza, cit., pagg. 84-85..
Brigate GL e Partito d'Azione
Il 4 giugno 1942 i gruppi di Giustizia e Libertà presenti in Italia costituirono clandestinamente il Partito d'Azione, nella casa romana di Federico ComandiniGiovanni De Luna, Storia del Partito d'Azione. 1942-1947, Feltrinelli, Roma, 1982.; oltre alla componente giellista, aderirono al nuovo partito, d'ispirazione mazziniana, numerosi repubblicani e liberal-democratici (in gran parte una volta rientrati dall'esilio o dal confino) quali Guido Calogero, Ugo La Malfa, Ferruccio Parri, Riccardo Bauer, Emilio Lussu, Adolfo Omodeo, Vittorio Foa, Leo Valiani, Alberto Tarchiani, Oronzo Reale, Riccardo Lombardi, Francesco De Martino ed altri.
Il 5 settembre 1943, ancor prima della comunicazione dell'avvenuta firma dell'Armistizio di Cassibile, al convegno di Firenze del PdA, Ferruccio Parri sostenne la necessità di organizzare una lotta popolare armata contro le divisioni tedesche che stavano calando sempre più agguerrite attraverso il confine del Brennero e fu nominato dai convenuti responsabile militare per il Nord-Italia, mentre Riccardo Bauer lo fu per il Centro-Sud.La vita di Ferruccio Parri.
Nel pomeriggio del 9 settembre, nella Roma abbandonata al proprio destino dal re, dal Capo del governo e dai vertici militari, il Partito d'Azione, insieme al PCI, al PSIUP, alla Democrazia Cristiana, al PLI e alla Democrazia del Lavoro, costituì il CLN - Comitato di Liberazione Nazionale. Contemporaneamente, Parri fu investito dell'incarico di assumere il comando delle forze ribelli del Nord.
Nel frattempo, l'azionista Vincenzo Baldazzi riuscì ad impossessarsi di un autotreno carico d'armi e provvide a distribuirle nelle zone di San Giovanni, Testaccio e Trastevere. Al quartiere Trionfale fu fermato dalla polizia; il tempestivo intervento, in senso conciliatore, del generale Sabato Martelli e di Emilio Lussu scongiurò una possibile tragediaGiovanni Ferro, a cura di, "Cencio" (Vincenzo Baldazzi) combattente per la libertà, Fondazione Cesira Fiori, Viterbo, 1985, pag. 48.. Il giorno dopo, con tutta la sua formazione di volontari, Baldazzi si appostò sin dall'alba nei pressi della piramide Cestia, sul lato destro di porta San Paolo, fra piazza Vittorio Bottego e il mattatoio. Qui, all'altezza di via delle Conce, la formazione, con armi anticarro, distrusse due carri armati tedeschi in quella che fu il tentativo di difesa della capitale. Nel frattempo, a Trastevere, l'avvocato Ugo BaglivoTrucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944., del PdA, armato solo di una bandiera tricolore, organizzava altre formazioni volontarie per affiancare i militari.
Intorno alle 12.30 circa, sulla linea del fuoco di porta San Paolo, accorse in abito civile e sommariamente armato l'azionista Raffaele Persichetti, insegnante, invalido di guerra, ufficiale dei granatieri in congedo, schierandosi contro le superiori forze tedesche, al comando di un drappello rimasto senza guidaCapitolium, cit., pagg. 35-36.. Verso le 14,00, armato di moschetto e con le cartucce sull'abito civile, con la giacca già macchiata di sangue, fu costretto a indietreggiare all'inizio di viale Giotto, dove cadde nel primo pomeriggioAlessandro Portelli, L'ordine è già stato eseguito, Donzelli editore, Roma, pagg. 123 e 126..
In Piemonte cominciarono a costituirsi le prime formazioni GL nelle Alpi Marittime: in Valle Gesso si costituì Italia Libera per iniziativa di Duccio Galimberti, Dante Livio Bianco e Benedetto DalmastroD.L.Bianco, "Guerra Partigiana" Einaudi.. Altre formazioni GL si organizzarono a Frise (con Luigi Ventre, Renzo Minetto, Aurelio Verra e Giorgio Bocca, tutti ufficiali degli Alpini); a Centallo (autonomi e giellisti organizzati da altri ufficiali degli alpini tra cui Nuto Revelli); in Val Pellice; infine in Abruzzo dove al bosco Martese confluirono militari sbandati e volontari comunisti e GLG.Bocca, Storia dell'Italia partigiana, pp. 31-32..
Il 29 ottobre 1943, Emilio Lussu scriveva al centro meridionale del Partito d'Azione che mai il partito avrebbe collaborato con Badoglio e con la monarchia, di non preoccuparsi che GL scompaia, perché GL e PdA sono la stessa cosa e sarebbe fuori luogo ora far questione di denominazioneAA.VV, Le formazioni GL nella resistenza, cit., pagg. 46-48.. Nel novembre del 1943 crebbero le formazioni GL di Livio Bianco, Duccio Galimberti e Detto Dalmastro.
Ai primi di novembre del 1943, gli azionisti Parri, Valiani, Egidio Reale, Alberto Damiani, Gigino Battisti e Adolfo Tino si incontrarono in Svizzera con i rappresentanti alleati Allen Dulles e John McCaffery per stringere accordi sullo sviluppo del movimento avviato in Italia. In tale sede, Parri si fece portavoce dell'idea mazziniana della guerra per bande sostenute dal popolo.. Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) fu costituito nel dicembre del 1943, confermando a Ferruccio Parri l'incarico della responsabilità militare; contemporaneamente, il PdA lo confermò nel comando delle formazioni GL.
Modello organizzativo
Riallacciandosi alla tradizione volontaristica mazziniana, Ferruccio Parri propugnò sin dall'inizio l'idea di un esercito di popolo, come modello organizzativo delle Brigate GL: si trattava – secondo il comandante piemontese–di ricostituire l'esercito disciolto l'8 settembre, trasformandolo con l'innesto di volontari civili e su base democratica; un esercito inteso come apparato militare di un governo nazionale e sovrano e non come strumento di guerriglia clandestinaAA.VV, Le formazioni GL nella resistenza, cit., pag. 21.. Per tale motivo, inizialmente, Parri evitò ogni separazione tra l'organico del Partito d'Azione e quello dell'organismo unitario (il CLNAI) di cui era responsabile, ritenendosi il capo militare di tutto il movimento partigiano e non solo delle formazioni del suo partito.
Tale concezione fu ben presto superata dall'esigenza del Partito d'Azione di costituire un raggruppamento nazionale, dotato di un centro dirigente rappresentativo del partito stesso, articolato per comandi regionali o territoriali.
Un modello organizzativo in tal senso fu deciso il 31 ottobre 1943 a Torre Pellice, in una riunione tra Parri e Valiani; la decisione fu ratificata e resa operativa il 14 febbraio 1944 dal comitato esecutivo per l'Alta Italia del Partito d'Azione.
Tale modello organizzativo, tuttavia, durò solo pochi mesi. Con l'appressarsi dell'estate 1944, le Brigate GL furono protagoniste di un progressivo stemperamento della politicizzazione in senso partitico della loro azione, per trasformarsi nuovamente in centri di raccolta di combattenti di diversa estrazione, accomunati da un unico ideale democratico. La trasformazione della guerra partigiana in guerra per bande, nelle campagne e nelle fabbriche e la speranza nell'insurrezione generale o quanto meno il concorrere nella realizzazione di tale grande obiettivo, impose un ritorno alla concezione mazziniana della guerra di popolo, sia pure sotto forma più maturaAA.VV, Le formazioni GL nella resistenza, cit., pagg. 22-23.. Agli arruolati non si chiese più l'adesione al partito, ma l'impegno a sostenere i grandi ideali della giustizia sociale, delle libertà democratiche, della solidarietà europea. Ne scaturì un modello dove il ruolo del partigiano combattente era quello di praticare direttamente gli ideali democratici e di libertà, oltre quello di rispettare la disciplina militare. La guerra di liberazione, quindi, risultò per gli appartenenti alle Brigate GL, una scuola e una palestra di virtù, e pose le basi per la costruzione della Italia democratica del secondo dopoguerra.
Operazioni principali
Tra il dicembre del 1943 e il gennaio del 1944, dopo i successi nella Val Gesso e nella Val Maira, i tedeschi trovarono grosse difficoltà in Val Grana, dove i partigiani della brigata GL Italia libera di Duccio Galimberti e Dante Livio Bianco si batterono con notevole abilità e mantennero la coesione sfuggendo alla distruzione; dopo una serie di scontri i partigiani ripiegarono a Paralup, presso Rittana, e si riorganizzaronoG.Bocca, Storia dell'italia partigiana, pp. 161-162..