La fissazione esterna è una procedura ortopedica utilizzata per il trattamento delle fratture ossee sia esposte che non esposte (rientra nella categoria delle osteosintesi), nel caso in cui l'applicazione delle garze gessate non possa garantire un buon allineamento dei due monconi ossei, 2012.. La procedura avviene tramite trattamento chirurgico e prevede l'adopero di perni (detti pin) e fili metallici che attraverso la pelle mantengono i pezzi di osso in posizione per tutto il periodo di guarigione.
La fissazione esterna può essere convertita in fissazione interna (opzione frequente), operazione chirurgica che consiste nell'utilizzo di chiodi endomidollari o placche, e che permette durante l'osteosintesi di apportare progressivamente maggiore carico sull'arto fratturato, con conseguente migliore compattazione del focolaio della frattura, e promuovendo la sopravvivenza degli osteoblasti e la maturazione dell'osso. La conversione tuttavia spesso risulta essere molto costosa per l'equipe medica e un ulteriore stress chirurgico per il paziente.
Ulteriori procedure definite di "dinamizzazione" sono applicate durante la guarigione tramite fissazione esterna, e di cui ancora nel 1991 J. Kenwright ne dimostrò i benefici su 80 pazienti con frattura alla tibia. Tra queste ad oggi troviamo il micromovimento ciclico, che porta ad un accelerazione della guarigione del tessuto osseo rispetto ad un arto completamente statico, e il carico progressivo.
Rischi e complicazioni La fissazione esterna è una tecnica che può portare ad un maggiore rischio di infezione in sede di posizionamento dei pin, e di complicanze patologiche come la pseudoartrosi.
Note
Bibliografia
Voci correlate Apparato di Ilizarov
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Categoria:Procedure ortopediche