La Direzione investigativa antimafia (DIA) è un organismo investigativo interforze italiano, istituito nell'ambito del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno e dotato di competenza monofunzionale nel contrasto alla criminalità organizzata di tipo mafioso. È composta da personale specializzato proveniente dalla Polizia di Stato, dall'Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, oltre che da personale dell'Amministrazione civile dell'interno.
I suoi compiti consistono nello svolgimento coordinato delle attività di investigazione preventiva riguardanti la criminalità organizzata e delle indagini di polizia giudiziaria relative ai delitti di associazione di tipo mafioso o comunque riconducibili a essa. L'attività dell'organismo comprende inoltre l'analisi dei fenomeni criminali di tipo mafioso e delle loro evoluzioni, nonché attività volte a contrastarne le infiltrazioni nell'economia.
La DIA fu istituita dall'articolo 3 del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito con modificazioni dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410; la sua disciplina è successivamente confluita nel Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, approvato con decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. Contestualmente alla sua istituzione fu soppresso l'Alto Commissariato per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa.
Storia La Direzione Investigativa Antimafia fu istituita con il decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, recante «Disposizioni urgenti per il coordinamento delle attività informative e investigative nella lotta contro la criminalità organizzata», successivamente convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410. Il provvedimento perseguiva l'obiettivo di rafforzare il coordinamento tra le forze di polizia e di specializzare l'attività informativa e investigativa nel contrasto alla criminalità organizzata.
La nascita della DIA si inserì nel più ampio riassetto degli strumenti antimafia elaborato all'inizio degli anni novanta. In parallelo, il decreto-legge 20 novembre 1991, n. 367, convertito dalla legge 20 gennaio 1992, n. 8, intervenne sul coordinamento delle indagini per reati di criminalità organizzata e pose le basi normative della Direzione nazionale antimafia e delle direzioni distrettuali antimafia. I due interventi normativi, distinti ma complementari, rispondevano all'esigenza di rendere più coordinata l'azione dello Stato contro le organizzazioni mafiose e furono parte del processo riformatore sviluppatosi anche sulla base delle proposte di Giovanni Falcone.
La DIA fu configurata sin dall'origine come organismo investigativo interforze, con personale proveniente dalla Polizia di Stato, dall'Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza. La normativa prevedeva inoltre il coordinamento con i servizi centrali e interprovinciali delle tre forze di polizia e la progressiva assegnazione alla nuova Direzione di personale specializzato nelle indagini sulla criminalità organizzata.
L'attività della DIA divenne operativa nel corso del 1992. Le prime relazioni trasmesse al Parlamento riguardarono il periodo iniziale di funzionamento della struttura; una relazione relativa al semestre 1º luglio-31 dicembre 1992 risultava già distribuita alle Camere nel febbraio 1993.
Con l'entrata in vigore del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, il cosiddetto codice antimafia, la disciplina fondamentale della DIA fu ricondotta agli articoli 107-109 del nuovo testo normativo; i richiami alle precedenti disposizioni del decreto-legge n. 345 del 1991 furono conseguentemente riferiti alle corrispondenti norme del codice.
Il decreto legislativo 15 novembre 2012, n. 218 modificò ulteriormente l'articolo 108 del codice antimafia, prevedendo l'impiego nella DIA anche di personale del Corpo forestale dello Stato e del Corpo di polizia penitenziaria, inizialmente con funzioni di collegamento, analisi e scambio informativo nelle rispettive materie di competenza. Successivi interventi consentirono l'impiego di tale personale anche presso le articolazioni periferiche della Direzione.
A seguito della soppressione del Corpo forestale dello Stato, divenuta operativa il 1º gennaio 2017, venne meno la relativa componente autonoma nell'assetto interforze. La normativa vigente continua invece a prevedere l'impiego nella DIA di personale della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e del Corpo di polizia penitenziaria.
Nel 2021-2022 la Direzione ha celebrato il trentesimo anniversario della propria istituzione. Secondo i dati diffusi dalla DIA e aggiornati al 31 agosto 2021, nei primi trent'anni di attività le articolazioni della Direzione avevano concluso oltre mille operazioni di polizia giudiziaria, eseguito migliaia di arresti e sequestrato beni per diversi miliardi di euro.
Caratteristiche Struttura La Direzione Investigativa Antimafia è un organismo investigativo interforze collocato nell'ambito del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno. Nell'esercizio delle proprie attribuzioni dispone di autonomia organizzativa, amministrativa e contabile nei limiti previsti dalla normativa vigente. L'organizzazione della struttura è determinata dal Ministro dell'interno, sentito il Consiglio generale per la lotta alla criminalità organizzata, secondo moduli organizzativi adeguati alla diversificazione dei settori investigativi e alla specificità degli ordinamenti delle forze di polizia interessate.
Al vertice della DIA è posto un direttore, scelto a rotazione tra i dirigenti generali di pubblica sicurezza della Polizia di Stato e gli ufficiali generali dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza con grado non inferiore a generale di divisione, in possesso di specifica esperienza nel contrasto alla criminalità organizzata.
Il direttore è coadiuvato da due vicedirettori: il vicedirettore operativo, al quale possono essere attribuite anche le funzioni vicarie, e il vicedirettore amministrativo. I due incarichi sovrintendono rispettivamente all'attività investigativa e alla gestione amministrativa della struttura.
La struttura centrale, con sede a Roma, comprende l'Ufficio di Gabinetto, tre reparti — Investigazioni preventive, Investigazioni giudiziarie e Relazioni internazionali ai fini investigativi — e ulteriori uffici con competenze amministrative, logistiche, ispettive, tecnologiche e di gestione delle risorse.
La struttura periferica è articolata in centri operativi e sezioni distaccate, ai quali è attribuita la competenza territoriale sulle diverse aree del Paese. La riorganizzazione entrata in vigore negli anni 2020 ha comportato, tra l'altro, l'elevazione delle precedenti sezioni di Bologna, Brescia e Catanzaro al rango di centri operativi.
Tra i centri operativi risultano pertanto quelli di Torino, Milano, Brescia, Genova, Padova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Catanzaro, Reggio Calabria, Palermo, Catania e Caltanissetta.
I centri operativi sono normalmente articolati nei settori delle investigazioni preventive, delle investigazioni giudiziarie e degli affari generali e gestione delle risorse.
Composizione La DIA ha natura interforze. Il personale proviene principalmente dalla Polizia di Stato, dall'Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, alle quali si affianca personale dell'amministrazione civile dell'interno. La struttura opera inoltre in collegamento con le altre articolazioni del Dipartimento della pubblica sicurezza e con i comandi generali delle forze di polizia interessate.
La composizione interforze costituisce uno degli elementi caratterizzanti dell'organismo e consente l'impiego coordinato di professionalità provenienti dai diversi corpi di polizia nelle attività preventive, giudiziarie, patrimoniali e di cooperazione internazionale.
Direzione La direzione della DIA è attualmente composta da: Direttore: Nicola Massimo Masciulli, generale di corpo d'armata dell'Arma dei Carabinieri; Vicedirettore operativo con funzioni vicarie: Antonino De Santis, dirigente superiore della Polizia di Stato; Vicedirettore amministrativo: Gerardo Iorio, generale di brigata dell'Arma dei Carabinieri.
Funzioni La DIA è un organismo investigativo specializzato con competenza specifica nel contrasto alla criminalità organizzata di tipo mafioso. Ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, svolge in forma coordinata attività di investigazione preventiva relative alla criminalità organizzata e conduce indagini di polizia giudiziaria concernenti i delitti riconducibili alle associazioni di tipo mafioso.
L'attività preventiva è finalizzata alla conoscenza delle caratteristiche, delle articolazioni, delle modalità operative e delle proiezioni economico-finanziarie delle organizzazioni mafiose. Particolare rilievo assume l'individuazione dei patrimoni illecitamente accumulati e dei tentativi di infiltrazione mafiosa nell'economia legale e negli appalti pubblici.
Il direttore della DIA è tra i soggetti legittimati a proporre l'applicazione delle misure di prevenzione personali e patrimoniali previste dal codice antimafia, comprese la sorveglianza speciale, il sequestro e la confisca dei beni nei confronti dei soggetti indicati dalla legge.
Nell'attività di polizia giudiziaria la DIA opera sotto il coordinamento dell'autorità giudiziaria e collabora con la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e con le direzioni distrettuali antimafia, mettendo a disposizione le proprie articolazioni investigative e il patrimonio informativo acquisito nell'ambito delle attività istituzionali.
Nel settore della prevenzione del riciclaggio, la DIA è inoltre destinataria, insieme al Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, delle segnalazioni di operazioni sospette trasmesse dall'Unità di Informazione Finanziaria per l'Italia per gli approfondimenti investigativi relativi alla criminalità organizzata. La DIA tratta inoltre informazioni provenienti dalle Financial Intelligence Unit estere nell'ambito della cooperazione internazionale antiriciclaggio.
Sul piano internazionale, il Reparto relazioni internazionali ai fini investigativi sviluppa lo scambio informativo e operativo con organismi investigativi stranieri e partecipa a progetti di cooperazione multilaterale contro la criminalità organizzata transnazionale.
Dati sull'attività Nel corso dei primi trent'anni di attività, le articolazioni della Direzione Investigativa Antimafia hanno svolto un numero rilevante di operazioni di polizia giudiziaria e di attività patrimoniali contro la criminalità organizzata.
Secondo i dati cumulativi diffusi dalla stessa DIA e aggiornati al 31 agosto 2021, dalla sua istituzione erano state concluse operazioni di polizia giudiziaria, con l'arresto di persone, delle quali 177 latitanti, e con il sequestro di beni disposto ai sensi dell'articolo 321 del codice di procedura penale per un valore complessivo di circa 7,5 miliardi di euro.
A tali risultati si affianca l'attività svolta nell'ambito delle misure di prevenzione patrimoniali, che comprende proposte e provvedimenti di sequestro e confisca di beni riconducibili a soggetti ritenuti socialmente pericolosi o collegati alla criminalità organizzata. I relativi valori non sono direttamente sovrapponibili a quelli dei sequestri penali effettuati nell'ambito delle indagini di polizia giudiziaria, poiché derivano da procedimenti e basi normative differenti.
Una precedente rilevazione statistica della DIA, riferita al periodo compreso tra il 1992 e il 31 dicembre 2018, quantificava in oltre 17 miliardi di euro il valore dei beni sottoposti a sequestro nell'ambito dell'attività patrimoniale e in quasi 10 miliardi di euro quello dei beni confiscati.