La sua prosa e la lezione che offre sono considerate una delle più alte espressioni del Rinascimento italiano:. Soggiornò in molte corti, tra cui quella di Francesco II Gonzaga a Mantova, quella di Guidobaldo da Montefeltro a Urbino e quella di Ludovico il Moro a Milano. Al tempo del sacco di Roma fu nunzio apostolico per papa Clemente VII. La sua opera più famosa è Il Cortegiano, pubblicata a Venezia nel 1528 e ambientata alla corte d'Urbino, presso la quale l'autore aveva potuto vivere pienamente la propria natura cortigiana. Tema cardine del libro è la trattazione, in forma dialogata, di quali siano gli atteggiamenti più consoni a un uomo di corte e a una "dama di palazzo", dei quali sono riportate raffinate ed equilibrate conversazioni che l'autore immagina si tengano durante serate di festa alla corte dei Montefeltro attorno alla duchessa Elisabetta Gonzaga.

Biografia

Le origini e la formazione

La famiglia

Figlio di Cristoforo Castiglione (novembre 1459-8 marzo 1499) e di Luigia Gonzaga (9 febbraio 1458- 25 marzo 1542), Baldassarre nacque a Casatico, nel mantovano, il 6 dicembre del 1478.. Il padre Cristoforo, condottiero al soldo di Francesco II Gonzaga e uomo assai colto delinea la ricca biblioteca umanistica di Cristoforo Castiglione., combatté con il marchese e gli altri potentati italiani a Fornovo nel 1495; la madre Luigia, figlia di Antonio Gonzaga e amica di Isabella d'Este, si sposò con Cristoforo nel 1477 dal quale ebbe, oltre a Baldassarre, Anna, Girolamo, Francesca, Polissena e Francesco.

Il periodo milanese Proveniente dunque da una famiglia dedita per necessità al culto delle armi e al prestar servizio presso signori più potenti, Baldassarre all'età di dodici anniCosì suppone fu inviato, sotto la protezione del parente Giovan Stefano Castiglione., alla corte di Ludovico il Moro, signore di Milano, ove, secondo la tradizione, studiò alla scuola degli umanisti Giorgio Merula, per quanto riguarda il latino, e Demetrio Calcondila, per il greco.. Si impratichì invece della letteratura italiana, appassionandosi in particolar modo a Petrarca, Dante, Lorenzo il Magnifico e Poliziano, sotto l'umanista bolognese Filippo Beroaldo.. Per quanto riguarda l'esercizio e la pratica delle armi, si formò insieme a Pietro Monte.. Amedeo Quondam, basandosi sulle poche informazioni del periodo milanese, suppone che Castiglione ebbe come maestri costoro ma ritiene comunque che «anche in mancanza di documenti, l'esperienza formativa milanese, fondata sui primi studi mantovani e sul forte modello paterno di miles letteratus, resterà per Baldassarre un acquisto stabile». Il soggiorno milanese, funestato negli ultimi anni dalla morte della duchessa Beatrice d'Este e del padre in seguito alle ferite riportate nella battaglia di Fornovo del 1495, dovette terminare e costrinse Castiglione, in quanto figlio primogenito, a occuparsi degli interessi familiari a fianco della madre.

La parentesi gonzaghesca

Nel 1499 tornò a Mantova al servizio di Francesco II Gonzaga, marito di Isabella d'EsteI rapporti tra il Castiglione e Isabella d'Este furono sempre improntati ad armonia per spirito di vedute e per interessi comuni. A rappresentare l'amicizia ormai consolidata, Isabella decise di partecipare in prima persona al corteo nuziale del Castiglione con Ippolita Torelli. Cfr. ., anche se, secondo la biografa britannica Julia Cartwright, Castiglione non fu mai attratto dalla personalità rude del marchese: «But loyally as Castiglione served his master, Francesco Gonzaga's personality, it is evident, never attracted him», ossia «A parte che Castiglione servì lealmente il suo signore, la personalità di Francesco Gonzaga, è evidente, non l'entusiasmò mai».. Qui, proseguendo la tradizione familiare, si mise al servizio di Francesco II quale cavaliere, seguendolo prima a Pavia e poi nuovamente a Milano, dove assistette all'entrata trionfale di re Luigi XII di Francia il 5 ottobre. Rientrato a Mantova, Baldassarre si prestò a servire il suo signore come funzionario marchionale (fu castellano di Castiglione nel Mantovano durante la ridiscesa di Ludovico il Moro a Milano.) e, nell'autunno 1503, lo seguì nel Mezzogiorno ad affrontare gli spagnoli nella battaglia del Garigliano, subendo, in quel 29 dicembre, una grave sconfitta.

Al servizio del Ducato d'Urbino

Una corte cosmopolita

Nel frattempo il duca d'Urbino Guidobaldo da Montefeltro, rientrato in possesso dei suoi domini dopo la morte di Alessandro VI., scese a Roma per rendere omaggio al nuovo papa Giulio II. Con la diretta conoscenza di Roma, di Urbino e del duca Guidobaldo, Castiglione provò «il fascino, tanto diverso, ma egualmente profondo, delle due città» rispetto al'ambiente mantovano sottolinea come Castiglione fosse anche interessato molto di più dalla personalità culturale di Guidobaldo rispetto a «quella di Francesco Gonzaga, scialba e deludente agli occhi di Castiglione».. Grazie anche all'interesse della duchessa Elisabetta Gonzaga, ottenne così di essere dispensato dal servigio al signore gonzaghesco per trasferirsi nella corte marchigiana., anche se ciò suscitò nel marchese Francesco II un certo risentimento verso il suo ex servitore.: infatti, più di una volta, Castiglione fu oggetto di attentati veri e propri da parte di Francesco II, venendo salvato dall'intervento del cugino Cesare Gonzaga e dello stesso Guidobaldo. Nonostante questi attriti col marchese di Mantova, il 4 luglio 1504 iniziò forse il periodo più felice per Castiglione. Pur militando per il duca d'Urbino ed essendo a capo di un contingente militare di cinquanta uomini., egli poté frequentare la corte urbinate, all'epoca rilevante centro culturale e diplomatico:

Luigi Russo ricorda poi anche il conte Ludovico di Canossa e il celebre letterato veneziano e futuro cardinale Pietro Bembo.. Alla corte urbinate il Castiglione poté vivere appieno la sua natura cortigiana, dedicandosi alla letteratura e al teatro. Infatti, si occupò dell'allestimento scenico prima dell'egloga Tirsi (1506), poi nel 1513 de La Calandria, l'opera teatrale dell'amico e futuro cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena.. In secondo luogo, raffinò ulteriormente la sua attività cortigiana, ponendo le basi per l'esposizione teorica del buon cortigiano nell'opera omonima.

Le ambascerie e le missioni militari

La residenza a Urbino fu però caratterizzata anche da numerosi impegni politici e diplomatici. Castiglione fu, infatti, tra l'autunno e l'inverno 1506. in Inghilterra alla corte di Enrico VII Tudor per ringraziare il sovrano inglese della concessione a Guidobaldo dell'onore di far parte dell'Ordine della Giarrettiera..:. Fu in quest'occasione che dedicò al sovrano inglese la Epistola de vita et gestis Guidubaldi Urbini Ducis. Successivamente, Castiglione fu a Milano nel maggio del 1507 per rappresentare il duca presso Luigi XII di Francia., per poi essere inviato anche a Roma sempre in veste di ambasciatore, visti gli strettissimi legami feudali che intercorrevano tra la Santa Sede e il Ducato d'Urbino, ora che il titolo ducale era passato a Francesco Maria I della Rovere, parente di Giulio II (1508)La coppia ducale era senza figli per l'impotenza di Guidobaldo e così, il 18 settembre 1504, Guidobaldo fu costretto ad accettare come successore Francesco Maria Della Rovere, nipote del pontefice. Cfr. .. Nel frattempo, agli inizi del ducato di Francesco Maria, Castiglione era stato nominato dal nuovo duca di Urbino podestà di Gubbio affinché i suoi cittadini rimanessero fedeli alla causa roveresca, obiettivo che Castiglione conseguì con successo.. Durante questi anni l'umanista partecipò anche alle imprese belliche del papa guerriero, quale per esempio l'assedio della Mirandola che si svolse dal 19 dicembre 1510 al 20 gennaio 1511 o la presa di Bologna da parte delle truppe urbinati. Inoltre, nel 1511, Castiglione fu inviato a Roma da Giulio II per placare l'ira del pontefice per l'omicidio del cardinale Alidosio ad opera del duca d'Urbino. Dimostratosi devoto alla causa del suo signore, questi gli concesse il 2 settembre 1513 il castello di Nuvilara, nel Pesarese, col titolo di conte...

Dalla Roma di Leone X all'invasione del Ducato d'Urbino

Fu questa lintellighenzia artistico-culturale ereditata dal nuovo pontefice, Leone X, dalla Roma di Giulio II. Figlio di Lorenzo il Magnifico e amico del duca e di Castiglione., ebbe come ambasciatore di Francesco Maria proprio quest'ultimo, che doveva rimanere a Roma per seguitare a fare gli interessi rovereschi.. I tre anni che Baldassarre Castiglione passò alla festosa corte pontificia fecero credere al cortigiano mantovano di «avere la sensazione che la corte [pontificia, n.d.r.] fosse quasi un duplicato di quella urbinate»: l'aver ritrovato gli antichi amici del periodo montefeltrino, la loro frequentazione, l'essere entrato in contatto con Raffaello e con Michelangelo, stabilendo rapporti cordiali con loro, gli fecero credere del ritorno all'epoca felice delle feste e delle conversazioni che spesso Castiglione intratteneva con la colta duchessa Elisabetta Gonzaga. Come scrive il Mazzuchelli a tal proposito:

Inoltre, a partire dal 1513, l'autore iniziò la stesura del Cortegiano, dando principio alla sua attività anche di scrittore.. Tuttavia, la politica del nuovo pontefice modificò questi progetti. Leone X, infatti, desideroso di elevare la sua famiglia, dichiarò decaduto nel 1516 il duca Francesco Maria a favore del nipote Lorenzo II, nonostante il parere negativo del fratello del pontefice, Giuliano de' Medici duca di Nemours.. L'installarsi dei nuovi signori, la fuga del duca a Mantova e la dichiarata fedeltà alla causa roveresca da parte di Castiglione lo costrinsero a lasciare Roma per far ritorno nei suoi vecchi domini di Casatico. Da Senigallia, però, Castiglione (anche se nominalmente l'autore fu Francesco Maria) inviò il 21 febbraio 1517 una lettera al Collegio Cardinalizio in cui si sostiene che il duca d'Urbino fosse stato vittima da parte di un'ingiustizia da parte del pontefice che non intende lasciare libero Francesco Maria di vivere onorevolmente la sua vita, costringendolo all'esilio.

Il secondo periodo mantovano

Rientrato a Mantova, il 15 ottobre 1516 sposò la quindicenne: «Ippolita married at fifteen, and died four years later, before she was quite twenty». Ippolita Torelli, figlia di Guido Torelli e di Francesca Bentivoglio. Ristabiliti cordiali rapporti col signore di Mantova Francesco II Gonzaga, Castiglione trascorse un periodo di serena stabilità - si ricorda un viaggio a Venezia in compagnia della sposa e della corte gonzaghesca - finché nel 1519, divenuto marchese di Mantova il giovane Federico II, fu rimandato a Roma per consolidare la posizione del nuovo signore presso papa Leone X.. Nel contempo contribuì anche alla causa roveresca facendo sì che, morto Leone X, il collegio cardinalizio lo reintegrasse nei suoi domini precedentemente riconquistati con le armi., evento che avvenne nel febbraio 1522.

Al servizio del papato

Castiglione rimase però ben presto vedovo: il 25 agosto del 1520 la moglie Ippolita Torelli morì di parto, lasciando il marito prostrato dal dolore. Di questo stato d'animo è testimone la stesura di un epitaffio che il vedovo compose in memoria della moglie, epitaffio raccolto nei Carmina e che recitaL'epitaffio, raccolto e tradotto nell'edizione dei Carmina a cura di Massimo Scorsone, è riportato in: :

Anche al fine di garantire stabilità economica a sé e alla propria famiglia, Castiglione ricevette l'ordinazione presbiterale. Ricevette, difatti, la conferma del suo nuovo stato col breve del 9 giugno 1521 da parte del pontefice medesimo. Inviato a Roma al conclave che elesse Adriano VI nella speranza che venisse nominato pontefice il cardinale Scipione Gonzaga, servì sotto Federico Gonzaga ancora come cortigiano e comandante militare.., ma non c'era più la felicità e il brio della corte urbinate e della Roma medicea: