La Badia di Cantignano è una frazione del comune di Capannori, in provincia di Lucca.

Ha 286 abitanti e si trova all'imboccatura della valle di Vorno, ai piedi dei Monti Pisani. L'abitato è dominato dall'abbazia benedettina, di cui resta la chiesa e il moderno campanile.

Storia

Cantignano romana Il nome Cantignano è di origine romana e viene fatto derivare dalla parola latina Cantinius diventata poi Cantinianus e infine Cantignano. Nell'epoca dell'impero romano, del territorio di Cantignano facevano parte anche i paesi di Vorno, Guamo e Coselli che, a differenza di Cantignano, acquisirono importanza solo dopo la caduta dell'impero.

Il 28 marzo 1064 venne fondata in Cantignano l'Abbazia di Salvatore, per l'intervento dei discendenti della casata dei Giudici, insieme ad esponenti dei Da Bozzano e dei Comites Versiliae.

Il territorio rurale di Cantignano era importante per la difesa di Lucca, poiché sorvegliava una delle vie che, passando dalla " Valle Romana o Romagna " di Vorno e il passo del Moriglione, arriva nel Valdarno inferiore, a Volterra e a Pisa. Tale via era in realtà una biforcazione della via romana che da Lucca arrivava a Cantignano. Infatti, la via romana usciva dalla Porta San Pietro di Lucca (allora chiamata Porta Pisana), proseguiva per il borgo San Salvatore in Silice, dove erano situate delle terme, attraversava un ramo del Serchio (l'attuale Ozzeri), e in località Trebbio (Trivium) biforcava. Mentre un ramo andava dritto a sud, verso Santa Maria del Giudice, saliva al Passo di Dante, scendeva ad Aquae Pisanae (Bagni di San Giuliano) e raggiungeva Pisa, l'altro, deviando a sinistra e passando la località Piastre, attraversava Cantignano e Vorno e raggiungeva i Monti Pisani e il Valdarno.

Gli acquedotti Nel 1836, a sud del convento, furono rinvenuti resti di un acquedotto romano, costituiti da pilastri tronchi su base in pietre squadrate e grandi laterizi. Nell’estate del 1969, presso la chiusa dell’antica abbazia, venne inoltre scoperta una galleria di oltre 120 metri, alta quasi due metri e costruita con muri a secco, che riforniva d’acqua il convento. Il tunnel, che termina presso le case dei Sodini, vicino al Rio Nuovo di Vorno, è attraversato da tre sorgenti provenienti dalle falde sotto il colle del Castellaccio. Secondo alcune ipotesi, in età romana avrebbe potuto svolgere funzioni difensive o collegare i monasteri benedettini di Cantignano e Guamo.

Le terme Gli scavi effettuati nel 1965-1966 portarono alla luce, a circa due metri di profondità sotto il presbiterio dell’abbazia, i resti di terme private appartenenti a una villa romana. Intorno all’attuale abside emerse un muro circolare romano, interrotto da un setto trasversale che divideva l’ambiente in due vasche. Furono inoltre rinvenuti mosaici policromi a quattro colori, privi di simboli cristiani e riconducibili alla tradizione termale romana, insieme a materiali edilizi e reperti quali laterizi, pietre, tubazioni in piombo e terracotta, ceramiche e vetri colorati.

Le ville

Le ville dell’aristocrazia romana in Lucchesia sorgevano nelle aree più fertili e panoramiche, in particolare nelle vallate dei Monti Pisani, vicine alla città. In queste zone furono rinvenuti diversi reperti, oggi perduti, ad eccezione di una pietra tombale scoperta nella chiesa di Badia di Cantignano. In passato riutilizzata come altare e poi come soglia dell’ingresso principale, è attualmente conservata nel Museo Nazionale d’Arte di Lucca.

L'abbazia L'abbazia di Cantignano

Dopo la caduta dell’Impero romano si diffuse il monachesimo benedettino. L’esistenza dell’abbazia e della chiesa di San Salvatore di Cantignano è attestata da diversi documenti, tra cui uno del 914 citato nelle Memorie e documenti per servire alla storia del Ducato di LuccaPicchi, Mille PIetre di Storia, Lucca, Fazzi Editore, 1971, p. 44. di Barsocchini e atti dell’XI e XII secolo che menzionano l’Ecclesia Domini et Salvatoris. Una testimonianza rilevante compare negli Annales Camaldulenses, dove si ricorda che nel 1063 Eldibrando, figlio del marchese Lamberto di Camaldoli, vendette la propria quota della chiesa e del monastero di San Salvatore di Cantignano.Picchi, Mille Pietre di Storia, Lucca, Fazzi Editore, 1971, p. 45. Un documento del 1121 attesta inoltre che nel XII secolo il complesso apparteneva alla congregazione camaldolese.

La presenza benedettina è confermata anche da elementi storici e architettonici tuttora visibili: il toponimo “Badia”, il titolo della chiesa, resti marmorei di transenne dell’VIII secolo, una monofora e una porta nel transetto sinistro, nonché pitture di epoca longobarda rinvenute nel 1965-66.

La prima Chiesa Benedettina La prima chiesa benedettina di Badia di Cantignano risale al VII secolo e presentava una struttura altomedievale, con abside dotata di cattedra abbaziale e unico altare al centro del presbiterio, circondato dai sedili dei monaci e separato dall’area dei fedeli da un recinto marmoreo.

Nella prima metà dell’VIII secolo l’edificio fu decorato con pitture eseguite direttamente sulla pietra, di ispirazione romana. Nell’abside, sotto uno strato di intonaco, furono rinvenute figure umane, tra cui i volti di un re e di una regina e numerosi profili sovrapposti, probabilmente riferibili a sovrani o duchi longobardi e a personaggi legati alla fondazione e alla storia dell’abbazia.Scheda sulla chiesa di San Bartolomeo apostolo sul sito della diocesi di Lucca. Tracce di ulteriori raffigurazioni, oggi perdute, dovevano trovarsi anche sul lato sinistro.

La seconda abbazia Nei primi anni del XII secolo il monastero e la chiesa di San Salvatore di Cantignano passarono ai Camaldolesi; la concessione fu confermata da papa Pasquale II nel 1113 e rimase valida fino al 1433. In questo periodo furono costruiti il nuovo convento con due chiostri e la chiesa romanica a croce latina. L’edificio presentava abside cieca decorata con archetti e lesene, presbiterio rialzato e separato da transenne, pavimentazione in laterizio e campanile sopra il transetto sinistro; la facciata fu completata alla fine del XIII secolo.

A est della chiesa si trovavano refettorio, scriptorium, biblioteca, sala capitolare e ambienti abbaziali; a sud i due chiostri con pozzo centrale e le celle affacciate su porticati marmorei. Nella chiusa sorgevano inoltre strutture di servizio come forni, laboratori e mulini. Tra XII e XV secolo l’abbazia fu uno dei monasteri più rilevanti dell’Ordine camaldolese.

Costruzione della terza abbazia

A partire dalla seconda metà del XIV secolo le costanti guerre fra i Lucchesi, Pisani e Fiorentini rendevano impraticabile la vita religiosa ai monaci, obbligati a difendersi, scappare e ricostruire gli eventuali edifici andati distrutti. Tutto questo causò il declino materiale e spirituale del monastero di San Salvatore di Cantignano.

Il 6 maggio 1351, nel Capitolo generale camaldolese, tenuto nel convento di San Giusto di Volterra, l'abbazia di Cantignano fu considerata materialmente e spiritualmente mediocre a causa dei danni subiti durante le guerre Pisane e dall'incapacità degli abati di amministrarla e ripararla. Un abate commendatario fu nominato nel 1401 quando l'abate generale dei Camaldolesi abbandonò momentaneamente l'abbazia di Cantignano, ormai cadente per le rovine e con pochi monaci al suo interno, e il suo successore il papa Bonifacio IX nominò l'abate commendatario Bartolomeo, canonico di San Frediano di Lucca dell'ordine di Sant'Agostino.

L'abate Bartolomeo riuscì ad aggiustare sia il convento sia la chiesa sia le case e gli altri edifici della Badia, danneggiati e bruciati. In questo periodo, con la ricostruzione e la consacrazione della nuova chiesa, fu aggiunto al titolo di San Salvatore anche il nome di San Bartolomeo.

Il patrimonio dell'abbazia

Un documento del 1702 attesta che la Badia di Cantignano possedeva un vasto patrimonio fondiario distribuito in diverse località della Lucchesia, tra cui Cantignano, Massa Macinaia, Verciano, San Lorenzo a Vaccoli e San Quirico in Casale. A Cantignano si trovavano il Palazzo delle Cento Finestre, tre mulini, tre frantoi e numerose abitazioni; altre case erano presenti in varie frazioni e nella parrocchia lucchese di San Frediano. Le rendite annue per l’abate ammontavano a 1259 staia di grano, 97 scudi, quattro some di vino, tre capponi e cinque carri di fieno e paglia.

Il campanile Nel 1896 il nuovo parroco, don Macarini (successore di don Benedetti), annunciò la costruzione della nuova torre campanaria al popolo di Cantignano. A questa iniziativa prese parte tutta la popolazione, dai più grandi ai più piccoli senza nessuna distinzione di sesso, che iniziò a lavorare per la realizzazione del campanile.

La costruzione della torre campanaria terminò nel 1898 con l'aggiunta dell'ultimo elemento essenziale, le campane, risalenti al 1862 e fuse da Lorenzo Lera di Lammari. Il 25 settembre 1946 venne rifusa la campana maggiore in Solb3 dalla Fonderia Lera di Borgo Giannotti; entrambe le campane sono suonabili a corda a slancio lucchese.

Palazzo delle Cento Finestre Il "Palazzo delle Cento Finestre", costruito tra il 1434 e il 1450 a est della chiesa di Cantignano per volontà dell’abate generale camaldolese P. Traversari, sorse sulle rovine del precedente convento danneggiato dalle guerre medievali. Divenuto fulcro del nuovo complesso monastico, comprendeva ambienti di servizio, celle, refettorio, biblioteca, scriptorium e foresteria, organizzati attorno a un cortile con pozzo.

Dal 1544 l’edificio passò alla famiglia Gigli, che lo trasformò in residenza di campagna; nel XVII secolo fu acquistato dai Franciotti e poi dai Massei, quindi entrò per matrimonio nella famiglia Bonvisi, che nel Settecento realizzò interventi di rinnovamento e un giardino monumentale.

Nell’Ottocento, dopo vari passaggi e il declino delle famiglie proprietarie, il palazzo fu progressivamente frazionato e adattato a casa colonica.

Dalla fine del XIX secolo l’edificio ha avuto diversi utilizzi, tra cui scuola, cinema, bar e laboratori artigiani; oggi è destinato prevalentemente ad abitazione.

Il giardino delle meridiane di Badia di Cantignano

La riscoperta

Nel 2018 sono stati riscoperti nel giardino del Palazzo delle Cento Finestre otto quadranti solari, parte di altrettante meridiane ormai dimenticate. Disposti in due gruppi di quattro, orientati rispettivamente a sud e a ovest, erano collocati in modo da garantire l’illuminazione nell’arco dell’intera giornata e costituivano un elemento decorativo distintivo della villa, simbolo di raffinatezza per la nobiltà lucchese.Antonio Brilli, Viaggiatori stranieri in terra di Lucca, 1996, p. 97.