Il territorio vicentino è ricco di acque che scendono dalle valli prealpine, sgorgano dalle risorgive di pianura, scorrono attorno al Centro storico di Vicenza e defluiscono verso il mare. Le acque sono così parte della storia della città e del territorio: sono state problema e risorsa, difesa e motivo di contesa, limite e opportunità di sviluppo.
Epoca antica e alto medioevo Il nucleo antico della città di Vicenza sorse intorno al VI secolo a.C., p. 208 alla confluenza dei fiumi Astico (che raccoglieva le acque provenienti dalle valli prealpine e dalle risorgive a nord della città) e Retrone (in cui confluivano le acque provenienti dalle colline a sud e ad ovest), costretti a deviare il loro corso dalla barriera naturale dei Colli Berici.
Fiumi e paludi Negli ultimi secoli del primo millennio e all'inizio del secondo la gran parte del territorio vicentino era incolta e intervallata da zone paludose, particolarmente estese nella depressione che dall'Abbazia di Sant'Agostino, Creazzo e Valmarana, andava a Monteviale e al Biron, e in quella che da Settecà arrivava fino a Grumolo delle Abbadesse. L'acqua stagnante favoriva la crescita dei boschi, allora molto estesi, come la Selva Mugla intorno al Lacus Pusterlae, la Selva Arimanna dal monastero di San Pietro fino ai Colli Berici intorno al Lago di Longara, e il Bosco maggiore da Lerino a Grantorto e Rasega..
Buona parte del territorio fu bonificata, durante il Medioevo, dai benedettini, in particolare i terreni paludosi dell'alveo del Retrone furono prosciugati dai monaci di San Felice e quelli dell'Astico e del Tesina dalle monache di San PietroVerso la metà dell'VIII secolo, con il favore dei re longobardi e poi franchi, i monaci si insediarono nel monastero dei SS. Vito e Modesto annesso alla Basilica dei Santi Felice e Fortunato, poco fuori Vicenza, diffondendosi di lì nel territorio circostante. Sono antichissimi possessi monastici San Pietro in Vivarolo, San Vito presso l'Astichello, Santa Maria di Favrega presso Motta di Costabissara dipendente dall'Abbazia di Nonantola, l'ospedale di San Bortolo a Vicenza, l'Abbazia di S. Fermo a Lonigo, tutti capisaldi della penetrazione in territori ancora incolti o malsani, perseguita ininterrottamente fino al Mille e ripresa dalle successive riforme monastiche (da Gregorio Penco, Storia del monachesimo in Italia, Jaka Book, p.112).
Astico
Da tempi della preistoriaF. Molon, I nostri fiumi, Astico, Bacchiglione, Retrone, Brenta. Idrografia antica e moderna, Vicenza 1882-83, il fiume Astico, proveniente dall'omonima valle, dopo aver ricevuto l'apporto delle acque della Val d'Assa e della Valle di Posina e attraversato un tratto di pianura scorrendo in direzione sud-est, giungeva dove oggi sorge l'abitato di Sarcedo. Qui, in epoca romana, fu costruito un imponente muro, lungo circa 800 m., che impediva al fiume di dilagare subito in pianura – devastando Vicenza con le sue piene, con il rischio di distruggere l'acquedotto romano della città e gli insediamenti sorti con la centuriazione di Thiene - e lo deviava fino alla collina di Montecchio Precalcino..
Nel corso del primo millennio però, probabilmente in seguito a una piena eccezionale, il fiume deviò verso sud in direzione dell'attuale Povolaro, occupando quello che oggi è il letto del fiume Astichello e, prima del VII secolo, era l'antico letto del torrente Brenta. Nel 589 d.C. in tutta la pianura veneta vi fu uno sconvolgimento idrografico (detto Rotta della Cucca) che interessò anche i fiumi del territorio vicentino: si spostarono verso est sia l'Astico che il Brenta, il quale cominciò a scorrere a oriente di Padova.Alessandro Baldan, Storia della Riviera del Brenta, 1978, Moro editore, Cassol. Quanto al Retrone, nel tratto dopo Vicenza, occupò a sua volta il letto del Brenta per attraversare la città di Padova.
In questo alveo l'Astico si allargava, per una larghezza media di 700–800 m. ed una lunghezza di alcuni chilometri; questa striscia acquitrinosa era chiamata Lacus Pusterlae ed arrivava fino alla città dove trovava un dosso, formato dai detriti del fiume stesso, il Motton PusterlaIl nome Pusterla probabilmente deriva da Postierla o Pusterula, cioè porta minore o secondaria. Tale porta nel tratto settentrionale delle mura altomedievali, era lambita dal lago cui diede il nome. Da che in epoca medievale sarebbe stato chiamato Castello o Santa Corona o San PietroChe fino all'XI secolo il fiume fosse chiamato Astico è documentato da privilegi vescovili attorno all'anno 1000. . Dopo alcune centinaia di metri il fiume, passato sotto l'antico ponte romano, in seguito chiamato Ponte di San Pietro, confluiva nel Retrone alle Barche.
Gli altri corsi d'acqua a nord della città
Non è possibile stabilire, per carenza di documentazione, se durante il primo millennio i fiumi che attualmente scendono dai rilievi a nord della città, e cioè il Leogra, il Timonchio e l'Orolo, confluissero tra di loro e, raccogliendo anche le acque di risorgiva, lambissero la parte settentrionale della città, gettandosi infine nell'Astico. Contrasta con questa ipotesi la considerazione che la portata di queste acque sarebbe stata considerevole e risulterebbe strano il fatto di non essere mai stata citata.
Il torrente Igna, che ancor oggi scende dalle colline soprastanti Thiene e si getta nel Bacchiglione, probabilmente esisteva, con lo stesso corso e le stesse caratteristiche di discontinuità della portata, anche nei tempi antichi. Della scarsità delle sue acque sono testimonianza alcuni documenti del XIII secolo: per l'irrigazione nella pianura dell'Alto Vicentino vennero presi accordi tra comunità rurali e scavate rogge (la Verla e la Thiene) facendo confluire l'acqua rispettivamente dall'Astico e dal Timonchio..
Anche il Tesina esisteva in tempi antichi e confluiva nell'antico alveo del Brenta; dopo che questo, alla fine del VI secolo, per motivi naturali si era spostato più ad est, il Tesina scorreva in direzione sud e, prima di giungere alla via EmiliaOggi la statale n. 11 che congiunge Vicenza con Padova, ricevute le acque del torrente Tribolo, creava una palude nell'area tra Lerino e Grumolo delle Abbadesse. Solo alla fine del XIII secolo è documentato il fatto che, costruito un ponte sulla via Emilia a Torri di QuartesoloIl ponte, che costituiva l'unico accesso praticabile tra il territorio vicentino e quello padovano, era custodito da due torri, da cui deriva il toponimo del Comune. , il Tesina continuava il suo corso in un alveo piuttosto rettilineo, probabilmente scavato dall'uomo, confluendo infine nel Bacchiglione nei pressi di Mestrino..
Quanto all'Orolo, i Confines Culturarum di Vicenza del 1277 lo citano più volte e, insieme con altri documenti, fanno ritenere che il suo corso fosse sostanzialmente analogo all'attuale..
Il torrente Leogra oggi si getta nel Timonchio poco a sud di Marano ma vari documenti attestano che, prima del XII secolo, esso proseguiva il suo corso verso sud fino a confluire nell'Orolo.. Il fiume costituito da questi tre torrenti scorreva fino a Ponte Alto, dove confluiva con il Nunto, formando il Retrone..
In un documento dell'XI secolo, relativo alle proprietà del monastero di San Pietro, si parla di un rio che scorreva nella zona oltre la Porta Nova, quella che in seguito sarebbe divenuta Santa Croce. Con ogni probabilità si trattava di una modesta roggia che accoglieva le acque di risorgiva del Lagrimaro tra Novoledo e Vivaro e le scaricava nel Lacus Pusterlae. Solo dopo la deviazione dell'Astico e il prosciugamento del lago avrebbe raggiunto maggiori dimensioni e sarebbe divenuto il Bacchiglione..
Lacus Pusterlae
Quanto al Lacus Pusterlae, mancano fonti alto medioevali che ne documentino l'esistenza.. È probabile che esso occupasse la zona tra la strada Marosticana e la strada che oggi porta a Cavazzale ed arrivasse a lambire la PiardaCosì era chiamato il terreno, più o meno ampio e talora in pendenza, esterno alle mura cittadine fino al fiume o alla fossa scavata a maggior protezione delle mura stesse. , detta dei Tecchio.
Dopo che il fiume Astico verso la metà del XII secolo fu deviato verso il Tesina, ciò che ne rimaneva - cioè il fiume Astichello - non aveva più una portata sufficiente ad alimentare il lago. Così quando nel XIV secolo veniva citato da alcuni documenti, esso era in parte prosciugato e limitato all'area che, ancor oggi, conserva il toponimo di Laghetto..
Retrone
Mentre il fiume Astico e il lacus Pusterlae da esso formato proteggevano da nord e da est il nucleo di popolazione che si era insediato alla confluenza dei due fiumi fin dal VI secolo a.C. - nucleo che poi divenne municipium romano dal 49 a.C. - il fiume Retrone, il fiume Edronis citato già da StraboneStrabone, Geografia, V, 1.8, da Plinio il VecchioPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, Torino 1982, III, 121 e da Claudio ElianoClaudio Eliano, De natura animalium, lo proteggeva da sud.
Proveniente dalla valle a ovest di Vicenza, nel suo primo tratto raccoglieva come ora le acque del Mezzarolo, dell'Onte e del Valdiezza, era chiamato Nunto e formava una palude acquitrinosaLa palude è citata da S. Castellini, da G. Maccà e da F. Formenton, v.. Dopo aver raccolto, nei pressi della collina di Valmarana, le acque del Cordano e del Riello provenienti da sud e a Ponte Alto quelle del fiume proveniente da nord, aggirava la collina della Bergonzola nell'alveo della Fossa o Reron Vecchio, sfiorava il monastero dei Santi Felice e Fortunato. e arrivava ai margini della città presso il Campo MarzoA suo tempo chiamato Guisega (dal tedesco Wiese, prati) dopo il Mille prese il nome di Campus Marcius, cioè marcita, perché in esso ristagnavano le acque piovane e alluvionali (da , p. 247). Lì il Retrone presso quella che fu poi la veneziana Porta Lupia virava a nord e infine, bordeggiando l'altura del centro della città, ancora a est per ricevere le acque dell'Astico che scorreva in direzione sud. Di qui continuava nel proprio alveo, attraversava la città di Padova per gettarsi infine presso la località costiera di Portus Edronis, identificata con Chioggia.
La documentazione altomedievale, specialmente quella di Padova, è ricca di riferimenti al Retrone, alla sua navigabilità, come pure ai privilegi e ai diritti sullo sfruttamento delle sue acqueDurante l'Alto Medioevo il Retrone si trova nominato anche nelle sue varianti Evreno, Eretenos, Eretenus, Erethenus, Ereteno, Reteno mentre nelle carte medioevali è indicato come Rerone (). Si osservi il nome dato al viale, alla clinica e al distrutto teatro Eretenio nella zona di ponte Furo..
Roggia de Collo Un piccolo rio infine – menzionato nei documenti medievali come Roggia de Collo – secondo alcuni da una fontana coperta a metà circa delle Canove Vecchie, secondo altri originato da una deviazione dell'Astico (dopo l'XI secolo del Bacchiglione), scendeva verso sud per l'attuale stradella del teatro Olimpico e confluiva nel Retrone presso il Ponte delle Barche, tagliando fuori dalla città quel tratto di terreno che, per essere quasi completamente cinto dalle acque, ebbe fino a tempi recenti il nome di Isola, ancora ricordato nei toponimi.
Astico e Retrone dopo la confluenza
Astico e Retrone confluivano tra loro poco dopo aver oltrepassato i due ponti romani, nel punto in seguito chiamato Porto delle Barche e che restò punto di confluenza fino al 1876 quando, per ridurre il rischio di alluvione, su progetto dell'ing. Carlo Beroaldi, fu scavato un tratto artificiale e la confluenza fu portata oltre Porta Monte. Nell'antichità, dopo la confluenza il nuovo fiume conservava il nome di Retrone, secondo il criterio di mantenere il nome dell'affluente le cui acque erano perenni - l'Astico invece aveva carattere torrentizio - e, probabilmente, aveva lo stesso percorso meandriforme che attualmente lo caratterizza nel tratto tra Vicenza e Padova..
Basso Medioevo La deviazione dell'Astico e il Bacchiglione