Esponente politico fascista, è stato sindaco di Pisa, dove fu anche podestà e federale, deputato al Parlamento, membro del Gran consiglio del fascismo, sottosegretario al ministero dell'interno per il decennio 1933-1943 e in seguito ministro sempre dell'Interno nel governo della Repubblica Sociale Italiana. Fu condannato a morte e fucilato alla fine della seconda guerra mondiale.

Biografia Partecipa come volontario alla prima guerra mondiale come sottotenente di complemento. in un reggimento d'artiglieria, trascorre quattro anni al fronte, e riuscirà ad essere promosso capitano nel 1917 e in seguito per meriti speciali passò in servizio permanente effettivo. guadagnandosi tre croci al valor militare. Inaspettatamente al termine della guerra lasciò la carriera militare per proseguire gli studi laureandosi nel marzo del 1920 in Giurisprudenza all'Università di Pisa e incominciando a svolgere la professione di avvocato.

Nel 1919 aderì ai Fasci italiani di combattimento dedicandosi attivamente alla politica e prendendo parte alle azioni del nascente squadrismo. Nell'aprile del 1923 fu eletto sindaco di Pisa per il Partito Nazionale Fascista. L'anno seguente diventa deputato e verrà nominato podestà e segretario federale del partito. Sempre a Pisa nel 1927, fece parte del direttorio fascista locale con Ugo Romanzini, il barone Giulio Carranza, Paolo Pedani e altri gerarchi dell'epoca. È nominato presidente del Comitato pisano di azione Dalmata e console onorario della MVSN.

Il 30 novembre 1920 fu iniziato in massoneria nella loggia "Carlo Darwin" di PisaVedi p.49-50 Gnocchini (2005). Dopo il plebiscito del 1929 confermò il suo seggio alla Camera. Nel 1932 il popolare compositore Vittorio Mascheroni pubblicò un pezzo, Bombolo, che implicitamente satireggiava la corporatura pingue di Buffarini GuidiMirella Serri, Claretta l'hitleriana. Storia della donna che non morì per amore di Mussolini, Longanesi, 2021, p. 25..

Sottosegretario all'Interno

Dal maggio 1933 al febbraio 1943 è sottosegretario di stato all'Interno subentrando al dimissionario Leandro Arpinati. Essendo rimasta la titolarità del ministero allo stesso Mussolini, Buffarini assunse di fatto il ruolo di ministro. Come capo gabinetto fu inizialmente affiancato dal prefetto Giuseppe Mormino, forse per desiderio del capo della polizia Arturo Bocchini..

Nonostante le incomprensioni Guido Leto, figura di rilievo dell'OVRA, ne tracciò, nel dopoguerra, un generoso ritratto"Era un uomo dal temperamento generoso, niente affatto settario, pieno di comprensione e di tolleranza verso gli avversari, ostentato oppositore degli estremisti del partito ma con un fondo d'intrigo, che a volte ricordava, fatte le debite proporzioni, il famoso segretario fiorentino." in Guido Leto, Ovra Fascismo-Antifascismo, pp. 157-158.. Inoltre sempre secondo Leto la costante frequentazione con Mussolini, presso il quale si recava giornalmente per riferire, accreditò inizialmente la voce che ne fosse diventato uno dei principali consiglieri; la diceria lo portò poi a divenire effettivamente uno dei politici più influenti in Italia - come riferito anche dallo stesso Eugen Dollmann. - subito dopo Galeazzo Ciano.. Durante il suo sottosegretariato Buffarini estese il proprio potere sul territorio con la nomina di prefetti a lui fedeli e riuscendo a bilanciare maggiormente le spinte autonomistiche sia degli enti locali sia la burocratizzazione del partito. Il 9 aprile 1935 emanò una circolare ai prefetti che vietava il culto pentecostale in tutto il territorio nazionale in quanto, veniva affermato, nocivo all'equilibrio psico-fisico della razzaLa Circolare n. 600/158 (Archivio di Stato, serie PS GI, busta 26, fascicolo 299), a firma Buffarini Guidi: vietava il culto pentecostale in tutto il Regno in quanto "esso si estrinseca e concreta in pratiche religiose contrarie all'ordine sociale e nocive all'integrità fisica e psichica della razza..

Nel 1938 a seguito della promulgazione delle leggi razziali assunse un atteggiamento antisemita discostandosi da altri gerarchi frondisti come Balbo, De Bono e Federzoni.. Nel 1940 presso il Ministero dell'interno, soprattutto per le pressioni vaticane, cominciarono a farsi strada le prime problematiche circa le leggi razziali; in particolare la situazione in cui si trovarono le "famiglie miste" in cui il coniuge di fede ebraica si era convertito al Cristianesimo. Buffarini Guidi, in qualità di sottosegretario, si fece portavoce delle preoccupazioni del Vaticano presso MussoliniACS, Ministero dell'interno, Direzione generale per la demografia e la razza, b1, Buffarini Guidi scrive a tal proposito: "Segnalo, Duce, alla vostra vigile attenzione la particolare situazione di disagio in cui, in seguito ai provvedimenti adottati dal Regime in difesa della razza, vengono a trovarsi le famiglie dei cittadini di razza ebraica che hanno contratto matrimonio con donne ariane di religione cattolica. È opinione largamente diffusa che l'armonia di dette famiglie sia stata profondamente turbata dall'applicazione delle disposizioni razziali che hanno creato una disparità di diritti e doveri, non solo fra i coniugi, ma anche spesso nei confronti degli stessi figli i quali, se ariani, quando il padre ebreo non è più in grado di provvedere al fabbisogno familiare, si sostituiscono necessariamente al genitore, acquisendo una posizione morale e materiale di privilegio. Siffatta situazione si è verificata anche nel Reich dopo l'emanazione delle norme razziali e lo Stato vi ha posto rimedio consentendo al coniuge ariano lo scioglimento del vincolo matrimoniale. La legge ungherese in difesa della razza ha prevenuto situazioni del genere, riconoscendo al coniuge battezzato la qualità di ariano. È ovvio che, confortati da tali precedenti, gli interessati aspirino a veder migliorata la loro avvilente posizione e formulino voti, condivisi dalla generale aspettazione, che l'alto senso di giustizia del Duce intervenga a dar loro un più equo trattamento. Tali voti si concretano in via di massima nel desiderare che sia concesso il beneficio della discriminazione a quei coniugi ebrei: a) che contrassero matrimonio misto con rito cattolico; b) che in conformità degli impegni assunti battezzarono i loro figli con rito cattolico: c) che anteriormente al 1º ottobre 1938 abbracciarono la religione cattolica..". A questo proposito Buffarini Guidi propose una soluzione che avrebbe ridotto questo aspetto della questione ebraica in Italia parificando giuridicamente ai cittadini "ariani" tutti quegli ebrei che, per matrimonio o per meriti personali, avessero offerto garanzie sufficienti, ed espellendo dall'Italia tutti gli altriRomano Canosa, A caccia di ebrei. Mussolini, Preziosi e l'antisemitismo fascista, Milano, Mondadori, 2006, pp. 256-257: "Questa soluzione secondo Buffarini Guidi, avrebbe dovuto essere imperniata su tre punti: 1) parificazione giuridica degli ebrei che, per matrimonio con ariani, per educazione cristiana della prole, per conversione religiosa e per attività politica consona alle direttive del regime, offrissero garanzia sufficiente di svolgere senza pericolo la loro attività nelle organizzazioni e nelle istituzioni dello stesso; 2) eliminazione assoluta dalla nazione di tutti gli altri ebrei, italiani e stranieri, che non fossero rientrati nella categoria precedente; 3) divieto assoluto di ingresso in Italia a ebrei già allontanati o stranieri. Agendo in questo modo, probabilmente sarebbero restati in Italia circa 9000 ebrei convertiti, che avrebbero potuto essere facilmente assorbiti dai 45 milioni di italiani ariani..

Nel 1939 fu inizialmente favorevole all'entrata in guerra a fianco della Germania, salvo rallegrarsi poche settimane dopo che l'Italia fosse rimasta fuori dal conflitto: l'alleanza politica con Galeazzo Ciano, propugnatore della medesima posizione, si mantenne in un rapporto strettissimo ancora fino al 1942.

Dopo l'allontanamento di Mormino, Buffarini Guidi si era mantenuto rispettoso delle prerogative del capo della polizia Bocchini, ma questo non gli aveva evitato di entrarvi comunque in urto.. Ciononostante alla morte di Bocchini nel novembre 1940 ne favorì la successione a capo della polizia del suo stesso vice, il monarchico Carmine Senise... La scelta di sostenere Senise si rivelò in seguito sbagliata per il fascismo: Buffarini si ritrovò in breve un avversario che in seguito assunse anche parte attiva nell'arresto di Mussolini.

Il 5 febbraio 1943, comunque, nel corso di un importante rimpasto di governo Buffarini non fu riconfermato e la carica a sottosegretario fu assunta dal prefetto di Napoli Umberto Albini..

Già in confidenza con Dollmann prima della guerra, si legò molto a quest'ultimo tanto da diventarne confidente.. Membro di diritto del Gran Consiglio del Fascismo., pur non facendosi illusioni sull'andamento della guerra., il 25 luglio 1943 diede voto contrario all'Ordine del giorno Grandi. Nello stesso pomeriggio, diffidando del Re, si recò con Dollmann presso l'ambasciatore tedesco Hans Georg von Mackensen., facendogli un resoconto dei recenti eventi e tentando invano di convincerlo a intervenire per evitare che Mussolini si recasse all'udienza reale. Il primo resoconto sulla seduta del Gran Consiglio telegrafato a Berlino era basato unicamente sulle informazioni ottenute da Buffarini. La sera stessa si recò da Rachele Mussolini a villa Torlonia ad attendere Mussolini di ritorno dall'udienza reale, ma, allarmato per il ritardo di Mussolini, cercò di raggiungerlo telefonicamente, finché non gli fu comunicato che si trovava in stato di arresto.. Buffarini passò la notte nella villa e il 26 luglio mattina fu arrestato e recluso nel carcere di forte Boccea, dal quale fu liberato il 12 settembre dai tedeschi in seguito all'occupazione di Roma.

Ministro dell'Interno nella RSI

Dopo essere stato liberato da forte Boccea Buffarini fu trasferito a Monaco di Baviera e alloggiato al Vierjahrszeiten Hotel.. Avendo appreso della liberazione di Mussolini scrisse un memorandum da sottoporgli, in cui proponeva l'abolizione della Monarchia in Italia e la proclamazione di una "Repubblica socialfascista con a capo il Duce"....

Aderì alla Repubblica Sociale Italiana ed entrò nel nuovo governo Mussolini ricoprendo la carica di ministro dell'Interno. In questo fu avvantaggiato anche dall'amicizia di Eugen Dollmann. che gli aveva procurato anche il beneplacito del suo omologo tedesco Heinrich Himmler.: infatti, quando Roberto Farinacci si propose come titolare del dicastero, Mussolini gli rispose che "aveva dovuto promettere" quel ruolo all'avvocato pisano.. Buffarini si legò anche a Karl Wolff che era comandante delle SS e della polizia nel nord Italia.. I rapporti con Wolff risalivano già ad alcuni anni prima, quando i due si erano trovati a gestire per i rispettivi governi la questione delle opzioni in Alto Adige..

Come riferisce Giorgio Pini, lo stesso Buffarini non si faceva alcuna illusione su come sarebbe finita la guerra, ma aveva accettato l'incarico forse per il suo desiderio di rimanere comunque al centro del gioco politico., ma anche l'idea di poter svolgere un'opera mediatrice tra i tedeschi con cui aveva ottimi rapporti e il governo della Repubblica Sociale Italiana.. All'interno del governo invece mediò costantemente tra le correnti estremiste di Farinacci e Pavolini e i moderati come Tarchi e Biggini.. Nell'azione di governo fu spesso ondivago, accordando la sua protezione alla banda Koch e al contempo facendo arrestare dalla polizia repubblicana i membri della famigerata Guardia Armata di Palazzo Braschi a Roma.. Quando l'attività svolta da Koch divenne nota a Milano e si levarono le proteste, il 7 ottobre diede l'ordine di arrestare tutti i componenti del gruppo..