Discendente di Guglielmo Gesualdo e di una famiglia che vantava origini normanne, principe di Venosa, conte di Conza, barone di Montefusco, Gesualdo è conosciuto soprattutto per l'omicidio eseguito nel 1590 ai danni della sua prima moglie Maria d'Avalos e del suo amante, Fabrizio II Carafa, sorpresi in flagranza di adulterio.

Rappresentante accanto a Luzzasco Luzzaschi, Luca Marenzio e Claudio Monteverdi del madrigale italiano nella sua massima espressione, il suo status privilegiato gli consentì grande libertà artistica nella stesura delle sue composizioni. I suoi lavori, alcuni dei quali andati perduti e quasi interamente dedicati alla voce trattata in polifonia, inglobano sei raccolte di madrigali e tre raccolte di musica religiosa.

La reputazione che si guadagnò il Gesualdo di principe compositore e assassino gli impedì di sprofondare completamente nell'oblio. Storici e musicologi sono rimasti presto affascinati dalla sua tumultuosa storia personale, circostanza che ha confezionato, attorno all'aristocratico, una vera e propria "leggenda nera" nel corso dei secoli, poi variamente ricostruita, interpretata e giudicata in ogni epoca successiva ponendo l'attenzione sui suoi valori morali..

A partire dal 1950, la riscoperta delle sue partiture ha segnato l'inizio di un crescente interesse per il lavoro di Gesualdo. Direttamente accessibile e scevra da pregiudizi accademici, la sua musica raggiunge oggi un vasto pubblico grazie alla sua forza espressiva e originalità, in particolare nel campo armonico.. Il musicista ha ispirato anche vari compositori, che concordano nel considerarlo come un maestro dalla personalità ambigua e affascinante.

Biografia Giovinezza

L'anno della nascita di Gesualdo è stato a lungo oggetto di congetture: in passato, le due correnti principali proponevano il 1557 o il 1560, o ancora il 1562 o il 1564, fino al ritrovamento, da parte di Padre Osvaldo Carrabs, di due lettere conservate nel gruppo della Biblioteca Ambrosiana di Milano,.. pubblicate in Athenæum Novum, n. 106 nov.-dic.1989. La prima, da Venosa, datata 21 febbraio 1566 e indirizzata da Geronima Borromeo al fratello Carlo, arcivescovo di Milano, annuncia l'imminente nascita di un bambino che, se maschio, sarebbe stato Carlo «per amore di Vostra Signoria Illustrissima»...

La seconda lettera, di Pietro Pusterla, da Roma, datata 30 marzo 1566, anch'essa indirizzata a Carlo Borromeo, conferma che la data fosse l'8 marzo 1566: in quel giorno, «è nato un figlio maschio della signora Borromeo, di nome Carlo». Secondo Denis Morrier, le due missive non lasciano spazio a dubbi ulteriori. Glenn Watkins, uno specialista statunitense che si è interessato alla figura del nobile campano-lucano, afferma tuttavia che la questione relativa alla data di nascita del principe non è stata ufficialmente risolta fino al 2009..

Carlo Gesualdo crebbe in una famiglia aristocratica con stretti legami con la Chiesa: tra i suoi zii spiccavano i cardinali Alfonso Gesualdo e Carlo Borromeo, così come il papa Pio IV tra i prozii.. Ultimo dei quattro figli del principe Fabrizio Gesualdo e di Geronima Borromeo (dopo il fratello Luigi, nato nel 1563, la sorella Isabella, nata nel 1564, e Vittoria, nata nel 1565), era destinato a intraprendere la carriera ecclesiastica, in quanto la sorte che gli toccò in futuro era solitamente riservata al primogenito.. Con ogni probabilità, Carlo trascorse la giovinezza a studiare..

La corte napoletana del padre vedeva la presenza, tra gli altri, di musicisti, quali Scipione Dentice, Pomponio Nenna e Giovanni de Macque, e teorici, come Muzio Effrem... Carlo Gesualdo si avvicinò alla musica sin dalla tenera età, in particolare al liuto e alla composizione..

Nel 1585, il fratello Luigi, all'epoca ventunenne e non ancora sposato né con eredi maschi, subì una caduta da cavallo e morì... Questo evento fece di Carlo, diciottenne, l'unico erede dei titoli e delle tenute paterne, ragion per cui ci si mosse in fretta per organizzare le sue nozze.. La scelta finale ricadde su Maria d'Avalos, figlia di Carlo d'Avalos, marchese di Montesarchio, e cugina di primo grado dell'aristocratico, ragion per cui occorse una dispensa papale.. Maria aveva già avuto precedentemente due mariti e dei figli..

Primo matrimonio

La novità dei doveri imposti a Carlo, per i quali la sua carriera precedente lo aveva a malapena preparato, unita al fatto che Maria avesse quattro anni in più del marito, non fu senza conseguenze nel rapporto coniugale, poi culminato in maniera tragica.I biografi che considerano Gesualdo nato nel 1560 lo ritengono di due anni più vecchio di sua moglie..

Il matrimonio tra Carlo Gesualdo e Maria d'Avalos avvenne vicino alla basilica di San Domenico Maggiore di Napoli.. I festeggiamenti per le nozze durarono diversi giorni nel palazzo di Sangro, dove egli risiedeva.. A questo periodo risalgono anche i primi brani pubblicati dal giovane compositore..

Pare che la coppia formata da Carlo e Maria visse in maniera felice per due o tre anni, ovvero per Cecil Gray il tempo massimo entro cui Maria riuscì a sopportare l'unione, durante il quale fu dato alla luce un figlio di nome Emanuele (1588-1613); nei mesi che anticiparono la morte, tuttavia, l'uomo assunse l'abitudine di picchiare e insultare la consorte.

La relazione col tempo s'incancrenì e Gesualdo cominciò a diventare sospettoso nei confronti della moglie. La sera in cui Maria fu sorpresa con il suo amante Fabrizio Carafa, il 15 ottobre 1590, è nota grazie a tre diverse testimonianze, le quali riepilogano tra l'altro la vicenda: si tratta dei resoconti delle indagini condotte dai giudici del Gran Tribunale del vicariato del Regno di Napoli, delle testimonianze di Silvia Albana, la domestica di Maria, e di quella di Pietro Malitiale, detto Bardotto, servo di Carlo (queste ultime due invero più complete di dettagli)...

Secondo questo resoconto dei fatti:

Un'altra versione riferisce:

Questo resoconto è ritenuto da alcuni il più affidabile, oltre a figurare tra i più analizzati.. Tuttavia, molti dettagli rimangono contraddittori; l'analisi dettagliata dei verbali ha portato Cecil Gray a dubitare della veridicità di alcuni elementi riportati, a cominciare dalla trappola tesa dal giovane principe, che annunciò la sua intenzione di andare a caccia, che sembra ripresa da una frase pronunciata dal sultano Shahriyār in Le mille e una notte, la famosa opera frutto di pura fantasia.. Inoltre, dettaglio di non secondaria rilevanza, è plausibile ritenere che Carlo non uccise con le sue mani i due, ma che avesse assoldato qualche mandante che lo facesse per lui...

Il tragico esito del suo matrimonio è all'origine della fama di Carlo Gesualdo, che divenne il "compositore assassino" nella storia della musica.Il sociologo Maurice Daumas nota i molteplici soprannomi riservati dai biografi di Gesualdo alla sua figura («Musicista assassino», «Principe della sofferenza», «Assassino a cinque voci»): .

L'esilio a Gesualdo

Subito dopo il misfatto di Napoli, Carlo si spostò a Gesualdo, in Irpinia. Il processo venne archiviato il giorno dopo la sua apertura «per ordine del Viceré, stante la notorietà della causa giusta dalla quale fu mosso don Carlo Gesualdo, Principe di Venosa, ad ammazzare sua moglie e il duca d'Andria».. I fatti emersi dalle deposizioni non lasciavano dubbi: Maria d'Avalos era l'amante di Fabrizio Carafa (cosa, del resto, da tempo risaputa da tutti, dallo stesso magistrato, dall'avvocato e dal viceré).. L'intero regno di Napoli si appassionò a questa vicenda, così come la nobiltà romana dello Stato Pontificio.. Se certe azioni sono corroborate da diverse testimonianze, (come il fatto che Gesualdo abbia gridato ai suoi uomini: «Uccideteli, uccidete questo vile e questa puttana! Corna alla famiglia Gesualdo?». prima di tornare da Maria gridando «Non deve essere ancora morta!», per causarle altre ferite nella zona dell'addome inferiore), altri elementi rientrerebbero nella pura finzione.. Si dice, infatti, che un monaco domenicano giunto sul posto per benedire le salme, attratto dal corpo di Maria, benché sfigurato dai tanti colpi inferti con una rabbia cieca, cedette e diede sfogo alle sue voglie a lungo represse.Jean Noel Schifano, Chroniques napolitanes, Tullio Pironti Editore, 1986, p. 25 I corpi dei due sfortunati amanti rimasero esposti per l'intera mattina seguente al centro della sala dove erano stati massacrati. La notizia del crimine si diffuse come un lampo per tutta la città e il popolo, sgomento, accorse per assistere a quella tragica scena.. Diventa anche difficile dire se le salme siano rimaste esposte fino a quando la loro putrefazione fosse diventata tale da rendere necessaria la sepoltura, al fine di evitare un'epidemia, o se invece siano state riconsegnate alle rispettive famiglie, «lavate dalle loro ferite, vestite di raso nero e velluto nero», come sembra più probabile secondo i documenti d'archivio dal XVII secolo....

La colpa di Maria d'Avalos appariva, per il diritto del tempo, indubbia: il marito, godendo della facoltà di farlo, aveva agito per vendicare l'onore proprio e quello della famiglia. Glenn Watkins osserva che era usanza degli ambienti spagnoli, dunque anche di Napoli, prodigarsi per uccidere la donna adultera insieme all'amante, mentre, nel Nord Italia, la tradizione prevedeva solo la morte della moglie.. I membri della famiglia Carafa contestavano in particolare a Gesualdo di aver fatto ricorso alla servitù per trucidare il loro parente.. Per questo, si comprende come una punizione così severa riservata agli amanti, anche se comunemente accettata all'epoca, spronò Carlo a rifugiarsi a Gesualdo, lontano dagli ambienti nobiliari e dalle famiglie delle vittime...

L'esilio fu accompagnato da altri "ritiri" forzati di membri della sua casata, nonostante l'intervento del viceré di Napoli Juan de Zuñiga volto a contenere qualsiasi proposito di vendetta verso il Gesualdo e i suoi affini... Suo padre Fabrizio morì il 2 dicembre 1591, lontano da Napoli, nel castello a Calitri.. In dodici mesi di esilio, Carlo Gesualdo diveniva così, all'età di venticinque anni, capofamiglia e uno dei più ricchi proprietari terrieri di tutto il Mezzogiorno.

Secondo matrimonio Gesualdo si sposò una seconda volta con Eleonora d'Este (riportata anche come Leonora), sorella di Cesare d'Este, erede apparente del duca Alfonso II, nel 1594.. Lasciando i propri possedimenti per stabilirsi a Ferrara, all'epoca importante centro musicale, il compositore trovò terreno fertile per il suo sviluppo artistico. Lo stesso anno furono pubblicati da Vittorio Baldini, editore presso la corte ducale, i suoi primi due libri di madrigali..

Le nozze, i cui preparativi sembrarono far superare all'uxoricida il suo passato, erano state imbastite dal cardinale Gesualdo (zio del principe, allora considerato in corsa per il soglio pontificio), e dal duca Alfonso II per motivi politici complessi. La tela di questa nuova e prestigiosa unione, se da un lato mirava a sottrarre il Gesualdo a un isolamento troppo lungo e intellettualmente sterile, inserendolo in un ambiente culturalmente vivacissimo come quello ferrarese, dall'altro corrispondeva alle aspettative - andate poi deluse - di Alfonso II d'Este di impedire con l'appoggio del potente cardinale napoletano che Ferrara tornasse alla Chiesa dopo la sua morte... Nel lento viaggio verso la città estense, Carlo fece, alla fine del 1593, una sosta a Roma, dove incontrò Jacopo Corsi e quel celebre «fiorentino che canta sul chitarrone», Francesco Rasi..