Scopritore del dotto pancreatico nell'uomo, il suo nome è legato all'Università degli Studi di Padova, città dove si spense per morte violenta.

Biografia Le origini Le origini di Wirsung sono state, per lungo tempo, oggetto di un ampio dibattito, il quale nacque già pochi giorni dopo la sua morte e che vide le città tedesche di Monaco di Baviera e di Augusta contendersi l’origine dell'anatomista, dopo che i senati di entrambe le città furono avvertiti della sua morte tramite una letteraGamba, Johann Georg Wirsung: una nuova biografia, op. cit., p.37..

Poiché il fisco patavino era convinto che il medico fosse in possesso di una grande ricchezza, subito dopo la sua morte si cercò di ricostruire il suo albero genealogico, alla ricerca degli eredi più vicini a cui affidare il patrimonioOngaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., p.81..

Sebbene l’iscrizione autografa di Wirsung nella Natio Germanica Artistarum, il suo verbale di dottorato e di fede cattolica ne facessero riferimento come monacense e sebbene egli stesso si autoproclamasse bavarus monacensis, il senato di Augsburg riuscì a dimostrare come la famiglia Wirsung avesse un'origine augustana, residente in quella città da quasi 300 anni. Che egli fosse nativo di Augsburg non poteva essere ignoto ai suoi connazionali viventi a Padova, così, al momento della sua morte, la Natio dovette rivolgersi tanto al senato monacense, tanto a quello di Augsburg per rintracciarne gli eredi, dando inizio ad un lungo carteggio fra i due senati tedeschi e la Natio stessaOngaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., pp.27-28..

Tale carteggio è rintracciabile nel Manoscritto 477, conservato nellArchivio Antico dell’Università di Padova, composto da 19 lettere, 3 in latino e 16 in tedesco, e un ulteriore manoscritto ritrovato nellArchivio di Stato di Padova, in cui si fa riferimento al medico tedesco come proveniente dalla città di Augsburg, di nobile stirpe, molto ricco e senza alcun erede direttoGamba, Johann Georg Wirsung: una nuova biografia, op. cit., pp.37-38.. Inoltre, nell'unica lettera inviata dal Senato di Monaco di Baviera, datata 15 novembre 1644Ongaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., p.27., il senato monacense ammette di non aver rinvenuto alcuna prova volta a rafforzare l’ipotesi che Wirsung fosse originario di Monaco, permettendo così, il 4 agosto 1644, la chiusura del contenzioso con la camera fiscale patavina: i documenti augustani chiariscono definitivamente che Wirsung nacque ad Augsburg, affermando, inoltre, che la sua nascita non fu nel 1600, come si era ritenuto fino a quel momento e come recava la lapide del medico, bensì il 3 luglio 1589. La morte sarebbe così avvenuta all'eta di 54 anni.Ongaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., p.30..

Figlio di David Wirsung, anch'egli medico, come rivelato dal suo curriculum vitae, e di Katharine Ӧrtel, Georg Wirsung annoverava numerosi medici nella propria famiglia, fra cui il nonno paterno Hieronymus e il prozio PhilippusGamba, Johann Georg Wirsung: una nuova biografia, op. cit., p.44..

Inoltre, in molti si sono interrogati riguardo al motivo che spinse il medico tedesco a mentire sulla propria città natale. Probabilmente, si può escludere che ciò fosse avvenuto per occultare dei torbidi motivi, ma è piuttosto probabile che temesse ripercussioni a causa della sua provenienza da una città luterana. Verosimilmente, si può presumere che egli dovette allontanarsi da Augsburg in quanto cattolico, dal momento che, con quanto sancito dalla pace di Augusta, era in vigore il principio del cuius regio, eius religioOngaro, Wirsung a Padova: 1629-164, op. cit., p.34..

Gli studi La formazione del Wirsung iniziò in giovane età, quando egli si spostò dalla città natale verso Parigi per intraprendere gli studi medici presso la scuola anatomica di Jean Riolan JuniorGamba, Johann Georg Wirsung: una nuova biografia, op. cit., p.42., noto anatomista del suo tempo e fermo oppositore della dottrina della circolazione del sangue, identificato, a detta dello stesso Wirsung, come colui che lo avviò alla scienza medica e agli studi anatomici a ParigiOngaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., p.35..

Di particolare rilievo è la lettera che Wirsung indirizzò a Riolan, da cui si evidenzia tutta la devozione che l’anatomista tedesco provava per lui, tanto da indirizzargli una seconda lettera in occasione della scoperta del dotto pancreatico.

Concluso il proprio periodo parigino, Wirsung, all'età di trent'anni, divenne allievo di Caspar Hofmann di Gotha, che dal 1607 insegnava medicina ad Altdorf, città natale della madre di Wirsung, in cui si ipotizza la presenza, all'epoca, di alcuni suoi parenti.

Si allontanò da Parigi fra il 1619 e il 1620, lasciando un’ombra sugli anni che precedettero l’arrivo nella città di Padova, avvenuto nel 1629Ongaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., p.39..

Il suo percorso di formazione, dunque, lo portò a Padova, al fine di seguire la stessa peregrinatio medica già compiuta in precedenza dal suo avo Philippus, nonostante l’anatomia patavina stesse uscendo da un periodo buio, dovuto agli insegnamenti di Pompeo Caimo, galenista di stretta osservanza, a cui succederà Caspar Hofman nel 1638Ongaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., p.50..

Il primo documento testimoniante l’inizio del suo soggiorno nella città veneta consiste nell'immatricolazione alla Natio, datata 8 novembre 1629, a cui seguì, solo cinque mesi dopo, il 19 marzo 1630, la proclamazioneOngaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., pp.39-41., dinanzi al vicario capitolare e a due testimoni (il viennese Nicolaus Adalbertus Schawanari e il meranese Casparus Iordan), della pubblica professione di fede cattolica.

In questo breve lasso di tempo, è probabile che Wirsung fosse solito seguire le dimostrazioni anatomiche nei mesi invernali: era un’imposizione degli statuti, infatti, che si destinasse all'anatomia pubblica il cadavere di qualche giustiziato tra l’inizio di novembre e la fine di febbraioOngaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., p.53..

Il 23 marzo dello stesso anno, inoltre, conseguì rapidamente il dottorato in filosofia e medicina in domo cathedrali: un simile percorso di studi è motivato dalla consuetudine di concedere agli studenti stranieri, aventi un’elevata preparazione scientifica, la laurea dopo una brevissima frequenzaOngaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., pp.43-44..

Subito dopo la proclamazione della professione medica, egli si stabilì definitivamente a PadovaOngaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., pp.55-56..

Wirsung a Padova Wirsung aveva preso dimora nei pressi della parrocchia di San Lorenzo, ospitato da una certa Vittoria Carrara, detta Manfredda, assieme allo studente Moritz Hoffmann di Fürstenwalde (da non confondere con Caspar Hofmann)Gamba, Johann Georg Wirsung: una nuova biografia, op. cit., p.45..

Oltre che come anatomista, Wirsung si distinse anche per la sua abilità di medico e di chirurgo, di cui si ha conferma dall'inventario dei suoi strumenti, alcuni dei quali estremamente precisi e raffinati, quali la cannula per la fistola anale, l’uncino per litotomia ed altri per l’applicazione del setone. La sua esperienza medica è dimostrata, inoltre, dalle numerose preparazioni farmaceutiche, soprattutto da diversi esempi di decotti di alcune radici, come quello di lappa maggiore in vino bianco per curare la febbre quartanaOngaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., pp.63-66..

Ciò che concerne la sua attività professionale, invece, lo si può rintracciare nei documenti racchiusi ne il Libri de’Morti dell’Ufficio di Sanità di Padova, in cui, accanto ai nominativi dei defunti patavini, venivano annotati i nomi dei medici che avevano visitato il paziente nell'ultimo periodo di malattia. In questi atti il nome di Wirsung, spesso storpiato in vari modi, come Giovanni Giorgio medico Todesco o Versin Foresto, è rintracciabile ben diciassette volte nei documenti che vanno dal 22 giugno 1636 al 14 agosto 1643Ongaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., pp.68-69..

La scoperta del dotto pancreatico La dissezione anatomica, che portò alla scoperta del dotto pancreatico nell'uomo, fu condotta da Wirsung nel marzo del 1642, in presenza di due studenti della Natio: Thomas Bartholin e Moritz Hoffmann. Le loro testimonianze risultano fondamentali, poiché dimostrano chiaramente come la scoperta sia avvenuta casualmenteOngaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., pp.89-92..

Moritz Hoffmann, in particolare, raccontò nel maggio 1648, all'interno della dissertazione di laurea di Georg Christian Stöberlin, il momento della scoperta: mentre Wirsung era intento nel dissezionare il corpo di un uomo, giustiziato per impiccagione il primo marzo dello stesso anno, nel tentativo di penetrare dal duodeno nella vescichetta biliare per mezzo dell’orifizio del condotto coledoco, al fine di indagarne le valvole che impediscono il reflusso della bile, il filo di argento da lui utilizzato deviò, penetrando nello sconosciuto dotto pancreatico. Moritz Hoffmann precisò, inoltre, come anch'egli fosse presente alla scoperta del Wirsung, sottolineando che la prima osservazione di questo dotto fosse da ricondurre a dei suoi studi effettuati sul cadavere di un tacchino nel 1641, osservazione che egli avrebbe comunicato al Wirsung per avere chiarimenti riguardo alla funzione. Tuttavia, come affermato da alcuni studiosi della storia della medicina, è la casualità, evidenziata dalle testimonianze dello stesso Hoffmann e di Bartholin, a permettere di eliminare ogni dubbio riguardo ad una possibile attribuzione erronea della scopertaOngaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., pp.96-97..

Wirsung, al fine di legare indissolubilmente la scoperta al proprio nome, decise di far incidere una tavola in rame, probabilmente pronta nell'autunno del 1642, recante l'incisione del suo nome e quelle indicanti il luogo della scoperta e l'anno di stampa. La tavola può essere suddivisa in tre sezioni: nella parte superiore compare il titolo, mentre centralmente è raffigurato il pancreas accompagnato da una piccola porzione del duodeno a sinistra e da una porzione della milza, con l’arteria e la vena splenica che vi entrano, a destra. Sull'incisione sono anche presenti alcune lettere, le quali fanno riferimento alla spiegazione, presente nell'ultima fascia in basso della tavola, delle parti anatomiche raffigurate. Inoltre, alcuni studiosi, come Gonzati, affermarono che la raffigurazione era stata realizzata da Wirsung stesso, altri invece che la lastra di rame era stata incisa, sotto richiesta dell’anatomista tedesco, da un incisore professionistaOngaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., pp.107-108..

La diffusione della tavola avvenne in maniera rapidissima, riscuotendo un successo straordinario, anche oltralpe, come testimoniato da una riproduzione a penna della lastra, realizzata da uno sconosciuto ed inserita nelle ultime pagine di una copia della seconda edizione del Catoptron Microcosmicum di Johann Remmelin, oggi conservata nella Wellcome Historical Medical Library di LondraOngaro, Wirsung a Padova: 1629-1643, op. cit., pp.120-121..

Il 23 agosto 1643, inoltre, il Fisco patavino trovò, tra i vari effetti personali del Wirsung, anche la celebre lastra di rame, la quale venne conservata nella biblioteca della natio Germanica artistarum, per poi essere spostata, alla fine del Settecento, dopo la caduta della repubblica di Venezia e la dissoluzione della natio, nella casa del prefetto dell’Orto Botanico di Padova, il professor Giuseppe Antonio Bonato. Nel 1878, Pier Andrea Saccardo, successore di Bonato come prefetto dell’Orto, decise di affidarla all'Istituto Anatomico patavino, allora diretto da Giampaolo Vlacovich. Il cimelio venne poi esposto nella sala della Facoltà di Medicina del Palazzo del Bo e, successivamente, nella mostra storica permanente dell’Università di Padova.