La disputa (in latino: disputatio; plurale: disputationes), nello scolasticismo ed in particolare nel sistema di istruzione del Medioevo, è una modalità formale di dibattito utilizzata per elaborare e formulare teorie e leggi in ambito teologico e scientifico. Il processo è incentrato su una quaestio, che è l'argomento su cui verte la disputa del quale è richiesta una completa comprensione, e si basa sulla messa in discussione dei tradizionali scritti delle autorità.

Nella scolastica medievale, la disputa è, con la lectio, parte di alcuni metodi onnipresenti ed essenziali dell'insegnamento e della ricerca, oltre che una tecnica d'esame nelle università dei primi anni del XIII secolo. Poi, a poco a poco il termine assume il significato di "dibattito a sfondo teologico", prima svolto fra ebrei e cristiani, poi nel periodo della riforma protestante, fra cattolici e protestanti.

La disputatio universitaria In origine, la disputa è organizzata come una discussione orale, generalmente pubblica, tra più interlocutori. Quando è in programma una disputatio, le lezioni vengono sospese, ma i laureati della facoltà e gli studenti dei corsi vi devono partecipare.

La struttura della disputa è generalmente la seguente:

l'insegnante formula la quaestio, cioè il tema su cui si svolgerà la discussione; un opponens (opponente) solleva obiezioni sulla quaestio; il respondens (di solito un laureato) cerca di controbattere in modo da creare un dibattito; una volta esauriti tutti gli argomenti, l'insegnante propone una possibile soluzione (determinatio), che può confutare gli argomenti o approvarli; l'insegnante conclude alcuni giorni dopo con una determinatio magistralis che dava luogo a una relazione scritta della disputa (quaestio disputata).

Il metodo della disputa è indipendente dalle materie di cui si discute e «sembra che abbia svolto un ruolo importante nella ricerca universitaria, sia per un vero dibattito su un problema nuovo, sia per uno scambio di opinioni scrittoBernard Ribémont, «La ‘disputatio’ dans les Facultés des arts au Moyen Âge», Cattedra di ricerche medievali». Le disputationes attorno alle quali prendevano parte tutti i docenti e gli studenti di una facoltà sono state chiamate disputationes magistrorum. Le disputationes più solenni sanciscono il passaggio di uno studente al ruolo di insegnante.

Tuttavia le disputationes de quolibet (dal latino quod: «qualsiasi cosa (scelta)», e libet: «è gradita») ne erano la forma più rara e importante. Ogni due o tre anni, gli insegnanti di una università si proponevano di risolvere qualsiasi quesitoL'argomento poteva essere « qualsiasi cosa » : de quolibet ad voluntatem cuiuslibet che gli assistenti avessero posto loro (quaestiones quodlibetales), oltrepassando per l'occasione il novero dei soli studenti, che potevano entrare a far parte del clero di tutti gli ordini o degli insegnanti di altre università.

La disputatio verbale a poco a poco scompare a favore dello scritto e il ruolo dell'insegnante diviene schiacciante rispetto agli studenti. Agli inizi del XIII secolo, san Bonaventura attesta che gli statuti della facoltà teologica dell'Università di Parigi imponevano agli aspiranti maestri di associare lectio, disputatio e praedicatio mediante almeno un sermone e una collatio (oppure due collationes). Quest'ultima era un commento biblico che integrava le fonti patristiche e i libri della Sacra Scrittura, teso a dimostrare l'organicità e l'unità divinamente ispirata dei testi. Il sermone universitario aveva luogo presso i domenicani nel giorno sacro al Signore, mentre per le Solennità infrasettimanali si svolgeva presso i frati minori a cura di un minore o di un predicatore. Se il frate degli ordini mendicanti teneva al mattino il sermone universitario mentre celebrava la Santa Messa, in luogo della moderna predica, in capo a quest'ultimo vigeva l'obbligo di celebrare il Vespro e la relativa collatio.

La sequenza didattica di lezione, disputa e predicazione fu confermata anche da Pietro il Cantore.Jean-Pierre Torrell, Amico della verità, Edizioni Studio Domenicano, marzo 2019, p. 129. Nel suo Verbum abbreviatum, affermò che la lettura e la disputatio intorno alla Sacra Scrittura erano al servizio della predicazione.La disputatio consisteva nell'esame dei dubbi per chiarire il significato di passi oscuri e di difficile esegesi, difendendo il testo biblico da attacchi ed erronee interpretazioni.Come citato in Antonio Sabetta, Una certa impronta della scienza divina, Marcianum Press, Venezia 2026, pp. 14-15

La "disputatio" medievale Dispute interreligiose Un significativo numero di dispute ebbe luogo tra cristiani e teologi ebrei, sotto forma di dibattito teologico e filosofico o anche di dichiarato proselitismo in cui non di rado la parte cristiana era rappresentata da un convertito di recente dall'ebraismo. I cristiani dichiaravano che il solo rifiuto degli ebrei di accettare Cristo stesse a significare una seconda venuta. La parte ebraica solitamente cercava di creare una situazione in cui la sua controparte era costretta a negare l'Antico Testamento per vincere, commettendo però eresia.

Secondo Michael J. Cook, "Dal momento che 'vincere' un dibattito avrebbe potuto anche compromettere la sicurezza della comunità ebraica in generale, certamente sono entrate considerazioni di carattere politico in ciò che i 'disputanti' ebrei affermavano pubblicamente o si astenevano dal dire. Trascrizioni ufficiali del dibattimento in questione, inoltre, potevano non riportare fedelmente ciò che effettivamente era accaduto; in alcuni punti quello che era riportato per iscritto non era la registrazione dei dialoghi per come si erano svolti, ma revisioni polemiche cristiane redatte dopo i fatti."Evolving Jewish Views of Jesus by Michael J. Cook, in Jesus Through Jewish Eyes: Rabbis and Scholars Engage an Ancient Brother in a New Conversation by Beatrice Bruteau (Editor). Orbis Books, New York, 2001, p.15n-16

1240 - la disputa di Parigi durante il regno di Luigi IX di Francia (san Luigi) tra un membro dell'Ordine francescano, Nicholas Donin, che in precedenza si era convertito dall'ebraismo e convinse papa Gregorio IX ad emettere una bolla che ordina il rogo del Talmud, disputando la questione con quattro dei rabbini più illustri di Francia: Yechiel di Parigi, Mosè di Coucy, Judah di Melun, e Samuel ben Solomon di Château-Thierry. La commissione dei teologi cristiani il 17 giugno 1244 condanna al rogo il Talmud; ventiquattro carri carichi di manoscritti religiosi ebraici sono dati alle fiamme per le strade di Parigi. 1263 - la disputa di Barcellona davanti al re Giacomo I d'Aragona, tra il monaco Pablo Christiani (un convertito dall'ebraismo) e il rabbino Moses ben Nachman (noto anche come Nachmanides). Alla fine della disputa, il re assegna un premio in denaro a Nachmanides e dichiara che mai prima aveva sentito "una causa ingiusta così nobilmente difesa."Slater, Elinor & Robert (1999): Great Moments in Jewish History. Jonathan David Company, Inc. ISBN 0-8246-0408-3. p.168 Tuttavia i domenicani avevano rivendicato la vittoria, così Nachmanides fu esiliato e la sua relazione del dibattimento condannata e bruciata. Un comitato nominato dal re censurò i passaggi dal Talmud che si ritenevano offensivi.Grätz, l.c. vii. 121-124 (da "the Jewish Encyclopedia") 1375 - disputationes pubbliche tenute a Burgos e Avila da Moses ha-Kohen de Tordesillas con i convertiti dall'ebraismo Giovanni di Valladolid e Alfonso di Valladolid. Un'altra disputa si è tenuta circa nello stesso periodo a Pamplona da Shem-Tob ben Isaac Shaprut di Tudela col cardinale don Pedro de Luna, successivamente antipapa Benedetto XIII, la disputa originava dai soggetti dei libri "'Ezer ha-Emunah" (da Mosè) e "Eben Boḥan".Disputations (Jewish Encyclopedia, 1906 ed.) 1413 - la disputa di Tortosa in Spagna, istituita dall'antipapa Benedetto XIII. Come conseguenza il Papa impartì istruzioni per cui tutti i libri del Talmud avrebbero dovuto essere consegnati ai suoi funzionari per la censura.

Obligationes Nel XIII e XIV secolo era comune la obligatio o disputatio de obligibus, cosiddetta perché i partecipanti erano obbligati a seguire delle regole.Uckelman, Sara L., 2011, "Interactive Logic in the Middle Ages"; Institute for Logic, Language, and Computation Malgrado il nome, esse non si riferiscono a valori etici o morali, quanto piuttosto a formalismi logici.

Tipicamente, c'erano due disputanti: un Opponens e un Respondens. All'inizio di un dibattito, entrambi i contendenti concordavano su un positum, di solito un'affermazione falsa. Il compito del Respondens era quello di rispondere razionalmente alle domande dell'Opponens, assumendo la verità del positum e senza cadere in contraddizione. Al contrario, il compito degli Opponens era quello di cercare di forzare i Respondens alle contraddizioni.

Le Obligationes assomigliavano anche a una versione stilizzata, altamente formalizzata, dei dialoghi socratici. Potevano anche essere visti come una forma di dialettica aristotelica con un Rispondente e un Interrogante. Essi precedettero la semantica dei giochi, i giochi di Lorenzen e quelli di Jaakko Hintikka.

Nascita del protestantesimo (1518-1550)

Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero ha avviato la riforma protestante chiedendo la messa in discussione 95 tesi. Anche se presentata come una chiamata a una disputa scolastica ordinaria, la discussione orale non è mai avvenuta.

Disputa di Heidelberg (1518)

Nel corso di un convegno tenuto all'Università di Heidelberg il ventisei aprile del 1518, Lutero condusse una disputa su 28 tesi teologiche e 12 tesi filosofiche contro gli Agostiniani. Gli studenti e futuri teologi Martin Bucèro e Johann Brenz furono presenti fra il pubblico.

Disputa di Lipsia (1519)

Johann Eck venne coinvolto in una disputa letteraria con Andreas Karlstadt e sfidò il suo avversario in un dibattito pubblico. La disputa ebbe luogo a Lipsia alla presenza del duca Giorgio di Sassonia, nonostante nella facoltà dell'Università avesse luogo una protesta e i divieti dei vescovi di Merseburgo e di Brandeburgo. Eck venne a Lipsia con un discepolo; Lutero e Carlostadio entrarono nella città accompagnati da un esercito di seguaci, per lo più studenti. Dal 27 giugno al 4 luglio (1519) Eck e Carlostadio hanno dibattuto sul tema del libero arbitrio e l'umana capacità di cooperare con la grazia. Eck ha costretto il suo antagonista ad ammettere tesi che invalidano la nuova dottrina luterana, dopo di che Lutero stesso si è fatto avanti per demolire il dogma della supremazia di Roma per diritto divino. Il dibattito sulla supremazia del Papa fu seguito da discussioni sul purgatorio, indulgenze, penitenza, ecc. Il 14 e 15 luglio Carlostadio riprende il dibattito sul libero arbitrio e le opere di bene. Alla fine il duca Giorgio ha dichiarato chiusa la disputa, e ciascuno dei contendenti se ne andò, come al solito, rivendicando la vittoria.

Delle due università cui era affidata la decisione finale, l'Università di Erfurt ha rifiutato di intervenire e restituito i documenti; l'Università di Parigi stette in giudizio sugli scritti di Lutero, associando a ciascuna delle sue opinioni una censura religiosa. Lutero ottenne l'appoggio di Filippo Melantone.