Manodopera militare Età di leva 18 anni di età Disponibilità maschi di età 18-49: 27 003 112 (2005 stim.) Adatti al servizio militare maschi 22 234 663 (2005 stim.) Unità che raggiungono età di leva annualmente maschi 683 147 (2005 stim.) Spese militari Bilancio in USD $45,841 miliardi (2004) Percentuale nel PIL 1% (2004)</td>

Le , in italiano Forze di autodifesa del Giappone traduzione trasposta dall'inglese Japan Self-Defense Forces (abbreviato JSDF), sono l'insieme delle forze armate nipponiche, create dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Le forze armate giapponesi, dal secondo conflitto mondiale, non possono prendere parte in conflitti armati, ma hanno partecipato ad alcune operazioni internazionali di mantenimento della pace. Le forze armate giapponesi sono l'8° esercito più potente del mondo, secondo la classifica 2025 stilata dal Global Firepower Index.

Storia La creazione e la seconda guerra mondiale

Con l'unificazione del paese e nella seconda metà del XIX secolo dopo l’abolizione del sistema feudale vennero creati un esercito ed una marina militare centralizzati, alimentati anche con l'introduzione della leva militare.

Le forze armate giapponesi ebbero un ruolo fondamentale nella costituzione dell'Impero, come ad esempio nella prima guerra sino-giapponese e nella seconda guerra sino-giapponese anche se si macchiarono di varie atrocità; i crimini di guerra giapponesi più noti avvennero durante la seconda guerra mondiale ove in tal senso si distinse l'unità 731.

Il secondo dopoguerra La sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale ha avuto profondi e duraturi effetti sull'atteggiamento nei confronti della guerra, delle forze armate e del coinvolgimento militare nella politica: con il consenso di parte del popolo, non solo si diede corso allo smantellamento totale di ogni struttura e alla rimozione di tutte le cariche militari, ma fu anche deciso di proibire ogni eventuale programma di riarmo. Sotto il generale Douglas MacArthur quale comandante supremo delle forze alleate durante l'occupazione del Giappone nell'immediato dopoguerra, con il beneplacito di parte dei giapponesi, le autorità di occupazione furono adibite alla demilitarizzazione della nazione. Tutti i club, le scuole, le società associate all'esercito imperiale vennero eliminate. Lo stato maggiore venne abolito, come anche il Ministero dell'interno, il Ministero della guerra giapponese e il Ministero della Marina oltre all'esercito e alla marina imperiale. Le industrie adibite alla fabbricazione di armi, munizioni e navi furono a loro volta smantellate.

Privata di qualsiasi capacità militare dopo il 1945, la nazione aveva solo forze di occupazione e poca polizia interna su cui poter contare per la sicurezza. L'inasprirsi delle tensioni per la Guerra Fredda in Europa e in Asia, insieme agli scioperi e alle dimostrazioni ispirate da ambienti di sinistra in Giappone, portarono alcuni leader politici conservatori a mettere in discussione la rinuncia unilaterale a tutta la capacità militare. Il trauma della sconfitta produsse un forte sentimento pacifista che trovò la sua espressione nella costituzione del 1946 (Nihonkoku Kenpō), la quale, all'articolo 9, rinuncia per sempre alla guerra come strumento di soluzione alle dispute internazionali e dichiara che il Giappone non manterrà mai più "potenziali di forze terrestri, aeree o navali".

La ricostruzione Questi sentimenti si inasprirono nel 1950, quando le truppe di occupazione furono in gran parte trasferite in Corea per la Guerra di Corea lasciando il Giappone praticamente senza aiuto nel contrastare le rotture e i disordini interni, e molto consapevole del bisogno di entrare in una relazione di reciproca difesa con gli Stati Uniti per garantire la sicurezza esterna della nazione anche in funzione antisovietica. Incoraggiato dalle autorità occupanti, il governo giapponese nel luglio del 1950 autorizzò la creazione della Riserva Nazionale di Polizia, composto da 75000 uomini equipaggiati con armi di fanteria leggere.

Sottostando ai termini del Patto di Assistenza Reciproca della Sicurezza, ratificato nel 1952 insieme col trattato di pace che il Giappone firmò con gli Stati Uniti e altre nazioni, le forze armate degli Stati Uniti di stanza in Giappone si sarebbero occupate delle aggressioni esterne contro il Giappone, mentre le forze armate giapponesi, sia di terra che di mare, si sarebbero prese cura di minacce interne e disastri naturali. Come da accordo, a metà del 1952 la Riserva Nazionale di Polizia fu ingrandita fino a 110.000 uomini e battezzata "Forza per la Sicurezza Nazionale". La Forza di Sicurezza Costiera che era stata organizzata nel 1950 come controparte sull'acqua della Riserva Nazionale di Polizia, fu trasferita con essa nell'Agenzia di Sicurezza Naturale per costituire una marina ancora embrionale.

Quando il Giappone percepì una crescita della minaccia esterna senza avere forze armate adeguate per contrastarla, la Forza di Sicurezza Nazionale subì un ulteriore sviluppo che implicò complessi problemi politici. La clausola di rinuncia alla guerra scritta nella costituzione fu la base per forti obiezioni politiche a qualsiasi tipo di forza armata oltre alla polizia tradizionale. Nel 1954 governo giapponese sviluppò la JSDF, con l'emanazione di una legge, detta Jieitai hō. Furono create forze armate separate di terra, mare e aria per scopi puramente difensivi, e soggette al potere del Primo ministro.

Per evitare la comparsa di un ritorno del militarismo, i leader giapponesi enfatizzarono le garanzie costituzionali del controllo civile del governo delle forze armate e si sforzarono di usare una terminologia non militare per definire l'organizzazione e le funzioni delle forze armate. Come riflesso della natura difensiva della JSDF, il termine giapponese per "forze armate" che è 軍 (gun), e i termini esercito (rikugun), aviazione (kugun) e marina militare (kaigun) non vengono mai usati nei documenti ufficiali. Il complesso dell'organizzazione fu così chiamato "Agenzia di Difesa" invece che "Ministero della Difesa" (ciò fino al 2007 quando il Ministero della Difesa fu costituito definitivamente). Le forze armate furono chiamate Forza di Autodifesa Terrestre (GSDF), Forza di Autodifesa Marittima (MSDF), Forza di Autodifesa Aerea (ASDF), anziché esercito, marina e aeronautica militare.

Nonostante il possesso di armi nucleari non sia proibito dalla costituzione, il Giappone, come unica nazione ad aver sperimentato la devastazione di un attacco atomico, decise di non acquisire mai armi nucleari, esprimendo immediatamente il proprio dissenso. La Legge Base sull'Energia Atomica del 1956 limita la ricerca, lo sviluppo e l'utilizzo dell'energia nucleare ad usi esclusivamente pacifici e, a partire dal 1956, la politica nazionale ha espresso "tre principi non nucleari" proibendo alla nazione il possesso, la produzione e l'importazione di armi nucleari.

La legittimità costituzionale della JSDF tuttavia fu messa in dubbio varie volte durante gli anni settanta, e ancor più negli anni ottanta, quando il governo interpretò in senso molto allargato questo diritto all'"autodifesa". L'opinione pubblica, ancora in gran parte pacifista e antimilitarista, percepì queste mosse come una sfida all'articolo 9 della costituzione del Giappone portando come risultato un inasprimento del sentimento antimilitarista stesso.

Le armi nucleari Nel 1976 il Giappone ha ratificato il Trattato di non proliferazione di armi nucleari (adottato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 1968) e ha ribadito la sua intenzione di non "sviluppare, usare, o consentire il trasporto di armi nucleari sul proprio territorio" in nessun caso; questa politica per quanto severa ed efficace è stata spesso elusa o ignorata dall'alleato statunitense che ha saltuariamente trasportato nelle acque territoriali nipponiche armi nucleari (come nel caso dell'impennata della radioattività nel Porto di Sasebo, nel 1968, quando la marina statunitense introdusse armi atomiche con la portaerei ). Nonostante la forte opposizione politica e pubblica a questo tipo di armamenti, a causa del suo alto livello tecnologico e il gran numero di centrali nucleari operative, il Giappone è considerato "capace del nucleare", cioè in grado di sviluppare un'arma in poco tempo se la situazione politica dovesse significativamente cambiare.

Organizzazione

L'articolo 9 della costituzione giapponese dichiara: "Il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia di un uso della forza per risolvere le dispute internazionali"; inoltre "i potenziali di forze terrestri, aeree o navali non saranno mai mantenuti".

Il bilancio stanziato annualmente dal governo giapponese è di 45,8 miliardi di dollari all'anno, il quinto al mondo dopo gli Stati Uniti d'America, la Cina, l'Inghilterra e la Francia. Circa il 50% della spesa è usato per il mantenimento delle forze mentre il resto è diviso tra rifornimenti, nuove armi, aggiornamenti etc. Tuttavia, ogni tentativo di incremento del budget è stato fonte di controversie politiche.

Nel novembre 2005, il governo Koizumi ha proposto diverse modifiche alla costituzione che avrebbero consentito di creare un "Ministero della difesa", e di considerare formalmente le JSDF come una forza militare. Il nuovo testo costituzionale sarebbe "Per assicurare la pace e l'indipendenza della nostra nazione come quella dello stato e del popolo, le forze militari di autodifesa saranno mantenute e comandate dal primo ministro del gabinetto col grado di comandante supremo".

Nel 2007 il governo del primo ministro Shinzō Abe ha disposto la creazione di un Ministero della Difesa vero e proprio in luogo dell'Agenzia precedente.

La JSDF ha capacità oltremare fortemente limitate vista la mancanza di unità offensive a lungo raggio come missili a lungo raggio, ed ha un rigido sistema di regole d'ingaggio. Gli Stati Uniti sono i principali responsabili delle attività offensive. Però il Giappone ha approvato nel 2015 una legislazione (autodifesa collettiva) che può sostenere gli alleati se il Giappone è minacciato. La legge si chiama Heiwa anzen hosei (Legge sulla pace e la sicurezza), ed è stata approvata il 19 settembre 2015, entrando in vigore il 23 marzo 2016. La legge permette appunto la cosiddetta "difesa collettiva" (Shudan teki jieiken) che consente di intervenire in difesa degli alleati, e autorizza anche l'intervento all'estero, fino ad allora precluso.

Personale Le JSDF contano circa 246.400 effettivi (nel 1992) con 156.000 uomini nelle Forze di autodifesa terrestri, 44.400 nelle Forze di autodifesa marittime, e 46.000 nelle Forze di autodifesa aerea. Le riserve contano di circa 48.400 unità. Il reclutamento avviene esclusivamente tramite volontari: non è assolutamente prevista alcuna coscrizione obbligatoria dal 17 novembre 1945, sei giorni prima la fondazione delle JSDF, di conseguenza, sin dalla loro nascita, sono composte solo da militari professionisti. L'età minima per essere arruolati è di 18 anni.

Equipaggiamento

Forza terrestre di autodifesa: carri armati da combattimento, veicoli da ricognizione, veicoli corazzati per il trasporto di personale, artiglieria rimorchiata e semovente, mortai, lanciamissili singoli e multipli, contraerea, missili terra-terra, missili anticarro, velivoli ad ala fissa, elicotteri di trasporto e d'attacco. Forza marittima di autodifesa: sottomarini diesel, missili anti-missile, fregata con elicotteri, navi da pattugliamento e da combattimento costiero, navi posamine, navi anfibie, navi ausiliari, aerei ad ala fissa ed elicotteri con base a terra. Forza aerea di autodifesa: velivoli da attacco terrestre, velivoli da caccia, velivoli da ricognizione, velivoli AWACS, aerei da trasporto, missili terra-aria, aria-superficie, aria-aria, controllo della difesa aerea e unità di allarme.

Bilancio