Fu direttore del Corriere della Sera dal 1900 al 1921, guidandolo a un ruolo di primo piano tra i quotidiani italiani.
Oppositore del fascismo, negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla compilazione di un ampio studio in tre volumi dedicato all'analisi dettagliata delle cause dello scoppio della prima guerra mondiale.
Biografia
Origini e formazione Nacque in una famiglia della borghesia marchigiana, da Leonardo Albertini e Augusta Monchi. Il padre Leonardo e lo zio Cesare gestivano un istituto di credito locale, il Banco Albertini, che nel 1889 fallì in seguito a investimenti sbagliati nel settore dei lavori pubblici e delle aree fabbricabili. Al crollo finanziario si accompagnò anche la menomazione della reputazione pubblica della famiglia: Luigi Albertini, allora studente liceale, decise così di proseguire gli studi a Bologna, iscrivendosi alla Facoltà di giurisprudenza dell'Università di Bologna.
Nel novembre 1891 chiese il trasferimento all'Università di Torino e nel 1892, in seguito alla morte del padre, si stabilì a Torino con la famiglia. Nella città sabauda frequentò il Laboratorio di Economia Politica guidato dal professor Salvatore Cognetti de Martiis (1844-1901). Durante l'anno accademico 1893/94 conobbe Luigi Einaudi, con il quale strinse una duratura amicizia: quando, nel luglio 1900, Albertini salì alla direzione editoriale del Corriere della Sera, uno dei suoi primi atti fu chiamare Einaudi a collaborare col quotidiano (19 luglio), collaborazione che durò per tutto il tempo in cui Albertini rimase al Corriere, ovvero fino al novembre 1925.
Si laureò in giurisprudenza con una tesi su La questione delle otto ore di lavoro.La tesi fu pubblicata nel 1894; cfr. Conobbe Francesco Saverio Nitti, che lo presentò a Luigi Roux, direttore del quotidiano Gazzetta Piemontese.Dal 1895 il quotidiano fu denominato La Stampa. Roux gli propose di collaborare al giornale; il giovane Albertini, che aveva deciso di puntare sulla carriera universitaria nell'ambito dell'economia politica, accettò di scrivere articoli solo per finanziarsi il prosieguo degli studi.. Nel dicembre del 1894 si recò a Londra a studiare i temi e i problemi giuslavoristici nell'avanzato mercato anglosassone. Nella capitale, dove rimase otto mesi, conobbe il direttore amministrativo del Times, Frederick Moberly Bell, e si appassionò al funzionamento del sistema liberale inglese, nel quale la stampa, pur perseguendo i propri interessi, concorreva insieme agli altri attori sociali all'interesse pubblico..
Al rientro in Italia, nella tarda estate del 1895, non poté proseguire gli studi poiché la famiglia non era più in grado di mantenerlo, e dovette quindi rinunciare a un futuro impiego all'università per cercare subito un'occupazione. Riprese la collaborazione con la Gazzetta Piemontese e agli inizi del 1896 si trasferì a Roma, dove diresse la rivista delle banche popolari Credito e cooperazione.Lasciò la direzione della rivista soltanto nel 1899. Cfr.
Gli esordi al Corriere della Sera
A Roma il presidente onorario della Banca popolare di Milano, Luigi Luzzatti, futuro Ministro del tesoro nel terzo governo Di Rudinì, presentò Albertini a Ernesto De Angeli, industriale tessile e socio comproprietario del Corriere della Sera, e allo stesso direttore del quotidiano milanese, Eugenio Torelli Viollier.. Su consiglio di Luzzatti, Torelli Viollier lo assunse al Corriere; Albertini si trasferì quindi a Milano, dove cominciò la sua nuova carriera.
A Milano Albertini coordinò l'organizzazione interna del giornale, regolando i rapporti tra direzione e redattori; quelli con il direttore politico Domenico Oliva (in carica dal 1º giugno 1898) restarono invece solo formali, poiché Oliva risiedeva a Roma in quanto parlamentare. Nel gennaio 1900 Albertini acquistò una piccola quota della proprietà del Corriere, un sessantaquattresimo, e in soli due anni diventò il fiduciario e il braccio destro di Torelli Viollier: quando questi morì, il 26 aprile 1900, Albertini apparve subito come il suo erede naturale.. Il 13 luglio, quando la società venne rifondata, fu nominato gerente responsabile e direttore amministrativo, con un compenso pari al 5% dell'utile del Corriere..
Il matrimonio Tra i comproprietari del Corriere vi era anche Ernesto De Angeli, che amava circondarsi di artisti affermati, tra cui il critico letterario Giuseppe Giacosa. Fu proprio nel salotto di casa De Angeli che Giacosa presentò ad Albertini la figlia Piera. L'8 settembre 1900 i due si sposarono a Colleretto Parella (TO), con Ernesto De Angeli come testimone. Poco dopo Albertini lasciò la casa in Foro Buonaparte per trasferirsi definitivamente in piazza Castello, dove rimase per tutti gli anni milanesi..
La direzione del Corriere
Luigi Albertini fu un liberale conservatore. Sotto la sua guida l'opera di riorganizzazione del giornale fu immediata e profonda: «L'industria giornalistica si basa sulla fabbricazione di un prodotto rinnovato quotidianamente», affermava Albertini. «Il primato del giornale bisogna dunque riguadagnarselo ad ogni nascere del sole: tutti i giorni e meglio di tutti gli altri».
Nel quarto di secolo della sua direzione, Albertini fu sempre presente nella vita politica del Paese, in modo combattivo e aperto: si oppose a quella che gli appariva come la demagogia di Giovanni Giolitti, appoggiò l'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale e criticò la politica del ministro degli esteri Sonnino. Tra gli azionisti del giornale, il rapporto più stretto fu quello con Giovanni Battista Pirelli, al punto che Albertini, alla fine del 1919, nel registrarne l'uscita dalla proprietà per far posto ai Crespi, lo definì il «più caro amico» che avesse a Milano. Con il subentro della famiglia Crespi nell'azionariato, Albertini divenne il secondo socio per importanza, con 22 quote su 60.
Nel 1921 fu tra i promotori della trasformazione del Teatro alla Scala in Ente autonomo. Nell'ottobre dello stesso anno fu designato membro della missione italiana alla Conferenza di Washington sul disarmo navale; alla partenza rinunciò formalmente alla direzione del giornale, pur restando a capo della società proprietaria. Gli succedette alla direzione il fratello Alberto, che ne assunse tutte le funzioni operative. Al ritorno dagli Stati Uniti, Luigi Albertini riprese il suo ufficio in via Solferino nel nuovo ruolo di "padre nobile", supervisionando il giornale e consigliando il fratello; nel 1923 tornò anche a scrivere, pubblicando sul Corriere editoriali di politica interna e internazionale..
L'opposizione al fascismo e l'estromissione dal Corriere
Dopo qualche iniziale apertura verso il fascismo,«Rifiutando qualsiasi rapporto diretto con Ida Dalser, non volle "nuocere in alcun modo a Mussolini" e alle sue creature politiche: l'interventismo democratico/rivoluzionario nel 1915-1919, il fascismo, "visto come l'ultimo argine a difesa dello stato liberale e del capitalismo borghese dall'attacco del socialismo", nel 1919-1925». Cfr. Albertini ne divenne un risoluto oppositore nel 1923, contrastandolo non solo dalle colonne del Corriere ma anche dai banchi del Parlamento, di cui era senatore dal 1914. Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce. Il 7 maggio di quell'anno intervenne al Senato affermando:
Per la sua volontà di mantenere libertà e indipendenza di giudizio, nel novembre 1925 fu estromesso dalla proprietà del giornale: sfruttando un cavillo giuridico, i Crespi inviarono agli Albertini una comunicazione di nullità del contratto di società e, messi con le spalle al muro, il 27 novembre i fratelli Albertini rinunciarono alla gerenza e cedettero tutte le quote in loro possesso, che i Crespi acquistarono diventando così proprietari unici del giornale. Il 28 novembre il direttore firmò lo storico fondo «Commiato», denunciando le ingerenze fasciste e l'estromissione della sua famiglia dalla proprietà:
Albertini ottenne una liquidazione dal giornale di 6 milioni di lire oro.
Gli ultimi anni e la morte Dopo l'allontanamento dal Corriere, Albertini si diede nuovi obiettivi: cominciò a scrivere le proprie memorie e nel 1926 acquistò una tenuta di 1.450 ettari a Torre in Pietra, nell'Agro Romano, dedicandosi alla bonifica e alla coltivazione della terra. L'anno dopo lasciò Milano e in autunno si trasferì a Roma, in via XXIV Maggio,. dove concepì e scrisse Le origini della guerra del 1914.
Fino al 1929 partecipò alle sedute del Senato fascista, votando contro il regime; nel 1935, tuttavia, durante la guerra d'Etiopia, prese parte alla "Giornata della fede" donando la propria medaglietta da senatore.
Nel dicembre 1941 contrasse una forte febbre che colpì il suo fisico, già indebolito negli anni, e morì il 29 dicembre a Roma, due mesi dopo aver compiuto 70 anni.
Il figlio primogenito, Leonardo (come il nonno), sposò Tatiana Suchotina, nipote di Leone Tolstoj. La figlia Elena, sposata con Nicolò Carandini, fu una scrittrice.
Nel 1951 la sua città natale, Ancona, eresse a suo ricordo un monumento nell'ampliamento novecentesco di Piazza Cavour: si tratta di un busto scolpito da Vittorio Morelli.
Archivio L'archivio di Luigi Albertini, conservato dagli eredi, è pervenuto a più riprese e secondo differenti modalità (dono, deposito) all'Archivio Centrale dello Stato. Il materiale è stato ordinato in un primo tempo dalla famiglia, a cui sono seguiti successivi lavori di ordinamento e inventariazione a cura del soggetto conservatore. La documentazione è costituita da corrispondenza, diari, discorsi, appunti e ritagli stampa.
Onorificenze
Opere
Saggi
Le origini della guerra del 1914, Collana Biblioteca di scienze moderne n.129, Milano, Bocca, 1942-1943; Gorizia, LEG, 2010-11, 2019. Essa comprende: volume I: Le relazioni europee dal Congresso di Berlino all'attentato di Sarajevo. volume II: La crisi del luglio 1914: dall'attentato di Sarajevo alla mobilitazione generale dell'Austria-Ungheria. volume III: L'epilogo della crisi del luglio 1914: le dichiarazioni di guerra e di neutralità.
Venti anni di vita politica. (cinque volumi), Bologna, Zanichelli, 1950-1953. Comprende: Parte prima. L'esperienza democratica italiana dal 1898 al 1914. Volume I. 1898-1908 Volume II. 1909-1914 Parte seconda. L'Italia nella Guerra mondiale. Volume I. La crisi del luglio 1914, la neutralità e l'intervento. Volume II. Dalla dichiarazione di Guerra alla vigilia di Caporetto. (Maggio 1915- Ottobre 1917). Volume III. Da Caporetto a Vittorio Veneto: ottobre 1917-novembre 1918.
Epistolari Epistolario: 1911-1926, a cura di Ottavio Barié, Milano, A. Mondadori, 1968. Comprende: Dalla guerra di Libia alla Grande Guerra. La Grande Guerra. Il dopoguerra. Il fascismo al potere.
Luigi Einaudi-Luigi Albertini: lettere (1908-1925), a cura di Marzio Achille Romani, prefazione di Mario Monti, Milano, Fondazione Corriere della Sera, 2007. Il ricordo del viaggio, un carteggio familiare di Luigi Albertini: 1921-1922, a cura e con l'introduzione di Paola Magnarelli, Macerata, Eum, 2007. "Mussolini ha deciso di internarmi col piccino". Lettere di Ida Dalser a Luigi Albertini. 1916-1925, a cura di Lorenzo Benadusi, Milano, Fondazione Corriere della Sera, 2010, ISBN 978-88-96820-03-2.
Note
Bibliografia Corrado Alvaro, Luigi Albertini, Roma, Formìggini, 1925 (2ª ed., «Calabria Cultura», introduzione di Piero Treves, 1977). Augusto Guido Bianchi, Il senatore Luigi Albertini, direttore del «Corriere della Sera», Milano, Orem, 1945 (1ª ed., Milano, 1919). Alberto Albertini, Vita di Luigi Albertini, Milano, Mondadori, 1945. «Corriere della Sera» 1919-1943, antologia a cura di Piero Melograni, Bologna, Cappelli, 1965. Giovanni Spadolini, Albertini e Giolitti, Firenze, Olschki, 1968. Ottavio Barié, Luigi Albertini, il "Corriere della sera" e la crisi dello stato liberale, Milano, Giuffrè, 1971.
Glauco Licata, Storia del «Corriere della Sera, Milano, Rizzoli, 1976.