Biografia Testimonianze dei contemporanei Sebbene abbia ricoperto un ruolo centrale nelle vicende a lui contemporanee, ispirando e dirigendo importanti concili e collaborando da vicino con i re di Toledo, e sebbene abbia goduto di grande fama in virtù della sua vastissima erudizione e del suo impegno nella diffusione della cultura, nessuno dei suoi contemporanei lo ha onorato di una biografiaF. Trisoglio, Introduzione a Isidoro di Siviglia, Brescia, 2009, p. 7.. La prima testimonianza che possediamo su di lui è una notizia redatta da un diacono di nome Redempto, che descrisse in forma di epistola e con tratti agiografici piuttosto marcati i suoi ultimi momenti di vitaSan Isidoro de Sevilla, Etimologías: edición bilingue, ed. J. Oroz Reta, M. A. Marcos Casquero, M. C. Díaz y Díaz, p. 95.. Il racconto si serve dei motivi tradizionali delle descrizioni delle morti edificanti, mettendo in luce la preoccupazione del morente per la propria vita spirituale, l’apprensione per il suo ruolo educativo e sociale, e l’importanza della penitenza e della preghieraIbi, pp. 96-97..

Una seconda testimonianza giunge dal discepolo più fedele di Isidoro, Braulione di Saragozza, autore della Renotatio librorum domini Isidori, un elenco delle opere isidoriane utile oggi per stabilirne la cronologia. Scrive Braulione su Isidoro: “Isidoro, uomo eccellente, vescovo della Chiesa di Spagna, successore e fratello del vescovo Leandro, fu attivo al tempo dell’imperatore Maurizio e del re Reccaredo […]. Fu un uomo ben formato in ogni genere di locuzione, in grado di adattare bene il suo linguaggio sia agli illetterati sia ai dotti, illustre per un’eloquenza incomparabileSan Isidoro de Sevilla, Etimologías: edición bilingue, ed. J. Oroz Reta, M. A. Marcos Casquero, M. C. Díaz y Díaz, p. 199. “Isidorus, vir egregius, Hispalensis ecclesiae episcopus, Leandri episcopi successor et germanus, floruit a tempore Mauricii imperatoris et Reccaredi regis […]. Vir in omni loquutionis genere formatus, ut inperito doctoque secundum qualitatem sermonis existeret aptus, congrua vero opportunitate loci incomparabili eloquentia clarus”.”. Simili informazioni sono riportate nel De viris illustribus di Ildefonso di ToledoArcivescovo di Toledo dal 657 al 667, scrisse il De viris illustribus, opera progettata come continuazione dell’omonima opera isidoriana, all’interno della quale vengono citati sia scrittori sia ecclesiastici.: “Isidoro di Siviglia ebbe il seggio episcopale della provincia della Betica dopo il fratello Leandro. Uomo illustre tanto per virtù quanto per ingegno, eccelse per la sua eloquenza, caratterizzata da un’intensità fluente e abbondante, così piacevole che la stupefacente ricchezza delle sue parole suscitava un tale stupore in coloro che lo ascoltavano da impedire a chi le avesse sentite di ricordarle, se non ripetute più volte. […] Fu attivo ai tempi dei re Reccaredo, Liuva, Viterico, Gundemaro, Sisebuto, Suintila e Sisenando, e ricoprì per circa quarant’anni la carica di pontefice, mantenendo l’insigne gloria e dignità della santa dottrinaIldefonsi Toletani Episcopi. De virginitate Sanctae Mariae. De cognitione Baptismi. De itinere deserti. De viris illustribus, ed. V. Yarza Urquiola e C. Codoñer, Turnhout, 2007, pp. 610-611. “Isidorus post Leandrum fratrem Hispalensis sedis provinciae Beticae cathedram tenuit. Vir decore simul et ingenio pollens, nam tantae iucunditatis adfluentem copiam in eloquendo promeruit, ut ubertas admiranda dicendi ex eo in stuporem verteret audientes, ex quo audita is qui audisset, nonnisi repetita saepius, commendaret. […] Floruit temporibus Reccaredi, Liuvanis, Vuitterici, Gundemari, Sisebuti, Suinthilanis, et Sisenandi regum, annis ferme quadraginta tenens pontificatus honorem insignemque doctrinae sanctae gloriam pariter et decorem”.”.

Il periodo precedente all'episcopato Tutte le informazioni cronologicamente vicine all’autore riguardano il periodo successivo al 601, anno in cui Isidoro subentrò al fratello primogenito, Leandro, nella sede metropolitana di SivigliaF. Trisoglio, La natura delle cose, Roma, 2001, p. 5.. Del periodo precedente all’episcopato si conoscono soltanto dettagli sfumati, deducibili soprattutto da riferimenti compiuti da Leandro all’interno dei suoi scritti: la sua famiglia, di nobile estrazione romana e di religione cattolica, fu espulsa da Cartagena, dove dimoravaE. Florez, España sagrada. Teatro geográfico-histórico de la Iglesia de España, Madrid, 1797., ad opera dei comandanti goti, probabilmente perché accusata, come molti nobili e latifondisti dell’epoca, di complicità con i nemici bizantiniSan Isidoro de Sevilla, Etimologías: edición bilingue, ed. J. Oroz Reta, M. A. Marcos Casquero, M. C. Díaz y Díaz, p. 103.. Il padre Severiano, nome di origine latina, allora, insieme alla moglie, di cui non si conosce il nomeAlcuni eruditi tramandano in nome di Turtura, ma non vi sono sufficienti prove al riguardo., e ai tre figli Leandro, Fulgenzio (poi vescovo di Astigì) e Fiorentina (poi monaca), riparò nella Betica, e scelse Siviglia dove, intorno al 560, nacque IsidoroF. Trisoglio, La natura delle cose, p. 6.. I genitori morirono precocemente, a breve distanza l’uno dall’altro, e Isidoro fu cresciuto ed educato da Leandro, come mostra l’epilogo del De institutione virginum et contemptu mundi, indirizzato da Leandro alla sorella Fiorentina: “Da ultimo ti chiedo, mia carissima sorella, di ricordarmi nelle tue preghiere, e di non dimenticare il nostro fratellino Isidoro; come quando i nostri genitori lo lasciarono sotto la protezione di Dio e dei suoi tre fratelli viventi, tranquilli e incuranti della sua infanzia, riposarono nel Signore; come io lo considero davvero come un figlio, e non antepongo all’affetto che gli devo nessuna occupazione terrena, e mi dedico totalmente all’amore per lui, così tu amalo e prega Gesù per luiSan Isidoro de Sevilla, Etimologias: edicion bilingue; ed. J. Oroz Reta, M.A. Marcos Casquero, M.C. Diaz y Diaz, p. 100: “Postremo carissimam te germanam quaeso, ut me orando memineris nec iunioris fratris Isidori obliviscaris quem quia sub Dei tutione et tribus germanis superstitibus parentes reliquerunt communes, laeti et de eius nihil formidantes infantia ad Dominum commearunt. Quem cum ego ut vere filium habeam nec temporali aliquid eius caritati praeponam atque in eius pronus dilectionem recumbam, tanto eum carius dilige tantoque Iesum exora pro illum […]”. […]”. Leandro, esiliato dal re ariano Leovigildo per aver contribuito alla conversione al cattolicesimo del principe Ermenegildo, intorno al 580-582 si recò a Costantinopoli, dove conobbe il futuro Gregorio Magno. Tornato a Siviglia nel 586 dopo la morte di Leovigildo, operò per la conversione del figlio e successore Reccaredo: essa, ratificata ufficialmente nel III Concilio di Toledo del 589, coinvolse tutto il popolo visigotoF. Trisoglio, La natura delle cose, pp. 6-7..

L'episcopato Alla morte di Leandro subentrò Isidoro, che rimase in carica sino al 4 aprile 636Ibi, p.7.. Da arcivescovo, Isidoro presiedette il secondo concilio provinciale di Siviglia (tenuto nel 619, in cui si trattò delle circoscrizioni ecclesiastiche e della disciplina dei sacramenti), il terzo concilio provinciale di Siviglia (nel 624, in cui si affrontò un conflitto con la sede vescovile di Astigì) e il quarto concilio nazionale di Toledo (avvenuto nel 633, in cui fu redatto un simbolo di fede che esprime con chiarezza la teologia trinitaria e cristologica di IsidoroF. Trisoglio, Introduzione a Isidoro di Siviglia, p. 7.).

Isidoro visse in un'epoca di essenziale trapasso ed ebbe il merito di interpretarlaTutte le informazioni storiche successive sono tratte da San Isidoro de Sevilla, Etimologias: edicion bilingue; ed. J. Oroz Reta, M.A. Marcos Casquero, M.C. Diaz y Diaz, pp. 24-36.. Al suo tempo i Visigoti si erano ormai stabilmente assestati nella parte sud orientale della Spagna, e la loro convivenza con gli ispanici romanizzati e i romani iniziava a procedere senza contrasti. Leovigildo (567-586), estendendo il suo dominio in Galizia e sconfiggendo i Franchi, aveva assicurato al regno una stabilità territoriale, ed il figlio, Reccaredo (586-601), aveva poi spinto per una pacificazione e unificazione sul versante religioso, con la già citata conversione del 587F. Trisoglio, La natura delle cose, pp. 8-9., accolta da Leandro con queste significative parole: “La casa che lottava, divisa, per la distruzione, si riunisce ora grazie alla pietra d’angolo, Cristo. […] Resta solo, a tutti noi che abbiamo costruito un unico regno, di presentarci davanti al Signore con le nostre preghiere, per chiedere la stabilità di questo regno terrestre e la felicità nel Regno dei CieliConcilios visigóticos e hispano-romanos, a cura di J. Vives, T. Marín Martínez, G. Martínez Díez, Barcellona-Madrid, 1963, p. 144. “Domus quae divisione in mutuam certabat eadem, uno iam Christo lapide angulari coniungitur […] Superest autem ut unanimiter unum omnes regum effecti tam pro stabilitate regni terreni quam felicitate regni caelestis Deum precibus adeamus”.”. Dopo la morte di Reccaredo salì al trono, Liuva (601-603), suo figlio e nipote di Leovigildo, ma senza elezione, e per questo il suo potere ebbe vita breve. Nel 603 il regno passò infatti nelle mani di Viterico (603-610), che combatté con scarso esito contro i Bizantini e si trovò coinvolto in contrasti con i Franchi. A lui seguì Gundemaro (610-612) che, come Reccaredo, governò con l’appoggio delle gerarchie ecclesiastiche, ma il sovrano che più di tutti collaborò con l’episcopato fu Sisebuto (612-621). Egli promosse vigorosamente la causa cattolica, costringendo con la violenza le comunità giudaiche alla conversione. Isidoro, sebbene fosse parimenti impegnato nella diffusione del cattolicesimo, disapprovò i suoi metodi repressivi, ritenendo che la fede dovesse essere proposta, non impostaF. Trisoglio, Introduzione a Isidoro di Siviglia, p. 88. Per una trattazione approfondita dell’opinione di Isidoro sulle azioni di Sisebuto cfr. W. Drews, The Unknown Neighbour: The Jew in the Thought of Isidore of Seville, Brill-Leiden-Boston, 2006, pp. 201-252, 307-313.. Il suo successore fu Suintila (621-631), definito da Isidoro come un sovrano affabile e saggio: egli si diede da fare per tutelare i gruppi sociali più oppressi e attaccò duramente la nobiltà e le gerarchie ecclesiastiche, guadagnandosi così la loro ostilità. L’ultimo sovrano di cui Isidoro poté vedere l’operato fu Sisenando (631-636), che al contrario di Suintila cercò l’appoggio degli alti ecclesiastici. Sotto il suo regno si tenne il già citato quarto concilio di Toledo, durante il quale egli intervenne personalmente chiedendo di “preservare i diritti della Chiesa e correggere gli errori commessi per negligenza“Ad conservanda in nobis iura ecclesiastica et illa corrigere quae dum per neglegentiam in usim venerunt […]”. Cfr. San Isidoro de Sevilla, Etimologías: edición bilingue, ed. J. Oroz Reta, M. A. Marcos Casquero, M. C. Díaz y Díaz, p. 35. […]”.

Le opere miniatura|Statua di Isidoro di Siviglia a Madrid (1892), opera di J. Alcoverro.

Introduzione alle opere