La miniatura ottoniana è l'arte di decorare i libri che si sviluppò nelle terre del Sacro Romano Impero (fond. Germania e Nord Italia) a partire dalla metà del X secolo (ascesa al trono di Ottone I) alla fine del XI secolo (fine del regno di Enrico III). L'orizzonte temporale di questa produzione artistica travalica i tempi della dinastia ottoniana propriamente detta e si protrae fino al regno del secondo sovrano della dinastia salica. Erede diretta della miniatura carolingia e sensibile agli influssi della miniatura bizantina, in ragione del legame tra la dinastia tedesca e quella imperiale greca, la produzione libraria del tempo sviluppò uno stile originale che confluì con toni fondanti nell'immediatamente successiva miniatura romanica.

L'arte libraria ottoniana non si rivolgeva direttamente ai modelli dell'Antichità (salvo rarissime eccezioni), come invece quella carolingia, bensì si appoggiava alla miniatura carolingia pur sviluppando tramite essa un linguaggio autonomo e omogeneo. Epigono di questa corrente artistica fu il Maestro del Registrum Gregorii la cui opera produsse soggetti figurativi statuari, inquadrati in spazi stratificati supportati da architetture e mobilio realistici, in un pacato equilibrio classicheggiante di pieni e vuoti. I colori sono scelti in maniera da amalgamarsi gradevolmente, con un ampio ricorso alle lumeggiature per evidenziare i volumi. Gli altri artisti del tempo non seppero però sempre evolvere il linguaggio di questo maestro, spesso ripetendolo con mero accademismo che trasformò l'impronta classicheggiante in fissità.

L'influenza carolingia è visibile soprattutto nella prima fase della produzione ottoniana: es. nell'Evangelistario di Gerone e nel gruppo di manoscritti a esso collegati derivanti dall'Evangeliario di Lorsch, commissionato da Carlo Magno. Importantissima fu l'influenza dei libri di Carlo il Calvo, che, oltre a essere i più vicini cronologicamente, corrispondevano a un'azione politica per alcuni aspetti simile a quella degli Ottoni. Perfino lo stile franco-sassone, degli ultimi anni di Carlo il Calvo, venne ripreso dalla miniatura ottoniana, come dimostrano i vangeli donati dalla famiglia imperiale all'Abbazia di QuedlinburgNew York, Pierp. Morgan Lib., 755 e quelli oggi conservati quasi integralmente a Reims.Reims, Bibl. Mun., Ms. 10

Differentemente dai Carolingi, gli Ottoni ed i Salici non promossero però la fondazione di Scholae e Scritporia in seno alla corte, appoggiandosi ad opifici monastici, spesso già carolingi o pre-carolingi (come il caso di Colonia) tra cui primeggiarono Reichenau, Colonia, Magonza e Ratisbona. Tutti «ateliers nei quali si elaboravano modi compositivi originali e sempre di cultura assai raffinata.»

Come per la miniatura carolingia, anche la miniatura ottoniana è l'unico valido esempio della vitalità e degli indirizzi culturali prevalenti nelle arti pittoriche dell'impero in quegli anni, essendo la coeva pittura murale in gran parte perduta.

Origini e committenza

Due fenomeni sono all'origine dello sviluppo di un'arte della miniatura specifica del periodo ottoniano.

Anzitutto, un movimento di riforma ebbe luogo in diversi monasteri benedettini nel Sacro Romano Impero: in primis l'Abbazia di Gorze, vicino Metz, riformato nel 933, e poi l'Abbazia di San Massimino (Treviri), riformata nel 934. La riforma, promossa dall'arcivescovo Adalberone I di Metz e nota come Riforma di Gorze, si estese gradualmente a tutta la Germania, coinvolgendo circa 200 cenobi, creando una rete di case affiliate connesse fra loro in modo molto elastico (con centri preminenti nelle abbazie di Fulda, Niederaltaich, Einsiedeln e Sant'Emmerano) sottoposte ad una signoria laica che aveva il compito di garantire il benessere economico delle strutture. Questo fu lhumus che stimolò lo sviluppo di scriptoria specializzati, potendo ora i benedettini tedeschi dedicarsi all'arte libraria essendo il loro sostentamento garantito.

La dinastia degli Ottoni, giunta alla guida dell'Impero nel 936, favorì la Riforma di Gorze per creare un'alleanza tra questa rete di monasteri benedettini e il nuovo potere temporale, facendone strumento per una renovatio culturale che prese il nome di Rinascita ottoniana. I sovrani furono, non a caso, i primi a ordinare opere dalle abbazie.. Cercarono così di affermarsi come i protettori del cristianesimo, le miniature moltiplicando le rappresentazioni simboliche di questo potere. Questi manoscritti, che contengono spesso il ritratto dell'imperatore, sono poi destinati agli uffici che si svolgono a corte, o anche offerti ai più grandi santuari dell'Impero. Ottone I (r. 962-973) si circondò di studiosi. Ottone II (r. 967-983) proseguì le scelte politiche paterne e il suo matrimonio con la principessa bizantina Teofano ebbe anche importanti implicazioni culturali: ella stessa di buona cultura, fu accompagnata in Germania da chierici e artisti greci che dettero un fondamentale contributo allo sviluppo dell'arte ottoniana. L'istruzione del futuro imperatore Ottone III (r. 966-1002) venne affidata all'arcivescovo Villigiso di Magonza, a Bernoardo di Hildesheim (futuro vescovo di Hildesheim) e Giovanni Filagato (cappellano di Teofano e futuro arcivescovo di Piacenza) che gli insegnò il greco ed a Gerberto di Aurillac che gli insegnò l'aritmetica, la musica e la filosofia..

La biblioteca ottoniana fu particolarmente ricca, come sappiamo dall'elenco dei libri offerti da Enrico II il Santo (r. 1014-1024). Quest'ultimo donò vari manoscritti di Boezio (De arithmetica appartenuto a Carlo il Calvo), di Livio, di Seneca, di Giustiniano (Istituti), di Isidoro di Siviglia (De natura rerum), di Cassiodoro (Institutiones), nonché l'''Historia di Richerio di Reims (offerto all'imperatore da Gerberto). Gli ottoniani furono anche i finanziatori di manoscritti di lusso, ma non sembra che avessero riunito artisti a corte: tali manoscritti vennero realizzati presso l'abbazia di Corvey, Fulda e soprattutto a Reichenau, da dove proviene l'Evangeliario di Ottone IIIBSB, Clm 4453 e l'Evangeliario di Liutario,Tesoro della cattedrale di Aquisgrana, inv. Grimme Nr. 25 rappresentazioni imperiali di grande valore per la loro cura e per il loro senso politico..

Se escludiamo l'apporto degli imperatori ottoniani (e delle loro mogli/madri), il sostegno da parte dei mecenati alla vita culturale del tempo fu, in definitiva, un fenomeno assai raro, con la Germania la regione più attiva in tal senso grazie all'impegno degli alti ecclesiastici. Le case monastiche ed episcopali, già citate per le loro scuole, furono spesso infatti anche centri di produzione artistica oltre che architettonica..

Influenze

La miniatura ottoniamo come tutta l'arte ottoniana in generale fu massicciamente influenzata dall'arte carolingia, fondamentalmente in un'ottica di renovatio imperii,All'atto della sua incoronazione, Ottone I di Sassonia dichiarò di sentirsi erede di Carlo Magno - e, come anticipato, dall'arte bizantina, specialmente grazie al matrimonio tra Ottone II e Teofano che garantì ai Sassoni un legame di sangue con la corona e la cultura della Nuova Roma.

La produzione libraria della nuova dinastia tedesca fu ovviamente ispirata dalla produzione libraria della prima dinastia imperiale germanica, i Carolingi. Gli scriptoria fondati e patrocinati dai primi imperatori franchi in Germania, in particolare nelle Alpi, avevano infatti continuato a produrre manoscritti pienamente ascrivibili alla miniatura carolingia fino alla prima metà del X secolo, a prescindere dallo sfacelo politico che aveva interessato l'antico impero di Carlo Magno (r. 768-814). Diversi manoscritti carolingi ancora oggi conservati furono presenti nei principali scriptoria ottoniani e vi funsero, ovviamente, da modello: es. il Codice aureo di Sant'Emmerano commissionato da Carlo il Calvo (r. 840-877) pervenuto, in epoca ottoniana, all'Abbazia di Sant'Emmerano a Ratisbona. Tuttavia, seppur i manoscritti del secolo precedente funsero da modello, si verificò un rinnovamento nelle tipologie dei manoscritti prodotti così come nei motivi decorativi.

In questo periodo si assiste spesso anche al restauro dei codici carolingi con l'aggiunta di nuove scene. Esempio tipico è il Registrum Gregorii,Museo Condé, Ms 14bis. una raccolta delle epistole di Gregorio Magno fatto integrare con due miniature a piena pagina nel 983 dall'arcivescovo di Treviri Egberto a un ignoto maestro italiano, il c.d. "Maestro del Registrum Gregorii" (v.si seguito). Queste due miniature raffigurano Ottone in trono circondato dalle province dell'Impero e San Gregorio ispirato dalla colomba mentre detta allo scriba. Nella prima vi è la solenne frontalità dell'imperatore che è movimentata dall'architettura di sfondo che, intuitivamente, crea un gioco di pieni e vuoti con un pacato equilibrio classicheggiante. Nella seconda scena le figure sono incorniciate anche qui da un'architettura, con naturalezza e misura. In entrambe le figure possiedono una fisicità realistica, e i colori sono scelti in maniera da amalgamarsi gradevolmente (nella prima prevalgono i toni rossi, nella seconda quelli blu), con un ampio ricorso alle lumeggiature per evidenziare i volumi..

L'altra grande fonte della miniatura ottoniana fu appunto la miniatura bizantina, a sua volta latrice di varie e profonde influenza a seconda del luogo (e dell'epoca) di produzione, tanto quanto la miniatura antico-romana. A quest'ultima tipologia appartenevano infatti alcuni pezzi presenti negli scriptoria tedeschi: es. il Frammento dell'Itala di Quedlinburg. La presenza a corte, nel seguito di Teofano, di letterati ed artisti bizantini garantì agli opifici ottoniani la disponibilità (certo limitata) di competenti maestranze prettamente "greche".

Caratteristiche Paleografia Sotto l'aspetto paleografico i manoscritti ottoniani proseguono nell'uso della minuscola carolina che resterà in uso in Europa finché non sarà eliminata dalla scrittura gotica. Nello specifico, la minuscola tedesca tende ad essere di forma ovale, molto snella e inclinata a destra. Ha anche caratteristiche onciali, come l'ascendente della lettera ⟨d⟩ inclinato a sinistra e tratti iniziali verticali di ⟨m⟩ e ⟨n⟩.

Tipologie di manoscritti prodotti I tipi di manoscritti relativi alla miniatura ottoniana sono notevolmente ridotti rispetto ai manoscritti carolingi o insulari di questo periodo. Innanzitutto scompaiono quasi del tutto i manoscritti di testi di autori antichi. Anche in campo religioso le tipologie dei libri sono ridotte: le grandi Bibbie e i Salteri sono quasi totalmente abbandonati..

Sono privilegiati due tipi di manoscritti: anzitutto i documenti diplomatici prodotti dalla potenza ottoniana. Così il Privilegium Othonis del 962, considerato «l'atto di nascita della miniatura ottoniana», presenta una decorazione a fogliame su fondo porpora. Allo stesso modo, il certificato di matrimonio dell'imperatrice Teofano, datato 972, presenta lo stesso sfondo purpureo punteggiato da medaglioni decorati con raffigurazioni di animali ispirate alle sete bizantine. «Il motivo della colorazione purpurea non è indifferente: la porpora, come il porfido che è il 'marmo di porpora', è segno simbolico del potere imperiale bizantino, dopo essere stato romano: diventato poi anche del potere ottoniano.» L'ispirazione, in questi documenti, fondanti del potere della nuova dinastia, è dunque più antico-romana che greca; l'altra tipologia di manoscritto sono testi sacri di grandi dimensioni destinati all'ufficio religioso: evangeliari, i libri di pericopi o lezionari e sacramentari.

Stilemi decorativi

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