La basilica di San Sabino (già cattedrale) è il principale luogo di culto cattolico di Canosa di Puglia e monumento nazionale italiano.
Venne edificata in età giustinianea (VI secolo) per volere del Vescovo Sabino, come esaltazione della buona riuscita del Concilio di Costantinopoli del 536 a cui il Vescovo santo aveva partecipato. Dedicata inizialmente a Santa Maria (l'altare era invece dedicato ai santi Giovanni e Paolo), fu intitolata a san Sabino il 7 settembre 1101, ad opera di papa Pasquale II, circa quattrocento anni dopo la traslazione delle spoglie del Santo nella cripta sottostante per mezzo del vescovo Pietro il 1º agosto di un anno imprecisato del secolo VIII. Fu riconosciuta come cattedrale nel 1916 da papa Benedetto XVNel transetto di destra alcune lapidi certificano la dedicazione della basilica a san Sabino e l'elevazione a cattedrale..
Storia La discussa bolla di papa Urbano II del 5 ottobre 1089Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 319-320, nº 7., riconobbe all'arcivescovo Elia di Bari la supremazia sulla Chiesa di Canosa e la precedenza del titolo Barensis su quello Canusinus. Le successive controversie furono risolte con un compromesso all'epoca di papa Pasquale II (1099-1118)Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web., il quale confermò la bolla del suo predecessore, ma riconobbe ai prevosti di Canosa la giurisdizione, esente da quella del metropolita barese, sul territorio della città di Canosa e del suo circondario, istituendo di fatto una arcipretura nullius dioecesis con sede nella basilica di San Sabino; contestualmente però agli arcivescovi baresi fu assegnato in perpetuo il titolo di Canosa, che rimase appannaggio degli arcivescovi fino al 2002, quando Canosa è diventata una sede vescovile titolare.Tutti gli Annuari Pontifici accennano all'unione di questo titolo con la sede di Bari e, dopo il 1986, con la sede di Bari-Bitonto, secondo questa formula: Arcidiocesi di Bari (oppure Arcidiocesi di Bari-Bitonto): ha unito il titolo di Canosa.
L'indipendenza dell'arcipretura di Canosa dagli arcivescovi di Bari fu confermata da papa Pio IV (1559-1565) e poi ancora da papa Clemente VIII con un breve del 2 giugno 1602. Nel Settecento l'arcipretura fu dichiarata di patronato regio ed elevata al rango di prelatura territoriale
In seguito al concordato tra la Santa Sede e il regno di Napoli del 1818, la prelatura di Canosa fu soppressa e il suo territorio annesso a quello della diocesi di Andria.Vincenzio d'Avino, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie (nullius) del Regno delle Due Sicilie, Napoli, 1848, p. 20,
Dopo il terremoto del 1851, la cattedrale rimase danneggiata: all'imponente opera di restauro proseguì un deciso ampliamento coordinato dall'architetto Federico Santacroce che già si occupò qualche anno prima della facciata della Cattedrale di Andria: venne allungato il "piede" della pianta a croce latina, ricostruita la facciata in tufo locale (con costruzione del campanile laterale, a tre livelli con torretta ottagonale sovrastata da cupolina semisfericaNel progetto iniziale ve n'erano due, pressoché identici, ma solo uno - quello di destra - fu realizzato.) con tre portali, ognuno dei quali in corrispondenza delle navate, a loro volta integrate da 8 cappelle nella zona più anticaDi cui sei laterali e due in corrispondenza del braccio sinistro della croce della pianta..
Il 9 giugno 1916 con il decreto Ad examen revocato della Congregazione Concistoriale fu conferito alla basilica di San Sabino il titolo di cattedrale. Oggi ha il titolo di concattedrale.Dal sito web della diocesi di Andria, e dal sito della CEI.
Nel 2005 è terminato il lungo restauro della chiesa, iniziato alla fine del XX secolo.
Architettura La struttura Attualmente posta circa tre metri al di sotto del piano di calpestio a causa dell'innalzamento del livello nel corso degli anni dovuto all'accumulo di detriti, la basilica presenta una pianta a croce latina. Le navate sono tre, con transetto. L'abside è unica e presenta tre finestre, di cui quella centrale è una vetrata raffigurante il santo patrono Sabino. Cinque cupole, sorrette da grandi archi a tutto sesto, ricoprono la navata centrale e il transetto. Gli archi che sorreggono le cupole sono a loro volta sorretti da colonne monolitiche, tra cui le sei preziose colonne di oficalce provenienti dall'antico tempio di Giove Toro. In tutto le colonne sono diciotto. La cattedrale, nella quale si accede dopo una breve discesa, presenta sull'architrave centrale della costruzione ampliata il simbolo degli Altavilla. Le cappelle corrispondenti alla navata destra, intercomunicanti, contengono nell'ordine: una fonte battesimale, per ciò che riguarda la prima dall'ingresso; un altare e una tavola (affrescata da Luigi Liberato Buonvino) dedicati alla protettrice Madonna della Fonte la cui icona pervenne dopo la Prima Crociata nel paese dauno, nella seconda, nonché le porte bronzee dell'adiacente mausoleo di Boemondo; la statua lignea e una tela raffigurante sant'Alfonso Maria de' Liguori e il sepolcro del beato padre Antonio Maria Losito (1838-1917)Devoto a sant'Alfonso, morto a Pagani nel 1917 e traslato nella Cattedrale il 9 aprile 1983. nella terza. Un crocifisso di legno di metà XX secolo, seguito da una recente scultura intagliata in un tronco d'albero dedicata a papa Giovanni Paolo II, anticipano l'ingresso alla sequenza di cappelle.
Sulla navata sinistra, invece, un simulacro di san Sabino in resina anticipa le tre cappelle seguenti: la prima contenente il tesoro, composto da reliquie, calici, crocifissi e un busto in argento del santoDatato 1767: precedentemente nella stessa cappella vi era un'antica scultura in oro raffigurante il santo, trafugata prima dai longobardi nell'VIII secolo - recuperata in breve tempo - poi da "mano ignota" il 10 novembre 1983 - la cui copia in resina è presente nella Basilica stessa., chiusa da una grata di ferro; la seconda dedicata a sant'Antonio (ma con tela rappresentante san Francesco d'Assisi); la terza, dedicata invece a sant'Anna, contiene il sepolcro dell'arcivescovo di Lecce Francesco Minerva (1904-2004). Sul braccio sinistro della croce latina sono presenti altre due cappelle: quella del SS. Sacramento (frontale rispetto all'ingresso), contenente la statua del Sacro CuoreIl 14 aprile 1912 più persone giurarono di aver visto gli occhi del Cristo muoversi . e l'altra di san Giuseppe, all'estrema sinistra.
Il presbiterio presenta l'altare maggiore con ciborio, posto su una base di marmo con tre gradini, sormontato da un baldacchino sorretto da quattro colonne di marmo rosso con capitelli corinzi a piramide ottagonale a due sezioni sorrette complessivamente da 48 colonnine dello stesso marmo, molto simile a quello presente nella basilica di San Nicola di Bari.
Imponente è anche l'ambone di marmo attribuito ad Acceptus (XI secolo), poggiato su quattro colonne ottagonali. In cima al pulpito dell'ambone vi è un leggio a forma di aquila, sempre in marmo.
Nei pressi dell'abside è posto il seggio episcopale, opera presumibilmente di Romualdo e commissionato dal vescovo Ursone (tra il 1080 e il 1089): di ispirazione bizantina, la cattedra è poggiata su due elefanti stilizzati ed ha alla base una lastra in bassorilievo a rappresentare due aquile.
Organo a canne Sulla cantoria in controfacciata, si trova l'organo a canne, costruito da Pacifico Inzoli nel 1913 e restaurato nel 2006 dai suoi eredi. Lo strumento, a trasmissione pneumatica, ha due tastiere di 58 note ciascuna ed una pedaliera retta di 27.
Curiosità Nel 2015, durante dei lavori di ristrutturazione, si è ipotizzato che un dipinto (raffigurante San Guglielmo da Vercelli, San Benedetto e la Vergine Maria) la cui cornice indicava l'anno 1863 potrebbe essere in realtà molto più antico. Da ricerche archivistiche effettuate presso l'archivio di Montevergine è emerso che la tela potrebbe essere parte di un lascito legato a "possedimenti benedettini del Monastero di Montevergine a Canosa". Dal "Regesto delle Pergamene" (con estratti dei "Registri Angioini") del 1279 si fa menzione che vi erano alcune terre nel bosco di Canosa legate al Monastero di Montevergine.
Note
Voci correlate Canosa di Puglia Architettura romanica Arcidiocesi di Bari-Bitonto Diocesi di Canosa
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