Il go è un gioco da tavolo di tipo strategico per due giocatori, che collocano alternativamente pedine nere e bianche (dette pietre) sulle intersezioni vuote di un tavoliere detto goban formato da una griglia quadrata 19 × 19. Lo scopo del gioco è il controllo di una zona del goban maggiore di quella controllata dall'avversario; a questo scopo i giocatori cercano di disporre le proprie pietre in modo che non possano essere catturate, ritagliandosi allo stesso tempo dei territori che l'avversario non possa invadere senza essere catturato.
Il go ebbe origine in Cina, dove è giocato almeno dal VI secolo a.C. È molto praticato nell'Asia orientale e si è diffuso nel resto del mondo negli anni recenti. È un gioco molto complesso dal punto di vista strategico malgrado le regole semplici; un proverbio coreano dice che nessuna partita di go è mai stata giocata due volte, il che è verosimile se si pensa che ci sono diverse posizioni possibili. A parte la dimensione del goban e delle posizioni di partenza, le regole sono state mantenute nei secoli, cosicché può essere considerato il più antico tra i giochi ancora praticato, anche in virtù dei ritrovamenti di goban 17 x 17 della Dinastia Han (terzo secolo a.C.), scoperti nel 1954 nella Contea di Wang-Du, nella provincia di Hebei.
Etimologia In Cina viene chiamato , da wei (圍), "accerchiare", e qi (棋), "pedina". Il più antico termine cinese per questo gioco è yi 弈. Fino alla dinastia Tang, la grafia di qi rimase incerta, ma in seguito la variante con il radicale pietra rimase nel kanji 碁 della lingua giapponese, mentre in cinese il radicale di legno, scritto in precedenza sotto la parte fonetica, fu collocato alla sua sinistra.
Il gioco è noto in Giappone come 碁 (go) o 囲碁 (igo), in Corea come e in Vietnam come cờ vây.
Malgrado l'origine cinese, il gioco è noto in Occidente con il nome giapponese go, in quanto i primi giocatori occidentali lo appresero da fonti giapponesi. Di conseguenza, molti concetti del go per i quali non esiste un equivalente in italiano sono noti con il nome giapponese.
Storia Nascita in Cina Alcune leggende fanno risalire il gioco al leggendario imperatore cinese Yao (2337–2258 a.C.), che lo fece inventare dal suo consigliere Shun allo scopo di insegnare a suo figlio Danzhu (fin da piccolo risultava purtroppo essere attratto dalla "malvagità" nel senso che seguiva tutte le esecuzioni pubbliche, torturava piccoli animaletti, ecc) la disciplina, la concentrazione e l'equilibrio. Altre teorie vogliono il go derivato dall'abitudine dei signori della guerra, e generali tribali cinesi, di usare pezzi in pietra per pianificare gli attacchi; è anche possibile che il materiale del gioco del go fosse inizialmente utilizzato per predire il futuro, ipotesi rafforzata dal fatto che lo stesso Yao è ricordato dalla tradizione anche per la creazione del calendario lunare e per contributi all'arte divinatoria.Masayoshi 2005; Lasker 1934. Anche gli antropologi hanno dato altre interpretazioni del mito, leggendolo da un punto di vista strutturale come rappresentazione di uno scontro tra elementi avversi, quali Yao il cielo, Shun la terra e Dan Zhu l'acqua, riconducibile al tema del controllo delle inondazioni del Fiume Giallo. Secondo altri studiosi, tra cui Shirakawa Masayoshi, il go sarebbe invece una rappresentazione simbolica della terra: le pietre bloccherebbero e rilascerebbero il Qi lungo le linee del goban, in un sistema concettualmente affine ai principi dell'agopuntura e della geomanzia feng shui; il diagramma del Fiume Giallo, alla base della divinazione nellI Ching, presenterebbe inoltre somiglianze strutturali con il goban stesso.
La prima testimonianza scritta del gioco è ritenuta quella presente negli annali intitolati Zuo Zhuan,Potter 1985; Fairbairn 1995. risalenti probabilmente al IV secolo a.C.,Brooks 2007. in cui è riferito un evento del 548 a.C. Esistono menzioni del gioco anche nel libro XVII dei Dialoghi di Confucio, un testo risalente al III secolo a.C. circa, dove il filosofo criticava il gioco ritenendo che inducesse avidità e pigrizia, e in due dei libri di MencioPotter 1984; Fairbairn 1995. (III secolo a.C.). In tutti questi casi il gioco è chiamato yì (弈), una parola che oggi significa "giocare (a go)"Paolo Zanon, "Philosophical discussion on the game of weiqi in the times of Warring States and the Han dynasty" in: Ludica, Annali di storia e civiltà del gioco, 1996, II, pagg. 7-19. Il primo trattato completo sul go fu scritto tra il 1049 e il 1054 sotto il titolo di 棋经十三篇 (Qijing Shisanpian, "Classico del Weiqi in tredici capitoli")Tradotto in: Paolo Zanon, "Qijing shisanpian" in: Annali di Ca'Foscari. Serie Orientale 27, 1996, XXXV, 3, pagg.375-398.
Inizialmente il gioco era giocato su una griglia 17 × 17, ma quella 19 × 19 divenne più diffusa all'epoca della dinastia Tang (618-907).Fairbairn 1995.
In Cina era considerato il gioco dell'aristocrazia, mentre lo xiangqi (gli scacchi cinesi) era il gioco del popolo. Il go era anche considerato una della quattro arti dello junzi (il gentiluomo cinese), assieme alla calligrafia, alla pittura e a suonare lo guqin.Pickard 1989.
Diffusione in Corea
In Corea il go è conosciuto come baduk, o come wongi o hyeokgi, ed era un passatempo per la classe alta già ai tempi di Goguryeo, come riportato nel Libro dei Tang. Nel Samguk sagi si racconta che il re Jangsu di Goruryeo si avvalse del monaco Dorim come spia inviandolo a giocare a baduk con il suo avversario, il re Gaero di Baekje. Nel regno di Silla, il gioco era ugualmente conosciuto, come racconta l'aneddoto di un vassallo chiamato Shin Chung, che prima dell'incoronazione del re Hyeoseong giocava a baduk con lui per assicurarsi una posizione a corte; il talento della gente di Silla nel baduk era riconosciuto dalla gente della Cina Tang. I prodigi del baduk a Goryeo erano chiamati guksu ("le mani che rappresentano il paese").
Alla fine del XVI secolo, il baduk diventò popolare tra gli yangban (la più importante classe sociale); inoltre era incluso tra quattro arti nobili (musica, baduk, pittura e calligrafia) da studiare.
Diffusione in Giappone
In Giappone nell'VIII secolo il gioco era molto popolare alla corte imperiale; entro l'inizio del XIII secolo era diffuso anche tra il popolo.
Nel 1603 Tokugawa Ieyasu ricreò un governo nazionale unificato in Giappone. Nello stesso anno nominò Godokoro («Ministro del go») il miglior giocatore di go giapponese, il monaco buddhista Nikkai (nato con il nome di Kano Yosaburo nel 1559); Nikkai assunse il nome di Hon'inbō Sansa e fondò la scuola di go Honinbo, mentre diverse altre scuole furono fondate in competizione poco dopo.Fairbairn, John & Hall, T Mark (2007), "Timeline 1600—1867", History and Timelines. Queste scuole, ufficialmente riconosciute e finanziate pubblicamente, incrementarono enormemente il livello di gioco e introdussero il sistema di classificazione dan/kyu dei giocatori.Fairbairn, John & Hall, T Mark (2007), "Honinbo Dosaku", Articles on Famous Players. I giocatori delle quattro scuole (Honinbo, Yasui, Inoue, Hayashi) gareggiavano nelle annuali "partite del castello", giocate alla presenza dello shōgun.Fairbairn, John & Hall, T Mark (2007), "Castle Games 1626—1863", History and Timelines.
Alla fine del periodo Edo assistiamo alla fine del patrocinio dello shogunato a favore del rinnovamento del potere imperiale, ma pure alla inesorabile caduta delle grandi scuole goistiche: il go rinascerà grazie alla libertà di stampa che porterà a una forte competizione tra i quotidiani, ma pure alla nascita delle prime rubriche sul go.
In Occidente Malgrado la sua ampia popolarità nell'Asia orientale il go si è diffuso lentamente nel resto del mondo, a differenza di altri giochi di origine asiatica come gli scacchi. Schadler in The Proceedings of the First International Conference on Baduk, Hankuk Kiwon, 2001 ipotizza che gli scacchi abbiano un fascino più diffuso in quanto nel gioco si utilizzano pezzi che possono essere resi congruenti con la cultura dei giocatori (si pensi alla Regina e all'Alfiere degli scacchi occidentali e al Consigliere e all'Elefante di quelli cinesi) e in quanto il go ha una fine anti-climatica, a differenza degli scacchi e del loro scacco matto, tanto che giocatori neofiti di go hanno difficoltà a capire quando una partita è terminata.
Benché ci fossero già state delle menzioni del go, a incominciare dal "De Christiana Expeditione apud Sinas suscepta ab Societate Iesu" di Matteo Ricci, la prima descrizione dettagliata del go in una lingua occidentale fu il De circumveniendi ludo Chinensium ("Del gioco dei Cinesi dell'accerchiamento"), scritto in latino da Thomas Hyde e incluso nel suo trattato sui giochi da tavolo del 1694 De ludis orientalibus ("Dei giochi orientali"). Malgrado ciò, la diffusione in Occidente del go inizia verso la fine del XIX secolo, quando lo scienziato tedesco Oskar Korschelt scrisse un trattato sul gioco; in Bozulich, 2001 pp. 23–25 per l'inizio del XX secolo il go si era diffuso negli imperi tedesco e austriaco. Nel 1905 Edward Lasker imparò il gioco mentre era a Berlino; quando si trasferì a New York, Lasker fondò il New York Go Club assieme (tra gli altri) ad Arthur Smith, che aveva imparato il gioco mentre viaggiava in Oriente e aveva pubblicato il libro The Game of Go nel 1908. Il libro di Lasker Go and Go-moku (1934) aiutò la diffusione del gioco per tutti gli Stati Uniti, cosicché nel 1935 fu fondata la American Go Association; due anni dopo, nel 1937, nacque l'Associazione tedesca di go.
La seconda guerra mondiale ostacolò la maggior parte delle attività goistiche, ma la diffusione del gioco riprese dopo la fine della guerra. Per gran parte del XX secolo la Nihon Ki-in, la federazione goistica giapponese, giocò un ruolo fondamentale nella diffusione del go al di fuori dell'Asia orientale, pubblicando la rivista in lingua inglese Go Review negli anni 1960, fondando centri goistici negli Stati Uniti, in Europa e in America meridionale, e inviando spesso insegnanti professionisti in viaggio nelle nazioni occidentali. Nel 1982 fu fondata la International Go Federation ("Federazione internazionale di go"), che oggi raccoglie 71 paesi membri; alcune statistiche rivelano che nel mondo una persona su 222 gioca a go.
Regole del gioco
Sebbene vi siano delle piccole differenze tra le regole usate in diversi paesi, principalmente tra le regole cinesi e quelle giapponesi per calcolare il punteggio, queste non influenzano praticamente la tattica e la strategia del gioco.
Regole di base
Due giocatori, Nero e Bianco, dispongono alternatamente una pietra (il pezzo del gioco) del proprio colore in un punto (intersezione) vuoto della griglia disegnata sul goban (la scacchiera del go). Normalmente Nero muove per primo; in caso di partita con handicap, quando uno dei due giocatori è molto più forte dell'altro, il più debole prende Nero e dispone due o più pietre di handicap sul goban, e Bianco muove per primo. Le regole si applicano a tutte le griglie: goban con griglie 13×13 e 9×9 sono quelli più diffusi nell'insegnamento ai neofiti, la griglia ufficiale è composta da 19×19 linee e meno frequentemente vengono usate anche goban con griglie 32×32Kim 1994 pp. 3–4 Una volta giocata, una pietra non può essere spostata in un punto differente.
Pietre dello stesso colore che siano adiacenti orizzontalmente o verticalmente formano un gruppo, le cui libertà sono la somma delle libertà delle pietre da cui è composto e che non può essere diviso successivamente, formando a tutti gli effetti una pietra unica più grande. Solo le pietre che siano connesse una all'altra da linee disegnate sul goban formano un gruppo; le pietre vicine diagonalmente non sono connesse. I gruppi possono essere ingranditi giocando altre pietre su intersezioni loro vicine o connessi insieme giocando una pietra su un'intersezione che sia adiacente a due o più gruppi dello stesso colore.