Il doping (termine di origine inglese, in italiano si può usare il termine drogaggio o, quello meno usato di dopaggio) consiste nell'assunzione da parte di un atleta di una sostanza illecita, di una droga o di una pratica medica a scopo non terapeutico, ma finalizzato al miglioramento dell'efficienza psico-fisica durante una prestazione sportiva (gara o allenamento) agonistica.
II ricorso al doping avviene spesso in vista o in occasione di una competizione agonistica, è un'infrazione sia dell'etica dello sport sia dei regolamenti dei comitati olimpici sia della legislazione penale italiana, ed espone ad effetti nocivi alla salute, a volte anche mortali.
Le sostanze utilizzate per il dopaggio sono varie e legate allo sviluppo della sintesi chimica, della farmacologia e della scienza medica. Esse permettono di aumentare la massa e la forza muscolare, l'apporto di ossigeno ai tessuti oppure di ridurre la percezione del dolore o di variare il peso corporeo. Possono anche consentire all'atleta che ne fa uso di risultare negativo ai controlli antidoping.
Il fiorente mercato delle sostanze dopanti, al quale si rivolgono ormai anche numerosi dilettanti delle più varie discipline, per il suo carattere illegale, è prevalentemente gestito dalla criminalità organizzata.
Storia La storia del doping inizia nell'antichità, all'incirca contemporaneamente all'invenzione stessa del concetto di sport, all'epoca delle prime Olimpiadi nella Grecia classica. Infatti, le fonti coeve riportano che tale Carmide, atleta spartano vincitore della corsa di Stade nei Giochi olimpici del 668 a.C., introdusse una dieta speciale che prevedeva il consumo di fichi secchi e funghetti presumibilmente allucinogeni durante il periodo di allenamento.
Anche la mitologia norrena narra che ai guerrieri Berserker era richiesto di bere una miscela chiamata "butotens", che si pensa fosse preparata utilizzando il fungo Amanita muscaria, assunta per migliorare notevolmente la potenza fisica, con il rischio di incorrere in vista offuscata e allucinazioni.
Nell'antica Roma, per partecipare alle numerose corse dei carri che avvenivano nel Circo Massimo, gli atleti erano soliti bere infusi di erbe per rafforzarsi prima delle competizioni. Lo stesso facevano i gladiatori prima delle lotte nelle arene, per aumentare la forza fisica e diminuire la percezione di fatica.
Nel 1807, un partecipante a una gara di marcia di resistenza in Inghilterra, Abraham Wood, dichiarò di aver fatto uso di laudano (a base di alcol e oppio) per tenersi sveglio per oltre 48 ore mentre gareggiava contro Robert Barclay Allardyce.
La prima morte accertata di un atleta per sostanze dopanti risale al 1896, quando il ciclista Arthur Linton, durante la corsa Bordeaux-Parigi, fu colpito da un attacco cardiaco in seguito ad overdose di stimolanti .
La lotta contro il doping degli sportivi di alto livello iniziò a seguito della morte del ciclista danese Knud Enemark, avvenuta durante i Giochi olimpici di Roma del 1960, per overdose da anfetamine. Sull'onda di questo fatto che scandalizzò il mondo dello sport, il Comitato Olimpico Internazionale e alcune federazioni sportive internazionali e nazionali istituirono nel 1967 una commissione medica che aveva la finalità di studiare le strategie di contrasto al fenomeno e furono introdotti dei test per la ricerca di sostanze dopanti (che vennero impiegati per la prima volta nei Giochi invernali di Grenoble del 1968).
Ulteriori risultati si ottennero quando, dopo il caso del velocista canadese Ben Johnson (risultato dopato ai Giochi olimpici di Seoul del 1988) e la fine della guerra fredda nel 1989, le autorità politiche mondiali, per volontà del Comitato Olimpico Internazionale, crearono il 10 novembre 1999 l'Agenzia mondiale antidoping, la quale varò il Codice mondiale antidoping WADA che fu poi accettato dalle federazioni sportive nazionali .
Etimologia
Sono varie le possibili origini della parola doping. Una è il lemma doop, bevanda alcolica usata come stimolante nelle danze cerimoniali nel XVIII secolo nel sud dell'Africa. Un'altra teoria è che il termine derivi dall'olandese doops (una salsa densa) che entrò nello slang americano per indicare la bevanda con la quale i rapinatori drogavano le vittime mescolando tabacco e semi della Datura stramonium, o stramonio, che contiene alcuni alcaloidi del tropano e causa sedazione, allucinazioni e confusione mentale.
Fino al 1889 la parola dope era usata relativamente alla preparazione di un prodotto viscoso e denso di oppio da fumare e durante gli anni novanta del XIX secolo allargò il significato fino ad indicare qualsiasi sostanza narcotico-stupefacente.
Nel XX secolo “dope” venne anche usato con riferito alla preparazione di droghe destinate a migliorare la prestazione dei cavalli da corsa. Descrizione Definizione di sostanze dopanti Le sostanze dopanti sono dei prodotti, di origine naturale o di sintesi, che aumentano le prestazioni psico-fisiche di una persona.
Diffusione
I Paesi dell'Europa orientale (Repubblica Democratica Tedesca in primis) hanno fatto da precursori in questo campo, applicando il doping in maniera sistematica dagli anni cinquanta agli anni ottanta, soprattutto sugli atleti che partecipavano alle Olimpiadi. Poco si sapeva degli effetti collaterali dalle sostanze somministrate, mentre evidenti erano i miglioramenti in termini di struttura fisica e risultati agonistici, specialmente per le donne trattate con ormoni maschili, il che ha portato a gravi danni fisici e psicologici per molti sportivi.
Casi particolarmente clamorosi sono quello di Ben Johnson, squalificato ai Giochi olimpici di Seul nel 1988 dopo aver vinto la corsa dei 100 metri piani e stabilito il record del mondo (annullato), e quello di Marion Jones che confessò l'uso del doping e per questo fu privata di tutte le medaglie olimpiche.Due casi eclatanti di doping si sono avuti nel ciclismo su strada si sono avuti. Infatti, il britannico Tommy Simpson morì durante il Tour de France del 1967 sulla salita del Mont Ventoux, per un arresto cardio-circolatorio causato dall'estrema fatica, da disidratazione e da sostanze dopanti assunte poco prima. Vi è poi il caso celebre e unico dello statunitense Lance Armstrong, definito un tempo "superuomo" per essere stato vincitore di 7 Tour de France consecutivi dal 1999 al 2005, record assoluto: egli, dopo approfondite analisi, nell'agosto 2012 risultò aver fatto uso di sostanze dopanti dopo aver sconfitto un tumore alla prostata; ciò gli costò il bando a vita dal ciclismo, nonché la rinuncia a tutti i titoli vinti. Per questo i riconoscimenti guadagnati a partire dal 1998, compreso un bronzo olimpico, furono revocati.
Viene ricondotto al fenomeno del doping anche il caso di Marco Pantani, escluso dal Giro d'Italia del 1999 alla vigilia della penultima tappa mentre era in testa alla classifica generale con un buon vantaggio; in realtà in quel frangente Pantani non risultò positivo a sostanze dopanti, ma il suo ematocrito era superiore al valore massimo consentito e ciò comportò una sospensione cautelare, anche a tutela della salute dell'atleta. In seguito, però, fu giuridicamente accertato che Pantani faceva uso di eritropoietina con la sentenza definitiva del Tribunale dl Ferrara n. 533 del 19 novembre 2003 emessa in merito al procedimento penale a carico di Francesco Conconi ed altri.IL DOCUMENTO DELLA PROCURA CONI SULLA SENTENZA CONCONI-FERRARA.
Nonostante i controlli, l'uso di sostanze e terapie dopanti è diffuso non solo nello sport professionistico, ma anche in quello dilettantistico e perfino amatoriale. Attorno al fenomeno del doping c'è un giro d'affari che in Italia è stimato in molti milioni di euro. «Corrieredellosport.it», 5 aprile 2009 «Dirittiglobali.it», 15 marzo 2007
Nel 2007 un editoriale della rivista World Psychiatry ha commentato:
Scandali relativi a pratiche dopanti, reali o presunte, si sono verificati anche nel mondo del calcio. Dall'istituzione delle competizioni UEFA, a livello dei club e nazionali nella stagione 1955-56 i controlli antidoping erano effettuati, se la confederazione lo riteneva necessario, solo nelle finali. Dalla stagione 1987-88 tali controlli divennero obbligatori e sistematici in ogni fase delle competizioni e si svolgevano senza preavviso.
Il primo caso giudiziario in Italia risale al 1962, anno in cui vennero squalificati numerosi giocatori di Serie A e B. Uno di questi, Franco Zaglio, affermò molti anni dopo che il doping era comune fra le squadre calcistiche fin dagli anni 1950. Due anni dopo uno scandalo analogo colpì il , il quale venne assolto in seconda instanza dalla giustizia sportiva. Nel 1998 l'allenatore Zdeněk Zeman accusò lo staff di preparazione atletica della di avere messo in pratica presunti metodi dopanti, mentre l'allora difensore della Paolo Negro rivoltò le accuse contro lo stesso boemo, sostenendo che Zeman aveva somministrato ai calciatori biancocelesti creatina – sostanza definita illegale dal CONI – nel periodo in cui sedeva sulla loro panchina. Nel 2000 Carlo Petrini denunciò pratiche dopanti all'interno di , e – tre delle squadre in cui militò nel corso della carriera agonistica – dagli anni 1960, oltre a lanciare sospetti sui calciatori malati di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e diversi tipi di cancro, ipotizzando che queste patologie potessero essere state determinate dalla somministrazione sistematica di farmaci e diverse sostanze illecite. Nel 2004 Ferruccio Mazzola accusò di doping , Roma, e Lazio per il ventennio 1960-1970. Le denunce di Zeman, Negro, Petrini e Mazzola non sono però mai state supportate da prove o sono decadute.
Regolamentazione
Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) stila un elenco di farmaci proibiti, che viene costantemente aggiornato. I regolamenti sportivi vietano il doping, specificando con precisione i tipi e le dosi dei farmaci consentiti, e mettono per iscritto l'obbligo per gli atleti di sottoporsi ai controlli antidoping che si effettuano mediante l'analisi delle urine e in alcuni casi del sangue (controlli incrociati). Gli atleti che risultano positivi alle analisi (negli ultimi anni si preferisce l'espressione non negativi) vengono squalificati per un periodo più o meno lungo; nei casi di recidiva si può arrivare alla squalifica a vita.
Nel 1999 il CIO ha istituito un'apposita agenzia, l'Agenzia mondiale antidoping (WADA) con sede a Losanna, che si occupa della lotta al doping.
Nel 2007 oltre 600 federazioni sportive internazionali hanno adottato il Codice mondiale antidoping WADA.
La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo con la decisione della sezione V, 18 gennaio 2018 n. 48151/11 e n. 77769/13 è stata chiamata a pronunciarsi in materia di doping, stabilendo che i cosiddetti whereabout (informazioni fornite dagli atleti circa la propria reperibilità) ed i test a sorpresa non violano il “diritto al rispetto della vita privata e familiare” di cui all'art. 8 CEDU.
In Italia Negli ultimi anni in Italia e altri paesi il doping è diventato un reato. Il reato di frode sportiva è stato introdotto con l'articolo 1 della legge n. 401 del 13 dicembre 1989, in seguito agli scandali del calcioscommesse accaduti nel 1980 e nel 1986, in modo da superare le difficoltà applicative del più generale delitto di truffa (art. 640 codice penale). Questo provvedimento, però, sembrava riferito soprattutto ai reati riguardanti il "calcio scommesse"; in questo senso si era pronunciata anche la Corte suprema di cassazione. Per risolvere la controversia e anche per la crescente sensibilità sociale verso il doping, il parlamento italiano emanò una legge specifica nel 2000.