La guida dei perplessi (, traslitt. , arabo traslitt. delāla elḥā'irīn דלאל̈ה אלחאירין ) è una delle opere maggiori di Rabbi Moshe ben Maimon, meglio noto come Maimonide o "il Rambam".
Scritta in giudeo-arabo sotto forma di una lettera in 3 volumi all'allievo Rabbi Joseph ben Judah ibn Aknin e tradotta sotto la sua supervisione in ebraico da Samuel ben Judah ibn Tibbon, "per promuovere la vera comprensione del reale spirito della Legge, al fine di guidare quelle persone religiose che, aderendo alla Tōrāh, hanno studiato filosofia e sono in imbarazzo per le contraddizioni tra gli insegnamenti della filosofia e il senso letterale della Torah", i "perplessi", appunto.Jacobs, Joseph and Issac Broydé. Jewish Encyclopedia, , Viene considerata come il frutto più maturo del pensiero filosofico di Rambam sebbene fosse stata concepita più come opera di supporto all'esegesi biblica che come trattato sistematico di filosofia; è indubbio tuttavia che l'opera interpreta la teologia biblica e rabbinica nei termini della fisica e metafisica aristoteliche. Nel "conflitto di autorità" che si può generare - la guida aiuta lo studioso ad andare oltre il testo puro e semplice e oltre l'accettazione ex auctoritate per comprendere con la forza della sua ragione le più elevate verità di fede espresse in modo implicito dalla rivelazione sinaitica - fin dall'inizio molto dibattuta nell'ebraismo fra sostegno entusiasta e accuse di eresia, è stata oggetto di traduzione in molte lingue moderne.
Dal momento che molti dei concetti filosofici, come la sua visione della teodicea e il rapporto tra filosofia e religione, sono importanti al di là della teologia strettamente ebraica, questo è stato il lavoro più comunemente associato a Maimonide nel mondo non-ebraico ed è noto per aver influenzato molti grandi filosofi e teologi cristiani.Cfr. per es., Joseph Telushkin, che ha osservato che "Tommaso d'Aquino fa riferimento nei suoi scritti a "Rabbi Mosè", e mostra una notevole familiarità con la Guida. Vedi nella Jewish Virtual Library; cfr. anche Leibniz, che ha scritto un commentario sulla Guida. Dopo la sua pubblicazione "quasi tutte le opere filosofiche per il resto del Medioevo citarono, commentarono o criticarono il pensiero di Maimonide."Encyclopaedia Judaica, 2ª ed., Volume 13, p. 388. Nell'ambito dell'ebraismo La guida dei perplessi (d'ora in poi citata come Guida) divenne molto popolare e numerose comunità ebraicheARIELA PIATTELLI, L’Italia acquista il manoscritto conteso di Maimonide, La Stampa, 24 ottobre 2017. richiesero copie del manoscritto mentre altre la ritennero alquanto controversa e ne limitarono la lettura o la bandirono completamente.
Contenuti Maimonide scrisse la Guida principalmente per spiegare il Maaseh Bereishit e il Maaseh Merkavah,Il "reseconto della creazione" e il "resoconto del carro." (ebraico). La parola "Merkabah", "carro", è usata in Ezechiele () per riferirsi al Carro-Trono di Dio, una biga trainata da quattro "creature viventi" (chayot, esseri animati), ognuna delle quali ha quattro ali e quattro facce (di uomo, di leone, di bue e di aquila - vedi anche la descrizione di Dante Alighieri, nel suo Purgatorio XXIX). Nell'ebraismo medievale l'inizio del Libro di Ezechiele era considerato come il passo biblico più mitico e il suo studio veniva scoraggiato, eccetto che per le persone mature con una buona base di studi ebraici tradizionali. opere di misticismo ebraico che affrontano la teologia della creazione nel Genesi e il passaggio del Carro in Ezechiele, i due testi mistici principali della Tanakh (Bibbia ebraica). Tale analisi avviene nel terzo Libro della Guida e dal suo punto di vista le tematiche esposte nei primi due libri servono a provvedere lo sfondo e una progressione nella conoscenza mistica e filosofica necessaria per riflettere sul punto culminante della Guida.
Malgrado in alcuni scritti Maimonide abbia affermato che spesso si presenta il rischio di interpretazioni non corrette, egli espose la Guida dei perplessi in modo che non vi fosse equivoco alcuno.
Libro I
Il Libro inizia con la tesi di Maimonide contro l'antropomorfismo. Nella Bibbia si possono trovare molte espressioni che descrivono Dio in termini umani - per esempio: la "mano di Dio". Maimonide si opponeva fortemente contro quella che affermava essere un'eresia sostenuta da ebrei incolti che assumevano che Dio fosse corporeo (o che almeno possedesse "caratteristiche" da "descrivere" "positivamente" quasi ambendo a concepire "come" sia Dio).
Per spiegare la sua convinzione che questo non fosse il caso, Maimonide ha dedicato più di 20 capitoli all'inizio (e al centro) del primo Libro per analizzare i termini ebraici. Ogni capitolo esamina un termine usato per descrivere Dio (per es., "potente") e in ogni analisi terminologica Maimonide spiega esaurientemente che la parola è un omonimo, per cui il suo utilizzo nel descrivere un'entità fisica è completamente diverso da quando descrive Dio. Dimostra ciò svolgendo una stretta analisi testuale della parola nel Tanakh al fine di presentare ciò che Maimonide vede come la prova che, secondo il Tanakh, Dio è totalmente incorporeo: "Il Rambam imposta l'incorporeità di Dio come un dogma e pone qualsiasi persona che neghi questa dottrina al livello di idolatra; dedica molta della prima parte della Moreh Nevukhim all'interpretazione degli antropomorfismi biblici, cercando di definire il significato di ciascuno e di identificarlo con una qualche espressione metafisica trascendentale. Alcuni li spiega come omonimi perfetti che denotano due o più cose assolutamente distinte; altri, come omonimi imperfetti, impiegati in alcuni casi figurativamente e in altri omonimamente."Jewish Encyclopedia (JE), ibid.
Questo porta alla nozione di Maimonide che Dio non può essere descritto in nessun termine positivo, ma solo in concezioni negative.Vedi la "Teologia negativa" nella tradizione e filosofia ebraica. La JE nota l'opinione di Maimonide che "quanto alla Sua essenza, l'unico modo per descriverLo è negativamente. Per esempio, Egli non è fisico, né vincolato dal tempo, né è soggetto a modifiche, ecc. Queste affermazioni non comportano nozioni errate né presumono una qualche carenza, mentre invece se si ammettessero attributi positivi si potrebbe presumere che altre cose coesistessero con Lui fin dall'eternità". Cfr. JE, loc. cit. Una supposizione antropomorfica e la percezione di attributi positivi sono visti come una trasgressione grave quanto l'idolatria perché entrambi sono errori fondamentali nella metafisica del ruolo Divino nell'universo, l'aspetto più importante del mondo.
Il primo libro contiene anche un'analisi delle ragioni per cui filosofia e mistica sono insegnate tardi nella tradizione ebraica e solo a pochi. Maimonide cita molti esempi di ciò che lui vede come un'incapacità delle masse di comprendere questi concetti. Infatti, affrontarli con una mente non ancora ben solida nella Tōrāh e in altri testi ebraici, può condurre ad eresia e a quelle trasgressioni considerate da Maimonide gravissime.
Il Libro termina (Capitoli 73-76) con l'esposizione e critica prolungata di un certo numero di principi e metodi identificati con le scuole di Ebraismo Kalām e Islamismo Kalām, compreso l'argomento della creazione ex nihilo (Creazione dal nulla) e l'unità e incorporeità di Dio. Mentre accetta le conclusioni della scuola Kalām (a causa della loro coerenza con l'ebraismo) Maimonide è in disaccordo con i loro metodi e sottolinea molti difetti percepiti nelle loro argomentazioni: "Maimonide espone la debolezza di queste proposizioni, che considera come non fondate su una base di fatti positivi ma su mera fantasia... Maimonide critica in particolare la decima proposta del Mutakallimīn secondo la quale tutto ciò che è concepibile dalla fantasia sia ammissibile: per esempio che il globo terrestre debba diventare la sfera onnicomprensiva o che questa sfera debba diventare il globo terrestre."JE, loc. cit.
Libro II
Il libro inizia con l'esposizione della struttura fisica dell'universo, come vista da Maimonide. La visione del mondo affermata nell'opera è essenzialmente contrapposta a quella aristotelica, con una "materia" sferica al centro, circondata da sfere celesti concentriche che emettono una musica sublime. Rifiutando anche la visione di Aristotele, imitata da certi gruppi pre-islamici, per quanto riguarda l'eternità dell'universo, Maimonide attinge però ampiamente dalle sue prove dell'esistenza di Dio e da suoi concetti come il Primo motore: «Ma siccome Maimonide riconosce l'autorità di Aristotele in tutte le questioni riguardanti il mondo sublunare, egli procede a dimostrare che il racconto biblico della creazione del mondo terracqueo è in perfetto accordo con le idee aristoteliche. Spiegando il linguaggio testuale come allegorico ed i termini impiegati come omonimi, Maimonide riassume il primo capitolo della Genesi così: Dio ha creato l'universo producendo il primo giorno "Be-Reshit", "con Sapienza" o Intelligenze (cfr Chokhmah e Sefirot), dalle quali le sfere derivano la loro esistenza e movimento, diventando quindi la fonte dell'esistenza di tutto l'universo».
Un punto interessante è che Maimonide collega ogni Sfera Celeste, che ruotando fa muovere il suo rispettivo pianeta, con il concetto di angelo: li vede come la stessa cosa. Le Sfere sono essenzialmente Intelligenze pure che ricevono l'essenza spirituale dal Primo Motore. Questa energia trabocca dall'una all'altra e infine raggiunge la terra e il dominio fisico. Non nuovo nell'ebraismo (cfr. Angeli, Sefirot, Mazal e Provvidenza), questo concetto di sfere intelligenti di esistenza appare anche nel cristianesimo gnostico con gli Eoni, concepiti almeno mille anni prima di Maimonide. Importante il confronto tra Maimonide ed Avicenna che, fungendo secondo alcuni da riferimento per parte del suo studio, potrebbe a sua volta essere stato influenzato da uno schema molto simile proposto dal pensiero ismailita.
Questo porta ad una discussione sui meriti del dibattito se l'universo sia eterno o creato. Come nel primo libro, anche qui la teoria aristotelica dell'eternità del cosmo è vista come la migliore, filosoficamente parlando. Tuttavia ciò è dovuto al fatto che Maimonide considera "non prove" (cfr comunque anche Kuzari in Filosofia ebraica) le teorie che l'universo sia stato creato. Egli sottolinea comunque presunti problemi della visione aristotelica e afferma che, mentre la tesi di Aristotele è la migliore, il possesso della Rivelazione Divina tramite la Tōrāh è l'ulteriore elemento informativo necessario per decidere la questione.
Segue una breve esposizione della Creazione, come narrata nella Genesi, e di teorie sulla possibile fine del mondo. La seconda parte del libro è formata dalla discussione del concetto di profezia: egli espone, per esempio, la teoria secondo la quale spesso l'intelletto percepisce quasi "sfuggevolmente" un concetto o un'idea, cose che comunque poi possono essere ragionate. Maimonide si discosta dalla concezione ortodossa, nel senso che enfatizza l'aspetto intellettuale della profezia. Secondo questa visione, in tempi biblici, quando Dio ancora si rivelava tramite la profezia, era possibile combinare la logica e l'intelligenza con una conoscenza di Dio attraverso la tradizione (cioè, la Torah Scritta e Orale) al fine di raggiungere un certo livello di profezia. Maimonide descrive 11 livelli di profezia, con quella di Mosè la più alta in assoluto, e quindi più diretta. I successivi livelli minori riducono l'immediatezza tra Dio e profeta, presentando profezie ottenute con l'ausilio di fattori esterni ed indiretti, tramite angeli e sogni. Alla fine vengono descritti il linguaggio e la natura dei libri profetici.
Libro III