È stato fra i più celebri e influenti economisti del suo tempo, nonché critico della teoria capitalista tradizionale.
Biografia Insegnò nelle università di California, di Princeton, di Cambridge e di Harvard. Acquistò rinomanza come economista "liberal" ed ebbe notevole influenza sul pensiero economico del XX secolo, anche per il suo diretto impegno in politica. Dal suo matrimonio con Catherine Merriam Atwater nacquero quattro figli: John Alan, Douglas, Peter, James Kenneth.
Galbraith era dichiaratamente un democratico, e sostenne subito John Fitzgerald Kennedy e le sue aspirazioni presidenziali, ricoprendo anche alcuni incarichi pubblici sotto la sua amministrazione come già sotto quella di Franklin Delano Roosevelt.
I suoi principali incarichi politico-amministrativi furono: durante la seconda guerra mondiale, responsabile dei prezzi di tutte le merci degli Stati Uniti, ruolo che gli valse l'appellativo di "Supercommissario ai prezzi", o anche "Zar dei prezzi" Consigliere economico del candidato democratico alla presidenza Adlai Stevenson dal 1952 al 1956 Consigliere economico dei presidenti democratici Franklin D. Roosevelt, John Fitzgerald Kennedy e Bill Clinton Ambasciatore in India durante la presidenza di John Kennedy dal 1961 al 1963 presidente della American Economic Association
Contribuì a elaborare il programma di "Grande società" del presidente Lyndon B. Johnson e scrisse il discorso presidenziale in cui quel programma venne illustrato. Successivamente ruppe con Johnson a causa della guerra in Vietnam.
Raggiunse la notorietà negli anni 1960 col libro The Affluent Society, che, secondo quanto ha scritto il New York Times, costrinse la nazione americana a riesaminare i suoi valori: nell'opera si sostiene che gli Stati Uniti erano diventati ricchi in merci di consumo, ma poveri nel campo dei servizi sociali. L'opera introduce il concetto che in italiano è tradotto con la fortunata formula di "società opulenta".
È stato premiato due volte con la medaglia presidenziale della libertà: nel 1946 dal presidente Truman e nel 2000 dal presidente ClintonSito ufficiale (Presidential Medal of Freedom Recipient).
Ha scritto anche due romanzi: The Triumph (1968) e A Tenured Professor (1990).
Le sue opere sono parte di una vasta e continua produzione che ha toccato, in pratica, tutte le tematiche economiche, spingendosi spesso nel sociale e nel politico: sbocchi ed evoluzioni obbligate per un pensiero economico che non misuri tutto con la percentuale di incremento o declino del prodotto interno lordo, perché, come afferma proprio JKG, "... quando non potremo più respirare l'aria, bere l'acqua e mangiare del cibo non inquinato, non ci preoccuperemo forse più di quanto aumenterà quest'anno il prodotto interno lordo..."
Principali opere Negli anni sessanta, Galbraith è stato insieme ad Herbert Marcuse - sul piano più strettamente filosofico e ideologico - uno dei "guru" dei movimenti di contestazione giovanile e dei movimenti pacifisti (essenzialmente statunitensi anti-Vietnam), che dovevano sfociare nel 1968 con le lotte studentesche del maggio parigino e nel resto del mondo.
In particolare, un punto di vista sul quale convergevano il pensiero filosofico di Marcuse e quello economico-sociologico di Galbraith, era il fatto che l'uomo sociale, il cittadino, fosse stato ridotto, dalla volontà delle grandi corporation supportata dalle nuove (per gli anni sessanta) aggressive metodologie di marketing, a un "consumatore", ovvero a un soggetto che ha una sua esistenza, e, in definitiva, una sua dignità, solo in quanto capace di consumare beni e servizi, e nella misura in cui ottempera a questa sua unica e imprescindibile funzione. Occorre ricordare che è del 1957 il primo riuscito esperimento di pubblicità subliminale, ed è del 1958 il famoso libro I persuasori occulti di Vance Packard. Non hanno dunque importanza le aspirazioni, le necessità, i sogni di un qualunque essere umano, ma hanno solo importanza i suoi 'bisogni', che generano la funzione primaria ed unica del consumo. Per cui, stante l'importanza della definizione degli stessi bisogni da parte del sistema economico, la modellazione di questi bisogni non può essere lasciata al caso, ma deve diventare la principale funzione del sistema economico, impersonato dalle grande aziende che lo dominano; cosa si produce è, in questo scenario, secondario, in quanto non è più necessario produrre ciò che serve, in quanto ciò che serve è definito a monte, ed in maniera precisa, da una ristretta cerchia di soggetti economici che definiscono i bisogni in funzione delle proprie esigenze, e non di quelle dei cittadini, ridotti al rango di meri consumatori.
Marcuse esprime questo concetto in quella che possiamo definire la sua opera principale, e certamente la più nota, L'uomo ad una dimensione, quella del consumo, appunto, in cui analizza il tema dei 'bisogni' di un essere umano, e di come 'il sistema capitalistico' controlli tali bisogni ed i meccanismi della loro definizione e creazione.
Galbraith esprime il concetto speculare nella "Società opulenta", in cui invece descrive perché, a suo modo di vedere, il sistema economico, rappresentato in primis dalle grandi corporation, ha necessità, per i suoi fini intrinseci, di controllare i bisogni, del singolo e delle collettività, in modo assoluto, senza poter lasciare al caso e alla spontanea evoluzione umana la definizione di tali bisogni.
La società opulenta In questo libroThe Affluent Society; tradotto nel 1959 da Edizioni di Comunità con il titolo: Economia e benessere, ripubblicato dalle stesse nel 2014 riprendendo il titolo La società opulenta. Galbraith esprime la tesi secondo cui l'evoluzione della società e dell'economia va verso una direzione in cui ciò che conta sono soprattutto, se non soltanto, i livelli dei consumi che i consumatori, appunto, esprimono, tanto che, da quegli anni in poi, i cittadini non vengono quasi più considerati persone portatrici di idee e valori, ma solo "consumatori", esplicitando, in tal modo, il fatto che a livello sociale si conta solo in funzione del proprio livello di consumi.
Siamo alla fine degli anni 1950 quando Galbraith pubblica negli Stati Uniti questa opera, per molti versi profetica, e il tono polemico e dichiaratamente negativo con cui illustra questa tendenza che vede affermarsi, gli vale le prime feroci critiche da parte dell'establishment politico ed economico statunitense, che è tutto proiettato, invece, alla massimizzazione degli indici quantitativi di crescita economica.
L'idea che si potesse mettere in discussione il "progresso" economico, inteso come sviluppo industriale e misurato esclusivamente da indicatori quantitativi come la crescita del prodotto interno lordo, per motivi, ad esempio, ambientali suonava come un'eresia, e venne bollata come qualcosa a metà fra il luddismo e la negazione della libera iniziativa, con pericolose propaggini verso il bolscevismo, specie poi se ciò accadeva negli anni dell'escalation della guerra fredda con l'Unione Sovietica, e della caccia alle streghe del maccartismo.
Il nuovo Stato industriale Questo libro, pubblicato in America nel 1968, in piena contestazione giovanile, è di dieci anni successivo alla Società opulenta; si può dire che rappresenta l'opera più importante di Galbraith, e quella che abbraccia a 360 gradi le principali tematiche economiche e sociologiche, con quell'approccio misto di economia e sociologia tipico di tutto il pensiero di Galbraith.
L'idea centrale de Il nuovo Stato Industriale è piuttosto semplice, e sembra persino di per sé evidente, oggi, ma all'epoca non mancò di suscitare rumore ed accese polemiche: Galbraith parte dalla considerazione che, mentre una volta lo scenario economico era dominato dall'imprenditore, figura centrale del progresso e incarnazione stessa della "mano invisibile" di Adam Smith (su questo, l'accordo era pressoché totale, perché anche Karl Marx partiva da questa concezione, anche se con intenti contrari a quelli celebrativi di Smith), al giorno d'oggi (inteso come l'oggi in cui Galbraith scrive e pubblica il libro, cioè gli anni 1960), semplicemente, i processi aziendali sono diventati talmente complessi che è impensabile che una sola persona sia in grado di detenere le conoscenze necessarie a guidare ed indirizzare l'intero processo produttivo, o meglio l'intero processo che va dall'intuizione di un nuovo prodotto/servizio che potrebbe interessare il "consumatore" all'avere pronto il prodotto/servizio presso il consumatore che lo può così acquistare, che è ben più complicato del solo processo produttivo.
Galbraith, alla fine di una serie di descrizioni della realtà delle varie corporation statunitensi, cioè delle grandi imprese, in genere multinazionali, che rappresentano il nerbo delle economie dei grandi paesi sviluppati, espone la tesi che il potere in queste grandi imprese - dal punto di vista della "quantità" del potere gestito assimilabili a dei moderni imperi - è passato dall'imprenditore, figura mitica ed obsoleta, all'insieme delle persone i cui talenti, capacità, esperienza, competenze e ambizioni concorrono a prendere le decisioni fondamentali che orientano l'attività di questi colossi economici. Galbraith battezzò questo insieme Tecnostruttura, sintetizzando, in questo nome, i due concetti di insieme, appunto, strutturato di persone e delle loro competenze "tecniche"; non tecniche solo in senso di tecnologiche, ma dei vari aspetti che intervengono nella vita aziendale, a cominciare dal marketing, dal commerciale, alla produzione, alla logistica, alla manutenzione, all'assistenza alla clientela e così via. Il potere decisionale non è più, dunque, nelle mani dell'imprenditore singolo, che accentrava il potere in azienda e che, salvi i pochi casi di resistenza della figura carismatica del fondatore, in quanto tale non esiste più.
A questo punto occorre chiedersi, fa notare Galbraith, a chi risponda la tecnostruttura. Non certo agli azionisti, che dovrebbero essere i suoi padroni, ma che, essendo anche centinaia di migliaia di piccoli azionisti, non hanno di fatto rappresentanza, essendo i consigli di amministrazione dei vecchi orpelli rimasti a coprire, come una foglia di fico, la realtà. La quale, a chi la guarda con occhi disincantati, è del tutto evidente, ed è quella di grandi aziende guidate da una struttura a cerchi concentrici, così come la definisce Galbraith. Per cui, continua Galbraith, la Tecnostruttura è autoreferenziale, e non risponde di fatto a nessuno, se non a se stessa.
Prova di questo fatto sono le remunerazioni del top management, che fanno raggiungere il rapporto fra il loro salario e quello di coloro che stanno in fondo alla scala delle retribuzioni un livello mai registrato in tutta la storia economica.
A questo punto, Galbraith fa il passo che, da una parte, lo farà marchiare come "bolscevico" dall'establishment economico americano dell'epoca e che, dall'altra, lo farà eleggere a guru ispiratore per le generazione della montante contestazione studentesca, insieme all'altro guru sul versante filosofico-politico, ossia Herbert Marcuse il quale, nella sua fondamentale opera 'L'uomo ad una dimensione', stigmatizzava una situazione per cui il capitalismo lasciava in pratica al cittadino consumatore non la libertà di decidere cosa fare della sua vita, ma semplicemente di poter scegliere cosa consumare fra quello che gli viene messo sugli scaffali dei supermercati.