Paolo Alvaro fu uno dei principali intellettuali mozarabi degli anni 50 del IX sec. d.C. a Cordova, contesto in cui si diffuse il "movimento dei martiri volontari"; il quale spinse Alvaro a realizzare la sua opera più celebre, ovvero l'Indiculus luminosus.
Biografia La vita di Paolo Alvaro viene ricostruita dagli studiosi moderni a partire da diversi riferimenti autobiografici contenuti nelle sue opere (in particolare le lettere), ma ovviamente ciò comporta la mancanza di molte informazioni e la presenza interpretazioni contrastanti. Educazione Paolo Alvaro nacque in una ricca e rispettata famiglia di Cordova all’inizio del IX sec. a.C. Non conosciamo con certezza il luogo in cui nacque ma molto probabilmente esso doveva essere Cordova oppure una località nei pressi della città..
In giovanissima età iniziò il suo percorso di formazione con l’abate Speraindeo, il quale fu sempre tenuto in grande considerazione dal suo allievo tanto che Alvaro in età matura gli scrisse una lettera (Epistola VII) in cui chiedeva dei consigli dottrinali.. Nella scuola monastica di Speraindeo Paolo Alvaro ebbe un’infarinatura di greco, ebraico, arabo e divenne esperto nell’esegesi biblica, tradizione patristica e composizione in prosa e poesia in latino. Le sue prime composizioni non rispettano però la metrica classica latina che fino al 848 rimase sconosciuta alla Spagna musulmana, ma bensì il nuovo stile ritmico arabo; tali poesie giovanili furono però distrutte dallo stesso Alvaro in età matura.. I Carmina giunti fino a noi furono quindi realizzati dopo la riscoperta della prosodia antica. Nella biblioteca del monastero di Speraindeo Alvaro ebbe certamente la possibilità di studiare le opere di Isidoro di Siviglia; l'influenza del dottore della Chiesa risulta evidente in diversi scritti del teologo mozarabo, come ad esempio la Confessio e il Carme IX.
Durante il suo periodo di formazione Paolo Alvaro conobbe Eulogio di Cordova, con il quale strinse un fortissimo legame di amicizia. Questo legame avrà un ruolo essenziale nella vita, nel pensiero e nella produzione di Alvaro tanto che dopo la condanna a morte per blasfemia dell’amico (859 a.C.) gli dedicherà una delle sue opere principali, ovvero la Vita Eulogii. Vita privata Al termine degli studi presso Speraindeo le strade di vita dei due amici si separarono: Eulogio divenne un sacerdote, Alvaro decise invece di non prendere i voti rimanendo un laico. Non sappiamo per quale motivo Alvaro fece tale scelta nonostante i suoi studi e la sua fervente religiosità. Il professore Allen Cabaniss propose come possibili motivazioni l’incapacità di abbandonare i piaceri della carne in gioventù oppure pressioni paterne legate alla volontà di dare alla ricca famiglia degli eredi legittimi..
Dopo tale decisione Alvaro si sposò con la cognata di un professore di retorica di Siviglia chiamato Giovanni. Abbiamo pochissime informazioni sulla vita familiare di Alvaro ma grazie alle lettere che esso si scambiò con il cognato Giovanni di Siviglia veniamo a conoscenza del fatto che tre figlie di Alvaro morirono in tenera età (Epistola III). Questa è largamente l'interpretazione più diffusa del passo, ma alcuni studiosi ipotizzano che il termine "ancillae" non faccia riferimento a delle bambine ma bensì a delle monache..
Scontro ideologico con Eleazar Pochi anni prima dello scambio epistolare tra Paolo Alvaro e Giovanni di Siviglia nelle terre dei Franchi si consumò un evento che ebbe grande eco nel mondo mozarabo e in particolare sul pensiero di Alvaro, ovvero la conversione del diacono carolingio Bodo all’ebraismo (839 a.C.). L’ex cappellano reale della corte di Ludovico il Pio dopo la conversione prese il nome ebraico Eleazar, sposò una donna ebrea e trovò asilo politico presso l'Emirato di Cordova.. Paolo Alvaro ebbe l’occasione di scambiare una serie di lettere con l’ex diacono, quattro di esse sono giunte fino a noi ma per quanto riguarda le tre risposte di Eleazar esse sono sopravvissute in modo molto frammentario. Inizialmente Alvaro cercò di far tornare Eleazar sulla "retta via" del cristianesimo ma proseguendo nella discussione i toni dell'erudito di Cordova si accesero spostando il focus sulla superiorità della fede cristiana e sulle invettive contro l’apostata. LEpistola XIV (essendo la prima lettera i toni sono ancora "amichevoli") contiene un passo molto controverso per la critica moderna, ovvero: “Prego che tu possa godere sempre di buona salute, veneratissimo e amatissimo, fratello mio per natura ma non per fede".. Questo insieme ad altri passi all’interno della corrispondenza ha portato molti studiosi moderni a ipotizzare che Paolo Alvaro si fosse convertito dall’ebraismo al cristianesimo oppure che la sua famiglia fosse di stirpe ebraica.. Oggi però tale teoria è ritenuta poco credibile e si tende maggiormente verso l’idea che Alvaro venne educato al cristianesimo fin dalla nascita (come lui stesso afferma in altri passi delle sue lettere); in tal caso il riferimento alla fratellanza per natura sarebbe un semplice luogo comune cristiano, ovvero che tutti gli uomini sono figli di Dio e di conseguenza fratelli e quindi il passo prosegue giustamente con la precisazione che però non tutti lo sono nella fede.
Lo scontro ideologico/religioso con Eleazar rese Paolo Alvaro uno dei principali campioni dell’ortodossia cattolica all’interno dell’emirato di Cordova...
Un contesto turbolento: i martiri di Cordova I domini omayyadi nella prima meta del IX sec. d.C. erano caratterizzati dalla divisione e da scontri di potere basati su rapporti clientelari. Tale turbolento contesto favorì l'ascesa di figure spregiudicate come ad esempio l'hajīb Hāshim ibn ʿAbd al-ʿAzīz, il quale rafforzò il suo potere con azioni repressive nei confronti dei dissidenti politici (primi fra tutti i membri dell'élite cristiana).. Molti studiosi moderni però tendono ad affiancare e talvolta porre in primo piano l'idea che il movimento dei martiri non scaturì come reazione alle repressioni del governo islamico, ma bensì come risposta alla massiccia tendenza di assimilazione dei cristiani alla cultura araba..
Il contesto di forte tensione etnico-culturale portò negli anni 50 del 800 d.C. una minoranza di cristiani zeloti, avversi al governo musulmano e ai cristiani filo-islamici, ad utilizzare come tattica per fomentare il disordine pubblico dei plateali gesti di blasfemia contro Allah e Maometto (es. bestemmie), la conseguenza per tali azioni era inevitabilmente la condanna a morte.. L’obiettivo dei dissidenti cristiani era quello di dimostrare la superiorità della loro fede ottenendo come premio per il loro "santo martirio" il Paradiso (le condanne a morte furono circa 50). Non tutti erano però volontari infatti, come riporta Ryan D. Giles, probabilmente vi erano anche membri di famiglie miste oppure musulmani convertiti che venivano puniti con la morte in quanto apostati.. Il martirio volontario generò un grande dibattito anche all’interno del mondo cristiano: da una parte vi era chi, come il vescovo Reccafredus, contestava tale pratica ritenendola un peccato (suicidio) che generava disordini sociali; d’altra parte invece vi erano i sostenitori e "fomentatori" di tale “nobile” azione, fra di essi spicca Paolo Alvaro.. Il teologo mozarabo scrisse un trattato per difendere i martiri e per attaccare ferocemente l'islam, lIndiculus luminosus (854 d.C.), e convinse il suo amico fraterno Eulogio a sostenere la causa, per la quale quest'ultimo realizzò diverse opere come ad esempio il Memoriale sanctorum (856 d.C.). Eulogio divenne uno dei principali sostenitori ecclesiastici dei martiri e per tale motivo fu nominato vescovo di Toledo; il suo ruolo di dissidente politico lo portò all’arresto ma vista la sua posizione di primate ebbe la possibilità di difendersi davanti all’emiro Muḥammad I ibn ʿAbd al-Raḥmān, durante il colloquio però Eulogio attaccò apertamente la fede islamica, venendo ovviamente condannato alla pena di morte (859 a.C.). Paolo Alvaro dopo tali eventi decise di realizzare la Vita Eulogii, un’opera biografica in cui esaltava il martirio e l’eroismo dell’amico..
Malattia, penitenza e morte Nel 860 d.C. Alvaro si ammalò gravemente e temendo per la propria vita prese gli ultimi sacramenti e fece delle grandi donazioni pro-anima ad un monastero già patrocinato in passato dal padre. Alvaro inaspettatamente si riprese dal malanno e venne a conoscenza del fatto che le autorità civili stavano cercando di appropriarsi dei possedimenti donati al monastero, da ciò nacque una controversia legale; della quale però non conosciamo l’esito a causa della mancanza di fonti.. Paolo Alvaro era quindi guarito ma dato che aveva ricevuto il sacramento della penitenza ed era sopravvissuto entrò in una condizione sociale che prevedeva l’esclusione dalla comunità cristiana, di conseguenza non poteva ricevere la sacra comunione (privazione terribile per un uomo devoto come lui). Per poter riprendere l'eucaristia, nonostante il suo status di penitente, Alvaro avrebbe dovuto ottenere una concessione speciale di riconciliazione dal vescovo di Cordova; il grande problema era rappresentato dal fatto che tale carica in quel momento era ricoperta da Saul, ex sostenitore della ”fazione dei martiri" ma passato all’altro fronte per ottenere l’appoggio delle alte sfere ecclesiastiche della Spagna musulmana. L’acceso scambio epistolare tra Alvaro e Saul non è giunto completo fino ai giorni nostri, di conseguenza, anche in questo caso, non siamo certi di come si concluse la richiesta di riconciliazione.; è però molto probabile che tale concessione venne negata al teologo. Durante la penitenza, quasi certamente, Alvaro compose la Confessio..
Non siamo certi della data in cui Paolo Alvaro di Cordova morì, ma essa viene di norma datata tra la fine del 861 d.C. e l’inizio del 862 d.C. Pensiero Trinitarismo Paolo Alvaro nellEpistola VII scrisse al proprio saggio maestro di gioventù, Speraindeo, affermando di essere molto turbato in merito a questioni teologiche. Nella lettera Alvaro sostiene che nella Cordova del suo tempo era diffusa l’errata idea che Dio non fosse trino e uno. Il teologo non fece un riferimento specifico su chi fossero questi eretici, ma è molto probabile che Alvaro si riferisse ai mozarabi che, influenzati dal rigido monoteismo musulmano, negavano il dogma della Trinità; in quanto tale assioma appariva come una forma di politeismo negli ambienti cristiani arabizzati.. Gli storici moderni considerano questa tendenza mozaraba come una propaggine dell’eresia Adozionista, la quale si basava sull’idea che Gesù fosse il figlio adottivo di Dio e di conseguenza non partecipasse alla sostanza della divinità. Speraindeo rispose all’allievo riconfermando gli insegnamenti dei padri della chiesa e quindi sostenendo il dogma della Trinità; secondo il maestro di Alvaro lo Spirito Santo procederebbe dal Padre al Figlio come una sola fiamma procede da due cippi che bruciano insieme. La risposta di Alvaro al maestro sfortunatamente non è giunta ai nostri giorni ma risulta evidente la piena adesione a tali precedetti nelle lettere a Giovanni di Siviglia e nella Confessio..
Nella corrispondenza tra Alvaro e suo cognato il tema della natura di Cristo ritorna molte volte in particolare è interessante evidenziare come l’interpretazione dei passi controversi della Bibbia (es. Mt 27,46) sia basata pedissequamente sul pensiero di Sant’Agostino. Alvaro inoltre ammonisce Giovanni di Siviglia perché alcune delle sue domande si basavano su interpretazioni tipicamente Adozioniste, per tale motivo più volte nella corrispondenza il teologo mozarabo evidenziò, ribadì e sottolineò il fatto che la carne di Cristo non potesse essere definita “adottiva” in quanto essa era parte stessa del Verbo..
Infine, l’ultimo riferimento al Trinitarismo nelle opere di Paolo Alvaro è rappresentato dall’apertura della Confessio in qui, per l’ennesima e ultima volta, il teologo afferma che Dio è uno e trino..