Figlio illegittimo del papa Alessandro VI (al secolo Rodrigo Borgia) e di Vannozza Cattanei, fu il maggiore tra i suoi fratelli (Giovanni, Goffredo e Lucrezia) e fu un uomo politico spregiudicato, determinato e pronto a tutto per il potere; nonché, fu certamente una delle figure più controverse del Rinascimento italiano..

Destinato fin dalla giovane età alla carriera ecclesiastica dal padre, ottenne la porpora cardinalizia proprio da quest'ultimo, nel frattempo divenuto pontefice.

In seguito alla morte di suo fratello Giovanni, duca di Gandia, tornò allo stato laicale. Cercò di sposare in un primo tempo la figlia del re di Napoli, per continuare la politica filo-aragonese del papa, ma in seguito sposò l'aristocratica francese Charlotte d'Albret, ottenendo il titolo di duca di Valentinois. Grazie a queste nozze, Cesare e Alessandro VI si allearono al re Luigi XII di Francia, che pose fine alle sue rivendicazioni in territorio italiano.

Guidò l'esercito francese alla conquista del Ducato di Milano e, con l'appoggio del papa, incominciò la riconquista dei territori della Romagna, battendo i vari signorotti locali, fra cui la celebre Caterina Sforza, ricevendo in seguito dal padre il titolo di Duca di Romagna.. Successivamente invase il Regno di Napoli guidando le truppe francesi. Nel 1502, raggiunto rapidamente un grande potere politico, riuscì a difendersi dalla congiura della Magione, traendo in inganno i traditori e facendoli strangolare a Senigallia. Questa vendetta colpì molto l'opinione pubblica, tanto che Niccolò Machiavelli la citò nell'opera Il principe, libro scritto proprio sotto l'influenza della figura del Valentino.

Dopo la morte di suo padre Cesare riuscì a fare eleggere al soglio pontificio Francesco Todeschini Piccolomini con il nome di papa Pio III, che però morì poco dopo. In seguito venne eletto papa Giulio II, che tolse al duca il governo della Romagna, ordinò il suo arresto e la reclusione in Castel Sant'Angelo. Dopo essere evaso, Cesare Borgia si rifugiò a Napoli, dove fu arrestato e condotto in Spagna, lì poi incarcerato su ordine del re. Dopo una rocambolesca evasione, si recò dal cognato Giovanni III d'Albret, re di Navarra. Morì nel 1507 a Viana, dopo aver tentato di assediare il castello della città.

Biografia Giovinezza e vita ecclesiastica

Cesare Borgia nacque nella rocca abbaziale di Subiaco, nell'Agro romano, il 13 settembre del 1475, figlio del cardinale valenciano Roderic Llançol de Borja (italianizzato in Rodrigo Borgia), nipote di papa Callisto III, e della sua amante mantovana Giovanna Cattanei, detta Vannozza, con la quale ebbe, oltre al già citato Cesare, Giovanni, Lucrezia e Goffredo.

Rodrigo decise per Cesare la carriera ecclesiastica e, per accedere ai benefici ecclesiastici, il papa Sisto IV lo riconobbe come «figlio naturale di un cardinale vescovo e di una donna sposata».. Il padre volle che ricevesse una formazione culturale adatta alla sua futura carriera nella Chiesa, così dopo avere ricevuto studi umanisticiSuoi compagni di studio furono Francesco Remolines de Ilearda, futuro cardinale e governatore di Roma e Paolo Pompilio, che gli dedicò un suo trattato di poetica e prosodia. (), nel 1489 fu inviato a studiare all'Università di Perugia, dove rimase due anni. Successivamente, nel 1491, Cesare si trasferì a Pisa per conseguire la laurea in giurisprudenza presso il palazzo della Sapienza dell'Università di Pisa, dove insegnava diritto canonico il rinomato giurista Filippo Decio..

Durante gli anni di studio visse come un gran principe. Aveva un seguito composto principalmente da spagnoli; era stato presentato a Lorenzo de' Medici ed era in stretti rapporti con alcuni membri della sua famiglia; collega all'ateneo pisano era Giovanni de' Medici, figlio del succitato Lorenzo e futuro Papa, suo coetaneo, ma più avviato nella carriera ecclesiastica, poiché già cardinale. Senza che Cesare avesse mai ricevuto gli ordini sacerdotali il papa Innocenzo VIII il 12 settembre 1491 lo fece, appena quindicenne, vescovo di Pamplona.

Nel periodo di residenza a Pisa ricevette la notizia che portò una svolta decisiva nella sua vita: l'11 agosto 1492 suo padre ascese al santo soglio con il nome di Alessandro VI. Sempre nel 1492 il padre gli cedette la nomina di arcivescovo di Valencia, arcidiocesi che era appartenuta in precedenza anche allo zio Callisto III, con una rendita di 16.000 ducati l'anno.. Dell'arcivescovado però Cesare non prese mai possesso, anche a causa della quasi immediata designazione a cardinale il 20 settembre 1493, e nel 1495 a governatore generale e legato di Orvieto.

Era noto tuttavia che il figlio del papa mantenesse la propria dignità ecclesiastica solo per le rendite che gli dava, avendo invece ambizioni principesche, come scrisse su di lui Andrea Boccaccio, vescovo di Modena nel marzo del 1493, annotando che «solo un piccolo cerchio nella capigliatura ricordava che era tonsurato»: inoltre lo descrisse come ragazzo «di notevole intelletto e di carattere squisito [con maniere degne] del figlio di un potente, [con] umore sereno e pieno di allegria, [...], di una gran modestia e [con un] atteggiamento di gran lunga superiore e preferibile a quello di suo fratello il duca di Gandia»..

In seguito all'omicidio del fratello Giovanni, duca di Gandia e carissimo al padre, chiese e ottenne dal papa Alessandro VI la dispensa dalla vita ecclesiastica dalla quale era poco attratto, deponendo la porpora cardinalizia nel 1498 (concistoro del 17 settembre) e dedicandosi alla carriera militare al posto del fratello defunto.

Alla corte di Luigi XII

Il 1º ottobre partì per la Francia per sposare Carlotta d'Aragona, figlia ed erede presuntiva di Federico I di Napoli, all'epoca ospitata dal re di Francia. Il matrimonio gli avrebbe consentito di rivendicare per sé il Regno di Napoli.

Una sottile trama politica veniva gestita tra lo stesso Luigi XII e il papa, il quale, desideroso di offrire un trono al figlio, trattò con il sovrano uno scambio di favori: ottenuta la mano della principessa Carlotta per il figlio Cesare, assieme all'assegnazione di vari titoli nobiliari, Alessandro VI annullava le precedenti nozze di Luigi XII con Giovanna di Valois, in modo che egli potesse impalmare la vedova del suo predecessore, la regina Anna di Bretagna, e acconsentiva a legittimare le pretese del re di Francia sul Ducato di Milano..

Per Alessandro VI non fu difficile fare approvare il divorzio in un concistoro. Non solo: il pontefice riuscì ad assegnare un ulteriore omaggio al re, pur di favorire ulteriormente il figlio: conferì la berretta cardinalizia al suo ministro Georges I d'Amboise.

Non fu semplice, invece, la trattativa per Cesare Borgia, giunto in Francia in pompa magna. Le sue bardature d'oro e i cavalli ferrati d'argento non impressionarono la principessa napoletana, che si rifiutò di sposarlo e negò ogni tipo di negoziato. Cesare, di fronte a questo rifiuto, non consegnò la bolla papale contenente l'annullamento del matrimonio del re.

Solo dopo alcuni mesi, durante i quali Borgia fu trattenuto nella residenza del monarca francese, senza essere costretto a cedere ma privato della possibilità di uscire, la complessa convenzione fu risolta con un compromesso: a Cesare fu data come consorte la nipote del re, Charlotte d'Albret, originaria del Regno di Navarra. Borgia, come pattuito, rimise la bolla di divorzio a Luigi XII, il quale ottenne presto la costituzione di un tribunale ecclesiastico per giudicare la validità della sua unione con Giovanna e il 17 dicembre 1498, nella chiesa di Saint-Denis ad Amboise, fu pronunciata la dichiarazione di nullità del matrimonio.

Lo sposalizio di Cesare con Charlotte fu celebrato il 12 maggio 1499; in seguito a ciò ottenne il titolo di duca di Valentinois. Da qui l'appellativo di duca Valentino.

Campagne militari

Nell'inverno del 1499 i francesi, alleati con Venezia, scesero in Italia alla conquista del Ducato di Milano, e Ludovico il Moro, vista l'alleanza fra il papa, la Serenissima e la Francia, non poté che fuggire da Milano e lasciare campo libero ai conquistatori. Forte del facile successo il percorso dell'esercito francese (con Cesare Borgia come luogotenente del re) proseguì al di là del Po sino a giungere in Romagna, territorio a quel tempo sotto il potere temporale del papato. Il papa Alessandro VI, che era stato tenuto informato sulle manovre della truppa, inviò ai signori di Pesaro, Imola, Forlì, Faenza, Urbino e Camerino, una lettera in cui li dichiarava decaduti dai loro feudi, spianando così la strada alla conquista del figlio e donandogli un intero principato.

Come era prevedibile nessuno obbedì all'ingiunzione del papa. La lotta si scatenò cruenta. Una prima spedizione in Romagna ebbe luogo il 21 novembre 1499, con un'armata costituita da fanti e mercenari di varie province e nazioni. Già l'11 dicembre Imola veniva espugnata. Nel gennaio successivo il duca Valentino dopo avere assediato Forlì, sconfisse la contessa Caterina Sforza, che per tre settimane si era asserragliata nella rocca, al comando di duemila uomini. Nonostante l'energia e il piglio da guerriera, Caterina fu fatta prigioniera e Forlì fu presa d'assedio dagli invasori, che si abbandonarono ad atti di violenza sulla popolazione. Una volta terminato il saccheggio il duca si poté insediare in città, ospitato dal nobiluomo forlivese Luffo Numai, già consigliere di Caterina stessa.

Cesare, in qualità di luogotenente del re di Francia Luigi XII, si lanciò poi nella seconda spedizione romagnola, contro Rimini, Ravenna, Cervia, Faenza e Pesaro, formalmente autorizzato a muoversi perché il papa aveva rivolto, tramite una bolla ai signori di quelle città, l'accusa di essersi sottratti all'autorità pontificia.

Il 2 agosto 1500 Cesena si arrese; fu poi la volta di Rimini e Faenza, dove vennero deposte le signorie dei Malatesta e dei Manfredi. Nel 1501 si firmava un patto d'amicizia tra Firenze e Cesare. Il Valentino, poco dopo, assediò e conquistò Piombino, occupando i territori dell'omonima signoria, con il regnante Jacopo IV Appiano costretto a chiedere asilo a Genova, presso la corte del doge; il 21 febbraio 1502 il pontefice Alessandro VI visitò lo Stato, con grandi e costosissimi festeggiamenti a corte e per le vie della capitale, nonché una solenne cerimonia nella chiesa di San Michele, oggi Sant'Antimo, duomo di Piombino.

Poco dopo francesi e spagnoli, incoraggiati dal papa, invasero il Regno di Napoli.

Il 25 giugno del 1501 Alessandro VI scomunicò il re di Napoli e, il 19 luglio, Cesare affiancato dall'esercito francese assediò Capua la quale, dopo sette giorni venne conquistata grazie al tradimento: un cittadino di Capua, corrotto da Cesare, aprì le porte della città e, dopo un segnale prestabilito, l'esercito franco-papale irruppe nella città e diede il via al massacro della guarnigione militare e della popolazione. Nel 1502 Cesare guardava già oltre. I suoi obiettivi erano i Ducati di Camerino e Urbino, scacciandone i Da VaranoGiulio Cesare e gli eredi maschi furono assassinati, mentre la figlia Camilla da Varano, clarissa con il nome di suor Battista riuscì a fuggire. e i Montefeltro.

Gli storici concordano nell'identificare nel periodo di signoria del Borgia un'esperienza politica importantissima in Romagna: i tribunali riuscirono a riportare l'ordine. I vicariati avevano sottratto al papa il potere temporale, ma avevano fatto precipitare la popolazione in una condizione di vita non ottimale. L'azione di Cesare aveva riportato non solo tranquillità e stabilità, ma anche giustizia.