Lo scultore non è documentato, se si esclude la firma metrica latina apposta nel 1318 all'unica sua opera certa, il gisant di San Simeone Profeta nella chiesa di San Simon Grando a Venezia.

Il profilo dello scultore è stato restituito nel 1983 in un articolo magistrale di Giovanni Previtali. Negli anni, il suo catalogo di scultore itinerante è stato ampliato e la storiografia recente ha recuperato appieno il dato della formazione romana.

Gli sono attribuite opere a Roma, a Siena e Casole di Val d'Elsa in Toscana, a Cremona, Padova, Venezia, a Camerino e a Cingoli, nelle Marche.

Biografia Marco Romano si formò nell'Urbe e nei centri del Patrimonio di San Pietro a fianco di scultori romani e transalpini. Verosimile e anzi quasi certo un suo apprendistato presso uno scultore francese. L'incunabolo della sua attività di scultore è da riconoscere nel grande Crocifisso ligneo policromo della basilica papale di San Paolo fuori le mura a Roma (anni '90 del Duecento).

Lavorò poi alla fine del secolo nel cantiere di Giovanni Pisano per il duomo di Siena, scolpendo in controfacciata le sei grandi protomi umane e animali dei tre portali.

Chiamato a Cremona dal casolano Ranieri Albertini, eletto vescovo della città, realizzò intorno al 1300 i santi Imerio e Omobono e la Vergine col Bambino sul protiro della cattedrale. Realizzò anche, secondo una recente ipotesi, il grande Crocifisso doloroso, ligneo e policromo, della cattedrale, oggi nel Battistero

Dopo il 1309, anno della morte del giudice curiale Bernardino Albertini, detto messer Porrina, il fratello del vescovo cremonese, Marco scolpisce il di lui cenotafio nella Collegiata di Santa Maria Assunta a Casole d'Elsa (SI).

Nel 1318 è Marco Romano a Venezia dove firma il san Simeone nella chiesa di San Simeone Profeta. Nella firma metrica latina lo scultore ricalcava in proprio quella apposta dal senese Gano di Fazio al monumento funebre del vescovo Tommaso d'Andrea nella collegiata di Casole.

Tra Padova e Venezia, Marco realizzerà altre opere, la più importante è il ritratto a figura intera e policromo del banchiere Enrico Scrovegni.

Un'impronta di questa scultura si riconosce infine nel San Porfirio scolpito da Marco Romano e dalla bottega per il portale maggiore della chiesa di San Venanzio a Camerino, nei domini pontifici della Marca d'Ancona. Completano il gruppo scultoreo (anni 30-inizio anni 40 del Trecento) la Madonna col Bambino al centro della lunetta e i due leoni ai lati della facciata.

Stile In netta opposizione con la tensione drammatica della scultura di Giovanni Pisano, Marco Romano si contraddistingue per una forte componente naturalistica di matrice gotica transalpina. Le sue capacità ritrattistiche lo rendono uno dei maggiori artisti operanti nella Penisola italiana all'inizio del Trecento.

Note Nel 2009 è stata organizzata la prima mostra dedicata all'artista romano a Casole d'Elsa.

Bibliografia Giovanni Previtali, Alcune opere "fuori contesto". Il caso di Marco Romano, in "Bollettino d'arte", LXVIII (1983), 22, pp. 43–68

Clario Di Fabio, Memoria e modernità. Della propria figura di Enrico Scrovegni e di altre sculture nella cappella dell'Arena di Padova, con aggiunte al catalogo di Marco Romano, in Medioevo: immagine e memoria, I convegni di Parma, 11, atti (Parma, 23-26 settembre 2008), a cura di Arturo Carlo Quintavalle, Milano 2009, pp. 532–546 Clario Di Fabio, Giotto, Giovanni Pisano e Marco Romano: rapporti fra pittura e scultura nella Cappella degli Scrovegni, in “Bollettino dei Musei Civici di Padova”, C, 2011 (ma 2017) (Giotto e il suo messaggio. Aggiornamenti, interconnessioni, conservazione e restauro, atti del convegno internazionale di studi [Padova, 25-26 marzo 2014] a cura di D. Banzato), pp. 143–183 Luca Palozzi, Gli scultori della natura. Maestri, tiranni e naturalisti in Italia Centrale alla fine del Medioevo, Milano 2025. ISBN 9791255612865 Note

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