Introduzione Nacque probabilmente intorno al 1160-1170 da una famiglia di conti rurali, i comites di Casaloldo, la cui sede era il piccolo centro di Casaloldo, in provincia di Mantova, ma all'epoca nella contea di BresciaG. Andenna, Alberto di Casaloldo, in Dizionario Biografico – Treccani..

Il conte Alberto, in quanto signore rurale, aveva ereditato dai propri avi possedimenti e diritti signorili in una zona della pianura bresciana sud-orientale chiamata all'epoca Comitatus, a causa della presenza di numerose famiglie di conti discendenti dal ceppo degli Ugonidi; in particolare risulta che egli vantava beni e poteri politici nelle località di Asola, Mosio di Acquanegra sul Chiese, Mariana Mantovana, Redondesco, Casaloldo.Liber Potheris communis civitatis Brixie, a cura di F. Bettoni Cazzago, F. L. Fè d'Ostiani, in Historiae Patriae Monumenta, vol. XIX, Torino, Bocca, 1899, coll.194-214, 255-281, 284-295, 324-330, 331-335, 343-347, 353-358, 370-374, 376-380, 403-404; M. Vaini, Dal Comune alla Signoria. Mantova dal 1200 al 1328, Milano, F. Angeli, 1986, pp. 144 ss.; L. Mangini, Dell'historie di Asola fortezza posta tra gli confini del ducato di Mantova, Brescia e Cremona, a cura di A. Pelizza, vol. I, Mantova, Arcari, 1999, pp. 120-121.

Alberto è il primo esponente della stirpe dei conti Ugonidi ad intitolarsi stabilmente col predicato “da Casaloldo”: per questo motivo, per i suoi rapporti stretti con l'impero, e per l'importanza che la sua figura ha assunto nella vita politica comunale, soprattutto a Brescia e a Mantova, è considerato il capostipite del ramo dei conti di Casaloldo.A. Conti, Gli ascendenti dei Casaloldo. I conti di Sabbioneta e gli ultimi conti di Parma tra il Garda e il Po (secc.XI-XII), in Casaloldo e la battaglia del 10 maggio 1509, a cura di M. Vignoli, Comune di Casaloldo – Publi Paolini, Mantova, 2009, pp. 64-67.

L'attività politica

Gli esordi Il conte Alberto viene per la prima volta ricordato dalle fonti l'8 giugno del 1199, quando fu presente in Mantova alla stipulazione di un trattato di alleanza con Padova.F. Amadei, Cronaca universale della città di Mantova, Edizione a cura di E. Marani et alii, vol. I, Mantova, CITEM, 1954, p. 329; S. A. Maffei, Annali di Mantova, Tortona, Viola, 1675, Ristampa anastatica Sala Bolognese, Forni, 1990, vol. II, p. 560; Liber Privilegiorum Communis Mantue, a cura di R. Navarrini, Mantova, Comune di Mantova – Arcari editore, 1988, n. 173, pp 478-479; Mantova. La storia, vol. I, a cura di G. Coniglio, Mantova, Istituto C. D'Arco per la storia di Mantova, 1958, pp. 149-150. Sempre a Mantova, Alberto ricoprì la carica di console nel 1203, insieme al conte Azzo di Mosio.Breve chronicon mantuanum, edizione a cura di E. Marani, Edizioni civiltà mantovana, Mantova, 1968, p. 30; C. D'Arco, Studi intorno al Municipio di Mantova dall'origine fino all'anno 1863, vol. VII, Mantova, 1874, Elenco dei rettori di Mantova; LIBER PRIVILEGIORUM 1988, p. 72.

Brescia: 1200-1210 Esponente, in quanto capo della famiglia dei conti di Casaloldo, di uno dei partiti che si erano formati negli ultimi anni del XII secolo e che si contendevano la supremazia in Brescia, quello moderato, il Casaloldo osteggiava la politica di alleanza ad ogni costo con Milano e di guerra contro la città di Cremona, perseguita dal partito intransigente allora al potere.A. Bosisio, Il Comune, in Storia di Brescia, vol. I, Brescia, Fondazione Treccani degli Alfieri, 1961, p. 648-649; A. Bonaglia, Storia di Montichiari, Montichiari, Zanetti editore, 1991, pagg. 173-174; G. Piovanelli, Casate bresciane nella storia e nell'arte del Medio Evo, Montichiari, Zanetti editore, 1981, pag. 5, 105-108, 148, 180-181.

In questo contesto ad avere il sopravvento fu il conte Girardo-Narisio da Montichiari, lontano parente del Casaloldo: nel 1200, dopo aver fondato un partito politico di popolo detto “Società di San Faustino”, Narisio fu creato podestà e bandì da Brescia i suoi avversari del partito intransigente, cioè gli aristocratici, che nel frattempo avevano formato la societas militum.F. Odorici, Storie bresciane, Brescia, Gilberti, 1855-1858, vol. V, p. 244; BOSISIO 1961, p. 649; AA. VV, Comuni e signorie. Piemonte e Lombardia, a cura di G. Andenna, in Storia d'Italia UTET, a cura di G. Galasso, Torino, 1996, pp. 385-391. Per il momento il conte Alberto, come detto, tenne una posizione moderata, all'interno della società di S. Faustino, intenzionata a stipulare un'alleanza con i Cremonesi.

Il conte Narisio associò così al potere il Casaloldo e Iacopo Poncarale, costituendo così una sorta di triumvirato, in cui ognuno dei tre aveva la carica di podestàAccordo tra Brescia e Cremona del 1200, 1º ottobre, ODORICI 1855-58, vol. V, pp. 245-246; vol. VI, doc. CCXIII, pp. 107-108; Idem, Prefazione agli Statuti bresciani del secolo XIII, in Historiae Patriae Monumenta, XVI, t. II, Leges municipales, col. 1584, Torino, Bocca, 1876; PIOVANELLI 1981, voce “Casalodi”..

Nel medesimo anno, tuttavia, il conte Alberto, in disaccordo con il parente di Montichiari, aderì ai milites, che nel frattempo avevano ottenuto il sostegno separato di Cremona.G. Piovanelli, I podestà bresciani nell'Italia comunale, Montichiari, Zanetti editore, 1977, p. 19-20. Alberto Casaloldo compare infatti tra gli esponenti della societas militum che il 9 dicembre 1200 strinsero un patto col comune di Cremona: con esso i consoli dissidenti di Brescia ed i rappresentanti di una ventina di famiglie nobiliari bresciane si impegnavano ad aiutare Cremona, mentre quest'ultima prometteva di appoggiare la loro parte nella sua lotta contro la fazione capeggiata dal conte Narisio di Montichiari, che, messo con le spalle al muro, fu costretto a cercare l'aiuto di Milano.ODORICI 1855-58, vol. V, p. 246-248; vol. VI, doc. CCXIV, pagg. 109-110; BOSISIO 1961, pp. 649-650; PIOVANELLI 1981, p. 21, 168; BOHMER V, vol. II, p. 1784, n. 12218; L. Astegiano, Codice diplomatico Cremonese, in Historiae Patriae Monumenta, vol. XX, t. I, Torino, Bocca, 1895, p.200, n. 624.

La concordia giurata tra cavalieri bresciani e Cremona non tardò a mostrare i suoi effetti: nel 1201, Cremonesi ed estrinseci bresciani attaccarono il castello di Gavardo e ne furono respinti.ODORICI 1855-58, vol. V, p. 311; PIOVANELLI 1977, p. 20. Ma il 9 agosto 1201, presso Calcinato, i Cremonesi, con l'aiuto di tutti i fuoriusciti bresciani e di reparti bergamaschi e mantovani, riportarono una completa vittoria sugli avversari, i populares del comune di Brescia.ODORICI 1855-58, V, pp. 248-250; BREVE CHRONICON MANTUANUM, p. 30-31; F. L. Fè d'Ostiani, I conti rurali bresciani nel Medioevo, in Archivio storico lombardo, serie III, vol. XII, fasc. XXIII, Milano, 1899, p. 25. La pace tra i comuni di Cremona e Brescia venne firmata nel novembre di quello stesso anno: anche il conte Alberto poté rientrare in Brescia insieme con gli altri banditi, e subito si inserì d'autorità nella lotta politica.ODORICI 1855-58, vol. V, p. 249-253; PIOVANELLI 1981, p. 71, 108; PIOVANELLI 1977, p. 20.

Dopo alcuni mesi, sfruttando il malcontento della cittadinanza nei confronti di un regime ormai screditato, il Casaloldo e i suoi fautori rovesciarono il partito di San Faustino capeggiato da Narisio e si impadronirono del potere, espellendo il podestà Verzio Tempesta - inizi del 1203 -. Vennero sostenuti, allora, dallo stesso vescovo di Brescia, Giovanni da Palazzo.ODORICI 1855-58, vol. V, p. 253-254; BOSISIO 1961, p. 651. I partiti nobiliare e popolare furono a stento mantenuti frenati da una tregua della durata di circa due anni; in tal modo, per due anni la fazione vincente della nobiltà si tenne al potere. In tale lasso di tempo Alberto assunse forse per un periodo la carica di console insieme a Martino da Manerbio.LIBER POTHERIS 1899, col. 198.

Fu un successo effimero. Nell'ottobre 1206 il conte di Casaloldo, abbandonato dal vescovo e da larghi strati dei suoi stessi sostenitori, venne esautorato ed espulso da Brescia, insieme al podestà Alberto Musso, accusato di favorire troppo il Casalodi.La cacciata del Casaloldo fu preceduta, e forse determinata, da un'alleanza, voluta dalla sua parte, con Cremona e alleati, sentita come una vessazione in un ambiente tanto discorde: ODORICI 1854-58, vol. VII, doc. CCXXXIX, pp. 34-38; vol. VIII, doc. CCLXXVIII, pp. 112-114; BOHMER V, vol. II, p. 1792, n. 12299. La prova di forza era stata preceduta da una scissione del partito aristocratico e filocremonese al potere, una frazione del quale, capeggiata da Iacopo Confalonieri, aveva avuto l'appoggio del vescovo e del conte Narisio nella rivolta che aveva portato alla cacciata del Casaloldo.ODORICI 1855-58, vol. V, p. 258; PIOVANELLI 1977, p. 20; PIOVANELLI 1981, p. 108. BOSISIO 1961, p. 651.

Alberto si rifugiò allora, insieme agli altri fuoriusciti, tra cui primeggiava Vifredo Confalonieri, nel castello di Leno, dove fu fondata una nuova consorteria, detta dei “militi di Leno”, anche con l'appoggio dell'abate della locale abbazia benedettina.BONAGLIA 1991, pp. 173-177; PIOVANELLI 1981, p. 71, 108. Espulso con la sua società anche dalla base di Leno,ODORICI 1855-58, vol. V, p. 264, il Casaloldo proseguì nelle campagne la resistenza contro il governo bresciano sino a quando, grazie ai buoni uffici del podestà allora in carica, il marchese di Soragna Guido Lupi, cremonese, non venne riammesso in Brescia, tra il luglio e l'ottobre 1207. Furono infatti i Cremonesi a mediare tra le due fazioni in cui si era spaccato il partito dei nobili, quella dei Gonfalonieri – rimasta in città - e quella dei Casalodi – rifugiatasi a Leno -.BOSISIO 1961, p. 651; ODORICI 1854-58, vol. V, p. 264-265; vol. VII, doc. CCXLI, pp. 40-43.

Cacciato nuovamente nel giugno del 1208 - ma questa volta con lui vennero banditi anche altri che erano stati prima suoi avversari: Narisio di Montichiari, alcuni Confalonieri, i Martinengo - a causa della sua opposizione all'alleanza stretta con Milano, Alberto Casalodi si rifugiò sul Cremonese e da lì iniziò, con gli altri milites di Leno e agli ordini dell'ex podestà Guido Lupi, una vivace attività militare tendente a strappare Pontevico a Brescia.PIOVANELLI 1977, p. 22; PIOVANELLI 1981, p. 50. L'azione conclusiva, che vide i fuoriusciti bresciani combattere accanto ai soldati cremonesi, dopo una prima conquista del castello da parte del marchese Lupi e la sua consegna a Cremona, fallì solo per il tempestivo intervento del nuovo podestà di Brescia e l'aiuto di contingenti milanesi - settembre del 1208 -.ODORICI 1855-58, vol. V, p. 266-267; PIOVANELLI 1981, p. 109; BOSISIO 1961, p. 651.

Gli esuli bresciani ed i Cremonesi presero però la propria rivincita occupando di nuovo Leno, con la collaborazione dell'abate Onesto, nel marzo 1209.ODORICI 1855-58, vol. V, p. 266-271. La discesa in Italia di Ottone IV di Brunswick – 1209-1210 - significò per Brescia un attimo di sosta dagli scontri: in presenza del patriarca di Aquileia, messo imperiale, le diverse fazioni si accordarono temporaneamente fra loro, e i nobili banditi, tra cui il conte Alberto, furono riammessi entro le mura – aprile 1209 -.ODORICI 1855-58, vol. V, p. 271-272; vol. VII, doc. CCXLVII, pp. 49-51.

Ma l'anno seguente, nell'aprile, il gruppo degli ex fuoriusciti di Leno si scontrò di nuovo con gli avversari, gettando nello scompiglio la città.ODORICI 1855-58, vol. V, p. 274-275; BONAGLIA 1991, pp. 173-177. Un nuovo intervento di Ottone IV riportò la tregua: quando l'imperatore entrò in Brescia - 15-22 maggio 1210 -, approvò la concordia delle parti, lasciò sul posto come fiduciario e podestà imperiale Tommaso da Torino, e insignì Alberto di Casaloldo – cioè un uomo di parte - di numerosi feudi, compensandolo generosamente per conquistarne la fiducia e tenerlo tranquillo; o forse già precedentemente il conte Alberto si era schierato dalla sua parte.ODORICI 1855-58, vol. V, pp. 273-274; BOSISIO 1961, p. 652.

I diplomi imperiali