In crittografia, Atbash (in ebraico: אתבש, anche traslitterato come Atbaš) è un cifrario a sostituzione monoalfabetico.

Cifratura e decifratura Il cifrario Atbash è un cifrario monoalfabetico dove ogni lettera dell'alfabeto è mappata nella lettera opposta: la prima nell'ultima, la seconda nella penultima, e così via. Nel moderno alfabeto italiano, questo significa:

Testo in chiaro: a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z Testo cifrato: Z V U T S R Q P O N M L I H G F E D C B A Possiamo rappresentarlo come cifrario affine identificando un alfabeto di lettere con i numeri ( per l'alfabeto italiano) e scrivendo

che si semplifica in

La funzione di cifratura coincide con quella di decifratura, ovvero . Uno dei sistemi più facili per facilitare la crittazione e la decrittazione del cifrario atbash consiste nello scrivere metà alfabeto su un rigo e l'altra metà al contrario sul rigo a capo, così che alla A corrisponda la Z alla B la Y ecc.; in questo modo la lettura risulta più semplice.

Questo cifrario non ha una chiave, ed offre quindi scarsa sicurezza. Chiunque sappia che un testo è stato cifrato con Atbash è in grado di decifrarlo.

Storia Compare per la prima volta nel Libro di Geremia, dove viene impiegato sull'alfabeto ebraico per mascherare i nomi di potenze politiche ostili: Babel (Babele) in Sheshakh, Kasdim (Caldei) in Leb Kamai. Questi crittogrammi hanno confuso per secoli i commentatori biblici, che erano arrivati a ipotizzare che Sheshakh fosse un distretto di Babele.

Il nome stesso del cifrario viene dalla lingua ebraica, ed è formato dalle iniziali delle quattro lettere coinvolte nella prima coppia di sostituzioni: א (aleph) → ת (taw), ב (beth) → ש (shin).

Testo in chiaro: א ב ג ד ה ו ז ח ט י כ ל מ נ ס ע פ צ ק ר ש ת Testo cifrato: ת ש ר ק צ פ ע ס נ מ ל כ י ט ח ז ו ה ד ג ב א

In GeremiaLibro di Geremia 25,26 e 51,41 appare il crittogramma Sheshakh (ebraico: , ששך, anche Sheshak), privo di riscontri in qualsiasi altra fonte storica o geografica antica: applicando l'atbash alle consonanti ש-ש-ך si ottiene ב-ב-ל, ovvero Babel (Babele). Sempre in GeremiaLibro di Geremia 51,1 appare un altro crittogramma, Leb Qamai (ebraico: לב קמי), anch'esso privo di riscontri: decifrato con l'atbash restituisce Kasdim (כשדים), il termine ebraico per «Caldei».

Data la coesistenza nello stesso testo di riferimenti espliciti a Babele ed ai Caldei, gli studiosi dibattono se l'uso del cifrario avesse uno scopo protettivo (preservare da ritorsioni da parte delle autorità babilonesi) oppure retorico-simbolico.

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