Largomento cosmologico è una tipologia di argomentazione della teologia naturale classica che parte da alcune presunte proprietà dell'universo osservato (il suo venire in essere, il suo poter essere stato diverso da ciò che è, la contingenza o causalità di alcune entità o di alcuni eventi) per inferire deduttivamente o induttivamente l'esistenza di un'entità identificata con Dio, definito come causa prima, ente necessario, motore immobile o essere personale.

Storia Sia Platone (c. 427–347 a.C.) che Aristotele (c. 384–322 a.C.) postularono argomenti che inerivano con la causa prima, sebbene ciascuno avesse alcuni rilievi degni di nota.William Lane Craig, , Wipf and Stock Publishers, 2001, pp. 1–5, 13.

Nel libro X delle Leggi, Platone postulava che tutto il movimento nel mondo e nel Cosmo fosse "movimento impartito". Ciò richiedeva un "movimento auto-originato" per azionare il moto e per preservarlo. Nel Timeo, Platone introduceva la figura di un "Demiurgo" di somma saggezza e intelligenza come artefice del Cosmo.

Aristotele si oppose all'idea di una causa prima, spesso confusa con l'idea di un "motore primo " o "motore immobile" ( o ) nella sua Fisica e Metafisica.Aristotele, Fisica VIII, 4–6; Metafisica XII, 1–6. Aristotele sostenne che dovevano esistere molteplici motori immobili, uno per ciascuna sfera celeste, motori che egli collocava oltre la sfera delle stelle fisse, e spiegò perché il movimento nell'universo (che credeva fosse eterno) fosse continuato per un infinito periodo di tempo. Aristotele sosteneva che l'affermazione atomista di un universo non eterno avrebbe richiesto una causa prima non causata - nella sua terminologia, una causa efficiente prima-, un'idea che considerava un errore ingiustificato nella teoria degli atomisti.

Nell’ambito di quella che chiamava filosofia prima o metafisica, Aristotele, come Platone, credeva in un cosmo eterno senza inizio e senza fine, che a sua volta era conseguente alla famosa affermazione di Parmenide che "l’essere è, il nulla non è" (Diels-Kranz, I frammenti dei presocratici, Fr. 6) Aristotele intendeva una corrispondenza teologica tra il motore primo e la divinità, sebbene rigettasse il politeismo e il suo motore immobile, Dio supremo, fosse unico e "pensiero di pensiero"); funzionalmente, tuttavia, fornì una spiegazione del moto apparente delle "stelle fisse" (oggi inteso come la rotazione quotidiana della Terra intorno al proprio asse). Secondo la sua tesi, i motori immateriali immobili sono esseri eterni immutabili che pensano costantemente di pensare, ma, in virtù della loro natura immateriale, sono incapaci di interagire con il cosmo e non hanno conoscenza di ciò che vi traspare. Per effetto di un’"aspirazione o desiderio""Cosmological Argument for the Existence of God", in Macmillan Encyclopedia of Philosophy (1967), Vol. 2, p. 233 ff., attratti dalla bellezza dei motori immateriali, le sfere celesti imitano quella attività puramente intellettuale come meglio possono, descrivendo un moto circolare uniforme, la forma più regolare e perfetta fra i moti possibili di un corpo fisico. I motori immobili che ispirano il planetario e le sfere condividono la medesima natura del motore primo, e “soffrono” semplicemente di una dipendenza dalla relazione con quest’ultimo. Di conseguenza, i moti dei pianeti sono subordinati al moto ispirato dal motore primo nella sfera delle stelle fisse. La teologia naturale di Aristotele non ammetteva la creazione né la capricciosità del pantheon degli dei immortali greci, e conservò una linea di difesa contro pericolose accuse di empietà.

Plotino, un platonico del terzo secolo, insegnava che l'Uno assoluto trascendente faceva esistere l'universo semplicemente come conseguenza necessaria della sua esistenza (in latino:‘’creatio ex deo’’). Il suo discepolo Proclo affermò "L'Uno è Dio".

Secoli dopo, il filosofo islamico Avicenna (c. 980–1037) indagò sulla questione dell'essere, all’interno del quale introdusse la distinzione fra essenza (māhiyya) ed esistenza (wuǧūd). Egli affermò che l'esistenza non poteva essere dedotta o giustificata dall'essenza delle cose esistenti, e che la materia e la forma da sole non potevano originarsi e interagire con il movimento dell'Universo o la progressiva attualizzazione delle cose esistenti. Pertanto, ne dedusse che l'esistenza doveva essere dovuta a una causa agente che richiede, impartisce, dà o aggiunge l’esistenza ad un'essenza. Per poter fare ciò, la causa deve coesistere con il suo effetto ed essere un qualcosa di esistente.

Steven Duncan scrive che l'argomento cosmologico "fu formulato per la prima volta da un neoplatonico cristiano siriaco di lingua greca, Giovanni Filopono, in un'opera di cui rimangono solo frammenti, Contro Aristotele sull'eternità del mondo,John Philoponus, Against Aristotle on the Eternity of the World, a cura di Christian Wildberg, New York, Bloomsbury, 1987. in cui affermava di trovare una contraddizione tra l'insistenza pagana greca sull'eternità del mondo e il rifiuto aristotelico dell'esistenza di qualsiasi infinito attuale". Denominandolo "argomento cosmologico di 'Kalam '", Duncan afferma che esso "ha ricevuto la sua articolazione più completa per mano di esponenti [medievali] di Kalam”, sia musulmani che ebrei ("l'uso della ragione da parte dei credenti per giustificare i presupposti metafisici di base della fede").Steven Duncan, Analytic philosophy of religion: its history since 1955, Humanities-Ebooks, p.165.

L'argomento di Giovanni Filopono fu ampiamente discusso dai maggiori esponenti della teologia speculativa araba, Kalām, in particolare al-KindiPeter Adamson, Peter E. Pormann (eds.), The Philosophical Works of al-Kindi, New York, Oxford University press, 2012, Section One: God and Eternity, pp. 3-72., Al-FarabiPhilosophy of Plato and Aristotle, Ithaca, Cornewll University Press, 1962., AvicennaShams Inati (ed.), Ibn Sina’s Remarks and Admonitions: Physics and Metaphysics, New York, Columbia University Press, 2014., Al-GhazaliModeration in Belief, Chicago, University of Chicago Press, 2013., AverroèL'incoerenza dell'incoerenza dei filosofi, a cura di M. Campanini, UTET, Torino 1997..

San Tommaso d'Aquino adattò e migliorò l'argomento che trovò nella sua lettura di Aristotele, Avicenna e Maimonide, giungendo a formare una delle versioni più influenti dell'argomento cosmologico.Scott David Foutz, , Quodlibet Online Journal of Christian Theology and Philosophy La sua concezione della causa prima rispondeva all'idea che l'Universo dovesse essere causato da qualcosa di non causato, che affermava essere ciò che chiamiamo Dio:

È importante sottolineare che le Cinque Vie di Tommaso d'Aquino, data la seconda questione della sua Summa Theologiae, non esauriscono e non rappresentano la totalità della dimostrazione tomistica che il Dio cristiano esiste. Le Cinque Vie costituiscono solo l'inizio del Trattato sulla Natura Divina.

Tipologia degli argomenti cosmologici William Lane Craig ha proposto di classificare gli argomenti cosmologici in tre classiːThe Cosmological Argument from Plato to Leibniz, London, Macmillan, 1980, "A typology of cosmological arguments", pp. 282-295

quelli che mantengono l'impossibilità di un regresso temporale infinito (argomento di Kalam) quelli che mantengono l'impossibilità di un regresso infinito essenzialmente ordinato (Tommaso d'Aquino) quelli che non fanno riferimento ad un regresso infinito (Leibniz e Spinoza)

Formalizzazione dell'argomento Kalam 1. Tutto ciò che ha cominciato ad esistere ha una causa.

2. L'universo cominciò ad esistere.

3. Quindi l'universo ha una causa e questa causa deve necessariamente provenire da un essere intelligente, altrimenti si negherebbe l'esistenza di Dio, quindi Dio esiste.

Critica 1:

La definizione di "cominciato ad esistere" è ambigua, in tale definizione infatti un falegname che fa una sedia dal legno non ha fatto iniziare ad esistere la sedia perché è partito da una materia prima. Tuttavia questo è l'unico tipo di creazione mai osservato da parte di una causa intelligente, generalizzare quindi sulle cause intelligenti partendo da un tipo di creazione differente rispetto a quello inteso, significa commettere una fallacia di equivocazione.

Contro-argomentazione 1:

La creazione ex-nihilo è una necessità logica che supera la suddetta falsa analogia. Implicare che la realtà non abbia cominciato ad esistere è affermare che le sue proprietà e dimensioni essenziali (spazio-tempo, energia-materia) siano sempre esistite, definendole un dato di fatto. Ora, come la scienza ricerca la causa efficiente di tutti i fenomeni, non assumendo mai che siano un semplice dato di fatto (ovvero che avvengano perché avvengono senza un motivo) così non è dato ammettere che la realtà, intesa come un intero, sia un dato di fatto, ma bisogna ricercarne la causa. Inoltre è evidente che se la concatenazione di eventi fosse infinita andando a ritroso nel tempo non si capirebbe come potremmo esistere: se il momento presente è indicato con P, sarebbe sempre possibile individuare un momento antecedente P' rispetto alla nostra esistenza che, di fatto, la impedirebbe.

Critica 2:

L'idea che l'universo abbia cominciato ad esistere si basa su una interpretazione errata della teoria del Big Bang, perché tale teoria non prevedrebbe alcun istante temporale in cui l'universo non sia esistito.

Che l'universo poi abbia una causa, inoltre, non dimostra nessuna caratteristica di quella causa, le caratteristiche di intelligenza, divinità, eternità o altro sono quindi interamente indimostrate.

Contro-argomentazione 2:

Tale critica è a sua volta fallace, perché per il principio di ragion sufficiente di Leibniz il tempo stesso non può essere venuto ad esistere senza una causa efficiente, che non può che essere, naturalmente, extra-temporale. Negare a tale causa efficiente le qualità di intelligenza ed eternità (intesa non come esistente in un tempo infinito ma nell'accezione di a-temporale) è difficilmente sostenibile: senza intelligenza lo spazio-tempo sarebbe un prodotto del caso o della necessità, tuttavia se fosse causa di necessità non si capisce perché sia venuto in essere da qualcosa (qualunque cosa sia) diversa dallo stesso, mentre se fosse prodotto del caso non si spiega come sia possibile riscontrare un universo regolato da leggi e costanti matematiche, con parametri idonei alla vita e all'auto-sussistenza.

Versioni dell'argomento Argomento della contingenza In epoca scolastica, Tommaso d'Aquino formulò "l'argomento della contingenza", seguendo Aristotele nell'affermare che ci deve essere qualcosa per spiegare perché l'Universo esiste. Poiché l'Universo potrebbe, in circostanze diverse, plausibilmente non esistere (contingenza), la sua esistenza deve avere una causa, che non è semplicemente un'altra cosa contingente, ma qualcosa che esiste per necessità, vale a dire un qualcosa che ‘’deve’’ esistere affinché qualsiasi altra cosa possa esistere.Summa Theologiae, I: 2, 3 In altre parole, anche se l'Universo è sempre esistito, per il fatto che avrebbe potuto non esistere in circostanze diverse, deve ancora la sua esistenza a un movente non mosso, ad una causa prima non causata. Tommaso d'Aquino affermò inoltre: "... e questo comprendiamo essere Dio".Summa Theologiae, I: 2,3

L'argomento di Tommaso d'Aquino dalla contingenza ammette la possibilità (ma non la necessità) di un Universo che non ha avuto inizio nel tempo, secondo la concezione aristotelica e greca classica. Esso è una forma dell'argomento della causalità universale. Infatti, esamina la catena di cause efficienti che precedono le cose anziché la catena di cause finali che eventualmente le seguono.