Station to Station è il decimo album in studio del cantante britannico David Bowie, pubblicato nel 1976 per l'etichetta RCA.
Con il suo mischiare funk e krautrock, ballate romantiche ed occultismo, Station to Station è stato descritto contemporaneamente come "uno degli album più accessibili di Bowie e uno dei suoi più impenetrabili". Preceduto dal singolo Golden Years, il disco raggiunse la Top 5 sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti. Nel 2003, l'album è stato classificato alla posizione numero 323 dalla rivista Rolling Stone nella lista dei migliori 500 album di sempre da loro redatta.
Alcune tracce dell'album, insieme a brani tratti da Low e "Heroes" furono usate per la colonna sonora del film Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino del 1981, film cult sul dramma dell'eroina tra i giovani berlinesi.
Storia
L'album, partorito in un momento di crisi esistenziale del cantante britannico, risulta molto attento alle novità musicali elettroniche dei Kraftwerk e dei Tangerine Dream (entrambi tedeschi), nonché uno dei suoi album più evocativi. Un disco glaciale e caloroso allo stesso tempo che aggiunse una nuova faccia al già poliedrico talento di Bowie. È stato definito da lui stesso il suo disco più magico, numerosissimi sono infatti i riferimenti alla magia nera, alla cabala ebraica, all'albero della vita, alle due sephirot Kether e Malkuth. Secondo il biografo David Buckley, il Bowie del periodo di Los Angeles assumeva quantità smodate di cocaina e si sosteneva con una dieta esclusivamente a base di sigarette, peperoncini e latte, trascorrendo la maggior parte del periodo 1975–76 "in uno stato di costante terrore psichico".Buckley 259,264 Alcuni resoconti dell'epoca, principalmente derivanti da un'intervista al cantante opera di Cameron Crowe, trovarono spazio sulle riviste Playboy e Rolling Stone e raccontavano di un Bowie che viveva in un appartamento pieno di antichi manufatti egizi, candele nere sempre accese, circondato da varia iconografia nazista e intento a studiare trattati di magia nera e a conservare in frigo la propria urina imbottigliata,Pegg, Nicholas. David Bowie - L'enciclopedia, Arcana, 2002, pag. 285. ISBN 9788879662703 terrorizzato dal fatto che un gruppo di streghe volesse rubare il suo sperma per qualche rito oscuro, ricevendo infine messaggi segreti da parte dei Rolling Stones e minacce da Jimmy Page dei Led Zeppelin (notoriamente adepto di Aleister Crowley).Pegg (2004): pp. 297–300. In seguito Bowie avrebbe detto di Los Angeles: "Quel fottuto posto dovrebbe sparire dalla faccia della Terra".
Fu sul set del film L'uomo che cadde sulla terra che Bowie iniziò la stesura di una serie di racconti scritti sotto forma di pseudo-biografia intitolata The Return of the Thin White Duke ("Il ritorno del sottile duca bianco"). Nel frattempo, il musicista, oltre ad interpretare la parte del protagonista del film, stava anche componendo la musica per la colonna sonora della pellicola stessa che però non sarebbe poi stata effettivamente usata, sostituita da quella opera di John Phillips dei The Mamas & the Papas.Phillips (1986): pag. 290. L'idea dell'album iniziò quindi a germogliare nella sua testa.
Il Duca Bianco Il personaggio del "sottile Duca bianco" ispirato forse anche al protagonista del film L'uomo che cadde sulla terra, Thomas Jerome Newton, divenne una costante del progetto Station to Station e, anche per Bowie stesso come sua nuova "incarnazione artistica". Impeccabilmente vestito in eleganti e costosi completi, camicie bianche, pantaloni e panciotto neri, il "duca bianco" era un cantante raffinato che si esibiva in performance struggenti di intensità romantica, pur rimanendo "freddo come il ghiaccio".Carr & Murray (1981): pp. 78–80. Un personaggio descritto di volta in volta come "un aristocratico pazzo e decadente", "uno zombie immorale",Buckley (2000): p. 258. e "un superuomo ariano fascista senza emozioni". Per ammissione dello stesso Bowie, il "Duca" era un personaggio piuttosto odioso.Wilcken (2005): p. 24.
Il nuovo personaggio del Duca debuttò nel corso di un tour di 33 tappe in svariate città del Nord America. Lo show, radicalmente diverso da quelli precedenti del musicista, vedeva in scena Bowie con rossi capelli corti pettinati all'indietro, elegantemente abbigliato, con la sola illuminazione di un faro bianco, e un'inesistente scenografia. Commentando questa scelta artistica Bowie affermò: «È uno spettacolo che si richiama a un concetto di teatralità da XX secolo, una sorta di sintesi tra Bertolt Brecht e i Doors...»Robbie, Peter. David Bowie Story, Blues Brothers Edizioni, Milano, 1989, pag. 69 Superato lo sconcerto dei vecchi fan abituati al David Bowie glam del periodo "Ziggy", il successo del tour fu enorme, e ben presto il pubblico iniziò ad inneggiare al "nuovo Bowie Duca Bianco", elegante, algido, ieratico, caratterizzato fisicamente da una spettrale magrezza e da un pallore diafano. Fu in questo periodo che iniziarono a circolare le prime voci di un Bowie "vicino" ai movimenti di estrema destra filo-nazisti.Robbie, Peter. David Bowie Story, Blues Brothers Edizioni, Milano, 1989, pag. 70-71 Anche se lo stesso Bowie smentirà più volte queste insinuazioni dicendo: «Le affermazioni filo-naziste che mi sono state attribuite sono una pura invenzione della stampa»,Robbie, Peter. David Bowie Story, Blues Brothers Edizioni, Milano, 1989, pag. 70 il 3 maggio 1976 ebbe luogo il cosiddetto "incidente ideologico della Victoria Station". David Bowie faceva ritorno in Inghilterra dopo tre anni di assenza per esibirsi al Wembley Empire Pool di Londra, e arrivato in stazione venne fotografato a bordo di una Mercedes-Benz mentre faceva il saluto fascista rivolgendosi ai fan accorsi sul posto per accoglierlo. La foto creò scalpore sulla stampa britannica e Bowie fu costretto a diramare un comunicato di smentita, nel quale indicava di aver semplicemente salutato i fan, di non aver assolutamente voluto fare il saluto fascista e che la fotografia lo aveva ritratto casualmente in quella posa nell'atto di salutare.
Titolo I titoli di lavorazione provvisori del disco furono The Return of the Thin White Duke,Buckley (2000): p. 263. e Golden Years,Pegg, Nicholas. David Bowie - L'enciclopedia, Arcana, 2002, pag. 284, ISBN 9788879662703 ma alla fine si decise per Station to Station.
Produzione L'album venne co-prodotto da Harry Maslin, già collaboratore di Bowie per Fame e Across the Universe su Young Americans. Tony Visconti, che aveva recentemente ricominciato a lavorare con Bowie dopo una pausa di tre anni producendo David Live e Young Americans, singolarmente non prese parte al progetto.Buckley (2000): pp. 269–270.
La lavorazione e produzione dell'album si svolse tra fiumi di cocaina assunti dai musicisti in studio.Buckley (2000): pp. 259, 264. Bowie stesso ammise in seguito di non ricordarsi nulla delle sessioni per l'album: "Non ricordo neppure lo studio. So che era a Los Angeles solo perché l'ho letto".Buckley (2000): pp. 271–272.
Registrazione Nell'ottobre 1975, per le sessioni di registrazione Bowie radunò in studio un folto gruppo di musicisti: Carlos Alomar, Earl Slick, Dennis Davis, Warren Peace, Weldon Irvine, George Murray, e Roy Bittan (pianista proveniente dal giro della band di Bruce Springsteen) gettando così le basi della sezione ritmica formata da Murray/Davis/Alomar che avrebbe suonato in tutti i suoi successivi album fino a Scary Monsters (and Super Creeps) del 1980.
Station to Station venne registrato nel 1975 ai Cherokee Studios e ai L.A. Record Plant Studios di Los Angeles. Nel 1981, i giornalisti di NME Roy Carr e Charles Shaar Murray affermarono che l'album era stato inciso "in 10 giorni di fervente attività in studio", quando Bowie si convinse che non c'erano più speranze di produrre la colonna sonora de L'uomo che cadde sulla terra. Ricerche più recenti lascerebbero intendere che il disco fu registrato nel corso di due o tre mesi, nell'ottobre-novembre 1975, e che fosse già in lavorazione prima delle sessioni abortite per la colonna sonora del film di Roeg.Buckley (2000): pp. 277–279.Wilcken (2005): p. 16.
Copertina La foto in bianco e nero utilizzata per la copertina del disco è un fermo immagine proveniente dal film L'uomo che cadde sulla terra, nel quale Bowie, nelle vesti dell'alieno Thomas Jerome Newton, entra in una camera anecoica. La scelta di convertire l'immagine (originariamente a colori) in bianco e nero fu di Bowie poiché egli pensava che colorata l'immagine sembrasse artificiale. Quando all'inizio degli anni novanta la Rykodisc ristampò il catalogo discografico di Bowie in CD, per la copertina venne invece utilizzata l'immagine originale a colori. In questa ristampa, il retro copertina mostra David Bowie mentre disegna sul pavimento l'albero della vita della cabala ebraica.
Brani
Station to Station
La lunga e epica title track della durata di dieci minuti, è stata descritta come l'inizio di "una nuova era di sperimentazione" nella carriera di Bowie.Buckley (2000): pp. 275–277. Station to Station è divisa in due parti: una prima sezione lenta, sorretta da un riff di pianoforte, introdotto dal suono di un treno in marcia contrapposto all'agitato sound della chitarra di Earl Slick infarcito di feedback, seguita poi da una sezione veloce in stile rock/blues.
Il testo del brano contiene riferimenti all'occulto, vedasi la citazione del White Stains («The return of the Thin White Duke, making sure white stains»), il titolo del libro di poesie di Aleister Crowley,Wilcken (2005): p. 7. ma anche alla dipendenza dalle droghe di Bowie all'epoca: «It's not the side effects of the cocaine / I'm thinking that it must be love».Wilcken (2005): p. 9. Con le sue influenze krautrock, la canzone è il più chiaro indizio del nuovo stile musicale dell'artista che sfocerà pienamente negli album della successiva "trilogia di Berlino". Il titolo del brano, come confermato in seguito dallo stesso Bowie, allude maggiormente alle stazioni della Via Crucis (la sequenza di quattordici tappe sul cammino di Cristo verso la crocifissione) piuttosto che alla metafora di un viaggio in treno di stazione in stazione, concetto che Bowie fonde col Sephiroth, le dieci sfere della creazione nel sistema mistico ebraico della Cabala, nel clima di confusione ideologica dell'epoca. Quello della metaforica "crocifissione" è, secondo Bowie, un destino che, prima o poi, accomuna tutti gli esseri umani, costretti a vivere una vita priva di certezze, ma anche il ritratto dello stato di profonda depressione vissuta dall'artista all'epoca della registrazione del pezzo.
Golden Years
Lo stile musicale del brano Golden Years, la prima traccia registrata e completata per l'album, si regge sull'impianto funky e soul del precedente Young Americans ma con maggior durezza d'intenti. Il testo del brano è stato descritto come pervaso da "un'aria di rimpianto per occasioni mancate e ricordi malinconici di piaceri passati". Bowie disse che la traccia era stata scritta con in mente di proporla a Elvis Presley, ma che venne da lui rifiutata, mentre invece la moglie dell'epoca di Bowie, Angie, affermò che la canzone era stata scritta per lei.Buckley (2000): pp. 272–273. Anche se si rivelò un singolo da Top 10 in classifica sia in Gran Bretagna che in America, il pezzo venne raramente eseguito dal vivo nel corso del seguente "White Light Tour".Pegg (2004): pp. 82–83.
Word on a Wing La connotazione religiosa presente in alcuni punti dell'album è particolarmente evidente nel brano Word on a Wing , una sorta di inno gospel, anche se per taluni commentatori, si tratterebbe semplicemente di un'altra delle "maschere" indossate dal duca. Bowie stesso, però, affermò che in questo brano "la passione era genuina". Quando eseguì la canzone dal vivo nel 1999, il cantante la descrisse come proveniente "dal periodo più nero della sua vita... sicuramente una sorta di richiesta d'aiuto".Pegg (2004): pp. 240–243.
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