La teshuvà o teshuvah (, letteralmente "ritorno"), o pentimento, è il modo di espiare i peccati nell'ebraismo.
Le grandi Festività ebraiche, specialmente Yom Kippur, rappresentano il periodo particolarmente appropriato per la teshuva.
Secondo il Talmud, il pentimento è stato tra le prime cose che Dio ha creato, prima ancora dell'universo fisico (Nedarim 39b).Nosson Scherman, "An Overview — Day of Atonement and Purity", su The Complete ArtScroll Machzor: Yom Kippur, di Scherman. Trad. Scherman, Brooklyn: Mesorah Publications, 2008, pp. XIV-XXII. Quando il Tempio di Gerusalemme era attivo, all'ebreo veniva richiesto di portare i vari sacrifici a seconda dei tipi di peccato. Sebbene i sacrifici fossero dovuti, la parte più essenziale era teshuvah e la persona che eseguiva il sacrificio doveva confessare i suoi peccati. Attualmente, con il Tempio distrutto, l'espiazione può tuttavia essere ancora concessa facendo teshuvah.
Caratteristiche della Teshuvah Secondo lo Shaarei Teshuva (lett. "Porte del Pentimento") , un'opera standard di etica ebraica scritta da Yonah ben Abraham Gerondi (di Gerona), se qualcuno commette un peccato, un atto proibito, può essere perdonato per quel peccato se fa teshuva, il che comprende diverse pratiche e passaggi.Yonah Ben Avraham di Gerona. Shaarei Teshuva: The Gates of Repentance, trad. Shraga Silverstein, Gerusalemme, Israele: Feldheim Publishers, 1971.
Deplorare/riconoscere il peccato; abbandonare il peccato; preoccuparsi delle conseguenze future del peccato; agire e parlare con umiltà; agire in modo opposto a quello del peccato (per esempio, per il peccato di mentire, si deve dire la verità); comprendere la grandezza del peccato; astenersi da peccati minori al fine di salvaguardare se stessi contro la commissione di peccati più gravi; confessare il peccato; pregare per espiarlo; correggere il peccato in ogni modo possibile (per esempio, se uno ha rubato un oggetto, l'oggetto rubato deve essere restituito o se si calunnia un'altra persona, il calunniatore deve chiedere perdono alla parte lesa); perseguire opere di Chesed e di verità; ricordare il peccato per il resto della propria vita; astenersi dal commettere lo stesso peccato se la tentazione si presenta di nuovo; insegnare agli altri a non peccare.
Guide al processo di pentimento nell'ebraismo si possono trovare presso la letteratura rabbinica, in particolare Maimonide sul suo “Regole del Pentimento" della Mishneh Torah.
Particolarmente adatto per fare teshuvah è lo Yom Kippur (יום כפור yom kippùr, Giorno dell'espiazione), giorno di digiuno e uno degli Yamim Noraim , letteralmente "Giorni terribili" (più propriamente "Giorni di timore reverenziale"). Gli Yamim Noraim vanno da Rosh haShana a Yom Kippur, che sono rispettivamente i primi due giorni e l'ultimo giorno dei Dieci Giorni del Pentimento. In questo giorno gli ebrei fanno di tutto per assicurarsi di aver svolto teshuvah prima della fine della giornata.
Bibbia ebraica Nella Bibbia ebraica (Tanakh), la parola teshuva si incontra raramente. Il verbo shuv ("pentirsi") ricorre invece molto spesso.Theological dictionary of the Old Testament: Vol.14, p. 473 - G. Johannes Botterweck, Helmer Ringgren, Heinz-Josef Fabry, 2004: "Il sostantivo t'suba ricorre 4 volte nella Storia Dtr, due volte nella Storia Cron. e in Giobbe."Jacob J. Petuchowski, "The Concept of 'Teshuva' in the Bible and Talmud", Judaism, 17 (1968).
Confessione
Nell'Ebraismo, confessione ( widduy, viddui, o viduy) è una fase nel processo di pentimento e di espiazione durante il quale l'ebreo ammette di aver commesso un peccato di fronte a Dio. Nei peccati contro Dio, la confessione può avvenire senza altre persone presenti; la confessione per peccati commessi contro altri è invece permesso farla pubblicamente, e in effetti Maimonide reputa tale confessione pubblica "immensamente lodevole".Il termine Viddui non si trova come sostantivo nella Bibbia ebraica, ma vi si trova il concetto di confessione e la forma coniugata del verbo yadah (ידה) dal quale deriva viddui, per es. in : "Dovrà confessare (הִתְוַדּוּ) il peccato commesso" e pare rientare nella categoria delle azioni verbali. Cfr. Keith Nigel Grüneberg, Abraham, blessing and the nations: a philological and exegetical Study of Genesis 12:3 in its narrative context, BZAW 332, Berlino, 2003, p. 197.
La confessione di un peccato di per sé non comporta il perdono immediato, ma piuttosto segna un punto nel tempo dopo cui la persona dimostra di aver riconosciuto il proprio errore e di voler prevenire simili trasgressioni future, essendosi quindi liberati veramente dal peccato e meritando quindi il perdono. Non è sufficiente provare rimorso e rinunciare al peccato, anche se tali sentimenti sono un lodevole primo passo.Joseph Soloveitchik, On Repentance, p. 253, cit. in Telushkin, p. 159. Vedi anche Yonah, Shaarei Teshuva, loc. cit.. Il penitente deve esprimere i propri sentimenti in parole e dire: "Ho commesso tale peccato ... e mi dispiace." Trovare scuse e razionalizzare la colpa non è ammesso in questa fase del processo di pentimento.
Viddui è leggermente diverso per i peccati commessi contro Dio o se stessi, e quelli commessi contro un altro essere umano. Abraham Joshua Heschel una volta ebbe a scrivere: "Secondo la tradizione ebraica, persino Dio stesso può rimettere solo i peccati commessi contro di Lui, e non quelli contro l'uomo."Abraham Joshua Heschel, The Sunflower: On the Possibilities and Limits of Forgiveness, cur. da Simon Wiesenthal, Schocken, 1997, pp. 164-166. Il vero pentimento richiede che il penitente vada dalla parte lesa e corregga il peccato nel miglior modo possibile. Il concetto ebraico del pentimento non è semplicemente la rinuncia al peccato in generale, ma al peccato specifico fatto contro una determinata persona o gruppo di persone. Solo allora si devono affrontare i processi introspettivi sopra descritti.Deborah E. Lipstadt, in Wiesenthal, The Sunflower, cit., pp. 183-187.
Durante lo Yom Kippur, il Sommo Sacerdote confessava i propri peccati e quelli di Israele sopra un capro. Mosè fu istruito da Dio in di dire ad Aronne:
וְסָמַךְ אַהֲרֹן אֶת-שְׁתֵּי יָדָו, עַל רֹאשׁ הַשָּׂעִיר הַחַי, וְהִתְוַדָּה עָלָיו אֶת-כָּל-עֲוֹנֹת בְּנֵי יִשְׂרָאֵל, וְאֶת-כָּל-פִּשְׁעֵיהֶם לְכָל-חַטֹּאתָם; וְנָתַן אֹתָם עַל-רֹאשׁ הַשָּׂעִיר, וְשִׁלַּח בְּיַד-אִישׁ עִתִּי הַמִּדְבָּרָה.
Aronne poserà le mani sul capo del capro vivo, confesserà sopra di esso tutte le iniquità degli Israeliti, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati e li riverserà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo incaricato di ciò, lo manderà via nel deserto.
Aronne deve "וְהִתְוַדָּה עָלָיו", "confessare sopra di esso". In tempi moderni, questo brano fa parte della lettura della Torah per la mattina di Yom Kippur e riferito nella recitazione del Servizio di Avodah durante Musaf.
Struttura della confessione Maimonide, nel suo libro Mishneh Torah scrive in ebraico:
Traduzione:
Per una spiegazione dei tre tipi di peccato riconosciuti dalla teologia ebraica, si veda "Halakhah".
Nella preghiera Oltre alle confessioni personali individuali, una forma di confessione è stata aggiunta alla preghiera quotidiana. Ci sono due strutture di confessione accettate, la confessione breve (וידוי הקטן) e la confessione lunga (וידוי הגדול), entrambe con incluso un elenco di peccati che la persona confessa, in ordine alfabetico; la confessione breve elenca un peccato per ogni lettera e la confessione lunga ne elenca due per lettera.
Ashamnu, la confessione breve La confessione breve viene detta come porzione del Tachanun (suppliche giornaliere) subito dopo la Amidah. Si recita in piedi e sottovoce, tranne che per Rosh Hashanah e Yom Kippur, quando è tradizione recitarla ad alta voce. In molte congregazioni, (principalmente quelle aschenazite) si usa anche cantarla nelle succitate festività. Apparve in questa forma per la prima volta nel libro di preghiere di Rav Amram Gaon (VIII secolo).Macy Nulman, Encyclopedia of Jewish Prayer, 1993, Jason Aronson, p. 38.
La formula inizia come segue: "Abbiamo commesso colpa, abbiamo tradito, abbiamo rubato, abbiamo parlato falsamente, ecc.", ("... ,אָשַמנוּ, בָּגַדְנוּ, גָזֵלְנוּ"). È nota per la sua prima parola, Ashamnu (traslitterata anche con Oshamnu). Una prima forma di questa confessione si trova in chiara formulazione su , specialmente nei versetti 5, 9, 18-19 ("abbiamo peccato e abbiamo operato da malvagi e da empi, siamo stati ribelli, ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue leggi!"), dove il postulante stesso si riconosce senza merito e supplica il perdono di Dio solo sulla base della Sua misericordia, e che il nome di Dio non venga offuscato tra le nazioni.Orot Sephardic Yom Kippur Mahazor, 1997, p. 128; Joseph Hertz, The Authorized Daily Prayer Book with commentary, introduction and notes, ed. USA Bloch, 1948, p. 909; anche ed. ArtScroll, The Schottenstein Edition Siddur for Weekdays with interlinear translation, ed. aschenaz., 2002, Mesorah Publ., p. 159. Il fedele si alza e a testa bassa per dimostrare pentimento o vergogna, confessa il proprio peccato, si batte il petto, sul cuore.Macy Nulman, Encyclopedia of Jewish Prayer, cit., p. 39; Viduy, VI ed., 1989, Gerusalemme, Viduy Publ., pp. 14-15.
Al Cheyt, la confessione lunga La confessione lunga, che include Al Cheyt (o Al Hayt) ("... עֵל חֵטְא"), ("Per il peccato ..."), un acrosticoUn acrostico (dal greco tardo ἀκρόστιχον, composto di ἄκρον, «estremo» e στίχος, «verso») è un componimento poetico o un'altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase. doppio nella liturgia aschenazita (acrostico singolo nella liturgia sefardita), è recitata solo a Yom Kippur.
Ogni riga inizia con la frase "Per il peccato che abbiamo commesso davanti a Te mediante ..." (על חטא שחטאנוּ לפניך בּ־); il prefisso בּ־ significa "mediante" o "per mezzo di", e il resto viene dato in successione alfabetica: בּאנם (compulsione), בּבלי (ignoranza), בּגלױ (pubblicamente), בדעת וּבמרמה (consapevolmente e ingannevolmente), ecc. e termina con בּתמהון יד (da ciò che è tenuto in mano, usando un termine che si trova in ). Ciò è poi seguito da un elenco non acrostico le cui righe iniziano con "E per il peccato per cui siamo" - qui nominando l'offerta al Tempio o la punizione (comprese flagellazione e morte), che potrebbe essere imposta. Si conclude con una breve categorizzazione dei peccati (come ad esempio la violazione di un precetto positivo, o di uno negativo, oppure se il peccato può o non può essere sanato, come anche quelli non si ricordano di aver commesso). Sebbene il testo vari tra le diverse tradizioni liturgiche, si segue questo schema generale. (Cfr. anche Tabella sotto)
Confessione in punto di morte