Biografia
La famiglia di Labieno proveniva dalla borghesia locale e dalla classe degli equitesCicerone, Pro C.Rabirio Perduellonis reo, 20, mentre Tito Labieno passerà successivamente al ceto senatorioGianfranco Paci, Lectio Magistralis su Tito Labieno, QDM del 5 maggio 2019. Tito Labieno, padre di Quinto, poté forse avere l'occasione di conoscere e combattere insieme a Giulio Cesare, nel 78 a.C., nella campagna navale di Publio Servilio Vatia Isaurico (proconsole in Cilicia dal 78 al 75) contro i pirati cilici. Questa ipotesi, per quanto possibile, non è certaW. Blake Tyrrell, Biography of Titus Labienus, Caesar’s Lieutenant in Gaul in quanto Cesare “prestò servizio anche in Cilicia, agli ordini di Servilio Isaurico, ma per poco tempo”Svetonio, Vita dei Cesari, Cesare, 3.
Labieno, che era un giovane eques, potrebbe aver ricoperto diverse cariche nell'esercito di Servilio, tra cui una probabile è quella di tribuno militare angusticlavius (tribuno militare di origine non senatoria)P. Southern, The Roman Army: A Social & Institutional History, op. cit. in Ingar Eftedal Høgstedt, Titus Labienus Fra Homo Novus a Homo Militaris, Universitas Bergensis. Il giovane Tito Labieno può essere considerato un “homo militaris” ovvero un “homo novus” che tenta la scalata sociale attraverso le proprie capacità di soldato, così come un “homo novus” come Cicerone aveva percorso il suo cursus honorum partenendo dalle sue capacità oratorie e dall’attività di avvocatoIngar Eftedal Høgstedt, Titus Labienus Fra Homo Novus a Homo Militaris, Universitas Bergensis. Il Mommsen, che giudica Labieno una di quelle nature che al talento militare associano “la più crassa ignoranza politica”, ipotizza anche una condivisione con Cesare da parte di Tito Labieno delle “tribolazioni” dell’epoca catilinariaMommsen, Storia di Roma antica, Libro V, capitolo X, p. 315.
Dopo aver rivestito la carica di tribuno della plebe nel 63 a.C.; con la pretesa di vendicare la morte dello zio Quinto e di SaturninoTito Labieno luogotenente di Cesare in Gallia, comandante della cavalleria pompeiana durante la guerra civile, Cingulum, Cingoli, gens labiena, su antiqui.it., accusò Gaio Rabirio di perduellio. La ragione vera di questa presa di posizione era quella di favorire Gaio Giulio Cesare. Rabirio in questo processo fu difeso da Cicerone che poi pubblicò l’orazione Pro Rabirio da cui si possono trarre le prime notizie sulla vita di Tito Labieno. Fu molto probabilmente su suggerimento di Cesare, ansioso di dimostrare la propria riconoscenza verso Pompeo, che Labieno e il suo collega Tito Ampio Balbo proposero di riservare onori (abbigliamenti trionfali durante i ludi circensi e le rappresentazioni teatrali) a Pompeo. In base ad un plebiscito di Labieno fu ripristinata la Lex Domitia, restituendo così ai comizi il diritto di eleggere il pontifex maximus, e per Cesare fu facile farsi eleggere ed ottenere la dignità di pontefice massimo quello stesso annoF. Russo, Elezione o cooptazione per i pontifices e gli augures di Urso ? in Historika VIII - ISSN 2240-774X e-ISSN 2039-4985..
Nel 59 a.C. fu pretore, durante il consolato di Cesare. Questa ipotesi, non documentata, si desume dal fatto che Cesare successivamente nominò Labieno pro praetore in GalliaCesare, De Bello Gallico, I, 21, 2 e, poiché il propretore, durante la Repubblica, è un pretore che, esercitata per un anno questa carica, era destinato al comando di un esercito o di una provincia, necessariamente avrebbe dovuto essere stato pretore in precedenza
Labieno fu legato di Giulio Cesare in Gallia e seppe mostrare le sue doti di abile comandante durante i sette anni della campagna gallica; riportò importanti vittorie contro le popolazioni dei Tigurini (58 a.C.), dei Belgi, degli Atrebati, dei Morini, dei Treveri (54 a.C.) in più di un'occasione, dei Belgi (53 a.C.); si dimostrò particolarmente abile nel sedare una rivolta scoppiata nella regione di Lutezia nel 52 a.C. Cesare riponeva in lui grande fiducia e regolarmente gli lasciava il comando ogni qualvolta doveva assentarsi dalla Gallia. Da alcuni episodi narrati nel De Bello Gallico si possono dedurre due caratteristiche militari di Tito Labieno militareIngar Eftedal Høgstedt, Titus Labienus Fra Homo Novus a Homo Militaris, Universitas Bergensis: una certa propensione allo stratagemma (come quando fece diffondere la falsa notizia che avrebbe ordinato lo sgombero del campo, di modo che questa voce fosse riportata ai treviriCesare, De Bello Gallico, VI, 6, 7, 1, nella finta ritirata in occasione dello scontro contro i parisi e l’uccisione del loro capo CamulogenoCesare, De Bello Gallico, VII, 61, 1-5, nel tentativo di far sopprimere da Gaio Voluseno Quadrato il capo artebate Commio durante un colloquioCesare, De Bello Gallico, VIII, 23.2-6 e il sapiente utilizzo della cavalleria, come nel caso del loro intervento risolutivo contro il treviro InduziomaroCesare, De Bello Gallico, V, 58.1-6.
È probabile che in Gallia Labieno abbia accumulato grandi ricchezzeCicerone, Lettere ad Attico VII, 7, 6 op. cit. in Luciano Canfora Giulio Cesare, Il dittatore democratico, pag. 180 e che con parte di queste abbia provveduto ai lavori in Cingoli (Curia, Magistratura e il Municipio)Gianfranco Paci, Lectio Magistralis su Tito Labieno, QDM del 05/05/2019. Nel 51 a.C. Cesare gli affidò il governo della Gallia Cisalpina, in qualità di propretore e Mommsen ipotizza che in questo stesso periodo Cesare volesse promuovere al tempo stesso Labieno nella sua candidatura per il consolatoT. Mommsen, Storia di Roma antica, Libro V, capitolo X, pag. 316.
Il “passaggio” alla parte repubblicana Prima che Cesare attraversasse il Rubicone, Labieno abbandonò Cesare e si unì a Pompeo portando con sé numerosi cavalieri gallici e germanici. Pompeo lo ricompensò nominandolo comandante della cavalleria. Racconta Plutarco che “persino Labieno, che di Cesare era stato amico tra i più intimi e luogotenente, che aveva lottato al suo fianco con grande ardore durante tutte le guerre in Gallia, ora lo abbandonò e raggiunse Pompeo. Ciò nonostante Cesare gli fece avere i suoi denari e il baglio”Plutarco, Le vite parallele, La vita di Cesare, 34. La notizia del passaggio di Labieno dalla parte del senato e di Pompeo è stata data da Pompeo nella seduta del senato del 17 gennaio 49 a.c. (Cicerone, Ad Atticum, VII,11,1). L’effetto fu sopravvalutato: parve l’inizio del disfacimento delle forze cesariane, e lo stesso Labieno rivelò non solo i piani, ma anche i punti deboli di CesareFlorilegium, Serie Latina, Volume XIII, Cesare, Parte IIPlutarco, Le vite parallele, La vita di Cesare, 3. Dello stretto legame e della sorpresa dovuta al passaggio di Tito Labieno alla fazione senatoria, si trova traccia in Plutarco.
Le interpretazioni
Circa i motivi sul passaggio di Labieno, uomo di Cesare, alla parte repubblicana sotto gli ordini di Pompeo, sono state elaborate numerose spiegazioni:
motivazioni personali, anche psicologiche, conseguenza delle dinamiche leader- comprimario (insoddisfazione circa i riconoscimenti, percezione di un distacco da parte del leader a favore di nuovi personaggi emergenti come Marco Antonio), nuove prospettive di carriera nella parte repubblicana; motivi ideologici, ovvero la fedeltà non ad una parte, al capo carismatico dell’esercito, ma all’ideale repubblicano; motivi clientelari, sulla base dell’ipotesi che Labieno e la sua famiglia facessero parte delle clientele picene di Pompeo.
Dinamiche leader - comprimario
Le motivazioni psicologiche e personali si basano soprattutto su di un passo di Cassio Dione in cui si afferma che, arricchitosi con le guerre galliche, Labieno si stesse comportando oltre le sue prerogative perdendo così il favore di CesareCassio Dione, Storia romana, IV, I, 4,4 op.citata in Laura Cappelletti, Paideia, Il Padre di Tito Labieno fu proscritto nel 43 a.c. ?. Cambiamento di atteggiamento che potrebbe essere in parte suffragato dalla lettura di alcuni passi del De Bello Gallico nel quale, se è vero che, dopo Cesare stesso, Tito Labieno è il personaggio più citato, si può però anche notare che alcuni suoi successi sono ottenuti “in nome” di CesareCesare, De Bello Gallico, VI, 8, 1 e VII, 62,1-10 e che Cesare lo indica come uomo fortunatoCesare, De Bello Gallico, V, 58, 1-6, anche se, in quest’ultimo caso, non necessariamente si deve interpretare nel senso di una definizione volta a diminuirne le capacità, se si pensa, ad esempio, al "favore degli dei" concesso agli uomini di virtù (la fortuna di Silla)G. Brizzi, Silla, pag. 67 e la stessa fortuna di CesareAppiano di Alessandria, Storia Romana. TyrrellW. Blake Tyrrell, Biography of Titus Labienus, Caesar’s Lieutenant in Gaul, ritiene di trovare nel De Bello Gallico indicazioni di un continuo mutamento del rapporto di fiducia di Cesare nei confronti di Tito Labieno in quanto, da comandante di legioni, a volte viene relegato al ruolo di semplice comandante di cavalleria con missioni quasi di complemento, quali quella di intercettare una irruzione germanicaCesare, De Bello Gallico III, 11.1, 2.
Sempre nel De bello Gallico, ma nel libro VIII, attribuito a Irzio, proprio nella parte antecedente a quella in cui si comunica l’incarico a Labieno di curare gli interessi romani in Gallia, l'autore mette in evidenzia l’attività di Cesare in favore dell'elezione di Marco Antonio come augure. Mommsen nota infatti una certa tendenza di Cesare ad utilizzare i collaboratori come semplici subordinati e quindi a seconda delle esigenze e delle valutazioni contingenti. Conseguentemente, sempre il Mommsen ipotizza che, credendosi Labieno secondo comandante della democrazia e non essendo riconosciuta questa pretesa, abbia cambiato campoMommsen, Storia di Roma antica, Libro V, capitolo X, pag. 316.
Coerentemente a questa possibile natura "opportunista" di Cesare, andando avanti nel tempo rispetto ai fatti di cui si sta trattando, dopo il periodo di potere di Marco Antonio a Roma e i relativi fatti di quel periodo che non dovettero piacere a Cesare (48-47 a.C.), costui non gli rinnovò l’incarico a “magister equitum”, seconda carica dopo quella di dittatore, ma incaricò Lepido. Infine, vale notare che, per quanto Marco Antonio nel discorso tenuto in occasione dei funerali di Cesare raccontato da Dione Cassio si sia indicato come “l’erede [politico] designato”Cassio Dione, Storia romana, XLIV 36-50, 2,, è tuttavia noto che nel terzo e ultimo testamento venne nominato erede il suo congiunto Ottaviano, mentre nel primo testamento era indicato suo genero Pompeo. A chiusura di questo ragionamento vale indicare che secondo Canfora anche nel secondo sarebbe stato indicato un parente, suo cugino Sesto Giulio Cesare che poi morì durante una sedizione delle legioni in SiriaLuciano Canfora, Giulio Cesare, Il dittatore democratico, pag. 264 e268, 269. Il tutto a conferma che per Cesare valevano i legami famigliari più di quelli camerateschi o di fazione.
Il bene della patria/l’adesione agli ideali repubblicani