La Scuola chirurgica preciana ebbe il suo apice in Val Castoriana alla fine del Medioevo e nel XVI secolo, sviluppandosi attorno al centro culturale e religioso dell'abbazia benedettina di sant'Eutizio.
La sua caratteristica distintiva fu quella di essere una scuola empirica, ovvero non sviluppatasi nell'ambito di un'università ma a partire da osservazioni di tipo empirico. Si consolidò in ambito prima contadino e familiare, con esperienze tramandatesi di padre in figlio fino a costituire nel tempo vere e proprie dinastie di chirurghi. Le famiglie di chirurghi preciani raggiunsero l'apice della propria fama nel Cinquecento. In questa epoca vengono citati in cronache e notizie riferite a famiglie di regnanti, non solo italiane ma anche europee. Furono noti per la particolare conoscenza chirurgica di patologie dell'occhio (la cataratta) e di quelle urologiche, come il mal della pietra curato mediante litotomia, o estrazione chirurgica dei calcoli
La storia Le origini
La chirurgia preciana sembra aver avuto Altre fontiop.cit., p.16 indicano invece che queste conoscenze chirurgiche di oculistica ed urologia fossero collegate alla presenza ebraica nella zona, dopo le deportazioni operate da Vespasiano e Tito in Valnerina; la quale etnia, notoriamente avversa al consumo e al contatto con i suini, potrebbe essere stata relegata forzosamente alla guardiania di questo tipo di animali, che avrebbero poi studiato in relazione alla pratica della castrazione per il consumo alimentare dei Gentili. Altri, invece, fanno risalire l'origine della tradizione preciana dai contatti commerciali attraverso la via Nursina che collegava il centro Italia con il porto di Ancona che metteva in contatto il Medioriente e Bisanzio con l'Italia.
Gli storici che si sono maggiormente occupati del fenomeno dei chirurghi preciani sono due religiosi: padre Pirri S.J., parroco di Cerreto di Spoleto, e don Ansano Fabbi, parroco di Preciop.cit., p.18, i quali riferiscono l'origine della scuola in Valcastoriana alla presenza di monaci siriani in quelle terre. Nel territorio della Valnerina erano presenti punti di riferimento per la cura di varie malattie, come le acque termali sulfuree di Triponzo e quelle di Peschiera, presso Preci. La migrazione monastica in Valnerina avrebbe trovato poi nell'abbazia di Sant'Eutizio, fondata nel 450 dal santo monaco Eutizio, il proprio luogo di elezione. Qui, nelle selve circostanti, i monaci potevano osservare numerose ed importanti varietà di piante medicinali tra cui la digitale, la felce, la centaura, la genziana. Narra la tradizione della zona che i monaci di Eutizio erano a tal punto esperti di cataratta da guarire perfino santo Spes, fondatore dell'abbazia insieme a sant'Eutizio, afflitto da decenni da tale malattia.
Arte chirurgica e monastero benedettino di Sant'Eutizio Origine empirica e successiva codificazione medievale ad opera dei benedettini, costituirebbero il vero e proprio punto caratterizzante la chirurgia preciana che, nell'abbazia di Sant'Eutizio, avrebbe poi trovato un luogo stabile dove esercitarsi e svilupparsi. La regola di San Benedetto, nato nella vicinissima Norcia, infatti, prescriveva ai monaci di coltivare l'arte chirurgica e la farmacia: Accanto alla ricca biblioteca, provvista di ogni genere di incunabolo e trattato, nel X secolo, risultano esser stati presenti infatti trattati di medicina ed un fornitissimo armarium pigmentariorum.Armadio dove erano custoditi sottochiave i principi medicinali, compresi i veleni. Ogni singolo preparato veniva collocato al suo interno in appositi contenitori, vasi, ampolle ed i più specifici albarelli, per la custodia delle piante medicinali.AAVV, a cura di Cecchini Luciana, La chirurgia Preciana, Provincia di Perugia, Ponte San Giovanni (PG), 1997, p.33
Nel 1089, inoltre, il codice eutiziano C. 6. annota, nel suo Calendario, la qualifica di medicus ad Adam: "15 maggio obiit Adam diaconus et monachus et medicus nostrae congregationis" dalla qual nota indirettamente si può desumere il rilevante ruolo sociale assunto nella zona dall'arte chirurgica, oltre a confermare la presenza interna all'ambiente monastico di professionisti della chirurgia.
Dal monaco-chirurgo al chirurgo-laico Il passaggio da una forma di conoscenza esercitata esclusivamente in ambito monastico ad una pratica diffusa in altri strati sociali, avvenne nel XIII secolo. Nella zona di Preci, tale passaggio, accadde dopo il quarto concilio lateranense del 1215, dove si vietava al clero l'esercizio della chirurgia: i monaci, anche se potevano continuare la raccolta di piante officinali, non potevano più fare i chirurghi, richiamati, di fatto, ad una maggiore cura teologico-spirituale, eliminando una sovrapposizione di ruoli ritenuti troppo diversi nella figura del religioso.
Il monaco-chirurgo, che operava in virtù e su stimolo di valori esclusivamente religiosi, lasciava così il passo ad un tipo di medico che non agiva più solo nell'ospizio claustrale: non più il perseguimento della monacale stabilitas et meditatio ma quello della laica sanitas corporis.AAVV, a cura di Cecchini Luciana, La chirurgia Preciana, Provincia di Perugia, Ponte San Giovanni (PG), 1997, p.60-67 I monaci benedettini, d'altro canto, cercarono di conservare la sapienza medica accumulata nei secoli, istruendo gli abitanti del territorio circostante all'esercizio della loro antica arte. A Preci, gli abitanti, proprio perché anche già esperti nella castrazione di ovini e suini (e forse anche influenzati da conoscenze mediche pervenute loro tramite i monaci cassinesi intermediari dei dettami dalla scuola salernitana)op.cit., p.63, diedero luogo a vere e proprie dinastie che si tramandavano l'arte medica di padre in figlio.
Chirurgia empirica preciana Il contesto nel quale si situarono le dinastie dei chirurghi preciani va precisato a livello terminologico. C'era differenza nella medicina medievale tra la chirurgia, esercitata dai cerusici, e la medicina, esercitata dai medici-fisici, ovverosia i medici veri e propri. La prima, considerata opera vile, in quanto esercitata prevalentemente con le mani; mentre la seconda assumeva pari grado rispetto agli altri studi e rivendicava una propria autonomia tra le arti.
I preciani appartennero dunque alla categoria considerata più vile, almeno in prima istanza, pur avendo appreso in gran parte dai monaci anche nozioni più complesse riuscendo a sovvertire via via la propria condizione economica e sociale, nonché quello che era stato in passato il normale rapporto tra medico e malato. Il medico poté tranquillamente esigere denaro, proprio sulla scorta della propria maggiore professionalità, giunta progressivamente, nel corso di tutto il medioevo, ad un altro grado di valore.
La strumentazione chirurgica inventata nel tempo dal preciano può essere considerata anch'essa segno ed espressione proprio di questo progressivo accrescimento di conoscenze e abilità nella scuola chirurgica preciana; la quale, paradossalmente, vedeva i propri medici empirici, pur non avendo frequentato corsi universitari, richiesti in tutta Europa. A Preci si distinsero dunque due tipi di operatori: gli empirici e i professionisti.
XIII-XVI secolo Gli empirici, che operarono nel periodo che va dal XIII a tutto il XVI secolo, esercitavano la "mezza chirurgia" ovvero la litotomia e l'intervento di cataratta. A partire dal 1300 essi erano comunque già noti e sviluppati a partire da circa 30 famiglie, delle vere e proprie dinastie; Venivano definiti spesso, Norcini essendo la cittadina di Preci, all'epoca, parte del territorio della vicina Norcia.
XVI-XVIII secolo Il '500 fu però il loro secolo d'oro. Vennero dati a stampa numerosi trattati a loro firma. La presenza di un preciano era ambita dagli ospedali delle più importanti città italiane, e richiestissima da diverse corti Europee nel corso della piena era moderna. Ad essi ricorrevano per consulti anche i cosiddetti chirurghi aulici, come Bernardino GengaPrimario al S. Spirito a Roma il quale, nel secolo XVII, afferma che in caso di malattie urinarie:
Nel 1615 i chirurghi preciani erano organizzati in un sodalizio regionale e religioso, e nel 1667, in un'Università. Per esercitare a Roma essi dovevano ottenere un'apposita patente dall'archiatra pontificio uniformandosi alle disposizioni contenute negli Statuti del Collegio dei Medici, che stabilivano l'obbligo di un esame preventivo al fine di conferire un diploma di "mezza chirurgia" che li autorizzava nelle loro pratiche chirurgiche per un tempo determinato. Verso la fine del '700 i chirurghi preciani iniziarono a scomparire, diventando medici, veterinari, oppure ecclesiastici. Altri invece divennero dottori in Filosofia, richiesti anche come docenti presso Università, dando in tal modo luogo ad una nuova fase, quella nella quale, a partire da una tradizione di chirurgia empirica nacquero generazioni di chirurghi aulici che conservarono le specializzazioni della litotomia e dell'oculistica.
Chirurghi preciani illustri Tra i preciani di cui ci è pervenuto il nome, i più noti tra essi furono Arcangelo Mensurati, vissuto nella prima metà del XVI secolo, chiamato al servizio dell'Arciduca d'Austria; Durante Scacchi, nato nel 1540 a Preci, reputato il grande capostipite di questa Scuola medico-chirurgica, fu noto anche per trattati medici di buon livello, come il famoso Subsidium Medicinae, cui attinsero non solo medici umbri; poi il fratello Cesare Scacchi, chiamato alla corte inglese per liberare dalle cataratte la regina Elisabetta I; Orazio Cattani, vissuto nella lontana Costantinopoli al servizio del Sultano Mehmed fino al 1620; Diomede Amici, primo chirurgo a Venezia nel 1696, autore di ben due trattati di medicina; Girolamo Bacchettoni che 1726 ottenne la cattedra di oculistica dell'Università di Innsbruck; Caterino Carocci che nel 1696 servì alla corte di Ferdinando II d'Austria; Alessandro Catani (o Cattani), autore di numerosi scritti di medicina, dal 1744 medico e chirurgo della Corte di Napoli.
Interventi chirurgici Si può affermare che i preciani si distinguevano dagli altri chirurghi dell'epoca anche per la modernità concettuale del loro operato, avendo compreso profondamente già all'epoca l'uso di una chirurgia a basso impatto operatorio sul corpo del paziente, e fondando la loro scienza anche sull'applicazione di farmaci con i quali tentavano di evitare lo stress della chirurgia; o per il fatto di preparare, già secoli fa, scrupolosamente il paziente con diete pre-operatorie secondo quanto Celso stabiliva: o anche per il fatto di essere in grado di usare mirabilmente la cauterizzazione asettica e la narcosi. I "preciani" erano pertanto provvisti di buona cultura medica generale, ma erano di fatto soprattutto degli specialisti urologi e oculisti, eccellendo in quattro particolari tipi di intervento: la litotomia, la castrazione, l'ernia inguinale e la rimozione delle cataratte.
L'intervento di cataratta